L'isola di Arturo

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili. Scrittori)

4.0
(5553)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806175041 | Isbn-13: 9788806175047 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

Ti piace L'isola di Arturo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Il romanzo è un'esplorazione attenta della prima realtà verso le sorgenti noninquinate della vita. L'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L'isola, dunque, è ilpunto di una scelta e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui, nella sua isola, l'eroe ragazzo-Arturo. E' una sceltarischiosa perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del marematerno; come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia ela coscienza.
Ordina per
  • 3

    Un romanzo di formazione. Solo di formazione.

    Ho trovato "L'isola di Arturo" di Elsa Morante in una bancarella di libri usati al mercatino, che offriva una lunga serie di autentici tesori a prezzi veramente stracciatissimi: e questo era l'unico m ...continua

    Ho trovato "L'isola di Arturo" di Elsa Morante in una bancarella di libri usati al mercatino, che offriva una lunga serie di autentici tesori a prezzi veramente stracciatissimi: e questo era l'unico modo possibile per questo libro per arrivare nella mia libreria. Quando penso all "Isola di Arturo" mi vengono in mente le publicità che facevano un tempo di quelle raccolte di classici (per non pagare i diritti) che cominciavano bene e terminavano malissimo, di cui il sovracitato era elemento imprescindibile di solito assieme a "Il giardino dei Finzi Contini" di Giorgio Bassani. Non mi attiravano affatto, ma probabilmente in questo caso sbagliavo io.

    Questo romanzo è uno di quelli che bisogna cominciare con gran pazienza e tenere duro fino a metà, perchè sono noiosissimi all'inizio ma finiscono con un gran crescendo fino alla fine. Faccio sempre fatica a capire perchè un romanzo mi risulti noioso, in questo caso credo perchè Elsa Morante non sia riuscita a contenere nello spazio strettamente necessario la creazione dello scenario per il dramma etico e spirituale che prende avvio nella parte finale, e che ciascuno di noi ha affrontato: cosa significa crescere nei rapporti con le donne, e cosa significa crescere nei rapporti con il padre.

    Lo scenario scelto mi ha tratto in inganno. Procida! Uno di quei panorami marini che il nostro sud ci offre, che sono talmente spettacolari, che contengono un mare di una bellezza così scandalosa che nessuna vita nè reale nè fittizia può prescindere da essa. Mi ero immediatamente convinto che fosse un romanzo storico o d'ambientazione, sulla linea delle opere della Hornby o di Vincenzo Consolo. Invece, in maniera per me molto deludente, il mare rimane sullo sfondo, sembra non condizionare in nessun modo la vita dei procidani e specialmente quella del protagonista Arturo Gerace, giovane ragazzino alle soglie dell'adolescenza schiacciato dalla solitudine, da un problematico rapporto col padre e con la di lui seconda moglie, Nunziata.

    Probabilmente il mare resta sullo sfondo perchè questo è un romanzo di formazione, ed Elsa Morante non si è data pena di ricavare per l'elemento marino il ruolo che gli compete. Mentre leggevo le prime pagine tuttavia mi restava la fastidiosa sensazione che l'autrice non amasse quell'isola meravigliosa semplicemente perchè non era di lì. Sono andato a verificare: Elsa Morante è di Roma. Sono cose che ormai non mi sfuggono, quando si scrive di una terra che non è la propria non si riesce a scriverne bene se non la si ama intensamente, e forse uno scenario così invasivo nella sua bellezza naturale per un romanzo intimistico è stata una scelta inopportuna.

    Troppe pagine per preparare lo scenario, i primi due terzi del libro di fatto sono una introduzione. Ma quando si arriva al dunque davvero "L'isola di Arturo" diventa un classico. La relazione con un padre immaturo, assente e fuggiasco passa dalla eroica idealizzazione tipica dell'infanzia alla delusione suprema della scoperta di vederlo debole e sconfitto, con l'aggravante (per quei tempi e quelle terre) di un'omosessualità viziosa e pervertita, senza nessuna traccia d'amore. La vera scoperta è che crescere non significa scoprire la debolezza e l'imperfezione del padre che nell'adolescenza si arriva ad odiare: si diventa adulti quando il padre si ha la forza di perdonarlo. Un uomo ha il diritto di sentirsi tale quando arriva davanti alla tomba di suo padre con un fiore in mano e trova la forza di dirgli "ti perdono" in maniera definitiva, in maniera che non ci sia più bisogno di ripeterlo un'altra volta.

    Analogamente la crescita e la maturazione nel rapporto con le donne è dettata dal passaggio dall'indifferenza all'aperta ostilità dettata dal fatto che la "femmena" smuove il fuoco nel nostro corpo senza che noi lo possiamo controllare, e senza che noi riusciamo a capire da dove questo influsso provenga. Il passaggio all'età adulta sta non solo nel dargli il giusto nome (amore), ma anche nel riconoscere la passione come qualcosa di giusto, con cui imparare a convivere con naturalezza e senza cadere preda di astratti furori.

    Ma è la rivelazione sulla potenza del perdono che mi ha fatto smuovere qualcosa dentro, che terrò come dono di questo libro.

