L'ispettore Coliandro

Nikita - Falange armata - Il giorno del lupo

Di

Editore: Einaudi

3.7
(255)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 334 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880620095X | Isbn-13: 9788806200954 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
L'impavido Coliandro, sovrintendente della Questura bolognese, poi promosso ispettore, è una delle creazioni più felici di Lucarelli. Il suo modo scalcagnato di irrompere in scena assicura al lettore un divertimento fresco e perenne. Questo volume ne raccoglie le storie. Nikita racconta l'aspetto noir e metropolitano di Bologna e soprattutto l'incontro di Coliandro con Nikita, una donna bella, giovane, ribelle e punk, più brillante e intelligente di lui. Insieme formano la coppia più strampalata e divertente della letteratura noir italiana: il poliziotto pasticcione, roccioso e impulsivo, e la pallida giovanissima sua protetta, che più di una volta deve proteggere. Con Falange armata, un romanzo leggendario, siamo in una Bologna scossa da fremiti di ogni genere. Coliandro s'imbatte in un molto verosimile complotto eversivo neonazista, al quale, purtroppo, sembra credere solo lui. Lui e Nikita. giorno del lupo, raccontando la storia della nuova mafia, più spietata di un branco di lupi, si rivela non solo precorritore della realtà, ma anche perfetta macchina logica che ne rivela il funzionamento occulto.
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  • 3

    Piacevoli romanzi brevi.

    Piacevoli romanzi brevi scritti con cura, umorismo(nonostante siano vecchi di più di 20 anni, reggono ancora il tempo...), e conoscenza riguardo indagini, procedure e magistratura. Quasi un miracolo p ...continua

    Piacevoli romanzi brevi scritti con cura, umorismo(nonostante siano vecchi di più di 20 anni, reggono ancora il tempo...), e conoscenza riguardo indagini, procedure e magistratura. Quasi un miracolo per uno scrittore italiano a volte(senza fare nomi...), ma Lucarelli sà il fatto suo... E mi stupisce anche perchè conosce musica ricercata e la cita non a caso in uno di questi 3 romanzi.
    L'ispettore Coliandro è uno sfigato e un coglione, e risolve i casi finendoci praticamente in mezzo tanto per fare il gradasso, e ha visto troppi films polizieschi Pro USA.
    E con questa premessa il personaggio è divertente, spassoso a tratti, e Lucarelli lo guida con semplicità fino alla fine.
    Un ottimo passatempo, rilassanti racconti, si poteva fare di meglio però, certo...

    ha scritto il 

  • 3

    Febbraio nero - 22 feb 15

    Un libro che in realtà è una trilogia, ma che va letto come se fossero 2 capitoli e ½ dello stesso romanzo. Un libro di un autore di cui, dai primi scritti del 1990, ho molto, anche se non tutto. Che ...continua

