L'isola di Arturo

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

4.0
(5475)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 482 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'isola di Arturo credo che sia, in assoluto, il romanzo più bello che io abbia mai letto.
    Queste sono le memorie di Arturo Gerace, giovane procidano il cui nome l'ha preso da quello della stella più ...continua

    L'isola di Arturo credo che sia, in assoluto, il romanzo più bello che io abbia mai letto.
    Queste sono le memorie di Arturo Gerace, giovane procidano il cui nome l'ha preso da quello della stella più bella, un adolescente cresciuto nella solitudine di chi non ha madre, affezionato alle bellezze della sua isola, del suo mare, della sua piccola barca, La Torpediniera della Antille, sulla quale le imprese dei grandi avventurieri della storia sono quasi possibili nei giochi e nei sogni. Ha un padre, Arturo Gerace, Wilhelm, di origini tedesche, biondo e con gli occhi azzurri, caratteristiche queste che lo rendono simile a un dio agli occhi del figlio, che lo rendono unico tra gli altri procidani mori e con gli occhi scuri. Arturo passa la sua adolescenza in cerca di avventure sull'isola, accompagnato, per un periodo, dalla fedele amica Immacolatella, che di zampe ne ha quattro e ha anche un coda sempre scodinzolante. E nei suoi giochi, Arturo immagina sempre di poter replicare, un giorno, le grandi imprese dei grandi condottieri della storia, uomini valorosi e onorevoli. Nei suoi giochi solitari Arturo pensa, arriva a capire quali sono le sue Certezze Universali, scrive poesie, immagina le grandi avventure di suo padre, sempre in viaggio per affari.
    L'unico difetto, forse, del romanzo è che procede con molta lentezza. In 390 pagine gli eventi narrati sono veramente pochi. La fanciullezza di Arturo e i suoi giochi nell'isola, la grande idealizzazione del padre e il suo grande amore per la madre morta, di cui Arturo conserva gelosamente una piccola foto, rubata quasi per caso da un armadio di Wilhelm. Un giorno, tuttavia, il padre torna a Procida con un piroscafo e non è solo: con lui c'è la nuova moglie, Nunziata, di pochi anni più grande del giovane Arturo. Con lei, il giovane inizia un rapporto contraddittorio: subito di amicizia e confidenza, si risolve poi nell'astio e nella gelosia alle grida degli amplessi di lei e del padre. La gelosia sembra dettata, all'inizio, dalla rabbia per il fatto che quella piccola donna pensa di poter prendere il posto della madre defunta, per Arturo l'unica donna degna di essere chiamata tale su questa terra. Ma la gelosia, a poco a poco, cambia forma e aspetto: si sposta verso il padre, perchè teme che quella nuova donna possa rubargli quel poco di affetto che Wilhelm gli ha negli anni dimostrato. Ma, nella crescita, si concretizza un pensiero terribile: quella gelosia Arturo l'ha maturata per Nunziata come donna. E allora si accorge, sopratutto dopo la nascita del fratellastro Carminiello, che Nunziata per Arturo non è la madre, ma la donna. La desidera, la vuole, si accorge di amarla. E questa consapevolezza, poi dichiarata, rovina i loro rapporti. Da donna timorata di Dio, Nunziata, benché innamorata anche lei del bell'Arturo, si allontana da lui, per non avere la tentazione di commettere un peccato grandissimo, imperdonabile. Anche i rapporti col padre giungono, a poco a poco, alla rovina: quando Arturo si accorge che l'immagine che si è fatto del padre è sbagliata, lontana dal vero, e che Wilhelm non è un dio, ma un uomo superficiale e "fetente", altro allora non può fare che lasciare per sempre Procida e gli amari ricordi e gli impossibili amori.
    Il romanzo descrive la maturazione di Arturo con una sapienza sorprendente: Arturo, già grande, ripercorre la sua adolescenza analizzando i suoi pensieri e i suoi sentimenti di allora in modo molto analitico ma, allo stesso tempo, con grande emozione. Arturo si accorge che, se gli anni in solitudine l'hanno temprato nel fisico, l'hanno lasciato tuttavia del tutto acerbo nei sentimenti e questi emergono prepotentemente all'arrivo di Nunziata, una donna piccola, non bella, eppure ai suoi occhi meravigliosa come un fiore. Arturo racconta in prima persona e, nel narratore, si incontra solo Arturo: la Morante scompare, lascia tutti i meriti, tutte le parole, tutti i pensieri al suo protagonista. Con Arturo allora anche il lettore inizia ad amare Nunziata, rimane seccato dai pianti di Carminiello, inizia a dubitare della grandezze di Wilhem Gerace.
    Un romanzo consigliatissimo, bellissimo nel suo stile soffice e naturale, capace di rendere grande ed epica l'avventura di un ragazzo qualunque di tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 5