    Da cattolico contemporaneo vivo l'incontro con l'omosessualità in letteratura come qualcosa di problematico ma anche come qualcosa su cui soffermarsi a riflettere, perchè essa interroga la mia coscienza. Elsa Morante utilizza l'omosessualità in modo strumentale, senza farne un tema cardine ma solo per esasperare la debolezza e la compiaciuta autodistruzione di Wilhelm Gerace, in giustapposizione con l'immagine idealizzata che ne aveva il figlio. Proprio Giorgio Bassani, il grande scrittore che spessissimo viene accostato alla Morante, nel suo “Gli occhiali d’oro” aveva dato dell’ omosessualità e della esclusione che essa comporta in certi gruppi sociali una analisi ed una lettura di ben altra attenzione e sensibilità: il fatto che il tema centrale del romanzo non sia questo non avrebbe dovuto autorizzare la scrittrice romana a ridurre una situazione così difficile a puro stereotipo. Ma non è forse quello che facciamo tutti? Viene da chiedersi. Sarà poi vero che la perversione e la degradazione dell’animo umano che Wilhelm Gerace ci mostra discende direttamente dal peccato di Sodomia, o non sarà piuttosto un disperato espediente per scendere a patti con un mondo che ci rifiuta, una maschera compiaciuta da indossare per convivere il fatto che non siamo accettati per quello che siamo? Una domanda su cui soprattutto oggi dobbiamo interessarci.

    E’ un romanzo che sul crescere e sulla formazione fornisce risposte importanti, e per questo merita di essere letto. Ma una introduzione lunga più di metà del romanzo, l’assoluta incapacità di gestire un qualsivoglia cambio di punti di vista; la totale inconsistenza del mondo marino in uno scenario come quello di Procida che l’autrice mostra di non amare; una gestione del dramma dell’omosessualità superficiale e stereotipata sono difetti troppo gravi per essere ignorati. Tre stelle.

    ha scritto il 

  • 5

    Quella di Arturo è una vita di assenze. Assente è la madre, morta di parto, assente è il padre sempre in viaggio. Arturo non ha parenti e non ha amici, ma vive felice nella sua isola incantata, Procid ...continua

    Quella di Arturo è una vita di assenze. Assente è la madre, morta di parto, assente è il padre sempre in viaggio. Arturo non ha parenti e non ha amici, ma vive felice nella sua isola incantata, Procida, che lo protegge e fa da sfondo alle sue epiche scorribande che compie incessantemente in attesa del ritorno del padre che idolatra, ma da cui viene trattato con fredda indifferenza. La sua vita tutto sommato serena comincia a cambiare e in parte a sgretolarsi nel momento del delicato passaggio dall’infanzia all’ adolescenza quando grandi mutamenti sia indipendenti da lui che interiori sconvolgono la sua quieta esistenza.
    Un romanzo bellissimo, scritto con una prosa sontuosa in cui ogni parola arricchisce il racconto di poesia. Superbe le descrizioni dell’isola di Procida che si delinea nell’immaginario del lettore con una magnificenza ed una nitidezza incomparabili rivelandosi nelle diverse stagioni in tutta la sua lirica bellezza. I personaggi sono delineati splendidamente, nelle loro fisicità, ma soprattutto nella loro interiorità con una descrizione dei moti dell’anima a dir poco eccezionale. Un’ opera da leggere e assaporare piano piano per non tralasciare neanche una delle parole così sapientemente utilizzate dalla Morante annoverata, a pieno merito, tra i grandi scrittori del Novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di ...continua

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di questo libro meraviglioso.
    Arturo nasce nella grande e trascurata "casa dei guaglioni"e trascorre la fanciullezza in assoluta libertà sull'isola di Procida, ammirando smisuratamente un padre scostante e chiuso in sé stesso che molto spesso parte stando lontano mesi, per poi sempre tornare.

    Le piccole scoperte della crescita, andare in barca a remi poco lontano dall'isola o provare un particolare sentimento mai sperimentato prima: tutto assume un tono epico attraverso le parole di Arturo, che rispecchiano la sua visione del mondo durante l'infanzia: Procida come centro dell'universo e il padre come l'uomo più importante in assoluto.
    L'isola di Procida è selvaggia, aspra, incontaminata, come fosse immersa ancora nel mito.

    Man mano che Arturo si scrolla di dosso l'età infantile cambia il suo modo di percepire il padre e l'universo femminile: i due grandi misteri della sua vita.
    L'uscita dalla fanciullezza significa inevitabilmente disillusione e dolore, il mondo perde il suo carattere magico e assume dei contorni definiti, lo si vede realmente per ciò che è.
    Allo stesso modo il padre smette di essere un tormentato eroe e Arturo riesce a vederlo come un uomo con le sue paure, i suoi difetti e gli errori che ha compiuto.

