L'italiano

ovvero Il confessionale dei penitenti neri

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar classici)

3.7
(153)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 545 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8804605154 | Isbn-13: 9788804605157 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandro Gallenzi

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Rosa

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Descrizione del libro
Napoli, 1764: Vincenzo di Vivaldi ed Elena di Rosalba, giovani innamorati dall'animo semplice e puro, vedono il loro sogno d'amore contrastato dalla perfida marchesa, la madre di lui, che non ritiene la ragazza all'altezza della sua nobile e ricca famiglia. Ad aiutare la malvagia donna nel tessere la sua trama è il diabolico monaco Schedoni, uno dei personaggi più riusciti della Radcliffe: è lui "l'italiano" che dà il titolo al romanzo, losco figuro dal passato ambiguo, di nobili natali ma caduto in disgrazia dopo essersi macchiato di un'orribile colpa. Discendente del Satana di Milton e fratello dei Masnadieri di Schiller, Schedoni è diventato in breve prototipo di tutti gli antagonisti del romanzo gotico e oltre. Tra atmosfere cupe e spaventose, colpi di scena, misteri inspiegabili, terribili prove cui sono sottoposti i personaggi, si dispiega una trama che a suo tempo conquistò tantissimi lettori in Inghilterra contribuendo al diffondersi della nuova sensibilità romantica.
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  • 4

    schedoni for president!

    romanzo intrigante,piacevole e scorrevole: una bellissima sorpresa che miss Radcliffe teneva in serbo per me e la mia estate libresca.
    la trama avvince sin da subito,i personaggi si fanno amare nonost ...continua

    romanzo intrigante,piacevole e scorrevole: una bellissima sorpresa che miss Radcliffe teneva in serbo per me e la mia estate libresca.
    la trama avvince sin da subito,i personaggi si fanno amare nonostante i due fidanzatini siano un pò scialbi e anonimi e gli avvenimenti incalzano senza sosta,sebbene la storia sia a tratti abbastanza prevedibile.
    il bello sta tutto lì: sai già come finirà. chi è figlio di chi,chi ha tradito, chi si è sacrificato ma non riesci a metter giù il librone (eh sì le pagine non son poche:-))
    per le contenute digressioni che tanto piacciono all'autrice l'ho preferito a Udolpho,per il minor pathos di alcuni passaggi avrei voluto essere vicino al quadro velato del celebre castello...mai contenta!

    ha scritto il 

  • 3

    La grande letteratura emerge solo a tratti

    Vi sono libri che, sia pure scritti in epoche e magari nell'ambito di culture molto diverse dalle nostre, mantengono intatta la loro forza emozionale e comunicativa. Sono quelli che definiamo classici ...continua

