L'isola dei Liombruni

Di

Editore: Fazi (Lain)

4.0
(54)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8864112146 | Isbn-13: 9788864112145 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

Ti piace L'isola dei Liombruni?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Su un’isola di spiagge bianche e chiassosi stabilimenti, una comunità di ragazzi vive l’estate perfetta: gare di tuffi, pescate, mangiate di pesce, e la sera gli strusci alle Vie Bianche, tra i bisbigli delle ragazze sui muretti e i baci feroci sotto al pontile.

Questa felicità ha però un segreto: la Notte – novanta notti orsono – in cui tutti i ragazzi si svegliarono al richiamo del dio sommerso dell’isola e, ai suoi ordini, trucidarono nel sonno tutti gli adulti. Da quel giorno si vive sull'isola un eterno presente di avventura e anarchia, un gioco libero e selvaggio che pure ha le sue regole, come scegliere se appartenere o no alle bande dei Baroni, piccoli boss che gestiscono le sempre più scarse risorse materiali disponibili.

Finché allo scadere del terzo mese dalla battaglia con gli adulti, una Sibilla profetizza l’imminenza di un secondo, definitivo massacro. Al centro della profezia, due amici per la pelle: Zenzero e Smiccio. Leale, gentile e riflessivo il primo, quanto imprevedibile, testardo e istintivo il secondo. Separati dalll’amore per la bellissima Cecella; uniti dall’odio per i Baroni e per gli adulti sopravvissuti.

Non tutti i grandi sono infatti morti. Proprio nel giorno in cui viene pronunziata la profezia, i superstiti si preparano a un’ultima, disperata offensiva. Contro di loro si schierano i Baroni, sempre più invischiati in trame e inganni per strapparsi l'un l’altro il controllo totale dell’isola. Man mano che si avvicina la battaglia finale, Smiccio e Zenzero dovranno fare i conti con quelle domande finora rimosse, ingoiate dalle risate e dalle grida trionfanti dell'adolescenza. Chi è il dio sommerso e perché ha "chiamato" la Notte? Cosa sanno le misteriose Sibille del loro destino? Perché sempre più spesso i ragazzi morti in battaglia si trasformano in Scalzi, spietati spiriti del mare e delle rocce, delle nubi e della sabbia? Chi o cosa governa veramente questo scoglio di mare che pare nato da un sogno, su cui si addensa sempre più minacciosa l'ombra di una nuova Notte? Storia di un’amicizia e insieme racconto epico di battaglie, profezie, amori e incantesimi, L’isola dei liombruni mescola elementi horror ed epici, miti indiani e greci, letteratura per ragazzi e romanzo distopico... Tra Peter Pan, Il signore delle mosche e l'Isola di Arturo, una storia fantastica, il metaforico affresco di un'estate colta nel suo ultimo giorno, un poema in prosa sul fatale distacco tra l’adolescenza e la maturità, l’eternità viva nel presente dell’infanzia e la volontà di potenza del mondo adulto.

C'è un canto, in queste pagine; oscuro, lontano ma persistente nel richiamare i due protagonisti e insieme il lettore a questo viaggio fin nel cuore profondo dell’isola per interrogare il dio sommerso: che cosa muore quando si cresce? E cosa rimane eterno?

Ordina per
  • 5

    Incredibile ma vero, un fantasy italiano di qualità...date una medaglia a De Feo!

    Mi viene voglia di andare a cercare Giovanni De Feo e dargli una stretta di mano. Questo signore mi ha ridato fiducia nel fantasy italiano, che credevo fosse condannato alla mediocrità.

    L’isola dei ...continua

    Mi viene voglia di andare a cercare Giovanni De Feo e dargli una stretta di mano. Questo signore mi ha ridato fiducia nel fantasy italiano, che credevo fosse condannato alla mediocrità.