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la lu ...continua

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale. E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli".
    Un nome, un destino.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Come in Menzogna e sortilegio ne L'isola di Arturo si trovano l'amore per il Sud e i suoi costumi, la spinta di ricerca della verità e un paesaggio che qui finisce per diventare protagonista alla pari ...continua

    Come in Menzogna e sortilegio ne L'isola di Arturo si trovano l'amore per il Sud e i suoi costumi, la spinta di ricerca della verità e un paesaggio che qui finisce per diventare protagonista alla pari dei personaggi che agiscono sul suo mondo. L'isola, che forma la scena incantata dei ricordi del fanciullo Arturo, è Procida. Fra le tante lunghe descrizioni sparse nel romanzo colpisce quella iniziale, panoramica, dalle tinte sfumate, quasi da pastello ottocentesco. In mezzo a questo piccolo paradiso, che la fantasia di Arturo rende formicolante di molte attrattive, Wilhelm Gerace, il padre del fanciullo, approdò anni e anni prima, chiamatovi dalla Germania dove era nato e vissuto poveramente, dal vecchio genitore procidiano, ora bisognoso di tranquillità nell'isola, dopo una vita errabonda di emigrante. Rimasto presto orfano anche del padre, Wilhelm si trasferisce nella casa di un vecchio cieco amalfitano, tipo bizzarro e scontroso, che alla sua morte, gli lascia in eredità un palazzaccio colmo di leggende, chiamato dalla gente "la casa dei Guaglioni", perché le donne non potevano entrarci. Qui nasce Arturo, la cui mamma, una ragazza dell'isola, muore mettendolo alla luce. Ma Arturo, per tutta l'infanzia, può conoscer poco suo padre, sempre in viaggio e idoleggiato da lontano come un eroe. E quando il fantasticare è completo, ecco la novità che viene a troncare tutti i suoi sogni. Una mattina nella casa dei Guaglioni entra una padrona, la nuova sposa di Wilhelm, Nunziata. E' una ragazza di poco più di sedici anni, tratta quasi a viva forza da un "basso" napoletano: selvaggia, bigotta, dotata di un cuore meraviglioso, essa non sa come trattare lo strano marito e appena si rende conto dei traumi che ha creato nell'animo di Arturo. Il romanzo vero e proprio comincia da questo rapporto a tre, che ogni giorno dà luogo a qualche sorpresa drammatica o spiacevole. Tutto ora è cambiato per Arturo e per la povera Nunziata. Poco o nulla per Wilhelm, invece, che riprende la sua vita di vagabondaggio, dopo un breve intermezzo coniugale. Si mette in moto, per contrasto, un meccanismo assai complesso che avrà per protagonisti Nunziata ed Arturo. Se prima le sorprese rientravano nel gioco sottile degli scandali erotici del padre, quando il fanciullo era coinvolto in una sorta di odio - amore nei suoi confronti, ora il suo rapporto con Nunziata dà luogo ad un'avventura fra le più devastanti, e insieme fiabesche. E', il loro, un amore strano e impossibile, incantato e maligno. Al primo irrompere sulla scena di grida esaltate, al primo sussulto di tragedia per Arturo, di rimbalzo l'elemento fantastico e mitico prende vita, eccitandolo ad un implacabile urlo con la realtà. Da questo momento il centro dell'attenzione diventa il cuore di Arturo, non più la sua forte inclinazione al meraviglioso. L'alone di mistero gradatamente si rompe, mentre i riflessi luminosi gettano una luce bieca e desolata dappertutto. Non a caso l'ultima parte del romanzo è dominata dalla tetra apparizione del Penitenziario, prima che l'isola si dissolva del tutto dinanzi agli occhi del ragazzo. Accennando al carattere romantico, in senso perfino settecentesco, del testo la critica ha sottolineato il grande richiamo proprio delle origini del romanzo moderno, a cui la Morante obbedirebbe. Se questa osservazione ha parte di verità, non è meno vero che solo la sottile nevrosi della nostra epoca avrebbe potuto accogliere con empito così minuzioso e felice il "romanzesco" tipico di un'altra epoca. Dentro l'impalcatura d'una scrittura raziocinante, di tono discorsivo e diluito sino all'esasperazione, con tutte le frange del tono cantato, si scopre alla fine la dolorosa autenticità di un sentimento caldo e ossessivo della vita, quale può essere espresso da chi abbia una grande esperienza dell'anima meridionale. Da questo punto di vista "L'isola di Arturo" rappresenta il ritorno, sia pure in chiave nostalgica, ad un'arte tipicamente italiana e rinascimentale, un'arte contemplativa e sovraccarica di sentimento, ma anche piena dell'umore melanconico che zampilla dal profondo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Buono

