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L'istruttoria

Oratorio in undici canti

Di

Editore: Einaudi

4.4
(172)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806074431 | Isbn-13: 9788806074432 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"L'inferno del maggiore Lager, del Lager per antonomasia è disegnato nella suaestensione e profondità, le sue istallazioni descritte con rigore catastale,l'iter del detenuto minuziosamente tracciato, dalla sosta sulla banchinaferroviaria al forno crematorio. Ma il passato è solo una delle dimensionidell'oratorio di Weiss: l'altra, meno avvertibile per la sua stessa mobilità eambiguità, è quella del presente, del modo in cui quel passato è rivissuto,atteggiato. All'evocazione dei fatti compiuta dagli scampati, corrispondono leinterpretazioni, le prese di posizione degli imputati e di molti «testimoni»,che depongono a piede libero. Questo aspetto dell'Istruttoria, se anche menoemozionante, ha una forza di rivelazione, anzi di denuncia, stupefacente".
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  • 5

    Sublime. Ci sono tomi di 1000 pagine che non fanno comprendere quello che Weiss riesce ad evocare in poche decine. Sull'olocausto, prendendo come obiettivo il tentativo di "comprendere", e' il testo secondo solo a "Se questo e' un uomo" di Levi.

    ha scritto il 

  • 5

    Purtroppo l'ultima parola spetta all'IMPUTATO 1, cioè a Robert Mulka, vicecomandante di Auschwitz:
    "Signor Presidente, in questo processo non vanno dimenticati i milioni di persone che persero la vita per il nostro paese, e non va dimenticato quello che accadde nel dopoguerra, e quello che ...continua

    Purtroppo l'ultima parola spetta all'IMPUTATO 1, cioè a Robert Mulka, vicecomandante di Auschwitz:
    "Signor Presidente, in questo processo non vanno dimenticati i milioni di persone che persero la vita per il nostro paese, e non va dimenticato quello che accadde nel dopoguerra, e quello che si continua a fare contro di noi. Tutti noi, vorrei ancora sottolineare, abbiamo fatto solamente il nostro dovere, anche se spesso ci riusciva difficile ed eravamo sull'orlo della disperazione. Oggi che la nostra nazione ha di nuovo raggiunto una posizione eminente, dovremmo occuparci di altre cose, piuttosto che di accuse che da tempo si sarebbero dovute considerare cadute in prescrizione.
    (Vivo consenso degli imputati)."
    Il solo fatto che osi pronunciarle suona come una condanna a morte per l'umanità.

    ha scritto il 

  • 5

    Accertamento della verità

    È un'opera teatrale basata sulle note che il giornalista Peter Weiss, prese durante il processo contro i crimini commessi dalle SS e dai funzionari del lager di Auschwitz. Il processo in questione fu il primo voluto dai tedeschi per giudicare i crimini da loro commessi; ebbe luogo a Francoforte e ...continua

    È un'opera teatrale basata sulle note che il giornalista Peter Weiss, prese durante il processo contro i crimini commessi dalle SS e dai funzionari del lager di Auschwitz. Il processo in questione fu il primo voluto dai tedeschi per giudicare i crimini da loro commessi; ebbe luogo a Francoforte e durò 2 anni, dal 1963 al 1965 (tanto quanto quello di Norimberga 1946-1948).
    Ogni singola parola in queste pagine è stata veramente proferita, poiché Weiss, presente in aula, riportò su di un taccuino l'intero verbale. Il testo quindi non è stato toccato in nessun punto e nemmeno adattato per la sua rappresentazione teatrale.
    La cosa che più colpisce di questo libro - oltre al suo contenuto - è il modo in cui sono sistemate le parole sulla pagina. Scivolano via, manca quasi totalmente la punteggiatura, le frasi si spezzano, si sospendono mentre i continui enjambement ti spingono più volte a fermarti e riprendere la frase da capo. Le prime righe danno l'impressione di essere metalliche, stridono perché la visione che abbiamo di una trascrizione è totalmente opposta al modo con cui ci viene proposta qui.
    Il titolo "Istruttoria" non corrisponde esattamente al termine tedesco (die Ermittlung). "Indagine", "accertamento della verità" sono due termini che si avvicinano di più al significato reale. Vale spendere del tempo anche per analizzare il sottotitolo ("Oratoria in undici atti"). L'oratoria è un canto di voci maschili di origine medioevale con una grande valenza spirituale che, in un certo senso, stride con il termine giuridico. È simbolico il numero 11, che accostato al termine oratoria, ricorda la partizione in 33 canti della Divina Commedia dantesca. Le pene descritte poi si riallacciano perfettamente ad una visione dell'Inferno sulla Terra.
    21 sono in totale le anime che popolano queste pagine: il giudice, il procuratore, l'avvocato difensore, 18 accusati e 9 testimoni. Degli accusati vengono citati i nomi mentre le vittime rimangono anonime e preferiscono essere chiamate tramite un numero identificativo (esattamente come succedeva dentro al lager). Grottesco che i testimoni siano la metà dei loro aguzzini come grottesco è il comportamento che questi ultimi tengono in aula.

    Non spenderò una parola in più per consigliare questo libro. Credo che per il solo contenuto vada letto e come lui, tutti i libri sulle atrocità che gli uomini compiono sui loro simili.

    ha scritto il 

  • 0

    "Come potevano immaginare che praticamente non esistevano più"

    Come si può dare un voto a un libro testimonianza del genere?

    Lacrime agli occhi, indignazione, rabbia mortale verso gli imputati, mano alla bocca.

    Non c'è descrizione migliore possibile.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mengele arrivava col suo fare disinvolto
    i pollici infilati nel cinturone
    accennando benevolmente col capo ai bambini
    che lo chiamavano zio
    prima di essere squartati
    nel suo laboratorio." (p. 61)

    ha scritto il 

  • 4

    un libro durissimo, per i contenuti trattati e per la forma stessa (quella dello stralcio da atti processuali), ma, come tanti altri testi che trattano dell'olocausto, di lettura necessaria e direi doverosa.

    ha scritto il 

  • 5

    "Noi li chiamiamo eroi
    ma la loro morte fu vana
    Li vediamo davanti a noi
    questi milioni
    nella luce dei riflettori
    tra ingiurie e latrati
    e il mondo oggi chiede
    come fu possibile
    che si facessero annientare a quel modo
    Noi
    che continuiamo ...continua

    "Noi li chiamiamo eroi
    ma la loro morte fu vana
    Li vediamo davanti a noi
    questi milioni
    nella luce dei riflettori
    tra ingiurie e latrati
    e il mondo oggi chiede
    come fu possibile
    che si facessero annientare a quel modo
    Noi
    che continuiamo a vivere con quelle immagini
    sappiamo
    che milioni di persone possono aspettare di nuovo così
    di fronte alla loro distruzione..."

    ha scritto il