    ha scritto il 

  • 4

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di ...continua

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di re- cresciuto dal suo bacio Silvestro nella Casa dei Guaglioni sull’isola di Procida.
    Con il padre sempre assente per lavoro, l’esistenza di Arturo -orfano di madre- è piuttosto solitaria, e trascorre girovagando in cerca di avventure in questo microcosmo che è l’isola di Procida, in attesa del ritorno del genitore.
    Gli equilibri della sua esistenza vengono però minati il giorno in cui Wilhelm Gerace torna a Procida in compagnia di una donna, che Arturo scoprirà essere la sua matrigna: Nunziatella. Quest’ultima, tuttavia, non è una donna, come la sua defunta mamma, ma una ragazza poco più grande di lui, con i capelli neri neri, un’aria piuttosto spaesata e un atteggiamento forzatamente signorile e composto.
    Essendo sua madre morta di parto e suo padre un freddo uomo d’affari che oltretutto incute nel figlio un forte timore reverenziale, Arturo è cresciuto senza il calore umano della famiglia, come si evince dal passaggio in cui manifesta il suo desiderio di essere baciato dal padre: “Avrei voluto che mio padre mi desse un bacio, sia pure senza svegliarsi del tutto, nella confusione del sonno, e per sbaglio; o, almeno, avrei voluto io dargli un bacio; ma non osavo. Accovacciato, come un gatto, ai suoi piedi, lo guardavo dormire. Perfino il suono sommesso del suo respiro, o del suo russare, mi pareva prezioso ad ascoltarsi…”
    Sarà proprio Nunz -come la chiama lui- che, superata la timidezza iniziale, diventerà la sua nuova amica, il fulcro della sua esistenza e la figura verso cui far convergere tutto il suo bisogno di affetto e di attenzioni.
    Il rapporto tra i due ragazzi, coetanei intrappolati ed inibiti dai ruoli imposti loro dalla società, è la componente più tenera di tutto il libro.
    La scrittrice descrive con uno stile narrativo impeccabile il paesaggio che fa da sfondo alle avventure del piccolo protagonista, proiettando nella mente del lettore le immagini di scogliere, di onde che si infrangono sulla riva, di barche che vanno e vengono dal porto.
    Insomma, una gran bella storia, scritta magnificamente. Un’isola incantata, i drammi dell’adolescenza, l’idealizzazione della figura paterna, la scoperta della sessualità e una matrigna-bambina che cerca disperatamente di adattarsi al ruolo impostole dalla società. L’isola di Arturo è tutto questo, un libro imperdibile a mio avviso.

    Se vi va' passate a trovarmi su Facebook alla pagina "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" ;)

    ha scritto il 

  • 5

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa e ...continua

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa ed elabora tanto, eppure per gran parte del racconto emette solo borbottii e fischi.
    In queste due contraddizioni si genere la storia del protagonista, nella realtà immerso in una comunissima situazione italica degli inizi del secolo scorso, ma ai fini narrativi invece la sua vicenda appare quasi assumere il ruolo di universalità, di solo essere senziente della Terra.
    Ma forse questa non è una peculiarità di Arturo, quanto dell’adolescenza di sé per sé, l’età per eccellenza dell’incomunicabilità, del senso di non comprensione con l’esterno. Ed è per questo che le storie di Arturo seppur poi si rinchiudano in una vicenda particolare, assumono per il lettore un’aurea di familiare, di noto, di arcaico, dove il paesaggio potente, caldo ed onirico amplificano questa sensazione.

    Cadiamo nella sua nostalgia e malinconia, ne prevediamo gli errori, capiamo il senso dei suoi sentimenti prima che sia lui stesso a capirli. Ci affezioniamo a questo personaggio nei suoi lati deboli (la ricerca di un amore profondo che non ha mai avuto) e nei suoi difetti (la superbia e l’orgoglio).

    Ne capiamo la tensione, il dramma e sappiamo che in quella volontà di fare e di creare c’era/c’è la nostra stessa volontà adolescenziale. Per questo il finale amaro lo si accetta, ma come preambolo alle future avventure di Arturo, di cui non ci viene data nota, ma che vorremmo tanto sentirci raccontare.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descriz ...continua

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descrizioni che, anche io, insieme ad Arturo, protagonista principale di questo libro, mi sono ritrovata su quest'isola, un po' come un viaggio e ora, finito il libro, ne ho già nostalgia..
    Ambientato negli anni 30, a Procida, dove un ragazzino Arturo impara crescendo quando può essere bella ma anche dura e cruda la vita. Arturo insegue per tutta la sua vita,
    prima da bambino e poi da adolescente, un'unica cosa, l'attenzione e l'amore degli altri.
    Gli manca l'amore di una madre, morta per parto, gli mancano più di tutto i baci che solo
    una madre può e sa dare...
    Vede nel padre un ideale, costui spesso assente per lunghi viaggi, cosi almeno crede Arturo, via dall'isola e i suoi ritorni sono legati a grandi attese e aspettative, che regolarmente verranno deluse.
    Il resto lo lascio scoprire a voi.
    Lella Costa cosi descrive il libro: " un libro che richiede molto tempo perchè sprecare solo una parola è peccato mortale."
    Uno dei libri, se non il più bel libro che io abbia mai letto.
    https://www.youtube.com/watch?v=lPUK0N1HF0o

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per