    La storia narra la biografia di Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, cresce quasi in solitudine nelle spiagge della sua isola natale, portandosi appresso il peso di un nome lumi ...continua

    La storia narra la biografia di Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, cresce quasi in solitudine nelle spiagge della sua isola natale, portandosi appresso il peso di un nome luminoso come quello di una stella. Il padre, Wilhelm Gerace, mezzo tedesco e mezzo napoletano, è una figura vana e assente nella vita del figlio: per lavoro è costretto a lasciare spesso l’isola, così Arturo passa l’infanzia a idolatrarlo inventando storie fantasiose sui suoi viaggi, tanto da vivere le sue sporadiche visite come dei doni del cielo.
    Arturo-bambino è un guerriero: beve latte di capra, non ha quasi vestiti né cibo, ma è libero di correre in ogni angolo di quel paradiso terrestre, tra spiagge e scogliere, affamato di letture cavalleresche e di sogni a occhi aperti. Ha solo due amici: il cane, Immacolatella, e un bambino, Silvestro. Per il resto vive nel palazzo diroccato di famiglia, altra fonte inesauribile di fiabesche vicissitudini e di sterminata solitudine.
    Nella vita di Arturo non compare nessuna figura femminile, se non la foto sbiadita della madre, anch’essa divinizzata come una regina. Un giorno il padre porta a casa la sua giovane sposa, coetanea di Arturo, una bambina-madre che segna, in modo involontario, una linea di confine tra l’infanzia del piccolo Gerace e il primo passo verso l’età adulta. Per la prima volta Arturo scopre il mondo femminile, i sentimenti amorosi e l’attrazione carnale. Nunziata crea in lui una gamma di sentimenti contrastanti, repulsione e gelosia nei confronti del fratellino appena nato, Carmine Arturo (a causa del quale tenta anche il suicidio con una dose di sonniferi). Il ragazzo scopre infine di essere profondamente attratto da Nunziata che però lo respinge; deluso e insoddisfatto Arturo sfoga il suo amore non corrisposto con una giovane vedova lasciva, Assunta, che lo inizia al sesso.
    Con la crescita Arturo sta scoprendo la dura realtà della disillusione, soprattutto nei confronti del padre che non riesce più a venerare come un tempo. Si scopre, inoltre, che Wilhelm è un omosessuale che vive nell’opprimente ricordo di una madre dispotica, il quale consente a sposare una donna solo per mascherare a sé stesso la sua vera natura.
    Si svela la realtà: l’Eden di Procida è diventato troppo stretto per il giovane sedicenne, è giunto il momento di oltrepassare i confini per dare inizio alle avventure, quelle della vita vera e non sognata. Arturo abbandona così la sua infanzia, il suo paradiso, la sua isola, per partire arruolato verso la terraferma.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro mi è stato regalato, non ha mai attirato la mia attenzione fino a quando l'ho letto durante il gruppo di lettura che frequento da più di un anno, ed è stato una scoperta molto piacevole: ...continua

