L'insostenibile leggerezza dell'essere

Di

Editore: Mondolibri, su licenza Adelphi

4.2
(19209)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Svedese , Olandese , Catalano , Finlandese , Polacco , Turco , Basco , Ungherese , Norvegese , Greco

Isbn-10: A000067304 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'irraggiungibile leggerezza

    Due coppie (Tomas e Tereza - Franz e Sabina), momenti di vita vissuti in diverse città e paesi (Praga, Zurigo, New York, Amsterdam, Cambogia), l’universale aspirazione alla libertà che si scontra fata ...continua

    Due coppie (Tomas e Tereza - Franz e Sabina), momenti di vita vissuti in diverse città e paesi (Praga, Zurigo, New York, Amsterdam, Cambogia), l’universale aspirazione alla libertà che si scontra fatalmente con la "Storia" e con gli eventi politici. Sono questi gli elementi che compongono la cornice del quadro dipinto da Milan Kundera, il cui soggetto sfida quell’ordine cronologico che immagina il tempo come una linea retta da percorrere in orizzontale. La linea è spezzata in tante piccole parti, esse rappresentano storie, pensieri e concetti all’apparenza sparsi senza una logica, ma in realtà ordinati sapientemente dalla penna di un narratore onnipresente e onnisciente. Il risultato finale è una profonda riflessione sull’ “Essere”.
    Tereza fugge da un’esistenza misera, sporca, tesa alla mera sopravvivenza; riconosce nell’ “Io” il tratto distintivo dell’individuo. La presenza di un “Io” concede alla persona il privilegio di non essere solo corpo ma anche spirito, e Tereza desidera ardentemente elevare la sua “anima”. Tomàs è un medico affermato che ha fatto del suo lavoro una missione etica imprescindibile. Instancabile amante, egli, tuttavia, costruisce barriere per evitare di essere inghiottito completamente dal vortice dell’amore. Nelle sue infinite avventure erotiche non cerca la donna ideale, bensì l’essenza stessa dell’essere donna; si può dire che egli sia ossessionato dalle diverse manifestazioni del femminile, probabilmente cerca la sua totalità. Una serie di coincidenze, per nulla eccezionali, unirà la vita di Tereza a quella di Tomas. Ma si sa, per Kundera le coincidenze sono semplici fatti senza alcun significato, è l’uomo stesso a qualificare un determinato fatto come “coincidenza”, assegnandogli un valore straordinario, miracoloso o, più semplicemente, logico.
    Tra le amanti di Tomas c’è Sabina, pittrice ribelle che ripudia qualunque forma di aggregazione sociale. Ella è ostile alla famiglia, al regime comunista, alle marce, alle manifestazioni; ciò che attrae Sabina è il tradimento, che per lei significa ribellione all’ordine. Sentirsi in ordine con il mondo, infatti, è banale e illusorio, è “Kitsch”. Come spiega Kundera, nel concetto di Kitsch rientra ogni idea che metta in accordo l’individuo con l’essere. Scappata a Ginevra, Sabina diventerà l’amante di Franz, il vero sognatore del romanzo, professore annoiato e affamato di vita. Egli troverà in Sabina la “musa” capace di scardinare il suo equilibrio borghese.
    I personaggi di Kundera simboleggiano un’umanità che da quando è apparsa sulla terra è condannata alla “pesantezza”. È per questo che la condizione di “leggerezza”, intrinseca all’essere, risulta, per loro, insostenibile. Ma cosa rappresentano la “pesantezza” e la “leggerezza” nell’universo di Kundera? Citando Parmenide, gli attributi dell'essere sono staticità e immutabilità. Nella poetica di Kundera, il “tutto”( che si identifica con l’essere), in cui è immerso l’uomo, è indifferente, e segue i suoi meccanismi imperscrutabili; esso è, dunque, “leggero”. L’individuo non può accettare la leggerezza dell’essere, del quale egli, però, è parte. Ad essa oppone la propria morale, i sogni di trasformazione, le scelte individuali. La coscienza è la fonte della “pesantezza” che affligge l’uomo: è l’ “ess muss sein” (deve essere) che spesso è in conflitto con l’essere. Si ripresenta, così, la lotta edipica contro il destino, e la ricerca di quella leggerezza che potrà essere conquistata soltanto attraverso un compromesso con la vita.
    Kundera ama a tal punto le sue creature da non lasciarle quasi mai libere di esprimere i loro pensieri e le loro emozioni attraverso il discorso diretto, mostrando una certa invadenza che con lo scorrere delle pagine gli viene, poi, perdonata. Probabilmente intende ribadire al lettore distratto che il suo testo non è un romanzo, bensì un’originale opera saggistica, la quale racchiude una lunga serie di speculazioni che spesso lasciano il segno per lo spessore analitico dimostrato, ma altre volte rischiano di scivolare nell’oblio a causa della loro inconsistenza.
    Alla complessa tematica esistenziale, l’autore aggiunge una lezione di storia politica nascondendola (ma nemmeno troppo) tra le vicende che colpiscono la vita dei suoi personaggi. Egli riesce nell’intento di trasmettere il senso di dignità perduta, quel triste sentimento provato dal popolo ceco durante gli anni dell’occupazione sovietica.
    I difetti dovuti alla disorganicità del testo (motivo di contestazione) e ad alcune digressioni tranquillamente evitabili, vengono compensati da un respiro poetico, che dona bellezza ai pensieri e un valore significativo ai molti concetti di volta in volta enunciati.
    L’ultimo capitolo è un tenero omaggio all’innocenza degli animali e al loro complesso rapporto con gli uomini.
    Ho provato, a fine lettura, un delicato sentimento di compassione per tutti i personaggi, forse dovuto a quel velo di malinconia che avvolge, nel corso di tutta l’opera, i loro pensieri e le loro azioni.

