L'isola di Arturo

I capolavori del Premio Strega

Di

Editore: Il Sole 24 Ore

4.0
(5537)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 482 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 5

    Quella di Arturo è una vita di assenze. Assente è la madre, morta di parto, assente è il padre sempre in viaggio. Arturo non ha parenti e non ha amici, ma vive felice nella sua isola incantata, Procid ...continua

    Quella di Arturo è una vita di assenze. Assente è la madre, morta di parto, assente è il padre sempre in viaggio. Arturo non ha parenti e non ha amici, ma vive felice nella sua isola incantata, Procida, che lo protegge e fa da sfondo alle sue epiche scorribande che compie incessantemente in attesa del ritorno del padre che idolatra, ma da cui viene trattato con fredda indifferenza. La sua vita tutto sommato serena comincia a cambiare e in parte a sgretolarsi nel momento del delicato passaggio dall’infanzia all’ adolescenza quando grandi mutamenti sia indipendenti da lui che interiori sconvolgono la sua quieta esistenza.
    Un romanzo bellissimo, scritto con una prosa sontuosa in cui ogni parola arricchisce il racconto di poesia. Superbe le descrizioni dell’isola di Procida che si delinea nell’immaginario del lettore con una magnificenza ed una nitidezza incomparabili rivelandosi nelle diverse stagioni in tutta la sua lirica bellezza. I personaggi sono delineati splendidamente, nelle loro fisicità, ma soprattutto nella loro interiorità con una descrizione dei moti dell’anima a dir poco eccezionale. Un’ opera da leggere e assaporare piano piano per non tralasciare neanche una delle parole così sapientemente utilizzate dalla Morante annoverata, a pieno merito, tra i grandi scrittori del Novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di ...continua

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di questo libro meraviglioso.
    Arturo nasce nella grande e trascurata "casa dei guaglioni"e trascorre la fanciullezza in assoluta libertà sull'isola di Procida, ammirando smisuratamente un padre scostante e chiuso in sé stesso che molto spesso parte stando lontano mesi, per poi sempre tornare.

    Le piccole scoperte della crescita, andare in barca a remi poco lontano dall'isola o provare un particolare sentimento mai sperimentato prima: tutto assume un tono epico attraverso le parole di Arturo, che rispecchiano la sua visione del mondo durante l'infanzia: Procida come centro dell'universo e il padre come l'uomo più importante in assoluto.
    L'isola di Procida è selvaggia, aspra, incontaminata, come fosse immersa ancora nel mito.

    Man mano che Arturo si scrolla di dosso l'età infantile cambia il suo modo di percepire il padre e l'universo femminile: i due grandi misteri della sua vita.
    L'uscita dalla fanciullezza significa inevitabilmente disillusione e dolore, il mondo perde il suo carattere magico e assume dei contorni definiti, lo si vede realmente per ciò che è.
    Allo stesso modo il padre smette di essere un tormentato eroe e Arturo riesce a vederlo come un uomo con le sue paure, i suoi difetti e gli errori che ha compiuto.

    ha scritto il 

  • 4

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di ...continua

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di re- cresciuto dal suo bacio Silvestro nella Casa dei Guaglioni sull’isola di Procida.
    Con il padre sempre assente per lavoro, l’esistenza di Arturo -orfano di madre- è piuttosto solitaria, e trascorre girovagando in cerca di avventure in questo microcosmo che è l’isola di Procida, in attesa del ritorno del genitore.
    Gli equilibri della sua esistenza vengono però minati il giorno in cui Wilhelm Gerace torna a Procida in compagnia di una donna, che Arturo scoprirà essere la sua matrigna: Nunziatella. Quest’ultima, tuttavia, non è una donna, come la sua defunta mamma, ma una ragazza poco più grande di lui, con i capelli neri neri, un’aria piuttosto spaesata e un atteggiamento forzatamente signorile e composto.
    Essendo sua madre morta di parto e suo padre un freddo uomo d’affari che oltretutto incute nel figlio un forte timore reverenziale, Arturo è cresciuto senza il calore umano della famiglia, come si evince dal passaggio in cui manifesta il suo desiderio di essere baciato dal padre: “Avrei voluto che mio padre mi desse un bacio, sia pure senza svegliarsi del tutto, nella confusione del sonno, e per sbaglio; o, almeno, avrei voluto io dargli un bacio; ma non osavo. Accovacciato, come un gatto, ai suoi piedi, lo guardavo dormire. Perfino il suono sommesso del suo respiro, o del suo russare, mi pareva prezioso ad ascoltarsi…”
    Sarà proprio Nunz -come la chiama lui- che, superata la timidezza iniziale, diventerà la sua nuova amica, il fulcro della sua esistenza e la figura verso cui far convergere tutto il suo bisogno di affetto e di attenzioni.
    Il rapporto tra i due ragazzi, coetanei intrappolati ed inibiti dai ruoli imposti loro dalla società, è la componente più tenera di tutto il libro.
    La scrittrice descrive con uno stile narrativo impeccabile il paesaggio che fa da sfondo alle avventure del piccolo protagonista, proiettando nella mente del lettore le immagini di scogliere, di onde che si infrangono sulla riva, di barche che vanno e vengono dal porto.
    Insomma, una gran bella storia, scritta magnificamente. Un’isola incantata, i drammi dell’adolescenza, l’idealizzazione della figura paterna, la scoperta della sessualità e una matrigna-bambina che cerca disperatamente di adattarsi al ruolo impostole dalla società. L’isola di Arturo è tutto questo, un libro imperdibile a mio avviso.

