L'isola di Arturo

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili. Scrittori)

4.0
(5511)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806175041 | Isbn-13: 9788806175047 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Il romanzo è un'esplorazione attenta della prima realtà verso le sorgenti noninquinate della vita. L'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L'isola, dunque, è ilpunto di una scelta e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui, nella sua isola, l'eroe ragazzo-Arturo. E' una sceltarischiosa perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del marematerno; come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia ela coscienza.
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  • 5

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di ...continua

    Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato, che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale!

    L'incipit suggerisce già molto di questo libro meraviglioso.
    Arturo nasce nella grande e trascurata "casa dei guaglioni"e trascorre la fanciullezza in assoluta libertà sull'isola di Procida, ammirando smisuratamente un padre scostante e chiuso in sé stesso che molto spesso parte stando lontano mesi, per poi sempre tornare.

    Le piccole scoperte della crescita, andare in barca a remi poco lontano dall'isola o provare un particolare sentimento mai sperimentato prima: tutto assume un tono epico attraverso le parole di Arturo, che rispecchiano la sua visione del mondo durante l'infanzia: Procida come centro dell'universo e il padre come l'uomo più importante in assoluto.
    L'isola di Procida è selvaggia, aspra, incontaminata, come fosse immersa ancora nel mito.

    Man mano che Arturo si scrolla di dosso l'età infantile cambia il suo modo di percepire il padre e l'universo femminile: i due grandi misteri della sua vita.
    L'uscita dalla fanciullezza significa inevitabilmente disillusione e dolore, il mondo perde il suo carattere magico e assume dei contorni definiti, lo si vede realmente per ciò che è.
    Allo stesso modo il padre smette di essere un tormentato eroe e Arturo riesce a vederlo come un uomo con le sue paure, i suoi difetti e gli errori che ha compiuto.

    ha scritto il 

  • 4

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di ...continua

    In una parola “L’isola di Arturo” è un romanzo delizioso. Elsa Morante, nel libro che le valse il Premio Strega nel 1957, racconta l’infanzia e l’adolescenza di Arturo Gerace -nome di stella e nome di re- cresciuto dal suo bacio Silvestro nella Casa dei Guaglioni sull’isola di Procida.
    Con il padre sempre assente per lavoro, l’esistenza di Arturo -orfano di madre- è piuttosto solitaria, e trascorre girovagando in cerca di avventure in questo microcosmo che è l’isola di Procida, in attesa del ritorno del genitore.
    Gli equilibri della sua esistenza vengono però minati il giorno in cui Wilhelm Gerace torna a Procida in compagnia di una donna, che Arturo scoprirà essere la sua matrigna: Nunziatella. Quest’ultima, tuttavia, non è una donna, come la sua defunta mamma, ma una ragazza poco più grande di lui, con i capelli neri neri, un’aria piuttosto spaesata e un atteggiamento forzatamente signorile e composto.
    Essendo sua madre morta di parto e suo padre un freddo uomo d’affari che oltretutto incute nel figlio un forte timore reverenziale, Arturo è cresciuto senza il calore umano della famiglia, come si evince dal passaggio in cui manifesta il suo desiderio di essere baciato dal padre: “Avrei voluto che mio padre mi desse un bacio, sia pure senza svegliarsi del tutto, nella confusione del sonno, e per sbaglio; o, almeno, avrei voluto io dargli un bacio; ma non osavo. Accovacciato, come un gatto, ai suoi piedi, lo guardavo dormire. Perfino il suono sommesso del suo respiro, o del suo russare, mi pareva prezioso ad ascoltarsi…”
    Sarà proprio Nunz -come la chiama lui- che, superata la timidezza iniziale, diventerà la sua nuova amica, il fulcro della sua esistenza e la figura verso cui far convergere tutto il suo bisogno di affetto e di attenzioni.
    Il rapporto tra i due ragazzi, coetanei intrappolati ed inibiti dai ruoli imposti loro dalla società, è la componente più tenera di tutto il libro.
    La scrittrice descrive con uno stile narrativo impeccabile il paesaggio che fa da sfondo alle avventure del piccolo protagonista, proiettando nella mente del lettore le immagini di scogliere, di onde che si infrangono sulla riva, di barche che vanno e vengono dal porto.
    Insomma, una gran bella storia, scritta magnificamente. Un’isola incantata, i drammi dell’adolescenza, l’idealizzazione della figura paterna, la scoperta della sessualità e una matrigna-bambina che cerca disperatamente di adattarsi al ruolo impostole dalla società. L’isola di Arturo è tutto questo, un libro imperdibile a mio avviso.

