L'isola di Arturo

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

4.1
(5592)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 482 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 5

    Uno dei più belli letti quest'anno...

    Difficile descrivere questo romanzo in poche parole.
    Arturo ha il nome di una stella e, proprio guardando ogni giorno quella stella vive la sua infanzia e la sua adolescenza studiando l’atlante e sog ...continua

    Difficile descrivere questo romanzo in poche parole.
    Arturo ha il nome di una stella e, proprio guardando ogni giorno quella stella vive la sua infanzia e la sua adolescenza studiando l’atlante e sognando di essere un grande condottiero in giro per gli oceani e per il mondo. Orfano di madre passa la sua infanzia nella casa dei uaglioni con la sua cagnolina, senza conoscere mai una donna e la sua adolescenza nel suo piccolo mondo racchiuso nell’isola di Procida, aspettando un padre che crede in giro per il mondo e guardando la sua giovane matrigna con occhi sempre diversi. Conoscerà il sesso, l'amore e a modo suo sarà felice. Tutto cambia, però, con l’arrivo di Carminiello, il suo fratellino e di Tonino Stella, l’ambiguo amico di suo padre. Questo romanzo mi è piaciuto molto. Mi ha fatto sognare, innamorare, infuriare, viaggiare. Una prosa bellissima, particolare, a volte strana ma sempre raffinata mi ha portato con maestria nella mente di questo bambino – adolescente che decide di crescere all’improvviso, e di diventare uomo. Personaggi bellissimi, al limite dell’onirico.
    Cinque palle piene e un grazie di cuore a Gennaro per avermelo consigliato

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni mia recensione è la storia di come ho letto il libro. In questo caso: lo prendo in biblioteca, non ho tempo, lo restituisco, passano i mesi, cambio città, lo prendo in un'altra biblioteca, leggo ...continua

    Ogni mia recensione è la storia di come ho letto il libro. In questo caso: lo prendo in biblioteca, non ho tempo, lo restituisco, passano i mesi, cambio città, lo prendo in un'altra biblioteca, leggo qualche pagina al giorno quando mi va bene, arriva la scadenza, chiedo la proroga, butto il cellulare, mi ci metto e — superata la prima parte — lo divoro, leggendo duecento pagine tutte in una domenica di solitudine e proseguendo con lo stesso ritmo fino alla fine.

    Del periodo di immersione totale ricordo Procida e la casa dei guaglioni come se ci fossi stato anche io, come se avessi condiviso un pezzettino di infanzia con Arturo.
    A volte mi stupisco di quanto certi libri riescano a farti sentire i personaggi come persone in carne e ossa: è il caso di Arturo, Wilhelm e Nunziatella, a cui ripenso come se li avessi conosciuti di persona.

    Non mi capita spesso di voler rileggere libri, ma L'isola di Arturo è un'eccezione. Non so quando, vorrei tornare a rivisitare quei luoghi, quelle persone, e ripetere il viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    un isola in mezzo al mare, una roccia sotto il sole, il sale, pochi i riflessi dell'acqua. E Arturo. Anche lui solo su quest'isola di cui si parla pochissimo, un eroe epico alla scoperta del mondo. Il ...continua

    un isola in mezzo al mare, una roccia sotto il sole, il sale, pochi i riflessi dell'acqua. E Arturo. Anche lui solo su quest'isola di cui si parla pochissimo, un eroe epico alla scoperta del mondo. Il suo mondo strambo fatto di assenze su cui costruire un sistema di valori. Non è un libro facile e ci aspetterebbe tutt'altro. E' bellissimo il modo in cui la Morante trasmette la devozione, la vitalità e testardaggine di Arturo nell'esplorare la vita attorniato da pochi personaggi che conosciamo attraverso i suoi occhi.

    ha scritto il 

  • 5

    L'isola di Arturo è...