    L’isola dei Liombruni è un vero gioiellino. A metà strada tra Sogno di una notte di mezza estate, Peter Pan e Il Signore delle Mosche, la storia si presenta dapprima con dei toni leggeri, fiabeschi, onirici, quasi un racconto di avventura per ragazzi, per poi cambiare poco a poco registro, arrivando a toccare bellissimi ed inquietanti risvolti horror.

    La storia di Zenzero e Smiccio, dell’isola, della carnara e di tutti gli altri meravigliosi dettagli narrati nel volume (gli scalzi, esseri eterni fatti di cielo, stelle, acqua e sabbia; i liombruni, animali fantastici che custodiscono l’isola e i suoi segreti; le sibille che predicono le sorti dei suoi abitanti, la Notte, che è insieme l’inizio e la fine di ogni cosa) non è altro che una splendida metafora sulla crescita, sulla perdita dell’innocenza che questa comporta, e su come tutto ciò sia inevitabile.

    Molti autori, però, spesso non riescono a trovare il giusto equilibrio tra gli avvenimenti della storia ed i messaggi che vogliono trasmettere, influendo negativamente sul ritmo della trama (vedasi, giusto per fare un esempio, l’ultimo noiosissimo volume della trilogia Hunger Games, veramente pessimo) …ciò non accade in questo libro, che in un unico volume autoconclusivo racchiude tantissimi avvenimenti emozionanti (duelli - anzi, no, certami – all’ultimo sangue, battaglie sulla spiaggia, sfide tra ombre assassine, fughe rocambolesche) e riflessioni interessanti e per nulla banali.

    Nota di merito va anche lo stile…creare una bella storia può essere anche semplice sotto certi aspetti, ma scriverla in maniera decente non è da tutti, e De Feo invece lo fa egregiamente, usando delle bellissime espressioni, evocative e poetiche, e mai artificiose.

    Insomma…bei personaggi, bella storia, bella riflessione, bello stile…Giovanni De Feo ha fatto en plein e gliene rendo merito.

    ha scritto il 

  • 2

    Sinceramente mi sento molto in colpa a dare due stelline a questo libro.
    Intanto perché mi è stato consigliato, e se fosse stato per me non l'avrei mai letto. Poi perché mi rendo conto che la trama è ...continua

    Sinceramente mi sento molto in colpa a dare due stelline a questo libro.
    Intanto perché mi è stato consigliato, e se fosse stato per me non l'avrei mai letto. Poi perché mi rendo conto che la trama è molto particolare, e soprattutto che la storia è ben narrata, i dialoghi calzanti. Però mi chiedo: posso per questo passare sopra a tutto il resto? Cos'è più importante in un libro, riuscire a capire cosa sta succedendo, sentirsi catapultati nella trama, o una buona prosa, dei buoni spunti?
    Il problema dell'affrontare questa storia per me sono state le prime 100 pagine. Fino alla parte col fratello di Zenzero mi pareva di annegare in un vortice di punti interrogativi: cosa sta succedendo? Chi sono gli scalzi, gli Alti, i baroni, cos'è lo struscio, insomma, che diavolo è successo su quest'isola? Ho letto la trama qua su Anobii e a quel punto ho capito qualcosa in più, e, non so se per questo o anche per la trama che si è fatta più avvincente, ho iniziato ad avere un'idea di quello che accadeva.
    Il problema è che passate quelle pagine centrali mi sono di nuovo ritrovata catapultata in un mare di nomi e strani fenomeni, che non ho avuto la pazienza di rileggere per capire del tutto, e la mia attenzione è di nuovo scemata.
    Questo è il motivo delle mie due stelline; un giudizio un po' severo, che riflette più le mie impressioni spaesate durante la lettura che l'idea complessiva del libro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Zenzero scuote il capo.<>,dice,< ...continua