    Se vi va' passate a trovarmi su Facebook alla pagina "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" ;)

    ha scritto il 

  • 5

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa e ...continua

    Arturo vive su un’isola italiana, ma sembra che al mondo ci sia solo lui e suo padre che ogni tanto torna dai viaggi nel continente, che sembrano qualcosa di lontano ed irraggiungibile. Arturo pensa ed elabora tanto, eppure per gran parte del racconto emette solo borbottii e fischi.
    In queste due contraddizioni si genere la storia del protagonista, nella realtà immerso in una comunissima situazione italica degli inizi del secolo scorso, ma ai fini narrativi invece la sua vicenda appare quasi assumere il ruolo di universalità, di solo essere senziente della Terra.
    Ma forse questa non è una peculiarità di Arturo, quanto dell’adolescenza di sé per sé, l’età per eccellenza dell’incomunicabilità, del senso di non comprensione con l’esterno. Ed è per questo che le storie di Arturo seppur poi si rinchiudano in una vicenda particolare, assumono per il lettore un’aurea di familiare, di noto, di arcaico, dove il paesaggio potente, caldo ed onirico amplificano questa sensazione.

    Cadiamo nella sua nostalgia e malinconia, ne prevediamo gli errori, capiamo il senso dei suoi sentimenti prima che sia lui stesso a capirli. Ci affezioniamo a questo personaggio nei suoi lati deboli (la ricerca di un amore profondo che non ha mai avuto) e nei suoi difetti (la superbia e l’orgoglio).

    Ne capiamo la tensione, il dramma e sappiamo che in quella volontà di fare e di creare c’era/c’è la nostra stessa volontà adolescenziale. Per questo il finale amaro lo si accetta, ma come preambolo alle future avventure di Arturo, di cui non ci viene data nota, ma che vorremmo tanto sentirci raccontare.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descriz ...continua

    Libro meraviglioso, sia per quanto riguarda la trama che la prosa.
    Descrizioni dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni dettagliate e alquanto poetiche, bellissimo.
    Tale la bellezza delle descrizioni che, anche io, insieme ad Arturo, protagonista principale di questo libro, mi sono ritrovata su quest'isola, un po' come un viaggio e ora, finito il libro, ne ho già nostalgia..
    Ambientato negli anni 30, a Procida, dove un ragazzino Arturo impara crescendo quando può essere bella ma anche dura e cruda la vita. Arturo insegue per tutta la sua vita,
    prima da bambino e poi da adolescente, un'unica cosa, l'attenzione e l'amore degli altri.
    Gli manca l'amore di una madre, morta per parto, gli mancano più di tutto i baci che solo
    una madre può e sa dare...
    Vede nel padre un ideale, costui spesso assente per lunghi viaggi, cosi almeno crede Arturo, via dall'isola e i suoi ritorni sono legati a grandi attese e aspettative, che regolarmente verranno deluse.
    Il resto lo lascio scoprire a voi.
    Lella Costa cosi descrive il libro: " un libro che richiede molto tempo perchè sprecare solo una parola è peccato mortale."
    Uno dei libri, se non il più bel libro che io abbia mai letto.
    https://www.youtube.com/watch?v=lPUK0N1HF0o

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo questo romanzo, Elsa riesce a scrivere storie in cui gli elementi della realtà sono trasfigurati in una dimensione semi-onirica e semi-fantastica che dà alla narrazione un tocco magico e av ...continua