    Vi sono libri che, sia pure scritti in epoche e magari nell'ambito di culture molto diverse dalle nostre, mantengono intatta la loro forza emozionale e comunicativa. Sono quelli che definiamo classici, perché sanno parlarci ancora oggi, sanno descriverci situazioni e sentimenti che ancora riusciamo a decifrare, in una parola sanno ancora dirci qualcosa che ci aiuta a capire meglio la realtà, personale e sociale, in cui siamo immersi ogni giorno.
    Questa è la mia definizione, forse un po' confusa e parziale, di un classico, ed in questo senso credo di poter dire che L'Italiano di Ann Radcliffe non si possa considerare un classico, a dispetto del fatto che l'editore Frassinelli, cui va comunque il grande merito di avercene proposto una nuova traduzione integrale una ventina d'anni fa, l'abbia inserito in una collana chiamata addirittura I Classici Classici.
    A mio avviso, infatti, L'Italiano è un romanzo strettamente legato al periodo storico ed al contesto in cui fu scritto, la fine del settecento in Gran Bretagna; riletto oggi, per essere apprezzato richiede lo sforzo di cercare di calarsi in quel contesto, ed anche quando ciò riesca non possono non emergere i difetti strutturali di quello che già ai suoi tempi probabilmente poteva essere considerato un buon romanzo d'appendice. Troppo deboli la maggior parte dei personaggi, troppo unilaterali e schematici le loro personalità e i loro modi di agire per consegnarci un romanzo che vada al di là dell'essere una testimonianza storica di come una parte della letteratura di quell'epoca si stesse attrezzando per divenire, in nuce, una forma espressiva aderente ai gusti e alle richieste di un pubblico borghese. Vi è però subito da aggiungere che in questo quadro che fa de L'Italiano un antesignano del romanzo di genere e d'appendice non mancano alcuni tratti nei quali fa capolino la grande letteratura, o che quantomeno testimoniano la capacità della scrittrice di essere parte attiva delle grandi correnti culturali che attraversavano l'epoca in cui visse. Ma andiamo con ordine.
    L'Italiano è un romanzo gotico, nel senso che costruisce la storia attorno al mistero ed alla suspance, e proprio la capacità di creare attesa per lo sviluppo della storia, di fare sapiente uso dei colpi di scena è il tratto per cui Ann Radcliffe fu riconosciuta anche in vita come una grande scrittrice. Le sue due opere principali, questo romanzo (del 1797) e il di poco antecedente I misteri di Udolpho furono dei veri e propri best-sellers, soprattutto tra il pubblico femminile della ormai trionfante borghesia britannica.
    Il primo elemento che esprime con forza, per noi quasi paradossalmente, l'atmosfera gotica del romanzo è l'ambientazione nell'Italia del centro-sud, tra Napoli, Roma e l'Abruzzo. Alla fine del settecento l'Italia per il pubblico britannico della Radcliffe era sicuramente un paese sconosciuto e, come dice anche il curatore del volume Alessandro Gallenzi nella sua pregevole postfazione, nell'immaginario collettivo un paese selvaggio, pieno di rovine antiche, abitato da gente strana, con costumi e mentalità affatto diversi rispetto a quelli britannici: se si pensa come ancora nel 1957 la BBC potesse imbastire il celeberrimo scherzo del raccolto degli spaghetti possiamo pensare cosa sapessero dell'Italia gli inglesi di due secoli prima. La stessa Radcliffe non è mai stata nel nostro Paese, ma proprio questa Italia sconosciuta permette alla Radcliffe di ambientare una storia che narra di avvenimenti quasi contemporanei alla scrittura (i fatti narrati si svolgono nel 1758) in un contesto arcaico ed ancestrale, in cui le passioni umane si esprimono con modalità affatto diverse da quelle della fredda Inghilterra in piena prima industralizzazione. Ne derivano descrizioni di un'Italia stereotipata, dove i paesaggi napoletani sono meravigliosamente dolci e pieni di vividi colori, mentre gli Appennini sono fatti di boschi cupi e di orride gole. Naturalmente anche gli abitanti che fanno da contorno alla storia in questa Italia favolosa sono fortemente tipizzati: in genere i pescatori napoletani la sera ballano sulla spiaggia, mentre i contadini abruzzesi sono rudi ma leali. Al di là degli inevitabili stereotipi, tuttavia, ritengo che il paesaggio e le sue descrizioni, che così gran parte hanno nel determinare l'atmosfera complessiva del libro, siano uno degli elementi fondamentali che denotano il carattere preromantico del romanzo.
    In questa Italia meridionale quasi medievale, dove agiscono forze oscure come la Santa Inquisizione, si snoda la storia d'amore tra Vincenzo di Vivaldi ed Elena di Rosalba. Naturalmente è una storia d'amore drammatica, osteggiata dalla famiglia di lui, piena di intrighi e che avrà lo scontato lieto fine. Come detto molti dei personaggi sono veramente troppo convenzionali (soprattutto per la nostra sensibilità di lettori contemporanei) per non far a volte sorridere delle ingenuità della scrittrice. in particolare i due protagonisti, Vincenzo – innamorato intrepido pronto ad affrontare ogni pericolo per sposare la sua amata - e Rosalba - giovane dotata di ogni virtù, apparentemente di umili condizioni ma che naturalmente si rivelerà essere la rampolla di una nobilissima famiglia – sono i due anelli più scontati e deboli della catena dei personaggi che appaiono nel romanzo. E' invece nei coprotagonisti e nei personaggi di contorno che Ann Radcliffe rivela secondo me il meglio delle sue capacità di narratrice. Il malvagio monaco Schedoni, vero deus ex machina della vicenda, è infatti sicuramente un personaggio complesso, meno manicheo dei due innamorati, più sfaccettato nei suoi sentimenti, e per questo dotato di indubbi tratti di modernità: l'autrice ci mostra il suo animo tormentato con tratti che ancora una volta proiettano il romanzo verso l'incipiente romanticismo.
    Un'altra figura notevole è secondo me la madre di Vincenzo: non perché sia un personaggio a tutto tondo come Schedoni – è malvagia sino al midollo, e si pente solo sul letto di morte - ma perché è a mio avviso strano che l'autrice abbia affidato un ruolo appunto così malvagio ad una donna, alla madre del protagonista. Si può immaginare la reazione del pubblico di Ann Radcliffe, che era prevalentemente femminile, a questo ruolo e concludere che forse questo è l'elemento più inquietante inserito dall'autrice in una trama che aveva come scopo primario quello di rassicurare sull'inevitabile trionfo del bene.
    Altro personaggio topico del romanzo è Paolo, il fedele servitore di Vincenzo: non tanto per il suo essere il tipico napoletano come veniva immaginato dall'autrice, quindi furbo, salace e sempre allegro e danzante, quanto per il fatto di esprimere benissimo il ruolo che per la borghese Radcliffe dovevano giocare le classi subalterne. Paolo è letteralmente innamorato del proprio padrone, si butta costantemente ai suoi piedi per baciargli gli stivali, ed alla fine della vicenda rifiuta l'indipendenza offertagli per stare accanto a lui tutta la vita. Ah, se fossero stati così fedeli e remissivi anche gli ingrati operai delle tessiture di Manchester…
    L'Italiano di Ann Radcliffe è quindi un libro che oggi ci può lasciare perplessi per la sua ingenuità, ma che tuttavia ci può interessare per una serie di motivi. E' innanzitutto un libro che va letto alla luce del contesto storico in cui fu scritto, e di questo contesto, della sua percezione da parte delle classi dominanti ci dice molto. E' anche un romanzo che scopertamente intende giocare un ruolo didattico nei confronti di un nascente pubblico di massa, se per massa si intende la piccola borghesia inglese dell'epoca. Contiene però alcuni elementi che lo proiettano verso il profondo cambiamento delle forme espressive che caratterizzerà da lì a poco il pieno affermarsi del romanticismo, nel cui ambito soprattutto nel contesto anglosassone la letteratura gotica giocherà un ruolo di primo piano. Certo, siamo ancora lontani dalle capacità espressive di una Wollstonecraft-Shelley o di un Polidori (entrambi nascevano ai tempi della scrittura de L'Italiano), ma i semi di un genere che col tempo avrebbe permesso di esprimere letterariamente le angosce di un secolo erano gettati, forse all'insaputa dell'autrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Un briciolo di amore in meno forse sarebbe stato meglio...