    Un libro che in realtà è una trilogia, ma che va letto come se fossero 2 capitoli e ½ dello stesso romanzo. Un libro di un autore di cui, dai primi scritti del 1990, ho molto, anche se non tutto. Che molto mi piacque e seguì nel suo primo decennio di attività, e che poi continua ad orec-chiare, anche se non con la stessa intensità. Infine, una collana, quella del Giallo Italiano del Corriere che, dopo le prime sedici uscite con molto Scerbanenco, propone un’altra dozzina di romanzi, a partire da questo di Lucarelli. Ho inoltre indicato come data di uscita quella dei tre capitoli, come li chiamo io, in un’unica confezione, mentre singolarmente abbiamo il racconto “Nikita” del 1991, il primo romanzo “Falange armata” del 1993 ed il capitolo finale “Il giorno del lupo” del 1994. Li avevo già nella mia libreria, e li avevo già letti quasi venti anni fa. Ora, tuttavia, ho trovato il gusto di rileggerli, sia per vederne il tempo passato, sia, appunto, per gustarli in una soluzione unica. Ma prima parliamo dell’autore, quando, ancora non travolto, benignamente e con merito, dai fasti televisivi dei misteri notturni ed altre sue meritevoli tra-smissioni, andava presentando il libro “Autosole” appena pubblicato. Era il 2 luglio del 1998, e si stava alla fiera dei libri in Trastevere. Alla fine della divertente serata, mi autografò il libro, ma mentre mi allontanavo, mi accorsi che aveva scritto come data 1 luglio. Tornai indietro, e, una volta andati quasi tutti i presenti, rimasi con lui e discettammo a lungo su quel lapsus. Più che altro per inventare una trama, dove un misterioso assassino usava proprio il trucco della data per costruirsi un alibi. Un esercizio intellettuale, che non portò mai a nessun racconto (che io sappia), ma ad una buona birra in Piazza S. Egidio. Veniamo allora a questi tre capitoli, dove come avrete capito ho una gradita condiscendenza verso l’autore degli anni Novanta. Come spiega nella prefazione postuma, cioè scritta per l’uscita nel 2009, Lucarelli voleva mettere all’opera un poliziotto contemporaneo, dopo aver esordito con l’ispettore De Luca che agiva nei primi anni dell’ultima guerra. Lo voleva inserito nella sua Bologna, ma, volendo usare dei registri un po’ forti, lo stava pensando “machista e razzista”. Cioè l’esatto contrario dei suoi credo. Ma anche più sfortunato che ottuso. Ora, un simile perdente poteva nascere sbilenco se non avesse trovato un contraltare allo sviluppo della storia. Per questo inserisce Simona detta Nikita, punk, dark, psycho, insomma tutto il contrario di Coliandro. Ed è sempre grazie alle intuizioni ed alle conoscenze di Nikita che Coliandro risolve o fa risolvere i casi che affronta. Il primo racconto serve come ad introdurre l’ambiente. Conosciamo Coliandro, Nikita e le anime vaganti nella notte bolognese (quelle che torneranno in “Almost Blue” tanto per intenderci). Coliandro, da sempre emarginato perché da buon razzista ed infatuato di Clint Eastwood, prende a pugni un arrestato prima di farlo parlare, si immischia in situazioni che non gli sono proprie. Cercando di farsi valere come “ispettore Callaghan”, fa solo in modo di mandare a monte un’operazione dei carabinieri. Ma conosce Nikita, e tra i due nasce uno strano sodalizio (opposti che si incontrano). E sarà Nikita a dargli una dritta che risolve un problema di piccoli hacker da strapazzo. Ovviamente il questore la prende a male, e nel romanzo lo trasferisce all’ufficio passaporti. “Falange armata” nasce sull’onda delle prime vicende della Uno bianca, e termina prima che la vicenda reale sia conclusa. Ma serve a Lucarelli per tracciare uno schizzo degli ambienti neonazisti bolognesi. Benché ai passaporti, si aggira sempre per mettersi nei guai, cercando di trovare bandoli di matasse nere tra naziskin ed altre frange eversive. Peccato che, appunto come si scoprirà, ci sono poliziotti in mezzo al casino. Tuttavia, per muoversi negli ambienti “out” non trova di meglio che rivolgersi a Nikita, coinvolgendola in una serie di inseguimenti, botte, uccisioni ed altri momenti difficili. Mentre tutti cercano una pista che non c’è, Coliandro e Nikita si mettono sulle piste di uno skinhead ucciso dopo essere stato fermato. E dopo di lui, tutti quelli che ne sono venuti a contatto fanno una brutta fine. Cosa che sta per fare anche Coliandro, salvato ovviamente da Nikita (con la quale passerà l’unica notte d’amore di tutto il libro). Il caso si risolve, ma Coliandro è sempre più considerato ottuso ed inaffidabile, tanto che dai Passaporti lo passano allo Spaccio. Dove farà casini amministrativi inenarrabili (tipo ordinare 1.500 inutili vasetti di yogurt ai mirtilli), ma dove Nikita lo coinvolge perché ora facendo il Pony Express si ritrova tra le mani una busta con 200 milioni di lire (siamo nel ’94, ve l’ho detto, no?). Ovviamente sono soldi rubati da una cosca mafiosa, che scatenano una guerra tra bande con morti ed altro. E con un coinvolgimento di qualche magistrato compiacente. Altrettanto ovviamente, quando deve scegliere tra due magistrati, Coliandro opta per quello sbagliato, coinvolgendo anche qui Nikita in vicende che li porteranno sull’orlo della rovina. Fortunatamente, i mafiosi decidono che la guerra va contro i loro interessi, e fanno in modo di fermare il tutto, poco prima che Coliandro e Nikita potessero finire uccisi. Finiscono così le avventure dei nostri, con Nikita che si allontana da lui, perché incompatibili, anche se un filo di sensazioni positive scorre fra i due. Purtroppo, Lucarelli non ha trovato altre storie che potessero adattarsi al nostro Coliandro, così che lo lasciamo, sempre macho, sempre razzista, spostato dallo spaccio alle autopattuglie (ma in veste di meccanico…). Lucarelli ha in queste storie un bel piglio ironico che era una delle caratteristiche che più mi erano piaciute all’epoca. E tra un motto e l’altro, riesce a mettere in luce fasti e nefasti della Bologna degli anni ’90, utilizzando quelle modalità che un grande scrittore svizzero, anche se poco noto, Friedrich Glauser disse per la narrativa gialla: “Un ottimo mezzo per dire cose sensate”. Finisco con due note di opposta tendenza. La prima, piacevole, quando Coliandro confessa di odiare il calcio e di preferire la Formula 1 e le corse automobilistica. E vai! La seconda, una tirata d’orecchi ai curatori, che intitolano il libro “L’ispettore Coliandro”, quando per tutte e 323 le pagine Coliandro è solo un sovraintendente, e solo nell’ultima pagina abbiamo il piacere di vedere la cerimonia per la sua promozione ad Ispettore (!). Ma ci fosse una volta che qualcuno ne fa una giusta. Meglio la trasposizione a fumetti, che, molto sagacemente, si chiama solo “Coliandro”.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrive bene Lucarelli; forse ha esagerato con la caratterizzazione di Coliandro che non ne azzecca una: ciò indebolisce la tensione della trama e rende meno noir il racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    Buone trame, ottima la scrittura di Lucarelli, lineare e scorrevole. Si legge veloce che è un piacere.
    Trovo invece francamente troppo marcato l'aspetto caricaturale del protagonista e di tutto ciò ch ...continua