    L'isola di Arturo è un bellissimo romanzo scritto in una lingua ed in un modo davvero incantevoli.
    E' la storia di questo ragazzino, Arturo, che cresce a Procida in uno stato di quasi totale (e gioios ...continua

    L'isola di Arturo è un bellissimo romanzo scritto in una lingua ed in un modo davvero incantevoli.
    E' la storia di questo ragazzino, Arturo, che cresce a Procida in uno stato di quasi totale (e gioioso) isolamento, dato che il padre, un favoloso italo tedesco di nome Wilhelm Gerace, è sempre in giro per dei viaggi misteriosi. La vita del ragazzo è sospesa, cosa tipica in Morante, tra fiaba, sogno e realtà. Arturo aspetta perpetuamente il ritorno del genitore e nel frattempo cresce. Alcuni personaggi si affiancano alla sua vicenda e la macchina narrativa si mette in moto fino alle ultime bellissime pagine.
    Se il ritmo di questa storia, fatta per tre quarti di attese e atmosfere, può risultare a volte un po' lento, soprattutto per un lettore abituato a grandi masse di parole che si bevono come niente, lo stile di questo romanzo è la cosa più preziosa: Morante è una scrittrice fenomenale, ottocentesca, che non lascia niente al caso e non butta mai via la rappresentazione, sviluppandola in ogni parte come una vera artigiana. A fronte delle tante psicologie piatte di caratteri usa e getta, i personaggi di questa romanzo si sviluppano solidamente stampandosi nella memoria di chi legge e lì rimangono per anni, forse per sempre.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo di formazione. Solo di formazione.

    Ho trovato "L'isola di Arturo" di Elsa Morante in una bancarella di libri usati al mercatino, che offriva una lunga serie di autentici tesori a prezzi veramente stracciatissimi: e questo era l'unico m ...continua

    Ho trovato "L'isola di Arturo" di Elsa Morante in una bancarella di libri usati al mercatino, che offriva una lunga serie di autentici tesori a prezzi veramente stracciatissimi: e questo era l'unico modo possibile per questo libro per arrivare nella mia libreria. Quando penso all "Isola di Arturo" mi vengono in mente le publicità che facevano un tempo di quelle raccolte di classici (per non pagare i diritti) che cominciavano bene e terminavano malissimo, di cui il sovracitato era elemento imprescindibile di solito assieme a "Il giardino dei Finzi Contini" di Giorgio Bassani. Non mi attiravano affatto, ma probabilmente in questo caso sbagliavo io.

    Questo romanzo è uno di quelli che bisogna cominciare con gran pazienza e tenere duro fino a metà, perchè sono noiosissimi all'inizio ma finiscono con un gran crescendo fino alla fine. Faccio sempre fatica a capire perchè un romanzo mi risulti noioso, in questo caso credo perchè Elsa Morante non sia riuscita a contenere nello spazio strettamente necessario la creazione dello scenario per il dramma etico e spirituale che prende avvio nella parte finale, e che ciascuno di noi ha affrontato: cosa significa crescere nei rapporti con le donne, e cosa significa crescere nei rapporti con il padre.

    Lo scenario scelto mi ha tratto in inganno. Procida! Uno di quei panorami marini che il nostro sud ci offre, che sono talmente spettacolari, che contengono un mare di una bellezza così scandalosa che nessuna vita nè reale nè fittizia può prescindere da essa. Mi ero immediatamente convinto che fosse un romanzo storico o d'ambientazione, sulla linea delle opere della Hornby o di Vincenzo Consolo. Invece, in maniera per me molto deludente, il mare rimane sullo sfondo, sembra non condizionare in nessun modo la vita dei procidani e specialmente quella del protagonista Arturo Gerace, giovane ragazzino alle soglie dell'adolescenza schiacciato dalla solitudine, da un problematico rapporto col padre e con la di lui seconda moglie, Nunziata.

