L'isola sotto il mare

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica)

4.0
(2694)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 432 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Olandese , Portoghese , Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8807722364 | Isbn-13: 9788807722363 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elena Liverani

Disponibile anche come: CD audio , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell'isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com'è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l'ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l'affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all'annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi - soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della Storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un'eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.
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    Prima osservazione: il libro è scritto molto bene; la forma è ampiamente sopra la media dei romanzi che escono al giorno d'oggi.

    Seconda osservazione: nota di merita, a fianco della forma, spetta alle ...continua

    Prima osservazione: il libro è scritto molto bene; la forma è ampiamente sopra la media dei romanzi che escono al giorno d'oggi.

    Seconda osservazione: nota di merita, a fianco della forma, spetta alle parti di inquadramento e narrazione storica, a tratti estremamente ben scritte e superbamente raccontate.

    Quindi, le dolenti note. La trama e l'ambientazione devono molto, in maniera piuttosto evidente, a Garcia Marquez: si notano in maniera netta l'afflato e l'atmosfera tipiche del realismo magico di quest'ultimo; le atmosfere, ma non necessariamente le tematiche o i refrain. Un ibrido per nulla spiacevole, dato che il romanzo si legge con piacere.
    Meno riuscita invece la costruzione della trama, ammazzata soprattutto dalla seconda parte, con il passaggio dell'ambientazione da Haiti a New Orleans: nella paura di dimenticare i pezzi della prima parte, tutti i frammenti vengono ricomposti nella seconda, tutti (o quasi) i personaggi - fuggiaschi da Haiti si ritrovano miracolosamente in Lousiana; tale ricomposizione, tuttavia, lungi dall'essere memorabile, appare caotica, raffazzonata, forzata, banale, persino incoerente.

    Mi si dirà che la vita è caotica, e che l'incoerenza non è una caratteristica che ha senso collegare in nessun modo alla realtà, e che un romanzo questo racconta: una realtà, seppur immaginaria. Le stesse persone sono incoerenti. Niente di male quindi? L'incoerenza è termometro della veridicità d'un racconto, dato che non esistono persone completamente e del tutto coerenti; ma l'incoerenza non è frutto d'un capriccio, ma delle condizioni al contorno. Ha, in sostanza, una causa che la scatena.

    Qui i personaggi si muovono in maniera sostanzialmente casuale, spesso incoerente e stereotipata, e stereotipate appaiono certe situazioni, certi intrecci che paiono quasi essere messi lì per allungare il brodo oltre misura.

    Ecco, il difetto principale del libro: ha quasi 200 pagine di troppo, che non aggiungono nulla né alle denunce sociali della prima parte (la schiavitù capitalista in auge nelle colonie europee d'oltremare del Settecento) né allo sviluppo dei personaggi. Il racconto storico si defila nettamente, cresce la parte romanzesca di stampo rosa (proprio mentre, al contrario, spariscono le scene di sesso obbiettivamente assai mal riuscite e degne di un Harmony), tutto si sviluppa lentamente in una sarabanda piuttosto noiosa di fatterelli fini a sé stessi, i personaggi si cristallizzano e diventano macchiette pienamente stereotipate.

    Se la Allende avesse troncato l'opera con l'incendio di Haiti e il redde rationem fra schiavi e schiavisti, sarebbe stato un gran bel libro; così, diventa un buon brodo che è stato troppo allungato con l'acqua, diventando insapore.

    En passant, trovo imprescindibile la condanna senza appello dello schiavismo, di qualunque epoca e cultura. Stupisce come la società occidentale capitalistica riesca a trasformare in raccapriccianti industrie senza più parvenza di umanità fenomeni sociali sempre esistiti: penso come detto alla schiavitù (largamente diffusa per tutta l'età antica e anche nel Medioevo, pur con aspetti differenti) ma anche agli eccidi (anch'essi sempre esisiti, ma si può paragonare lo sterminio dei popoli mesoamericani, per esempio, con la spaventosa effiicenza scientifica dell'Olocausto?).
    Posto questo, va ricordato come non si tratti di questione di razza: non solo i bianchi sono stati schiavisti; la Haiti nera post-rivoluzione è passata dall'essere - nel lasso di pochi decenni - una delle più ricche colonie del mondo a uno dei paesi più poveri e disperati del mondo. Quale è tuttora. Non solo morte, torture e ingiustizie ha inventato l'uomo bianco, insomma: consci delle colpe dei nostri avi, senza dimenticarle, è bene che ricordiamo quanto di buono è stato fatto e, definitivamente, uscire da quel limite mentale oggi ingiustificabile che è il razzismo (quello vero, non quello ad usum politico-demagogico).

