L'isola dei naufraghi

Di

Editore: Giano (Blugiano)

3.2
(598)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Giapponese , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8862510802 | Isbn-13: 9788862510806 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gianluca Coci

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Kiyoko e il marito Takashi finiscono su un'isola disabitata al largo di Taiwan e delle Filippine in seguito a un naufragio. Dopo sei mesi di desolata sopravvivenza vengono raggiunti da ventitré giovani maschi giapponesi, anch'essi naufraghi, e poi da undici cinesi, abbandonati lungo la tratta dei clandestini verso il Giappone. L'isola in cui vivono, che hanno scelto di chiamare l'Isola di Tokyo, è un paradiso tropicale, ricco di cibo e vegetazione. Cinesi e giapponesi hanno occupato parti diverse dell'isola, e affrontano in modi differenti la propria condizione. Gli hongkong si sono subito ambientati. Apparentemente rozzi e selvaggi, girano nudi come animali selvatici, fanno i loro bisogni ovunque e gettano i rifiuti dappertutto, ma al tempo stesso essiccano il cibo, allevano ogni tipo di animale, producono sale di ottima qualità e sono capaci di cucinare pietanze dal profumo squisito. I giapponesi invece patiscono la noia e, nel tentativo di combatterla, cedono a ogni genere di mania: adorano tatuarsi le braccia o indossare le mutande alla rovescia. È in questa società che regna Kiyoko, l'unica Regina, l'unica donna da tutti desiderata. Una lotteria ogni due anni decide chi diventerà "il marito", regalando il titolo più conteso.
Un romanzo che combina suspense ed erotismo alle atmosfere della serie Lost, creando un mondo in cui le ossessioni, i personaggi folli e crudeli, vengono illuminati dalla profondità psicologia e letteraria di una maestra del racconto conteporaneo.
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  • 2

    Un naufragio letterario

    Conoscevo Natsuo Kirino per un unico libro, Le quattro casalinghe di Tokio, e devo ammettere che il libro mi aveva molto colpito. Le vicende, decisamente grandguignolesche, delle quattro protagoniste, ...continua

    Conoscevo Natsuo Kirino per un unico libro, Le quattro casalinghe di Tokio, e devo ammettere che il libro mi aveva molto colpito. Le vicende, decisamente grandguignolesche, delle quattro protagoniste, così come l'ambientazione in una Tokio livida, in bianco e nero, risultavano assolutamente dissonanti rispetto all'immagine del Giappone come ci viene restituita da Banana Yoshimoto, dallo stesso Murakami e finanche da Randi Taguchi, una scrittrice decisamente "elettrica".
    Ho cominciato, quindi, con una certa curiosità questo L'isola dei naufraghi, preceduto da commenti contrastanti, anche se nessuno, neppure quelli più favorevoli al romanzo, avevano parlato di capolavoro. Ora che l'ho terminato non posso nascondere una certa delusione. Eppure, la storia poteva essere intrigante: una numerosa comunità di maschietti (giapponesi e cinesi) naufraghi su una piccola e sperduta isola disabitata, con un'unica donna, a fare da polo attrattore dell'intera comunità, sovrana e schiava di un gruppo di uomini che sembrano aver perso la speranza di ricevere soccorsi ed essere restituiti alla civiltà. Le premesse per un romanzo appassionante e per una attenta analisi dei meccanismi del dominio, così come si vengono articolando nel gruppo di sopravvissuti, c'erano tutte e non nascondo notevoli aspettative. Purtroppo, nulla di tutto questo. Le vicissitudini dei naufraghi appaiono sconclusionate, immotivate, tanto da fare pensare che anche nella vita ante-naufragio, non fossero persone completamente sane di mente. Il romanzo procede per salti e soprattutto il personaggio femminile appare, con il passare degli anni, preda di pulsioni casuali, anche se mai autodistruttive.
    Non racconterò come va a finire, perché - malgrado tutto - non manca una certa curiosità (più che per la storia in sé, per la soluzione narrativa che avrebbe trovato la Kirino) e sarebbe un peccato privare i lettori della sorpresa. Ma, anche qui, i finali (perché non per tutti la vicenda finisce allo stesso modo) sono pasticciati e deludenti.
    Ora non resta che vedere come se la cava l'altro personaggio di Natsuo Kirino, la detective privata Murano Miro, che pare sia protagonista di eccellenti noir.

