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L'isola di Arturo

Di

Editore: Einaudi (Gli struzzi)

4.0
(5289)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: A000122937 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Nelle figurazioni dei miti eroici, l'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle gioie ignote. L'isola, dunque, è il punto di una scelta: e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui nella sua isola l'eroe-ragazzo Arturo. E' una scelta rischiosa, perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del mare materno: come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.In seguito all'apparizione inquieta e problematica di "Menzogna e sortilegio" (1948), questo secondo romanzo di Elsa Morante, apparso quasi dieci anni sopo (1957), fu definito da qualcuno un "ritorno all'Eden". E la definizione può rispondere al vero se con simile "ritorno" non si vuole intendere una evasione; ma, all'opposto, una esplorazione attenta della prima realtà, verso sorgenti non inquinate della vita.Tale assoluta ricerca, del resto, qua si rivela immediatamente nella sostanza stessa della scrittura. Difatti Elsa Morante, in queste pagine, va già portando a maturità quella semplificazione del linguaggio nella quale, secondo lei, consiste l'esercizio essenziale della poesia, e che essa porterà a compimento nel suo ultimo romanzo "La Storia" (1974).
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un romanzo che ha la trama di una tragedia greca ma è costruito con il materiale delle fiabe, un materiale fantasioso e simbolico. Una avventura emotiva avvincente e coinvolgente. E' un romanzo psicol ...continua

    Un romanzo che ha la trama di una tragedia greca ma è costruito con il materiale delle fiabe, un materiale fantasioso e simbolico. Una avventura emotiva avvincente e coinvolgente. E' un romanzo psicologico, più che di formazione in senso classico. O forse si potrebbe definire di formazione psicologica.
    Il libro scorre con un ritmo piuttosto lento ed analitico, è di interpretazione non facile, o per lo meno non immediata. La seconda parte, quella che descrive l'età ingrata di Arturo, è pertinente e realistica; ma la prima parte, quella relativa all'infanzia, è troppo fantasiosa e simbolica per essere semplicemente un'infanzia, deve necessariamente essere l'allegoria di qualcos'altro, qualcosa di più, è per questo che non saprei se definirlo il classico romanzo di formazione.
    Arturo Gerace nasce e cresce sull'isola di Procida, senza madre perché è morta di parto, senza padre perché costui passa la maggior parte del tempo lontano da casa, senza amici o vicini perché il padre considera costoro degli esseri inferiori e indegni. Dunque il piccolo Arturo cresce completamente solo, libero e selvaggio come fosse nel libro della giungla, adorando se stesso, e più di sé stesso solo questo padre snaturato, lo venera letteralmente alla stregua di un Dio. La cacciata da questo paradiso terrestre avverrà il giorno in cui il padre decide di risposarsi e portare la matrigna nella casa a Procida: da quel momento per Arturo inizierà una lunga sequenza di tragedie e traumi - reali o vissuti come tali - che faranno crollare tutte le certezze che lui prima riteneva assolute e universali: quando il corso degli eventi le avrà demolite una ad una, questo significherà la rottura definitiva dell'incantesimo che lo teneva legato all'isola. L'addio definitivo si realizzerà solo grazie ad un intervento 'esterno' quasi fiabesco, un deus ex machina.

    La narrazione è molto descrittiva ma mai noiosa: la scrittura è densa, gustosa, si sofferma sui dettagli senza risultarne appesantita . Non ampollosa, non è ottocentesca ma da' il senso di pienezza degli autori ottocenteschi.