    Se vi va' passate a trovarmi su Facebook alla pagina "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" ;)

    ha scritto il 

  • 5

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa e ...continua

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa ed elabora tanto, eppure per gran parte del racconto emette solo borbottii e fischi.
    In queste due contraddizioni si genere la storia del protagonista, nella realtà immerso in una comunissima situazione italica degli inizi del secolo scorso, ma ai fini narrativi invece la sua vicenda appare quasi assumere il ruolo di universalità, di solo essere senziente della Terra.
    Ma forse questa non è una peculiarità di Arturo, quanto dell’adolescenza di sé per sé, l’età per eccellenza dell’incomunicabilità, del senso di non comprensione con l’esterno. Ed è per questo che le storie di Arturo seppur poi si rinchiudano in una vicenda particolare, assumono per il lettore un’aurea di familiare, di noto, di arcaico, dove il paesaggio potente, caldo ed onirico amplificano questa sensazione.

    Cadiamo nella sua nostalgia e malinconia, ne prevediamo gli errori, capiamo il senso dei suoi sentimenti prima che sia lui stesso a capirli. Ci affezioniamo a questo personaggio nei suoi lati deboli (la ricerca di un amore profondo che non ha mai avuto) e nei suoi difetti (la superbia e l’orgoglio).

    Ne capiamo la tensione, il dramma e sappiamo che in quella volontà di fare e di creare c’era/c’è la nostra stessa volontà adolescenziale. Per questo il finale amaro lo si accetta, ma come preambolo alle future avventure di Arturo, di cui non ci viene data nota, ma che vorremmo tanto sentirci raccontare.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descriz ...continua

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descrizioni che, anche io, insieme ad Arturo, protagonista principale di questo libro, mi sono ritrovata su quest'isola, un po' come un viaggio e ora, finito il libro, ne ho già nostalgia..
    Ambientato negli anni 30, a Procida, dove un ragazzino Arturo impara crescendo quando può essere bella ma anche dura e cruda la vita. Arturo insegue per tutta la sua vita,
    prima da bambino e poi da adolescente, un'unica cosa, l'attenzione e l'amore degli altri.
    Gli manca l'amore di una madre, morta per parto, gli mancano più di tutto i baci che solo
    una madre può e sa dare...
    Vede nel padre un ideale, costui spesso assente per lunghi viaggi, cosi almeno crede Arturo, via dall'isola e i suoi ritorni sono legati a grandi attese e aspettative, che regolarmente verranno deluse.
    Il resto lo lascio scoprire a voi.
    Lella Costa cosi descrive il libro: " un libro che richiede molto tempo perchè sprecare solo una parola è peccato mortale."
    Uno dei libri, se non il più bel libro che io abbia mai letto.
    https://www.youtube.com/watch?v=lPUK0N1HF0o

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo questo romanzo, Elsa riesce a scrivere storie in cui gli elementi della realtà sono trasfigurati in una dimensione semi-onirica e semi-fantastica che dà alla narrazione un tocco magico e av ...continua

    Bellissimo questo romanzo, Elsa riesce a scrivere storie in cui gli elementi della realtà sono trasfigurati in una dimensione semi-onirica e semi-fantastica che dà alla narrazione un tocco magico e avventuroso. L'isola di Procida all'inizio del romanzo sembra un'isola deserta, dove un ragazzino Artù, aspetta il padre che non arriva mai tra corse, mare, cielo, sogni. Non ha una madre (morta di parto), e si sente uomo, pensa di non avere affatto bisogno degli altri, tutti a lui inferiori, perchè non sono dei Gerace. Un giorno il padre gli porta una matrigna-bambina sua coetanea, dolcissima che vorrebbe farsi chiamare da lui mamma, coccolarlo. La ragazzina immagina che ARturo avrebbe potuto crescere badato da lei nella sua casa di Napoli, una casa mitica, affollatissima, un posto magico come l'isola ma tutto l'opposto dell'isola di ARturo. La casa di Napoli è abitata da una infinità di bambini, che dormono tutti su un letto comodissimo a due piazze (tutti sullo stesso) che da come lo descrive non sembra nemmeno un letto ma una nave per quanta gente ci può dormire sopra. La matrigna ben presto rimane incinta e arriva il fratellastro: un bambino perfetto. Questo bambino fa crollare tutto l'equilibrio di Arturo che si accorge improvvisamente di essere cresciuto senza madre e senza baci, ignorato da tutti. La mancanza di affetto della sua vita che prima la rendeva eroica ora gli appare insopportabile. Bellissima la scena in cui Arturo vuole uccidere il fratellino ma poi finisce per fargli il solletico e giocarci o in cui immagina tutto il mondo scambiarsi baci: le barche che si toccano, le nuvole in cielo e così via e lui, solo lui non ha mai avuto un bacio di mamma. Il romanzo evolve verso la perdita dell'innocenza nel rapporto con la matrigna, che lo porta a dare un nome e un divieto ai sentimenti che li legano.
    I personaggi sono belli perchè innocenti. Hanno una purezza, una bellezza straordinaria che probabilmente viene dall'autrice, non solo i ragazzini ma anche il padre di Arturo. E la malizia del mondo, per esempio di Assuntina o dell'ergastolano sembra una malizia buffa e un po' infantile.
    Un romanzo bellissimo, veramente magico. Anche la conclusione è perfetta.

    ha scritto il 

  • 5

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la lu ...continua

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale. E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli".
    Un nome, un destino.

    ha scritto il 

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