L'isola di Arturo

Di

Editore: Einaudi (Gli struzzi)

4.1
(5711)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: A000122937 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Nelle figurazioni dei miti eroici, l'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle gioie ignote. L'isola, dunque, è il punto di una scelta: e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui nella sua isola l'eroe-ragazzo Arturo. E' una scelta rischiosa, perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del mare materno: come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.In seguito all'apparizione inquieta e problematica di "Menzogna e sortilegio" (1948), questo secondo romanzo di Elsa Morante, apparso quasi dieci anni sopo (1957), fu definito da qualcuno un "ritorno all'Eden". E la definizione può rispondere al vero se con simile "ritorno" non si vuole intendere una evasione; ma, all'opposto, una esplorazione attenta della prima realtà, verso sorgenti non inquinate della vita.Tale assoluta ricerca, del resto, qua si rivela immediatamente nella sostanza stessa della scrittura. Difatti Elsa Morante, in queste pagine, va già portando a maturità quella semplificazione del linguaggio nella quale, secondo lei, consiste l'esercizio essenziale della poesia, e che essa porterà a compimento nel suo ultimo romanzo "La Storia" (1974).
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

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    Il romanzo tratta il passaggio dalla fanciullezza all'età adulta del giovane Arturo Gerace, legato indissolubilmente all'isola di Procida, teatro delle bellezze e dei drammi che hanno caratterizzato l ...continua

    Il romanzo tratta il passaggio dalla fanciullezza all'età adulta del giovane Arturo Gerace, legato indissolubilmente all'isola di Procida, teatro delle bellezze e dei drammi che hanno caratterizzato la sua vita dalla nascita fino ai 16 anni. La Morante è bravissima a regalarci scorci dell'isola quasi fossimo lì a guardarli sul serio e caratterizza i protagonisti del romanzo così bene da farci provare sentimenti nei loro confronti come se li conoscessimo davvero. Così empatizzi con Arturo nella sua ricerca incontenibile dell'affetto del padre, provi la pena della povera Nunziata, rinchiusa nella prigione della sua condizione sociale e della sua ignoranza, percepisci le tribolazioni del padre Wilhelm Gerace, consumato dal suo amore travagliato per un uomo.
    Un romanzo dalle mille sfaccettature, che sicuramente porterò nel cuore per molto tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo di formazione che racconta l'infanzia e l'adolescenza di Arturo sull'isola di Procida, bambino che vive in solitudine, che idealizza e mitizza il padre spesso assente. La scrittura ...continua

    Bellissimo romanzo di formazione che racconta l'infanzia e l'adolescenza di Arturo sull'isola di Procida, bambino che vive in solitudine, che idealizza e mitizza il padre spesso assente. La scrittura della Morante, come sempre impegnativa ma che dà tanto e alla fine ti ricompensa, è stata capace di trasportarmi sull'isola, un luogo quasi fiabesco dove tra sogni, fantasie, delusioni, amare scoperte, innamoramenti si dispiegano i primi anni di vita del protagonista. Mi è piaciuto moltissimo questo libro, non quanto La Storia, ma la profondità dell'introspezione psicologica ne fanno un grande capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    un capolavoro scoperto per caso che ha segnato di indelebile ricordo gli anni della mia adolescenza, letto e riletto più volte, intero e per passaggi, indimenticabile. infinita voglia di conoscere Art ...continua

    un capolavoro scoperto per caso che ha segnato di indelebile ricordo gli anni della mia adolescenza, letto e riletto più volte, intero e per passaggi, indimenticabile. infinita voglia di conoscere Arturo e i suoi luoghi

    ha scritto il 

  • 3

    Bella metafora del passaggio dall'infanzia all'età adulta, che tutto il racconto rappresenta. Arturo mi risulta pesante nella prima parte, almeno fino a 3/4 del libro, con la sua pedante adorazione de ...continua

    Bella metafora del passaggio dall'infanzia all'età adulta, che tutto il racconto rappresenta. Arturo mi risulta pesante nella prima parte, almeno fino a 3/4 del libro, con la sua pedante adorazione del padre, anch'essa immagine necessaria alla comprensione della solitudine e isolamento involontario del ragazzo.

    Non amo la scrittura troppo lenta e senza magia della Morante, nel complesso una buona storia per passare un paio di giorni.

    ha scritto il 

  • 4

    La casa dei guaglioni

    Ho trovato un po’ eccessive le lodi sperticate a questo romanzo, che certamente è bello e merita una lettura partecipata, ma non mi è sembrato quel capolavoro della letteratura del novecento che tanti ...continua

    Ho trovato un po’ eccessive le lodi sperticate a questo romanzo, che certamente è bello e merita una lettura partecipata, ma non mi è sembrato quel capolavoro della letteratura del novecento che tanti considerano.

    Vanta fra i suoi maggiori punti di forza, forse il principale, la perfetta ambientazione nell’isola di Procida, non tanto dal punto di vista descrittivo e celebrativo delle bellezze naturali, quanto per la capacità di rendere palpabile lo scabro fascino dei luoghi, il senso del mare, delle rocce, delle stradine scoscese, delle casupole di pescatori e del castello/penitenziario che sovrasta questo mondo isolato.

    E proprio nell’isolamento risiede la metafora cardine del racconto, nel parallelo col carattere del giovane Arturo, re e prigioniero di quel mare circostante oltre il quale si immaginano terre, genti, destini su cui vagheggia la fantasia del protagonista con l’unico legame rappresentato da quel piroscafo da cui parte e arriva l’inafferabile padre.