    Probabilmente il mare resta sullo sfondo perchè questo è un romanzo di formazione, ed Elsa Morante non si è data pena di ricavare per l'elemento marino il ruolo che gli compete. Mentre leggevo le prime pagine tuttavia mi restava la fastidiosa sensazione che l'autrice non amasse quell'isola meravigliosa semplicemente perchè non era di lì. Sono andato a verificare: Elsa Morante è di Roma. Sono cose che ormai non mi sfuggono, quando si scrive di una terra che non è la propria non si riesce a scriverne bene se non la si ama intensamente, e forse uno scenario così invasivo nella sua bellezza naturale per un romanzo intimistico è stata una scelta inopportuna.

    Troppe pagine per preparare lo scenario, i primi due terzi del libro di fatto sono una introduzione. Ma quando si arriva al dunque davvero "L'isola di Arturo" diventa un classico. La relazione con un padre immaturo, assente e fuggiasco passa dalla eroica idealizzazione tipica dell'infanzia alla delusione suprema della scoperta di vederlo debole e sconfitto, con l'aggravante (per quei tempi e quelle terre) di un'omosessualità viziosa e pervertita, senza nessuna traccia d'amore. La vera scoperta è che crescere non significa scoprire la debolezza e l'imperfezione del padre che nell'adolescenza si arriva ad odiare: si diventa adulti quando il padre si ha la forza di perdonarlo. Un uomo ha il diritto di sentirsi tale quando arriva davanti alla tomba di suo padre con un fiore in mano e trova la forza di dirgli "ti perdono" in maniera definitiva, in maniera che non ci sia più bisogno di ripeterlo un'altra volta.

    Analogamente la crescita e la maturazione nel rapporto con le donne è dettata dal passaggio dall'indifferenza all'aperta ostilità dettata dal fatto che la "femmena" smuove il fuoco nel nostro corpo senza che noi lo possiamo controllare, e senza che noi riusciamo a capire da dove questo influsso provenga. Il passaggio all'età adulta sta non solo nel dargli il giusto nome (amore), ma anche nel riconoscere la passione come qualcosa di giusto, con cui imparare a convivere con naturalezza e senza cadere preda di astratti furori.

    Ma è la rivelazione sulla potenza del perdono che mi ha fatto smuovere qualcosa dentro, che terrò come dono di questo libro.

    Da cattolico contemporaneo vivo l'incontro con l'omosessualità in letteratura come qualcosa di problematico ma anche come qualcosa su cui soffermarsi a riflettere, perchè essa interroga la mia coscienza. Elsa Morante utilizza l'omosessualità in modo strumentale, senza farne un tema cardine ma solo per esasperare la debolezza e la compiaciuta autodistruzione di Wilhelm Gerace, in giustapposizione con l'immagine idealizzata che ne aveva il figlio. Proprio Giorgio Bassani, il grande scrittore che spessissimo viene accostato alla Morante, nel suo “Gli occhiali d’oro” aveva dato dell’ omosessualità e della esclusione che essa comporta in certi gruppi sociali una analisi ed una lettura di ben altra attenzione e sensibilità: il fatto che il tema centrale del romanzo non sia questo non avrebbe dovuto autorizzare la scrittrice romana a ridurre una situazione così difficile a puro stereotipo. Ma non è forse quello che facciamo tutti? Viene da chiedersi. Sarà poi vero che la perversione e la degradazione dell’animo umano che Wilhelm Gerace ci mostra discende direttamente dal peccato di Sodomia, o non sarà piuttosto un disperato espediente per scendere a patti con un mondo che ci rifiuta, una maschera compiaciuta da indossare per convivere il fatto che non siamo accettati per quello che siamo? Una domanda su cui soprattutto oggi dobbiamo interessarci.

    E’ un romanzo che sul crescere e sulla formazione fornisce risposte importanti, e per questo merita di essere letto. Ma una introduzione lunga più di metà del romanzo, l’assoluta incapacità di gestire un qualsivoglia cambio di punti di vista; la totale inconsistenza del mondo marino in uno scenario come quello di Procida che l’autrice mostra di non amare; una gestione del dramma dell’omosessualità superficiale e stereotipata sono difetti troppo gravi per essere ignorati. Tre stelle.

    ha scritto il 

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