    Questo libro mi è stato regalato, non ha mai attirato la mia attenzione fino a quando l'ho letto durante il gruppo di lettura che frequento da più di un anno, ed è stato una scoperta molto piacevole: la scrittura è scorrevole, le descrizioni dei paesaggi sono prolisse e molto particolareggiate, sembra di guardare il panorama di Procida, anche la trama è ben sviluppata, Arturo è il protagonista, questo è un romanzo di formazione, dove si può riflettere anche su altri temi come: la condizione della donna, infatti la matrigna ha un ruolo importante nella vicenda, il padre è un personaggio strano che li abbandona per lunghi periodi, il perchè anche se è non scritto a chiare lettere si intuisce tra le righe, lo consiglio!

    ha scritto il 

  • 5

    Re e stella del cielo

    Con una scrittura simile a pittura di parole Elsa Morante dipinge l’esistenza del piccolo Arturo Gerace. Una storia ricca di accenti realistici ma raccontata attraverso una cifra espressiva fiabesca ...continua

    Con una scrittura simile a pittura di parole Elsa Morante dipinge l’esistenza del piccolo Arturo Gerace. Una storia ricca di accenti realistici ma raccontata attraverso una cifra espressiva fiabesca e dal fascino epico. Arturo, protagonista e voce narrante, rievoca da adulto la sua avventurosa infanzia trascorsa nel piccolo mondo della solare isola di Procida, e i giorni della sua adolescenza vissuti all’aperto tra cielo e mare in perfetta solitudine. Ricorda la sua adorazione per Wilhelm, il padre che gli sta pochissimo accanto come un re in continua partenza. Un biondo taciturno, dal broncio maestoso come l’oscurarsi del giorno, che nonostante sia fuggevole rimane sempre nei suoi pensieri, ammirato e amato come un eroe antico e lontano. A questa figura dall’indole quasi guerresca si affianca il mito della madre, più che una sovrana per Arturo, scomparsa precocemente e conosciuta soltanto attraverso una foto sbiadita. L’esistenza spensierata di Arturo conosce una svolta fatale con l’arrivo di Nunziatina, la giovanissima sposa del padre e la prima donna ad entrare nella “Casa dei Guaglioni”, la fatiscente e maestosa dimora dei Gerace da cui le donne erano bandite per volontà di un antico proprietario, Romeo l’amalfitano, fanaticamente misogino. Intanto, la piccola isola del mare napoletano, che accoglie nel suo grembo vulcanico i personaggi di un romanzo delicatissimo e umano, è descritta fedelmente nei suoi luoghi e nei suoi abitanti, liricamente trasfigurata nella nostalgia del ricordo da un suggestivo e sapiente gioco di similitudini e immagini. Una bravura descrittiva capace di richiamare la bellezza delle tele marinaresche di Attilio Pratella e di certi artisti della Scuola di Posillipo. Questa prosa meravigliosa, come una tenera sostanza stregata, rivela esperienze, affetti, sentimenti di gelosia, di attrazione, e le scoperte di quel ragazzo dal nome di una stella, che segnano il passaggio dal sogno alla realtà, e l’allontanamento doloroso ma necessario, dal suo paradiso selvaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    L'isola di Arturo di Elsa Morante