    Ma è la lunga e melodrammatica parte centrale del libro a convincermi meno, con l’interminabile evoluzione del rapporto fra Arturo e Nunziatella che condensa in sé oltre la metà del romanzo per sfociare in una direzione altamente prevedibile.

    Lo studio psicologico delle mutazioni del protagonista, punteggiate dagli atteggiamenti tipici di un ragazzino scontroso intento a liberarsi dagli esiti di un’infanzia difficile e segnata dalla solitudine e dalla misoginia, è accurato e tocca particolari di intima verosimiglianza, ma un melodramma consegue il suo precipuo obiettivo quando tocca le corde del cuore e, per quanto mi riguarda, ciò non è avvenuto lasciandomi a tratti snervato dai soliloqui di un io narrante invadente come un adolescente egocentrico.

    Il finale scioglie comunque i dubbi sulla valutazione del romanzo lasciando un retrogusto dolceamaro intriso di malinconia con una delicatezza che non sempre ha sostenuto il percorso del racconto e del suo tormentato scugnizzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella mia vita ho conosciuto libri che, al solo bussare alla mia porta, hanno suonato una melodia di ricordi dolci e trasognati; di ricordi dimenticati. Nella mia vita ho incontrato libri che bastava ...continua

    Nella mia vita ho conosciuto libri che, al solo bussare alla mia porta, hanno suonato una melodia di ricordi dolci e trasognati; di ricordi dimenticati. Nella mia vita ho incontrato libri che bastava rigirare tra le mani, toccare a sfogliare per udire il canto di una voce nuova e familiare. Ho trovato libri, rari come perle preziose, che al solo aprirli mi annunciavano una promessa già compiuta. L’isola d’Arturo, devo ammettere, è uno di questi libri. Io, che L’isola di Arturo, lo avevo guardato di sbieco pensando “sarà un mattone senza capo né coda; sarà uno di quei grandi libri pallosi che diventano grandi proporzionalmente alla noia che arrecano”. Forse è stata la vecchia copertina ad indurmi a questa malefica convinzione. Perché poi, lo divorai sempre più affamata, incespicando nella ricerca convulsa della motivazione logica di tanta fame. Ma in questo labirinto che aveva preso la forma di un’isola, mi apparivano solo nuove immagini (come le conchiglie che vengono lasciate sul bagnasciuga da quel mare che è la lettura): un corallo, un orecchino insanguinato, un orologio non ancora smarrito. Immagini e parole che si impastano in un romanzo magistrale e fiabesco, dove l’isola di Procida funge da scenario e alleato della trasformazione e della crescita di Arturo. Splendido.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando parlo di introspezione psicologica fatta come si deve io intendo questo! Elsa Morante, con la sua prosa sopraffina, è riuscita a dipingere un personaggio dalle mille tonalità, dai mille umori, ...continua

    Quando parlo di introspezione psicologica fatta come si deve io intendo questo! Elsa Morante, con la sua prosa sopraffina, è riuscita a dipingere un personaggio dalle mille tonalità, dai mille umori, indimenticabile. E' una scrittura forte, d'impatto, grave. Alcune scene sono memorabili e mi hanno colpito nel profondo. Secondo me è un romanzo di formazione eccellente e lo sfondo dell'isola di Procida rende il tutto più etereo e affascinante.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che mi ha letteralmente rapito, che mi ha fatto sentire come parte di quella casa, di quell'isola, di quella famiglia, che mi ha fatto pensare ad Arturo come a qualcuno da abbracciare, da non ...continua

    Un libro che mi ha letteralmente rapito, che mi ha fatto sentire come parte di quella casa, di quell'isola, di quella famiglia, che mi ha fatto pensare ad Arturo come a qualcuno da abbracciare, da non abbandonare in quella sua smania di crescere senza rinunciare ai capricci di quando era bambino. Coinvolgente lo stile narrativo, originale la trama, ricercata la definizione dei personaggi. Un libro che ti ruba l'attenzione e la mente. Struggente il finale, con la grande consapevolezza che non si può vivere nel ricordo del passato e che crescere significa voltare pagina. Superlativo

    ha scritto il 

  • 5

    Ognuno di noi ha avuto la propria Isola da vivere, amare e rimpiangere, che troppo in fretta si è voluta rigettare ma da cui è stato pressoché impossibile separarsi davvero.
    Quella di Arturo è scandit ...continua

    Ognuno di noi ha avuto la propria Isola da vivere, amare e rimpiangere, che troppo in fretta si è voluta rigettare ma da cui è stato pressoché impossibile separarsi davvero.
    Quella di Arturo è scandita da un ritmo crescente: lento e dilatato all'inizio e via via più repentino; è mitica e fantastica, dolorosa, ma colma di tormentata meraviglia.

    Questo grande romanzo di Elsa Morante insegna a salutare una parte di noi dicendole "arrivederci", nonostante si abbia la consapevolezza di non ritrovarla mai più.

    "E dissi a Silvestro: - Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s'allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia... Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò, fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio che io non guardi là."

    ha scritto il 

  • 4

    Ingredienti: un giovane solitario alla scoperta del mondo, un mondo circoscritto ad una piccola isola selvaggia, un padre idealizzato come un eroe omerico, un rapporto di odio-amore con una matrigna q ...continua

    Ingredienti: un giovane solitario alla scoperta del mondo, un mondo circoscritto ad una piccola isola selvaggia, un padre idealizzato come un eroe omerico, un rapporto di odio-amore con una matrigna quasi coetanea.
    Consigliato: a chi vuol rivivere il passaggio dall’inconsapevole felicità alla dolorosa consapevolezza, a chi cerca un romanzo di formazione che unisce epos, tragedia, psicanalisi.

    ha scritto il 

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