    In definitiva, la storia della schiava Zaritè, ben scritta e avvincente nella prima parte (pur con qualche perplessità) declina poi in un feutillon privo di sapore, per concludersi in un finale tirato via, fra il dolce e l'amaro, addirittura brutto e poco significativo. Raffazzonato, mi verrebbe da dire, come gran parte del libro stesso.
    Peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggevo la Allende con passione quando ero ragazzina e le sue storie mi avvincevano sempre tanto. E' da vari anni che non la leggo, presa dal desiderio di ampliare i miei orizzonti, ma ora mi è tornat ...continua

    Leggevo la Allende con passione quando ero ragazzina e le sue storie mi avvincevano sempre tanto. E' da vari anni che non la leggo, presa dal desiderio di ampliare i miei orizzonti, ma ora mi è tornata la voglia di riprenderla in mano anche con la curiosità di vedere che effetto mi avrebbe fatto a distanza di tempo. Il risultato è che ne sono entusiasta! La storia è ambientata nei Caraibi tra '700 e '800, parla delle colonie e della schiavitù e delle vicissitudini della schiava Tété che seguiamo nell'arco di 40 anni. E' una storia ben costruita, basata anche sulle fonti storiche delle guerre per l'indipendenza e la liberazione degli schiavi neri, ci sono tanti intrecci che ti sanno tenere incollata alle pagine, la scrittura è bella, ha una ventata di freschezza. E' allo stesso tempo la lettura leggera che cercavo in questo momento (perché mi rendo conto che non è paragonabile a certi capolavori della letteratura, ma il mio intento non è quello di fare raffronti) e profonda quanto basta per rammentare cosa furono la schiavitù, tutte le atrocità commesse, e come era variopinta la società in cui le diverse gradazioni di colore con cui si veniva al mondo potevano determinare di molto le sorti di un essere umano.
    Un bella, fresca, lettura. Son molto contenta!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo, sostenuto da una solida ambientazione storica che ripercorre le vicende della schiavitu tra Santo Domingo (Haiti) Cuba e la Louisiana. La voce narrante e' quella di Tete', nata schiava ...continua

    Un bel romanzo, sostenuto da una solida ambientazione storica che ripercorre le vicende della schiavitu tra Santo Domingo (Haiti) Cuba e la Louisiana. La voce narrante e' quella di Tete', nata schiava ma dotata di intraprendenza e determinazione: attorno a lei molti personaggi, dai grandi latifondisti bianchi ai meticci che cercano di emergere e di costruirsi una vita indipendente, fino agli schiavi senza diritti e senza speranze. La Allende riesce a coinvolgere pur con qualche forzatura e con un finale un po'frettoloso e deludente. Nel suo genere, comunque, un libro riuscito

    ha scritto il 

  • 4

    Non si può scappare dal dolore; bisogna imparare a portarlo dentro di se...

    Tanti libri narrano la schiavitù e in questo ho trovato molti sentimenti negativi ma anche molto positivi. È scorrevole la lettura ma a tratti mi è parsa pesante e poco distraente. Nel complesso un bu ...continua

    Tanti libri narrano la schiavitù e in questo ho trovato molti sentimenti negativi ma anche molto positivi. È scorrevole la lettura ma a tratti mi è parsa pesante e poco distraente. Nel complesso un buon libro

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “Era una ragazza snella, dagli zigomi pronunciati, gli occhi allungati dalle palpebre socchiuse e le pupille dorate, con una grazia naturale e movimenti precisi e fluidi. Irradiava una potente energia ...continua

    “Era una ragazza snella, dagli zigomi pronunciati, gli occhi allungati dalle palpebre socchiuse e le pupille dorate, con una grazia naturale e movimenti precisi e fluidi. Irradiava una potente energia, che il dottore sentì sulla pelle. Intuì che sotto l’aspetto austero si nascondeva la contenuta energia di un felino a riposo.”