    Zenzero scuote il capo.<<No.>>,dice,<<Non mi arrendo,non voglio dimenticare.Troverò questa strada,troverò il modo di portarmi dietro la memoria,non importa se diventerò il peggiore degli Alti,io a te non ti dimentico.>>
    Smiccio sorride.<<Ma Zè,a noi non importa di essere dimenticati.Moriremo,ma cisaranno sempre le stelle e le nuvole e le ombre,e altri ragazzi dopo di noi imbestieranno di quelle,e saranno diversi,ma saranno anche un pò noi,e questo ci basta.Ormai tu hai scelto:non imbestierai più,ti prenderà Marchionno,o forse troverai questa terza strada che dici.Però Zenzero,se è per noi che la cerchi,non lo fare:è triste ricordare quando tutti gli altri dimenticano.>>

    L'isolachenonc'è creata dal sogno di Primo,un sogno di libertà senza gli adulti e le loro regole,ma che alla fine imiteranno quest'ultimi per il potere,la guerra e l'amore.
    Bella la storia di amicizia tra Zenzero e Smiccio,come lo sono le descrizioni e il linguaggio usato(anche se all'inizio ho fatto un pò fatica).Peccato però un finale così affrettato e triste...

    ha scritto il 

  • 5

    Un piccolo capolavoro

    Questo è il libro più bello che abbia letto nel 2012.

    Racconta di un viaggio, quello di un ragazzino di quattordici anni - Samuele - che sogna, addormentato, la vita sull'isola in cui trascorre normal ...continua

    Questo è il libro più bello che abbia letto nel 2012.

    Racconta di un viaggio, quello di un ragazzino di quattordici anni - Samuele - che sogna, addormentato, la vita sull'isola in cui trascorre normalmente le vacanze estive.
    Sogna, insieme a tutti gli altri bambini che frequentano quei lidi, e lui stesso è sognato da Primo, il Primo Sognatore che ha dato vita a un simile luogo, il dio.

    Sull'isola dei Liombruni non ci sono adulti, detti Alti: sono stati uccisi tutti dai bambini stessi, il loro sangue è stato versato durante la Notte, nella carnara. Fratelli, sorelle, e persino madri e padri, chiunque abbia più di diciotto anni è stato ammazzato brutalmente, e i ragazzini dell'isola ne hanno perso ogni ricordo. Non solo: hanno anche dimenticato chi sono nella Veglia, nel mondo reale, di fuori. Ciascuno ha dunque un soprannome, ciascuno non è in grado di riconoscere - e di ricordare - il proprio fratellino o la propria sorella minore. Non esistono legami di sangue sull'isola.

    Chi rimane incinta - perché ogni sera c'è lo Struscio, una sorta di corteggiamento che avviene tra le viottole acciottolate e ben pettinate, con le serenate dai balconi - finisce per imbestiare, ovvero trasformarsi in una Sibilla, una donna primordiale che mastica sabbia, in grado di formulare profezie sempre vere e di vedere dentro e fuori dal sogno.
    Ma le Sibille non sono le uniche creature soprannaturali o semidivine dell'isola: ci sono anche gli Scalzi, i bambini che muoiono nel sogno ma decidono di rimanervi, per sempre. Costoro si trasformano in esseri dalle sembianze umane, dotati di capacità prodigiose, come controllare le nuvole, le stelle, il fuoco o le rocce.
    Sono i veri signori dell'isola, ne fanno parte intimamente, rappresentano e incarnano l'isola stessa; tra tutti loro spicca Marchionno, il Pastore dei Morti, colui che si occupa di recuperare i cadaveri di chi muore e torna nella realtà, svegliandosi, perdendo ogni ricordo.

    La vita sull'isola è fatta di giochi, certami, battaglie, divertimenti. Si fuma, si beve, si fa l'amore in un'estate infinita, spensierata, magica; ma nel momento in cui comincia la storia narrata, l'equilibrio si sta infrangendo. Alcuni tra i ragazzi hanno acquisito troppo potere, spradroneggiano vantando diritti sulle armi (pistole ad aria compressa), sui tabacchi, sull'alcool.
    Un cambiamento sottile e inquietante si sta spargendo nell'isola, e una seconda Notte è vicina, una nuova carnara...

