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L'isola di Arturo

Di

Editore: Einaudi (Gli struzzi)

4.0
(5335)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: A000122937 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Nelle figurazioni dei miti eroici, l'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle gioie ignote. L'isola, dunque, è il punto di una scelta: e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui nella sua isola l'eroe-ragazzo Arturo. E' una scelta rischiosa, perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del mare materno: come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.In seguito all'apparizione inquieta e problematica di "Menzogna e sortilegio" (1948), questo secondo romanzo di Elsa Morante, apparso quasi dieci anni sopo (1957), fu definito da qualcuno un "ritorno all'Eden". E la definizione può rispondere al vero se con simile "ritorno" non si vuole intendere una evasione; ma, all'opposto, una esplorazione attenta della prima realtà, verso sorgenti non inquinate della vita.Tale assoluta ricerca, del resto, qua si rivela immediatamente nella sostanza stessa della scrittura. Difatti Elsa Morante, in queste pagine, va già portando a maturità quella semplificazione del linguaggio nella quale, secondo lei, consiste l'esercizio essenziale della poesia, e che essa porterà a compimento nel suo ultimo romanzo "La Storia" (1974).
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  • 4

    Forse è questo lo scopo della buona letteratura, parlarci della condizione universale dell'uomo e farci sentire meno soli; che passano i secoli, cambiano i luoghi, e noi ci sentiamo sempre uguali, all ...continua

    Forse è questo lo scopo della buona letteratura, parlarci della condizione universale dell'uomo e farci sentire meno soli; che passano i secoli, cambiano i luoghi, e noi ci sentiamo sempre uguali, alle volte così disperati, alle volte molto felici, quasi sempre abbandonati ed incompresi, eppure non lo siamo, finché c'è un qualche Arturo pronto a raccontarci di sé.

    ha scritto il 

  • 5

    “Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu ...continua

    “Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena”.

    Acquistato alla libreria Ricci di ischia, su consiglio, indovinatissimo, del libraio.

    Bellissimo.

    Qui un mio breve scritto:
    https://auventmauvais.wordpress.com/2015/08/10/storie-di-procida/

    ha scritto il 

  • 0

    PESANTE PESANTE PESANTE lo lessi che eo ancora al liceo ricordo che la storia un po mi intrigava..ma le descrizioni sono davvero estremamente detagliate, non fa per me

    ha scritto il 

  • 5

    Anime divorate da se stesse

    Di leggere con gli occhi velati di lacrime mi era capitato altre volte, ma questo è il primo libro che mi fa divorare le parole con il cuore che batte nel petto. Proseguivo la lettura per scoprire l'e ...continua

    Di leggere con gli occhi velati di lacrime mi era capitato altre volte, ma questo è il primo libro che mi fa divorare le parole con il cuore che batte nel petto. Proseguivo la lettura per scoprire l'evoluzione dei sentimenti e delle sensazioni dei personaggi con la stessa avidità con cui si vuole indovinare l'assassino in un giallo. Struggente e meraviglioso

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Una storia che è, ovviamente e di immediata catalogazione, un bildungsroman, ma che, andando più a fondo, è anche la rappresentazione di una tragedia su un palcoscenico drammatico, primordiale e bell ...continua

    Una storia che è, ovviamente e di immediata catalogazione, un bildungsroman, ma che, andando più a fondo, è anche la rappresentazione di una tragedia su un palcoscenico drammatico, primordiale e bellissimo come l'isola di Procida (forse un condensato di tutte le isole meridionali del Mediterraneo): la tragedia delle passioni umane e della fine dell'Età dell'Oro. Non c'è serenità se non nelle illusioni del fanciullo, come se la verità, nascosta dietro le quinte, fosse sempre foriera di disgrazie; non c'è amore a lieto fine o rassicurante; fuori dalla dimensione del mito, in cui il protagonista vive immerso da bambino, non c'è nulla che valga veramente la pena raccontare; il futuro del protagonista, noi lettori lo sappiamo bene, riserva solo guerre e stermini, specie per i giovani e terribilmente cupo è il confronto con la vita precedente che Arturo si appresta a lasciare partendo dall'isola. Come lettori, siamo sicuri che sarà un addio per sempre.

    Un'età fanciullesca quella del protagonista che è anche la metafora di un'età del vivere dove regna il sogno, la speranza, l'adesione ai ritmi di una Natura che non è mai ostile, il godimento sfrenato dell'estate, del mare, di silenzi sconfinati e di avventure impossibili. Ma il giovane Arturo non vive come un animale, è, anzi, fin troppo raziocinante, seppure a modo suo che è quello di un bambino che non sa (ancora) nulla e pensa di sapere tutto: scrive poesie, si attiene a un decalogo di Certezze Assolute, legge i grandi romanzi o i saggi di storia con la stessa passione con cui nuota nelle acque eterne del Tirreno e si abbandona alle corse con la sua cagnolina.

    Sebbene una certa critica possa considerare la scoperta dell'omosessualità del padre Wilhelm come un elemento negativo (se non l'Elemento per eccellenza), in realtà non ho avuto questa impressione: anzi, considerando che il romanzo è scritto nell'Italia degli anni '50, il giovane Arturo accetta la dimensione affettiva del padre, addirittura ne prova pietà, ma una pietà affettuosa ("uccidendo" la figura mitica onnipotente paterna), ravvisandone il destino tragico non tanto nel sesso degli oggetti del suo amore, ma nella qualità delle loro anime e, in tal senso, nel tradimento che il padre compie verso l'immagine che ne aveva Arturo, ma che era anche quella di Wilhelm nei confronti di se stesso: tradisce l'Amalfitano, tradisce il ricordo di Pugnale Algerino (sicuramente un precedente amante), tradisce la promessa fatta al figlio, tradisce soprattutto i tanti proclami di adesione a una vita fatta di viaggi e avventure e superba arroganza che in realtà non è mai stata vissuta. È questa la colpa del padre, non l'omosessualità o l'abbandono del tetto coniugale, o il brutale disinteresse per i figli; colpe che alla fine sono comunque perdonata nel momento di salutare per sempre l'isola e questa parte della vita, come se non ci potessero essere colpe nella Verità.

    Un linguaggio densissimo per un romanzo, infine, pieno di figure profondamente sole e solitarie, legate le une con le altre da fili sottilissimi, più spesso illusori che autentici.

    ha scritto il 

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