    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/10/28/lisola-sotto-il-mare-isabel-allende/

    ha scritto il 

  • 0

    Lettura avvincente

    Ho letto questo libro con grande fluidità e a questo proposito volevo soffermarmi proprio sulla tecnica narrativa dell'autrice: al di là del contenuto, comunque avvincente, interessante e ricco d ...continua

    Ho letto questo libro con grande fluidità e a questo proposito volevo soffermarmi proprio sulla tecnica narrativa dell'autrice: al di là del contenuto, comunque avvincente, interessante e ricco di riferimenti culturali e storici, quello che mi colpisce sempre in questa scrittrice è la sua tecnica narrativa, riesce a trascinarti con le parole e con il racconto, caratterizzando i personaggi con poche pennellate, in modo preciso e puntuale , a volte pungente ed ironico .

    La narrazione non è mai noiosa, ecco chi non vuole annoiarsi deve leggere i suoi libri, non mi sono mai annoiata a leggere un libro di Isabel Allende e questo è già un grande punto a favore.

    Inoltre come tutta la letteratura sudamericana risente molto della tendenza all'animismo e alla magia, che si avverte in ogni sua pagina: questa continua ricerca di un contatto con la natura, col mondo degli animali e delle piante, dei miti e delle religioni,al di là delle epoche storiche e degli sviluppi tecnologici,riveste di magia e di poesia gli eventi narrati nelle sue pagine e la natura, con i suoi messaggi arcani e segreti, insieme all'amore, diventano un tema fondamentale in tutti i suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere è anche scoprire la storia meno nota

    È il primo libro che leggo di Isabel Allende...e tutta la fama di cui si nutre la scrittrice cilena è assolutamente meritata. Eppure, a detta di tutti (o di molti comunque) "L'isola sotto il mare" par ...continua

    È il primo libro che leggo di Isabel Allende...e tutta la fama di cui si nutre la scrittrice cilena è assolutamente meritata. Eppure, a detta di tutti (o di molti comunque) "L'isola sotto il mare" pare non sia una delle sue migliori opere. Pertanto credo che presto leggerò molto altro della Allende. Una storia toccante...storia di schiavitù, ribellioni, ricerca della libertà, abolizionismo, parità di razze, bianchi e neri, religioni e credenze diverse....il tutto incorniciato nello scenario della nascita della Prima Repubblica dei neri, Haiti, ex colonia francese dapprima denominata Santo Domingo. La storia di Zaritè, Tétè per tutti...schiava coraggiosa, forte, determinata, battagliera, donna di inestimabile valore e dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho avuto impressioni e sensazioni molto diverse tra loro durante la lettura di questo libro. All'inizio ho fatto un pò di fatica ad affezionarmi ai personaggi e immedesimarmi nelle descrizioni della s ...continua

    Ho avuto impressioni e sensazioni molto diverse tra loro durante la lettura di questo libro. All'inizio ho fatto un pò di fatica ad affezionarmi ai personaggi e immedesimarmi nelle descrizioni della scrittrice; poi la storia mi ha catturata sempre di più, riuscivo a vedere davanti ai miei occhi le ingiustizie subite dagli schiavi, la loro rabbia e sete di libertà, l'odio accumulato negli anni che ha poi alimentato la spietatissima rivolta...
    Tuttavia ho preferito la prima parte, più avvolgente ed emozionante, alla seconda, a mio parere più lenta e pesante.Il finale poi ha contribuito a lasciare quel senso di amaro in bocca che già aveva caratterizzato il resto del libro.

    In conclusione, tra alti e bassi, la scrittrice è riuscita a trattare un tema non leggerissimo in maniera quasi sempre molto piacevole...il mio voto è quindi 4/5

    ha scritto il 

  • 4

    Puro Allende, sin atisbos de magia y una historia algo más triste de lo habitual. Debo reconocer que he disfrutado mucho leyéndolo. Tal como ocurre en estas historias “más grandes que la vida”, fácil ...continua

    Puro Allende, sin atisbos de magia y una historia algo más triste de lo habitual. Debo reconocer que he disfrutado mucho leyéndolo. Tal como ocurre en estas historias “más grandes que la vida”, fácilmente te puedes sentir parte de algo aún mayor mientras experimentas las vicisitudes de un par de generaciones de personajes. Sin embargo, la calma que se toma la autora antes de empezar realmente puede llegar a cansar. Son casi 200 páginas en las que, realmente, no pasa nada. Por ello dudo si recomendarlo o no. Vosotros decidís.

    Para más detalles, la reseña completa aquí:
    http://meitnerio.blogspot.fr/2016/02/la-isla-bajo-el-mar-isabel-allende.html
    :)

    ha scritto il 

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