    E' tratteggiato in maniera molto simile ad Agostino di Moravia ed in effetti sono entrambi due di quei libri che di solito si pretende di propinare ai ragazzi, giovani e giovanissimi, solo in virtù del fatto che il protagonista è un giovane… mi viene in mente anche il piccolo principe di Saint Exupery: ma questi romanzi 'di formazione' non sono letteratura per ragazzi: sono fatti tutti di accenni e sottointesi, sensazioni e prese di coscienza, e una lettura per ragazzi avrebbe piuttosto bisogno di qualcosa raccontato e spiegato in maniera diretta ed esplicita. Questo genere di libri è invece proprio per adulti: non ha lo scopo di insegnare come 'diventare grandi' ma come guardarsi indietro, come interpretare la propria storia e come fare il proprio bilancio. Come interpretare e riconoscere sulla pagina scritta i propri difetti ed errori. A tale scopo, il protagonista di questa storia si presenta come uno strano ragazzino, è bambino e adulto al tempo stesso.
    La voce narrante è quella del protagonista che, poco più che ventenne, racconta le memorie della propria infanzia fino al compimento dei sedici anni. E' una narrazione al tempo presente, come a voler cristallizzare l'isola della sua infanzia in un 'per sempre'. Ma in questa lettura, ogni cosa e ogni personaggio non è quel che appare: il personaggio Arturo va interpretato, l'isola va interpretata, ogni singolo e piccolo oggetto ivi descritto, deve essere interpretato.
    Concordo con quanto Gerboli scrive nella prefazione: alcuni oggetti presenti nella narrazione sono i veri e propri amuleti della fiaba, ne rappresentano i punti cardinali. Anche i sentimenti di Arturo nei confronti del padre, della madre, dell'isola, delle donne, sono descritti come fossero incantesimi. L'isola rappresenta la vera madre di Arturo, è come un utero dal quale egli vuole e non vuole andarsene. La forma stessa dell'isola richiama l'idea di abbraccio, di inclusione, di protezione.
    La mia chiave di lettura, la mia interpretazione è che Arturo rappresenti nient'altro che un uomo immaturo e narciso, un adulto con una profonda nevrosi narcisistica. Odia le donne in quanto odia quel che non conosce e non capisce. La sua gelosia è una violenta tempesta di amore e di odio, un turbinio di emozioni per lui indecifrabili. Prova una confusione di amore e odio perfino per se stesso. Interpreta la maturità come un'apparenza di aridità e spietatezza. Ha difficoltà a comprendere i propri sentimenti e a comunicarli, così come ha difficoltà a comprendere i comportamenti altrui, se li spiega come qualcosa di magico e misterioso. Il suo essere adulto è interamente confinato nell'inconscio. Anche quando ammetterà a sé stesso di essere geloso e di essere innamorato, non sarà in grado di interagire con gli altri ed esplicitare questi sentimenti.
    "E certo, io lo credevo provocato dall'offesa, quel furore amaro, non da altro; ma può darsi che, nella mia inconsapevolezza, io lamentassi già, invece, le pretese impossibili del mio cuore. E le gelosie opposte e intrecciate, le passioni multiformi, che dovevano segnare il mio destino!"

    Più che una Odissea al contrario (come dice Gerboli nell'introduzione, e questa mi pare un'idea campata per aria), è un 'Into the wild' al contrario o più semplicemente una cacciata dal paradiso: il cambiamento da una vita di solitudine, in un ambiente selvaggio e separato dalla civiltà, verso il contatto e l'interazione con altri esseri umani. Questo passaggio dalla bestia all'uomo civile è raccontato anche in 'Padre padrone', ma quest'ultima è una storia vera, e mentre Gavino Ledda fa un resoconto reale di questo tipo di maturazione e guarda all'aspetto 'pratico' dell'entrata nel mondo civile, la fiaba della Morante si sofferma più sull'aspetto psicologico di un adulto con delle difficoltà.

    E a proposito di favola, il bambino Arturo che vive completamente solo, libero e selvaggio, nella casa dei guaglioni lurida e disordinata come una caverna, preclusa a tutti e in special modo alle donne, tutto questo contesto dalle strane regole mi ricorda la Momo della favola di Michael Ende, che vive sola in una grotta attrezzata ad abitazione.
    Arturo non si lava, ma il sole e il mare bastano a tenerlo sano pulito e asciutto, non si occupa di cibo ma la sola isola con il suo contadino gli forniscono tutto quanto necessario, non ha nessun tipo di contatto con il resto dell'umanità ma solo per il fatto di avere in casa qualche libro è colto e istruito. Tutte queste 'magie' fanno parte del lato fiabesco del libro. Il piccolo Arturo presenta tutti i difetti tipici del bambino, ma io credo che sia più che altro un'allegoria della persona immatura, di un carattere geloso e narciso. La maturazione imposta dal corso degli eventi lo porterà a precipitare in una crisi nera, ma questo è per l'appunto quel che accade agli adulti che non sono maturati a tempo e ora.

    E' il romanzo degli estremi, l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo si fondono: Arturo rappresenta un ragazzino ma al tempo stesso anche un adulto, la piccola isola rappresenta un piccolo ventre materno ma anche un intero universo, il padre è un piccolo tiranno ma contemporaneamente rappresenta anche tutta la gente del mondo, in quanto unico contatto di Arturo con il resto del mondo. Il livello massimo di libertà in cui il protagonista vive coincide con una sorta di stretta prigione. Un minuto nella giornata di Arturo sembra durare un'infinità e viceversa.

    Suppongo anche questo sia un testo base nell'analisi del rapporto genitori-figli, e del modo di vivere questo rapporto come amore-odio da parte del figlio verso il padre quando non ha nessun altro punto di riferimento o ispirazione ed anzi proprio dal padre stesso è stato tenuto isolato dal mondo e istigato ad odiare o snobbare il resto del mondo; e come una sorta di tranquilla indifferenza da parte del padre un po' snaturato verso il figlio. Questo schema, che avevo già trovato proposto in 'Come Dio comanda' di Ammaniti, sicuramente vede uno dei suoi cardini in questo testo della Morante. Chi conosce bene il mito di Edipo, troverà poi ulteriore materiale, similitudini e considerazioni da sviscerare.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel romanzo di formazione un po' datato, ma ben analizzato il protagonista, che prima vede il padre come un dio, poi appena l'adolescenza gli fa scoprire il sesso lo riporta a limiti umani e alla fine ...continua