    Bellissimo questo romanzo, Elsa riesce a scrivere storie in cui gli elementi della realtà sono trasfigurati in una dimensione semi-onirica e semi-fantastica che dà alla narrazione un tocco magico e avventuroso. L'isola di Procida all'inizio del romanzo sembra un'isola deserta, dove un ragazzino Artù, aspetta il padre che non arriva mai tra corse, mare, cielo, sogni. Non ha una madre (morta di parto), e si sente uomo, pensa di non avere affatto bisogno degli altri, tutti a lui inferiori, perchè non sono dei Gerace. Un giorno il padre gli porta una matrigna-bambina sua coetanea, dolcissima che vorrebbe farsi chiamare da lui mamma, coccolarlo. La ragazzina immagina che ARturo avrebbe potuto crescere badato da lei nella sua casa di Napoli, una casa mitica, affollatissima, un posto magico come l'isola ma tutto l'opposto dell'isola di ARturo. La casa di Napoli è abitata da una infinità di bambini, che dormono tutti su un letto comodissimo a due piazze (tutti sullo stesso) che da come lo descrive non sembra nemmeno un letto ma una nave per quanta gente ci può dormire sopra. La matrigna ben presto rimane incinta e arriva il fratellastro: un bambino perfetto. Questo bambino fa crollare tutto l'equilibrio di Arturo che si accorge improvvisamente di essere cresciuto senza madre e senza baci, ignorato da tutti. La mancanza di affetto della sua vita che prima la rendeva eroica ora gli appare insopportabile. Bellissima la scena in cui Arturo vuole uccidere il fratellino ma poi finisce per fargli il solletico e giocarci o in cui immagina tutto il mondo scambiarsi baci: le barche che si toccano, le nuvole in cielo e così via e lui, solo lui non ha mai avuto un bacio di mamma. Il romanzo evolve verso la perdita dell'innocenza nel rapporto con la matrigna, che lo porta a dare un nome e un divieto ai sentimenti che li legano.
    I personaggi sono belli perchè innocenti. Hanno una purezza, una bellezza straordinaria che probabilmente viene dall'autrice, non solo i ragazzini ma anche il padre di Arturo. E la malizia del mondo, per esempio di Assuntina o dell'ergastolano sembra una malizia buffa e un po' infantile.
    Un romanzo bellissimo, veramente magico. Anche la conclusione è perfetta.

    ha scritto il 

  • 5

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la lu ...continua

    L'incipit più bello di tutta la letteratura italiana: "Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale. E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli".
    Un nome, un destino.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Come in Menzogna e sortilegio ne L'isola di Arturo si trovano l'amore per il Sud e i suoi costumi, la spinta di ricerca della verità e un paesaggio che qui finisce per diventare protagonista alla pari ...continua

    Come in Menzogna e sortilegio ne L'isola di Arturo si trovano l'amore per il Sud e i suoi costumi, la spinta di ricerca della verità e un paesaggio che qui finisce per diventare protagonista alla pari dei personaggi che agiscono sul suo mondo. L'isola, che forma la scena incantata dei ricordi del fanciullo Arturo, è Procida. Fra le tante lunghe descrizioni sparse nel romanzo colpisce quella iniziale, panoramica, dalle tinte sfumate, quasi da pastello ottocentesco. In mezzo a questo piccolo paradiso, che la fantasia di Arturo rende formicolante di molte attrattive, Wilhelm Gerace, il padre del fanciullo, approdò anni e anni prima, chiamatovi dalla Germania dove era nato e vissuto poveramente, dal vecchio genitore procidiano, ora bisognoso di tranquillità nell'isola, dopo una vita errabonda di emigrante. Rimasto presto orfano anche del padre, Wilhelm si trasferisce nella casa di un vecchio cieco amalfitano, tipo bizzarro e scontroso, che alla sua morte, gli lascia in eredità un palazzaccio colmo di leggende, chiamato dalla gente "la casa dei Guaglioni", perché le donne non potevano entrarci. Qui nasce Arturo, la cui mamma, una ragazza dell'isola, muore mettendolo alla luce. Ma Arturo, per tutta l'infanzia, può conoscer poco suo padre, sempre in viaggio e idoleggiato da lontano come un eroe. E quando il fantasticare è completo, ecco la novità che viene a troncare tutti i suoi sogni. Una mattina nella casa dei Guaglioni entra una padrona, la nuova sposa di Wilhelm, Nunziata. E' una ragazza di poco più di sedici anni, tratta quasi a viva forza da un "basso" napoletano: selvaggia, bigotta, dotata di un cuore meraviglioso, essa non sa come trattare lo strano marito e appena si rende conto dei traumi che ha creato nell'animo di Arturo. Il romanzo vero e proprio comincia da questo rapporto a tre, che ogni giorno dà luogo a qualche sorpresa drammatica o spiacevole. Tutto ora è cambiato per Arturo e per la povera Nunziata. Poco o nulla per Wilhelm, invece, che riprende la sua vita di vagabondaggio, dopo un breve intermezzo coniugale. Si mette in moto, per contrasto, un meccanismo assai complesso che avrà per protagonisti Nunziata ed Arturo. Se prima le sorprese rientravano nel gioco sottile degli scandali erotici del padre, quando il fanciullo era coinvolto in una sorta di odio - amore nei suoi confronti, ora il suo rapporto con Nunziata dà luogo ad un'avventura fra le più devastanti, e insieme fiabesche. E', il loro, un amore strano e impossibile, incantato e maligno. Al primo irrompere sulla scena di grida esaltate, al primo sussulto di tragedia per Arturo, di rimbalzo l'elemento fantastico e mitico prende vita, eccitandolo ad un implacabile urlo con la realtà. Da questo momento il centro dell'attenzione diventa il cuore di Arturo, non più la sua forte inclinazione al meraviglioso. L'alone di mistero gradatamente si rompe, mentre i riflessi luminosi gettano una luce bieca e desolata dappertutto. Non a caso l'ultima parte del romanzo è dominata dalla tetra apparizione del Penitenziario, prima che l'isola si dissolva del tutto dinanzi agli occhi del ragazzo. Accennando al carattere romantico, in senso perfino settecentesco, del testo la critica ha sottolineato il grande richiamo proprio delle origini del romanzo moderno, a cui la Morante obbedirebbe. Se questa osservazione ha parte di verità, non è meno vero che solo la sottile nevrosi della nostra epoca avrebbe potuto accogliere con empito così minuzioso e felice il "romanzesco" tipico di un'altra epoca. Dentro l'impalcatura d'una scrittura raziocinante, di tono discorsivo e diluito sino all'esasperazione, con tutte le frange del tono cantato, si scopre alla fine la dolorosa autenticità di un sentimento caldo e ossessivo della vita, quale può essere espresso da chi abbia una grande esperienza dell'anima meridionale. Da questo punto di vista "L'isola di Arturo" rappresenta il ritorno, sia pure in chiave nostalgica, ad un'arte tipicamente italiana e rinascimentale, un'arte contemplativa e sovraccarica di sentimento, ma anche piena dell'umore melanconico che zampilla dal profondo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Buono