    Da appassionata di Gothic Novels, ho letto con un certo interesse questo volume di Ann Radcliffe.

    Le tre stelle di giudizio derivano dal fatto che, se da un lato l'amore è uno degli elementi ridondan ...continua

    Da appassionata di Gothic Novels, ho letto con un certo interesse questo volume di Ann Radcliffe.

    Le tre stelle di giudizio derivano dal fatto che, se da un lato l'amore è uno degli elementi ridondanti del genere, qui forse se ne è leggermente abusato in alcune parti del romanzo, tanto da far apparire il tutto un po' troppo mieloso e sdolcinato.

    Ho preferito di gran lunga i capitoli più ricchi di avventura, intrigo e mistero, pregni di colpi di scena e agnizioni come da classica letteratura inglese.

    Molto interessante la critica alla categoria religiosa, rappresentata da Schedoni, monaco crudele e corrotto, personificazione di un decadimento della Chiesa da sempre regnante.

    Nel complesso lo consiglio a tutti gli amanti del genere; può piacere un po' a tutti. Forse avranno delle remore quelli a cui non piacciono le romanticherie e le prolissità in tal senso.

    ha scritto il 

  • 4

    Mrs. Radcliffe colpisce ancora!

    Che dire? Dopo "I misteri di Udolpho" non vedevo l'ora di rituffarmi nuovamente nelle magiche atmosfere gotiche di Ann Radcliffe. "L'italiano" (ovvero, "il confessionale dei penitenti neri", come aggi ...continua

    Che dire? Dopo "I misteri di Udolpho" non vedevo l'ora di rituffarmi nuovamente nelle magiche atmosfere gotiche di Ann Radcliffe. "L'italiano" (ovvero, "il confessionale dei penitenti neri", come aggiunge l'autrice nel titolo completo dell'opera) è un romanzo decisamente più breve di Udolpho (praticamente è lungo la metà), ma non meno affascinante! Una stellina in meno solamente perché Udolpho mantiene vive quelle atmosfere gotiche tipiche (il castello, i fantasmi, i suoni percepiti, i segreti celati in passaggi segreti) che - per la differente ambientazione - ne "L'italiano" vengono sostituite con elementi meno sublimi...