    ha scritto il 

  • 3

    contenuti interessanti, ma scelte narrative discutibili

    Il romanzo contiene sicuramente una grande quantità di idee e spunti interessanti, ed è scritto molto bene. Non mi è però piaciuto il narratore onnisciente e filosofeggiante (spesso a vanvera a mio gi ...continua

    Il romanzo contiene sicuramente una grande quantità di idee e spunti interessanti, ed è scritto molto bene. Non mi è però piaciuto il narratore onnisciente e filosofeggiante (spesso a vanvera a mio giudizio, o perlomeno molto banalmente) che spiega al lettore perchè i protagonisti agiscono in quel determinato modo e cosa pensano: in questo modo non lascia nessuna immaginazione ed interpretazione al lettore. Inoltre non ho apprezzato lo sfasamento temporale delle vicende, che ingarbuglia inutilmente la narrazione. Spesso sembrano quasi appunti scritti dallo scrittore e messi tutti assieme, piuttosto che un romanzo. L'ultimo capitolo però da solo vale la pena di leggerlo, bellissimo, sugli animali, l'uomo e l'amore.

    ha scritto il 

  • 2

    Le ultime 50 pagine sono state belle...
    ...ma le precedenti 200 le riassumo così: che palle!
    E' vero che inizia il libro parlando dell'"eterno ritorno" di Nietzsche... ma ripetere sempre le stesse (in ...continua

    Le ultime 50 pagine sono state belle...
    ...ma le precedenti 200 le riassumo così: che palle!
    E' vero che inizia il libro parlando dell'"eterno ritorno" di Nietzsche... ma ripetere sempre le stesse (inutili) cose va ben oltre il mio limite di sopportazione. La trama non è granché e nemmeno le "riflessioni" di Kundera.
    Eppure vedo che molti, nelle recensioni, lo incensano.
    Forse sono io che con gli scrittori cechi ho un problema... o è il mondo, che è preda di una mania collettiva... O forse, cosa più probabile, ognuno ha i suoi gusti... e i miei fuggono a gambe levate da questo libro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Se la rivoluzione francese dovesse ripetersi all’infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue ...continua

    Se la rivoluzione francese dovesse ripetersi all’infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie in discussioni, sono diventati più leggeri, delle piume, non incutono paura. C’è un’enorme differenza tra un Robespierre che si è presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Pg.12
    L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna). PG 23
    Non c’è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato nell’immaginazione, prolungato in centinaia di echi. Pg 39
    Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura. Pg. 66
    Chi cade dice: ”Alzami!”. Tomas l’alzava, pazientemente. Pg 68
    Tacque, poi aggiunse: “Davanti c’era la menzogna comprensibile, e dietro, l’incomprensibile verità”. Pg. 70
    […] Capivano perfettamente il significato logico delle parole che si dicevano ma non sentivano il mormorio del fiume semantico che scorreva in quelle parole. Pg. 94
    Gli estremi significano i confini oltre i quali la vita termina, e la passione per l’estremismo, in arte come in politica, è un desiderio di morte mascherato. Pg. 100
    La civetteria è una promessa di coito non garantita 148
    Tereza sa che il momento in cui nasce l’amore si presenta così: la donna non resiste alla voce che chiama al’aperto la sua anima spaventata:; l’uomo non resiste alla donna la cui anima presta orecchio alla sua voce. 164
    Quella tristezza voleva dire: siamo all’ultima stazione. Quella felicità voleva dire: siamo insieme. La tristezza era la forma e la felicità il contenuto. La felicità riempiva lo spazio della tristezza. Pg. 317

    ha scritto il 

  • 5

    Titolo sicuramente accattivante, ma quello che ho maggiormente apprezzato è la tecnica narrativa. Un intreccio di fatti, persone con anticipazioni e riprese ben costruito, cosa che molto raramente tro ...continua

    Titolo sicuramente accattivante, ma quello che ho maggiormente apprezzato è la tecnica narrativa. Un intreccio di fatti, persone con anticipazioni e riprese ben costruito, cosa che molto raramente trovo in altri autori.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto due volte a distanza di anni perché dalla prima lettura avevo come il presentimento di essermi persa qualche pezzo, motivo per cui pensavo di non averlo capito... invece no, l'insostenibilità di ...continua

    Letto due volte a distanza di anni perché dalla prima lettura avevo come il presentimento di essermi persa qualche pezzo, motivo per cui pensavo di non averlo capito... invece no, l'insostenibilità di questa leggerezza l'ho percepita tutta nella storia di Tereza e Tomas e nelle vicende degli altri personaggi, anche nelle scene felici di Tereza con Karenin sentivo l'ombra di una certa pesantezza, sentivo che questa felicità tentennava, vacillava... sempre sull'orlo del dramma.
    Perché certi libri mi mettono addosso un'angoscia insopportabile? Devo smetterla di farmi del male, ma non potevo non leggere il capolavoro di Kundera! Ok, l'ho letto, due volte, ora basta.

    ha scritto il 

  • 5

    Ero preparata a trovarlo noiosissimo, un solido pregiudizio basato su cosa? E invece è un’opera completa e perfetta come raramente se ne leggono, coinvolgente e autenticamente stimolante. (Italian Boo ...continua

    Ero preparata a trovarlo noiosissimo, un solido pregiudizio basato su cosa? E invece è un’opera completa e perfetta come raramente se ne leggono, coinvolgente e autenticamente stimolante. (Italian Book Challenge)

    ha scritto il 

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