    ha scritto il 

  • 2

    Ritrovarsi naufraghi su un'isola deserta: 32 uomini e una sola donna. È facile immaginare cosa possa succedere alla poverina: ambita da tutti, diventa il gioiello, il premio, l'elemento più prezioso d ...continua

    Ritrovarsi naufraghi su un'isola deserta: 32 uomini e una sola donna. È facile immaginare cosa possa succedere alla poverina: ambita da tutti, diventa il gioiello, il premio, l'elemento più prezioso dell'isola. L'autrice scava nella primitività dell'uomo, nei suoi istinti più bestiali, arrivando a descrivere stupri e rapporti omosessuali indotti (in mancanza di altro). Sembrava molto interessante, eppure alla fine si è rivelato un romanzo senza un vero genere e una vera trama, con un finale non scontato ma deludentissimo.

    ha scritto il 

  • 1

    "L'Isola dei naufraghi" è il tipico esempio d quando una brava autrice come la Kirino perde completamente le redini del proprio lavoro e inizia a scrivere pagine e paine che sviano dalla vicenda che a ...continua

    "L'Isola dei naufraghi" è il tipico esempio d quando una brava autrice come la Kirino perde completamente le redini del proprio lavoro e inizia a scrivere pagine e paine che sviano dalla vicenda che a un certo punto non ha più una suo percorso ma continua a cambiare di obiettivo, di stile e di personaggi.

    Davvero un guazzabuglio infernale che mi chiedo con quale coraggio le hanno pubblicato questo romanzo, non c'è storia, non ci sono personaggi e non c'è sviluppo. Un vero peccato perché la Kirino il suo lavoro lo sa fa e l'ha ampiamente dimostrato nei suoi romanzi precendeti.

    ha scritto il 

  • 1

    Mamma mia che libro infelice!!!! Abituata alla travolgente Kirino, alla suspence e alla capacità di sconvolgere della scrittrice, questo libro è proprio scritto coi piedi.
    Brutto e noioso che più di c ...continua

    Mamma mia che libro infelice!!!! Abituata alla travolgente Kirino, alla suspence e alla capacità di sconvolgere della scrittrice, questo libro è proprio scritto coi piedi.
    Brutto e noioso che più di così non si può. Il senso? Mah! La noia? Tantissima!!!!

    ha scritto il 

  • 1

    Allucinante

    Questa non è la Kirino! Questa non è la Kirino! Questa non è la Kirino!
    Allibita, senza parole.
    Ogni romanzo dell'autrice mi ha lasciato una profonda impronta. Questo...l'impronta dello Yeti!
    "L'isola ...continua

    Questa non è la Kirino! Questa non è la Kirino! Questa non è la Kirino!
    Allibita, senza parole.
    Ogni romanzo dell'autrice mi ha lasciato una profonda impronta. Questo...l'impronta dello Yeti!
    "L'isola..." non ha senso dall'inizio alla fine... se l'incipit poteva ancora reggere, traballante, ma in piedi, la parte centrale del romanzo fa acqua da tutte le parti (tanto per rimanere in tema) e il finale è un "pastrocchio" senza alcun senso.

    Morbide guance, Grotesque, Real world,le 4 casalinghe di Tokyo,anche il fragile "Pioggia sul viso" rappresentano la maestria di scavare nella psiche umana.
    "L'isola" sono certa rimarrà un episodio a parte.
    Spero unica eccezione alla regola.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Mi piace molto l’autrice. Di questo romanzo ne avevo sentito parlare abbastanza male e quindi mi sono detta: vai, leggi prima il peggiore, così ti rimarranno solo quelli belli. E l’ho fatto. Però, mam ...continua

    Mi piace molto l’autrice. Di questo romanzo ne avevo sentito parlare abbastanza male e quindi mi sono detta: vai, leggi prima il peggiore, così ti rimarranno solo quelli belli. E l’ho fatto. Però, mamma mia!, non mi aspettavo questo scempio!
    Certo, sul tema naufragio e isola deserta purtroppo non c’è più molto da dire, ma in questo caso la Kirino secondo me ha dato il peggio.
    Come sempre i suoi personaggi non sono positivi, ma anzi sono degli psicopatici. Ma non sono psicopatici affascinanti, come il Vermiciattolo di Real World, o Masako, delle Quattro casalinghe di Tokyo, o la voce narrante di Grotesque. No, sono psicopatici fastidiosi, vorresti che tutti morissero per una bella indigestione o che si ammazzassero a vicenda. È probabile che l’autrice li abbia voluti rendere apposta così fastidiosi, ma ad un certo punto non li sopportavo più, non trovavo nessun motivo per cui avrei dovuto leggere le loro disgrazie - se non quella di portare a termine il libro perché sono fatta così.
    Il finale poi mi ha lasciato con un enorme BO scritto in fronte. Embè? Non riesco a capirne il senso, anche se è tutt’altro che un finale aperto (io speravo che i tokyesi avrebbero ucciso Kiyoko e la sua prole, magari annegandoli tutti).
    Oltre ai personaggi secondo me il libro pecca anche nella struttura: la linea temporale viene esplorata in modo confuso, facendo avanti e indietro nel tempo e inserendo flashback lunghi e inutili nei -rari- momenti di pathos. Non so, sembra abbozzato in molti punti.
    Vabbe’, spero che i due che mi restano (di quelli tradotti in italiano) siano migliori.