    LIBRO ITINERANTE DELL'ANNO 2013-2014
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/libro-itinerante/10497-libro-itinerante-2013-lisola-di-arturo.html
    http://www.ilclubdellibro.it/news/437-il-libro-itinerante-del ...continua

    LIBRO ITINERANTE DELL'ANNO 2013-2014
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/libro-itinerante/10497-libro-itinerante-2013-lisola-di-arturo.html
    http://www.ilclubdellibro.it/news/437-il-libro-itinerante-del-club-del-libro.html

    SINOSSI
    Premio Strega 1957. Il romanzo è un'esplorazione attenta della prima realtà verso le sorgenti non inquinate della vita. L'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L'isola, dunque, è il punto di una scelta e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui, nella sua isola, l'eroe ragazzo-Arturo. E' una scelta rischiosa perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del mare materno; come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.

    RECENSIONE
    Nel fantastico scenario di Procida, Elsa Morante ci racconta le vicende di Arturo Gerace, prima bambino poi ragazzo, alla scoperta delle vere emozioni della vita come amore, gelosia e delusione. Il difficile rapporto con la famiglia è alla base del racconto, dal padre spesso lontano da Procida (ma assente anche quando è in casa con il figlio) alla mancanza della madre e dell’affetto materno, di cui ogni figlio ha bisogno. La scomparsa prematura della madre di Arturo affiancata dalla presenza di una figura paterna inadeguata condizioneranno molto la vita emotiva del piccolo protagonista, che vivrà i primi anni della sua vita senza conoscere l’affetto e le attenzioni genitoriali che ogni bambino dovrebbe avere.
    La vita di Arturo subisce poi un brusco cambiamento in seguito al secondo matrimonio del padre che porterà una nuova figura nella vita del ragazzo, Arturo dovrà imparare a conoscere e convivere con Nunziata, una ragazza Napoletana catapultata nell’isola da un marito ( non voluto) e con un figliastro complesso e cupo. La figura di Nunziata metterà sotto gli occhi di Arturo tutto ciò che nella vita gli è mancato, infatti quando la donna metterà al mondo il fratello di Arturo, accudendolo con il giusto amore materno, renderà palese cosa è mancato al piccolo procidano.
    A colpire in particolare sono gli scenari e le descrizioni che la Morante fa di Procida, del mare e della vita dell’isola. La storia di Arturo è una storia a volte triste che spesso lascia con dell’amaro in bocca, ma che rimane in continua evoluzione per tutta la narrazione.

    RECENSIONE A CURA DI CLAUDIA1221

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    www.ilclubdellibro.it

    ha scritto il 

  • 3

    Letto molti anni fa per la prima volta, ad un'età non proprio adatta per la profondità di questo romanzo. Rileggendolo a distanza di anni e con una predisposizione d'animo diversa, mi rendo conto dell ...continua

    Letto molti anni fa per la prima volta, ad un'età non proprio adatta per la profondità di questo romanzo. Rileggendolo a distanza di anni e con una predisposizione d'animo diversa, mi rendo conto della profondità e dell'importanza del romanzo.
    Esso racconta di Arturo, che da giovane e ingenuo ragazzino diventa un adulto responsabile e autonomo. Per arrivare a ciò, però, Arturo passerà davvero i peggiori traumi della vita, vedendo crollare le proprie certezze e scoprendo le nuove cose della vita, come l'amore. Neanche questi, però, saranno d'aiuto ad Arturo, anzi lo porteranno a crescere in maniera brutale e repentina, insieme alle delusioni e alle scoperte sulla sua isola di Procida e su suo padre, da lui considerato un eroe.
    Molto pesante, sia come tematiche che per come è scritto, ma vale la pena leggerlo e conoscere, in parte, anche le realtà dell'Italia degli inizi del XX secolo.

    ha scritto il 

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