    Buone trame, ottima la scrittura di Lucarelli, lineare e scorrevole. Si legge veloce che è un piacere.
    Trovo invece francamente troppo marcato l'aspetto caricaturale del protagonista e di tutto ciò che ruota intorno a lui.
    Eccessivo in tutto, è più una macchietta che un eroe sbagliato di cui "innamorarsi". La base è buona, forse solo da smussare dagli eccessi e, infatti, ha avuto successo come fiction in tv.

    ha scritto il 

  • 4

    Una 44 Magnum per l’ispettore Coliandro

    Dice Carlo Lucarelli del suo ispettore Coliandro:
    “L’idea nasce letterariamente per un racconto, una serie di romanzi, e dalla volontà di raccontare la mia città che è Bologna, soprattutto da un punto ...continua

    Dice Carlo Lucarelli del suo ispettore Coliandro:
    “L’idea nasce letterariamente per un racconto, una serie di romanzi, e dalla volontà di raccontare la mia città che è Bologna, soprattutto da un punto di vista metropolitano, di un noir metropolitano e, quindi, sono andato a cercare un personaggio di poliziotto che, però, fin dall’inizio ha avuto questa connotazione molto scorretta, molto strana, negativa, ma molto ironica. Ecco che è venuto fuori Coliandro per raccontare una sorta di metropoli che non esiste, come la Bologna di Coliandro, che ha delle connotazioni molto noir. E’ uno di quei personaggi che serve a raccontare la società in trasformazione di oggi; è un personaggio che vive per la strada, che vive anche tutti i pregiudizi che ci sono verso la contemporaneità ed è in grado di far vedere dove i luoghi comuni siano tali oppure dove corrispondano alla realtà. È un personaggio molto vivo, che si fa passare addosso tutto quello che succede e quindi può servire a raccontare molte cose”.

    Mi piace lo stile di Lucarelli, la sua semplicità nel raccontare, la sua bravura nelle caratterizzazioni dei personaggi e nei dialoghi. Perciò mi sono rivolta a lui come “ultima spiaggia” per guarire dalla crisi del lettore che mi attanaglia da quasi due mesi. Non so ancora se sono guarita del tutto, però la lettura non mi ha annoiata e l’ho portata a termine con piacere. Del resto con uno come Coliandro non ci si annoia mai.

    http://youtu.be/jo6JH1k3TGs

    ha scritto il 

  • 4

    Minkia Colià

    Ancora più scemo di quello della serie TV, ma irresistibile, nei suoi comportamenti bigotti, ignoranti, a volte anche un po’ razzisti e soprattutto se vuoi imparare a trattare le donne non affidarti a ...continua

    Ancora più scemo di quello della serie TV, ma irresistibile, nei suoi comportamenti bigotti, ignoranti, a volte anche un po’ razzisti e soprattutto se vuoi imparare a trattare le donne non affidarti a lui se non finisci con qualche denuncia per stolckeraggio e amico di Federica per sempre.
    Le tre storie messe in un unico libro hanno si lui come protagonista, ma anche Nikita, ragazzina, forse un po’ troppo menosetta e acida che mette sotto Coliandro sempre, ma che insieme a lui si trasforma nella coppia più improbabile della letteratura gialla italiana, in pratica ‘sti due risolvono i casi senza volerlo, prendendo spesso una manica e passa di botte e non capendoci niente fino a quando tutto non finisce e loro sono ancora miracolosamente vivi.
    E poi Lucarelli racconta bene della sua Bologna!

    ha scritto il 

  • 4

    Coliandro è come il nome ricorda nell'assonanza.
    Cialtrone, sconclusionato, impulsivo, istintivo.
    Sembra assurdo quello che combina ma è piacevolmente e saggiamente intrecciato alle vicende.
    Grande Lu ...continua

    Coliandro è come il nome ricorda nell'assonanza.
    Cialtrone, sconclusionato, impulsivo, istintivo.
    Sembra assurdo quello che combina ma è piacevolmente e saggiamente intrecciato alle vicende.
    Grande Lucarelli

    ha scritto il