    ha scritto il 

  • 2

    No, non ci siamo. Questo libro sembra una bozza, una prova per qualcosa di diverso.
    A differenza di tutti gli altri libri dell'autrice, i personaggi secondari sono caratterizzati molto male e senza pa ...continua

    No, non ci siamo. Questo libro sembra una bozza, una prova per qualcosa di diverso.
    A differenza di tutti gli altri libri dell'autrice, i personaggi secondari sono caratterizzati molto male e senza particolare attenzione, e la casualita` degli eventi diventa snervante man mano che si procede con la lettura. Inoltre, tutti i personaggi risultano antipatici e si fa molta fatica ad immedesimarsi.
    Una delusione in confronto alla produzione precedente.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto abbastanza, dai. Diciamo che mi ha appassionato e me lo sono letto volentieri tutto d'un fiato per arrivare finalmente all'epilogo che però si è rivelato una mezza delusione: devo capire ...continua

    Mi è piaciuto abbastanza, dai. Diciamo che mi ha appassionato e me lo sono letto volentieri tutto d'un fiato per arrivare finalmente all'epilogo che però si è rivelato una mezza delusione: devo capire se mi ha soddisfatta o meno. Argomento un po' inflazionato anche se l'idea di includere una sola donna è stata originale.
    Comunque "Le quattro casalinghe di Tokyo" l'ho preferito.

    ha scritto il 

  • 2

    Ambarabà cicì cocò.. questa notte a chi la do?

    Una quarantaseienne con qualche taglia di troppo è contesa da un plotone di uomini.
    Però non ci si meraviglia, perché già dal titolo si intuisce che hanno fatto naufragio su un’isola.
    Sono in trentaci ...continua

    Una quarantaseienne con qualche taglia di troppo è contesa da un plotone di uomini.
    Però non ci si meraviglia, perché già dal titolo si intuisce che hanno fatto naufragio su un’isola.
    Sono in trentacinque e lei è l’unica donna. Come in tutte le società serie e ben organizzate ognuno ha un compito, il suo è quello di assicurare il benessere psicofisico a tutti gli uomini. Tranne due che s’arrangiano fra di loro.

    Ammetto di aver letto questo improbabile incrocio tra Robinson Crusoe, Lost e L’isola dei famosi in overdose da Tachipirina, con la mente che fluttuava sul soffitto in mezzo alla nebbia, e mi osservava dall’alto con espressione severa. Immagino mi sarebbe stato difficile comprendere ed apprezzare anche Raperonzola e La principessa sul pisello, però una cosa mi sento di affermarla con assoluta certezza: per un bel pezzo.. BASTA GIAPPONESI! Murakami a parte, s'intende.
    Che poi avrei dovuto capirlo subito che non era un libro adatto a me, appena lo apri cosa trovi?

    Avvertenza: per la trascrizione dei termini giapponesi è stato adottato il sistema Hepburn, secondo il quale le vocali sono pronunciate in italiano e le consonanti in inglese. Si noti inoltre che:
    ch è un’ affricata come la c nell’italiano cera
    g è sempre velare come in gatto
    sh è una fricativa come sc nell’italiano scena
    y è consonantico si pronuncia come la i italiana
    Il segno diacritico sulle vocali indica l’allungamento delle medesime.

    Tutto il tempo mi sono chiesta se leggevo le affricate e le fricative giuste.. se il segno diacritico c’era o non c’era.. se dovevo dar da mangiare croccantini consonantici al gatto che non ho..
    Un’ansia incredibile.

    ☆☆ che si pronunciano come fossero fricative postalveolari sorde.

    2 stelle = deludente/insipido/inutile

    ha scritto il