L'invenzione di Morel

Di

Editore: Bompiani - I piccoli delfini n. 28

4.0
(800)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Guido Piovene

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 1

    Una liberazione terminarlo

    Libro, evidentemente, polarizzante come pochi. Da grande ammiratore (e lettore eh) di Borges, solo alla luce di ciò giudico questo romanzo col massimo rispetto, ma del capolavoro di cui ho letto in ta ...continua

    Libro, evidentemente, polarizzante come pochi. Da grande ammiratore (e lettore eh) di Borges, solo alla luce di ciò giudico questo romanzo col massimo rispetto, ma del capolavoro di cui ho letto in tante recensioni, proprio no, nemmeno l'ombra, a mio personalissimo avviso. Faticosissimo, ma per fortuna breve, mi sono davvero usato violenza – come poche altre volte mi è capitato – per portarlo a termine.
    A me è semplicemente parso un bruttissimo libro, il cui tanto favoleggiato "colpo di scena" (che tutto tranne tale definirei) ho anche trovato piuttosto patetico e malriuscito, sebbene capisco possa aver rappresentato, negli anni in cui il romanzo fu scritto, qualcosa di indiscutibilmente originale.
    Mi perdonerete, ma per me è pollice verso su tutta la linea.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo è ben scritto e ricorda vagamente il Giro di vite come tipologia di storia. Il racconto è fanta filosofico ambientato in un'isola sperduta con un museo, una piscina e un paesaggio bello ma ...continua

    Il romanzo è ben scritto e ricorda vagamente il Giro di vite come tipologia di storia. Il racconto è fanta filosofico ambientato in un'isola sperduta con un museo, una piscina e un paesaggio bello ma ostile. Un posto pieno di vipere, dove pure la piscina è piena di vipere e uccelli morti. In mezzo a tutti questi segnali di morte nascono storie d'amore anche loro morte, cioè a senso unico. L'unico modo per imprigionare l'amata sembra essere catturarne l'immagine (grazie a un'invenzione) rinunciando alla realtà della persona. La cosa affascinate è la realtà dell'immagine, più reale del reale, che trattiene persino l'anima della persona sostituendo totalmente la realtà anche se in modo ossessivo e freddo. Il romanzo lascia appunto questo senso di gelo, di distanza, di impossibilità dei rapporti umani, di mancanza totale di calore e di comunicazione. Si ha l'impressione di essere di fronte a statue che si muovono e che avranno pure un'anima ma in realtà non pare, L'impressione è di una eterna prigione.

    ha scritto il 

  • 5

    Profondo, umano, profondo

    Lo spunto fantascientifico è solo un pretesto, ma dentro a questo capolavoro c'è tutto il dramma umano della solitudine, del tempo che inesorabile passa e degli illusori tentativi di fermarlo. Vi è, s ...continua

    Lo spunto fantascientifico è solo un pretesto, ma dentro a questo capolavoro c'è tutto il dramma umano della solitudine, del tempo che inesorabile passa e degli illusori tentativi di fermarlo. Vi è, soprattutto, il disperato desiderio di appartenere ad un mondo altro di cui, invece, non entreremo mai a farne parte, se non con il sogno o la fantasia. Vi è la malinconica condizione umana, consapevole che il sogno è sempre a un passo avanti a noi, e non riusciamo mai a raggiungerlo. Vi è l'illusione della vita, la fuga da se stessi, l'alienazione. Questo romanzo è un capolavoro di profondità umana, simile, per certi aspetti, ad un altro romanzo di (apparente) Sf: Solaris, di Stanilsaw Lem. Un libro da non leggere certo come svago. Molto bello anche il film che ne è stato tratto, del 1974.

    ha scritto il 

  • 4

    Per sempre

    un piccolo romanzo fantascientifico scritto sotto forma di diario.
    La vicenda è narrata in prima persona da un isolano di cui non conosciamo il nome, sappiamo solo che è un fuggitivo che approda su u ...continua

    un piccolo romanzo fantascientifico scritto sotto forma di diario.
    La vicenda è narrata in prima persona da un isolano di cui non conosciamo il nome, sappiamo solo che è un fuggitivo che approda su un’isola deserta dove troviamo solo un museo, una cappella e una piscina…ma ogni giorno appare una comitiva di vacanzieri.
    Il naufrago, terrorizzato per paura di essere scoperto, è nello stesso tempo incuriosito da quel mondo che ogni tanto si anima, ma che sembra ignorarlo e neppure vederlo. L’uomo assiste a scene ricorrenti…in particolare a quella di una donna, vestita in modo elegante ma retrò, che all’imbrunire , con un libro fra le mani, guarda il tramonto…
    Ho letto questo breve romanzo dopo aver visto il film…FANTASTICO che mi ha letteralmente catturato per i primi lunghissimi silenzi e per le splendide immagini che sembravano quadri di Hopper.

    ha scritto il 

  • 3

    Andava tutto bene, fino a pagina 95...