    La storia narra la biografia di Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, cresce quasi in solitudine nelle spiagge della sua isola natale, portandosi appresso il peso di un nome lumi ...continua

    La storia narra la biografia di Arturo Gerace, orfano di madre, morta nel darlo alla luce, cresce quasi in solitudine nelle spiagge della sua isola natale, portandosi appresso il peso di un nome luminoso come quello di una stella. Il padre, Wilhelm Gerace, mezzo tedesco e mezzo napoletano, è una figura vana e assente nella vita del figlio: per lavoro è costretto a lasciare spesso l’isola, così Arturo passa l’infanzia a idolatrarlo inventando storie fantasiose sui suoi viaggi, tanto da vivere le sue sporadiche visite come dei doni del cielo.
    Arturo-bambino è un guerriero: beve latte di capra, non ha quasi vestiti né cibo, ma è libero di correre in ogni angolo di quel paradiso terrestre, tra spiagge e scogliere, affamato di letture cavalleresche e di sogni a occhi aperti. Ha solo due amici: il cane, Immacolatella, e un bambino, Silvestro. Per il resto vive nel palazzo diroccato di famiglia, altra fonte inesauribile di fiabesche vicissitudini e di sterminata solitudine.
    Nella vita di Arturo non compare nessuna figura femminile, se non la foto sbiadita della madre, anch’essa divinizzata come una regina. Un giorno il padre porta a casa la sua giovane sposa, coetanea di Arturo, una bambina-madre che segna, in modo involontario, una linea di confine tra l’infanzia del piccolo Gerace e il primo passo verso l’età adulta. Per la prima volta Arturo scopre il mondo femminile, i sentimenti amorosi e l’attrazione carnale. Nunziata crea in lui una gamma di sentimenti contrastanti, repulsione e gelosia nei confronti del fratellino appena nato, Carmine Arturo (a causa del quale tenta anche il suicidio con una dose di sonniferi). Il ragazzo scopre infine di essere profondamente attratto da Nunziata che però lo respinge; deluso e insoddisfatto Arturo sfoga il suo amore non corrisposto con una giovane vedova lasciva, Assunta, che lo inizia al sesso.
    Con la crescita Arturo sta scoprendo la dura realtà della disillusione, soprattutto nei confronti del padre che non riesce più a venerare come un tempo. Si scopre, inoltre, che Wilhelm è un omosessuale che vive nell’opprimente ricordo di una madre dispotica, il quale consente a sposare una donna solo per mascherare a sé stesso la sua vera natura.
    Si svela la realtà: l’Eden di Procida è diventato troppo stretto per il giovane sedicenne, è giunto il momento di oltrepassare i confini per dare inizio alle avventure, quelle della vita vera e non sognata. Arturo abbandona così la sua infanzia, il suo paradiso, la sua isola, per partire arruolato verso la terraferma.

    ha scritto il 

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