    Bel romanzo di formazione un po' datato, ma ben analizzato il protagonista, che prima vede il padre come un dio, poi appena l'adolescenza gli fa scoprire il sesso lo riporta a limiti umani e alla fine se ne libera, come si libera dell'odiosamata Procida, isola-prigione non a caso dominata dalla mole del penitenziario.

    ha scritto il 

  • 4

    La vicenda è narrata in prima persona dal protagonist, Arturo appunto, che ripercorre i ricordi della sua infanzia e fanciullezza nell' isola di Procida.
    La Morante in quest' opera tocca varie tematic ...continua

    La vicenda è narrata in prima persona dal protagonist, Arturo appunto, che ripercorre i ricordi della sua infanzia e fanciullezza nell' isola di Procida.
    La Morante in quest' opera tocca varie tematiche importanti, quali il difficile rapporto del nostro protagonista con il padre, il quale spererà fino alla fine di ricevere un minimo di distromazione di affetto dal suo genitore che tanto ammira ed ama; il primo innamoramento e le prime sofferenze d' amore, la gelosia, la solitudine...tutti aspetto che rendono il romanzo molto profondo, rifessivo e psicologico.

    ha scritto il 

  • 4

    Meraviglioso. Quale profonda sensibilità nelle descrizioni delle figure umane, dei loro sguardi volti corpi colori e nelle variazioni del loro animo. In alcuni tratti stupefacente.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri che per qualche motivo meritano un posto d'onore nella tua libreria, meritano una lettura lenta anche solo per il piacere di tenerli più a lungo possibile fra le tue mani quasi ti facess ...continua

    Ci sono libri che per qualche motivo meritano un posto d'onore nella tua libreria, meritano una lettura lenta anche solo per il piacere di tenerli più a lungo possibile fra le tue mani quasi ti facessero compagnia come mi è capitato con “L’isola di Arturo”... un romanzo splendido, ricco di significati, avvolgente nelle sue descrizioni: l’isola, i paesaggi, i personaggi….“Uscivo, e mi pareva che tutti in terra non facessero altro che baciarsi: le barche, legate vicine lungo l'orlo della spiaggia, si baciavano! Il movimento del mare era un bacio, che correva verso l'isola; le pecore brucando baciavano il terreno; l'aria in mezzo alle foglie e all'erba era un lamento di baci. Perfino le nubi, in cielo, si baciavano!”
    Qualcuno mi ha detto che “le isole sono sempre luoghi particolari”.. nulla di più vero: sono luoghi dove il mare profuma l’aria, le case, le strade, i gabbiani si rincorrono leggeri e il vento scompiglia i capelli e i pensieri..
    Spesso sono luoghi magici dove si possono vivere i sogni, ma a volte possono diventare delle vere e proprie prigioni come è capitato ad Arturo.
    Arturo era un adolescente e Procida la sua isola, il suo giardino beato dove correva spensierato e libero.. passano gli anni e cominciano i dubbi, le incertezze e si rende conto di avere un disperato bisogno d’amore, quell’amore mancato di una madre morta nel darlo alla luce e di un padre sfuggente e sempre in viaggio... e gli mancano i baci, le carezze, gli abbracci, non li aveva mai ricevuti da nessuno: “Avrei voluto che mio padre mi desse un bacio, sia pure senza svegliarsi del tutto, nella confusione del sonno, e per sbaglio; o, almeno, avrei voluto io dargli un bacio; ma non osavo. Accovacciato, come un gatto, ai suoi piedi, lo guardavo dormire. Perfino il suono sommesso del suo respiro, o del suo russare, mi pareva prezioso ad ascoltarsi…”
    Già, il padre, il suo grande delfino… quando vogliamo bene a qualcuno tendiamo a vederlo come un eroe, perfetto, lo idealizziamo, lo mettiamo sul piedistallo e accettiamo qualunque cosa lui faccia o dica, poi un bel giorno succede qualcosa che ci fa scoprire che il nostro eroe non è altro che un essere umano, con i suoi difetti, le sue insicurezze e le sue fragilità, e facciamo fatica ad accettarlo..
    Nell’isola Arturo vive un’insieme di sentimenti come l’amore, la gelosia, la tristezza, la disperazione, il dolore.. e piano piano la sua bella isola ai suoi occhi si trasforma nell’isola della solitudine “Ciò che per il momento chiedevo era solo di rintanarmi per un poco in qualche angolo deserto dell’isola dove nascondere la mia solitudine lacerante..” e l’unica soluzione resta la fuga senza guardarsi indietro, dimenticare per vivere una vita più felice…
    …“Io, da quando sono nato, non ho aspettato che il giorno pieno, la perfezione della vita: ho sempre saputo che l'isola, e quella mia primitiva felicità, non erano altro che una imperfetta notte; anche gli anni deliziosi con mio padre, anche quelle sere là con lei! erano ancora la notte della vita, in fondo l'ho sempre saputo. E adesso, lo so più che mai; e aspetto sempre che il mio giorno arrivi, simile a un fratello meraviglioso con cui ci si racconta, abbracciati, la lunga noia...”

    Un grazie a te..

    Scritto il 25 lug 2011

    ha scritto il 

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