    Forse avrei preferito non sapere cosa si celasse dietro l'invenzione di Morel. Durante la lettura avevo avanzato altre ipotesi, non immaginavo ciò che poi sarebbe stato (ovviamente il problema non è s ...continua

    Forse avrei preferito non sapere cosa si celasse dietro l'invenzione di Morel. Durante la lettura avevo avanzato altre ipotesi, non immaginavo ciò che poi sarebbe stato (ovviamente il problema non è stata la sensazione di smarrimento, quanto la non credibilità di quella che è stata poi la spiegazione).
    Dopo aver abbandonato malamente L'Aleph di Borges, forse devo dedurre che il genere fantastico non fa per me.

    (Le stelle sarebbero due e mezzo, arrotondo per eccesso per le prime pagine.)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    ¿Ciencia Ficción?

    La Ciencia Ficción y la Fantasía muchas veces están separadas por una línea tan fina que muchos las confunden. Esta novela es uno de estos casos. Un relato corto, liviano y bien escrito que trata una ...continua

    La Ciencia Ficción y la Fantasía muchas veces están separadas por una línea tan fina que muchos las confunden. Esta novela es uno de estos casos. Un relato corto, liviano y bien escrito que trata una temática extraña y fantasiosa. Pertenece a la Ciencia Ficción Blanda o tal vez, a la Fantasía. Por momento es un tanto tediosa pero al final se esclarecen los acontecimientos de forma robusta y consistente, en un marco de Ciencia Ficción Blanda, muy blanda. No sé bien porqué, pero partes del texto me recordaron a “La Máquina del Tiempo”, de H. G. Wells.

    ha scritto il 

  • 4

    Scomporre e ricomporre : è quello che fa la natura o un binomio di divinità capricciose, all'infinito, o che fa chi vuol scoprire i segreti di un meccanismo o quello che sto per fare io per capire qu ...continua

    Scomporre e ricomporre : è quello che fa la natura o un binomio di divinità capricciose, all'infinito, o che fa chi vuol scoprire i segreti di un meccanismo o quello che sto per fare io per capire qualcosa
    de "L'invenzione di Morel".
    Gli elementi in gioco non sono molti.
    C'è un'isola. Vi approda il protagonista, un uomo in fuga; sta cercando di sottrarsi all'ergastolo a cui è stato condannato. E' questo un primo elemento di cui tener conto.
    Approdando sull'isola, l'uomo si libera da qualcosa che lo avrebbe limitato, una prigione, uno spazio buio, chiuso (la caverna di Platone o, più semplicemente la materia, il corpo?). L'isola è un grande spazio aperto, bagnato dalla luce e dall'acqua (il mondo delle idee o un paradiso?).
    L'acqua è un elemento ricorrente nel romanzo; è la via attraverso cui l'uomo approda sull'isola; avvolge il protagonista che più volte al suo risveglio vi si ritrova immerso ( il grembo ? );
    il suo movimento ciclico ( le maree ) costituisce l'energia propulsiva necessaria ad azionare l'invenzione di Morel;l'acqua è in una delle tre costruzioni che stazionano solitarie sull'isola: una piscina, una cappella, un museo ( chiamato così, è in realtà una residenza ).
    Il numero tre è ricorrente nel romanzo, così come il numero otto. Sono cifre che rimandano al trascendente, a ciò che supera la materia, all'infinito, all'eterno.
    L'8 è il numero della resurrezione, della rinascita. Ruotato di 90° è il simbolo dell'infinito.
    Alla rinascita fanno pensare l'approdo sull'isola del protagonista, la presenza della piscina ( una fonte battesimale? ).
    Al continuo ritorno rimandano le maree e il ripetersi di situazioni, di cui il protagonista è spettatore, che hanno tutta l'apparenza della realtà e che costituiscono invece il prodotto di una invenzione, "l'invenzione di Morel", appunto.
    Tra le "scene" ricorrenti a cui l'uomo assiste c'è quella di una donna, vestita in modo elegante ma antiquato, il cui incarnato ricorda quello di una zingara ( un riferimento ai tarocchi, al destino ? ), che assorta, con un libro fra le mani, guarda il tramonto, il termine del giorno.
    Il motivo della fine è presente nel romanzo tanto quanto quello dell'inizio. Per rinascere bisogna morire. L'immagine più forte in questo senso è quella della partenza degli "intrusi" dell'isola, ovvero delle persone che figurano nelle scene realizzate da Morel attraverso il congegno che ha ideato; partono con una imbarcazione, consapevoli di andare incontro alla morte; ricordano il pallido carico di altri "legni" letterari, da Dante a Coleridge, a Shiel.
    Anche la morte è momento ineludibile, necessario per garantire l'eternità, la riproduzione del ciclo ( anche in senso cinematografico... ed è una riproduzione , questa, a cui il protagonista assiste ).
    Per non rovinare il piacere della lettura non dico altro. Aggiungo solo che, leggendo il romanzo, ho intravisto altre possibilità interpretative. Una di queste è suggerita dal binomio illusione/realtà : ciò che consideriamo concreto ha invece la sostanza dei sogni, delle visioni, visioni di qualcuno che, più in alto di noi, ( ci ) sogna : Morel?