    Romanzo più per adulti che per ragazzi, che consiglio dai sedici anni in su.
    Metafisico, esistenziale, sconvolgente. Ti appassiona sin dalle prime pagine e smettere di leggerlo è impossibile.
    Lo stile di scrittura è ricco di folclore, curato e piacevole, intriso di oralità, di appartenenza; i personaggi sono ben riusciti, psicologicamente impeccabili, trascinanti e carismatici; la trama si rivela imprevedibile e mozzafiato.
    Da notare come i nomi dei protagonisti siano tratti da una fiaba de Lo cunto de li cunti di Basile, senza lasciare nulla al caso.

    Certamente un libro che apre molte prospettive nuove, che cambia qualcosa in chi legge, che spalanca scenari e possibilità inedite, facendo riflettere sul senso dell'esistenza, sul sogno che stiamo vivendo, sulla paura del risveglio.
    Un percorso introspettivo, che porta nel cuore atavico del mondo e delle cose, tra dei sommersi, mari purificatori, bambini che si fanno eternità.
    Un elogio all'infanzia crudo e incantevole, che consiglio a tutti.
    Unica pecca forse il finale, in cui avrei inserito una parte più ampia sul risveglio.
    In ogni caso è trenta e lode.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e mezzo

    Mentre leggevo "L'isola dei Liombruni" mi sembrava di rivivere le avventure dei romanzi di Peter Pan mescolate con le atmosfere horror tipiche del "Signore delle mosche": il risultato di questo mix (n ...continua

    Mentre leggevo "L'isola dei Liombruni" mi sembrava di rivivere le avventure dei romanzi di Peter Pan mescolate con le atmosfere horror tipiche del "Signore delle mosche": il risultato di questo mix (non sono l'unica che ha notato queste affinità, perciò è probabile che l'autore si sia ispirato ai due romanzi sopra citati) è stato un libro davvero interessante e ben congegnato.
    Vi dirò che all'inizio ho fatto una certa fatica a partire, dato che non sono particolarlmente amante del narratore che racconta al presente, ma andando avanti con la lettura ho avuto modo di apprezzare questa scelta: ha conferito alla storia, infatti, una forte immediatezza che mi ha tenuta incollata alla sedia per ore.
    Non è stato sempre facile seguire gli intrecci che si formano (sulle prime, per esempio, non capivo chi fossero gli Alti, gli Scalzi, le Sibille, ecc...), ma poi la trama inizia a delinearsi e a prendere svolte inaspettate che mi sono piaciute parecchio. Ottima anche la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto attraverso i dialoghi.

    (Fa parte di "Letture di giugno 2012": http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2012/07/03/letture-di-giugno-2012/

    ha scritto il 

  • 5

    Sto ancora sognando e vorrei fortemente svegliarmi, perchè sono un "alto" e nell'isola gli alti non sono decisamente i benvenuti. Ma una parte di me sa di essere stata dall'altra parte, tanto tempo fa ...continua

    Sto ancora sognando e vorrei fortemente svegliarmi, perchè sono un "alto" e nell'isola gli alti non sono decisamente i benvenuti. Ma una parte di me sa di essere stata dall'altra parte, tanto tempo fa, e di aver gioito del crudele sacrificio che l'ha portata alla liberta', una libertà selvaggia senza remore, senza limiti, piena di giochi e d'amore rubato agli strusci, una sera soltanto, se no non vale...
    De Feo non si smentisce nemmeno con questo libro. Sa tessere la sua ragnatelaconmaestria e non ti accorgi di essere intrappolata se non quando è troppo tardi e non puoi più lasciare il suo libro. Sembra che ti chiami a completare la storia nella sua cruenta fantasia. Solo una parola in più: leggetelo.

    ha scritto il