    p.s
    Borges, parlando de l'invenzione di Morel, fornisce un suggerimento:
    "Bioy rinnova letterariamente un' idea che Sant'Agostino e Origene confutarono, che Louis Auguste Blanqui ragionò e che Dante Gabriele Rossetti disse con musica memorabile:
    Sono già stato qui,
    ma quando o come non so dire:
    conosco quest'erba davanti alla mia porta,
    quel dolce intenso odore,
    quel rumore sospirante, quelle luci attorno alla costa... "

    p.p.s.
    Ci sarebbe anche un'altra chiave di lettura, più...sentimentale, più segreta
    ( cito da pag. 109 della mia edizione ) :
    "Forse abbiamo sempre voluto che la persona amata avesse un'esistenza di fantasma"

    La frase, nel romanzo, è in sordina: è riportata tra parentesi, quasi a confessare la verità inconfessabile.
    Le linee interpretative non si negano vicendevolmente. Un punto di vista più celeste ( o più terrestre ? ) del mio saprebbe come ricomporle. Io non ancora...ma mi sto attrezzando.

    ha scritto il 

  • 4

    "Forse tutta quest'igiene di non sperare è un po' ridicola. Non sperare dalla vita, per non rischiarla; considerarsi morto, per non morire. A un tratto tutto questo mi è sembrato un letargo spaventoso ...continua

    "Forse tutta quest'igiene di non sperare è un po' ridicola. Non sperare dalla vita, per non rischiarla; considerarsi morto, per non morire. A un tratto tutto questo mi è sembrato un letargo spaventoso."

    ha scritto il 

  • 5

    Casares subirà per sempre il raffronto col suo più illustre amico Borges. A giudicare da quanto ho letto finora i due narratori argentini condividono la propensione verso un genere fantastico dai risv ...continua

    Casares subirà per sempre il raffronto col suo più illustre amico Borges. A giudicare da quanto ho letto finora i due narratori argentini condividono la propensione verso un genere fantastico dai risvolti metafisici e l'uso di una prosa aristocratica ed un po' "tortuosa" (si ama definirla "labirintica"). Tortuoso è anche questo diario di un fuggiasco che per scongiurare la cattura da parte della polizia ripara in un'isola deserta che si dice sia il focolaio di una terribile peste, che consuma e scortica letteralmente le proprie vittime; la scrittura segue bene le elucubrazioni di un uomo angosciato e disperatamente solo, si ha l'impressione che la storia sia un po' inconcludente e che si risolva in un racconto onirico dal significato simbolico un po' aleatorio. Casares ed il suo sodale Borges erano però anche dei sottili esperti di enigmi polizieschi, ideatori di trame che sono come precisi congegni ad orologeria. Anche in questo caso il gioco ad incastro funziona (il solito Borges definisce la trama perfetta, chi sono io per contraddirlo?) ed il libro, che è anche la più bizzarra storia di amore che io abbia mai letto, diventa un romanzo di fantascienza filosofica che continua a far riflettere anche nei giorni successivi alla fine della lettura. Nell'interrogarsi sull'origine e lo scopo delle enigmatiche costruzioni e delle misteriose sembianze che il protagonista trova sull'isola si finisce per porsi quesiti anche sulla natura della realtà, della nostra vita e delle nostre relazioni. Non mi sembra poco.

    ha scritto il 

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