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo bello, traduzione a tratti deludente

    ***Recensione ALLA STORIA***

    Mi è piaciuto sia per la trama sia per le ambientazioni; per me non è un difetto il fatto che l'autrice abbia usato molta fantasia nel descrivere l'Italia, anzi! E' un rom ...continua

    ***Recensione ALLA STORIA***

    Mi è piaciuto sia per la trama sia per le ambientazioni; per me non è un difetto il fatto che l'autrice abbia usato molta fantasia nel descrivere l'Italia, anzi! E' un romanzo, quindi anche se non c'è il realismo va bene lo stesso, anzi è anche meglio così è più suggestivo, come quei dipinti in cui vengono raffigurate insieme rovine romane inventate o messe fuori posto.
    C'è il gusto romantico di associare paesaggio e sentimento, e c'è un noir-gotico-orrido che lascia comunque qualche brivido, anche se probabilmente è all'acqua di rose rispetto a cosa si scrive e si vede nei libri moderni.

    ***Recensione ALLA TRADUZIONE***

    Nelle note si parla di una traduzione moderna, di un disprezzo per «i baroni della letteratura degli anni '50 che scrivevano in un italiano più antiquato di quello usato da DeAmicis in Cuore»... ma scherziamo o che cosa? Se questo è l'italiano moderno, che Dio ce ne scampi e liberi, ed evviva alle traduzioni antiquate di una volta! Io leggo la versione italiana perché non ho voglia di sbattermi a leggere quella originale, ma a saperlo che la traduzione era così avrei letto l'inglese senza dubbio!
    Possibile che il libro debba essere pieno che versa di frasette di mezza-una riga l'una, con punti di sospensione a ogni passo? A parte che a me viene l'affanno a leggere un libro così, mi chiedo: se l'inglese usa spesso punti e virgola, due punti, verbi al gerundio, etc... che ti costa, traduttore, a far lo stesso in italiano, sforzandoti almeno di rendere le frasi con la loro bella costruzione, invece di spezzarle in questa maniera indegna???

    Esempio: «Il giovane passò tutta la serata a Portici PUNTO All'ora del suo rientro a Napoli il marchese non era ancora tornato e perciò non riuscì a sapere di che cosa volesse parlargli PUNTO Gli arrivò un biglietto da Bonarmo PUNTO Si rifiutava di accompagnarlo alla fortezza e gli consigliava di fare a meno di andare in quel luogo, era troppo pericoloso PUNTO». E avanti così... prego ora considerare l'inglese.
    «He remained at Portici the following evening, and, on his return to Naples, the Marchese being again absent, he continued ignorant of the intended subject of the interview. A note from Bonarmo brought a refusal to accompany him to the fortress, and urged him to forbear so dangerous a visit»

    Io non sto criticando con il fine di dire che farei meglio (perciò non state a commentare cose tipo "se sei tanto intelligente fattelo da sola"; il punto è che io non sono una traduttrice :) Ma visto che c'è gente che fa il traduttore di mestiere, sarebbe bene che lo facesse meglio, e non in questo modo che secondo me è pietoso. E tutte queste frasi così spezzate mi rovinano tutto ciò che invece della traduzione è fatto bene.
    Oh, e un'altra cosa: ho notato qualche congiuntivo latitante e un paio di elementi grammaticali che, se non proprio errati, sono sicuramente stridenti per chi cerca un italiano tradizionale (e in un romanzo così, che non è moderno, mi sarebbe piaciuto in alcuni punti maggior cura per rendere l'atmosfera "antica", senza voler a tutti i costi rendere moderno ciò che non lo è).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Premettendo che il romanzo gotico negli ultimi tempi forse è il genere che preferisco, mi sono accostato a questo romanzo proprio perchè suggerito da molti come pilastro del "romanzo nero".
    Devo dire ...continua

    Premettendo che il romanzo gotico negli ultimi tempi forse è il genere che preferisco, mi sono accostato a questo romanzo proprio perchè suggerito da molti come pilastro del "romanzo nero".
    Devo dire che le ambientazioni, i segreti, la storia d'amore dei protagonisti sono tipici del genere, ma forse in questo caso siamo ancora agli albori. I personaggi son tutti decisamente fuori le righe; chi troppo ligio al dovere, chi troppo meschino, chi troppo stupido, chi decisamente improbabile. La trama anch'essa in alcuni punti è decisamente scialba; non tanto per alcune ambientazioni italiane "tipicamente falsate", ma soprattutto per le varie situazioni simili più al grottesco rispetto al vero Gotico. Dovranno giungere gli anni di Frankestein e di Dracula. Da considerare in maniera positiva sono invece le possibilità date dalla Radcliffe al personaggio femminile che diverrà una vera eroina del tempo, in quanto vengono concesse scelte decisionali fuori del tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Capolavoro di romanzo romantico, perchè di questo si tratta, con spunti gotici.
    La definizione classica del romanzo (classificato all' unisono come romanzo gotico) è dovuta a un approfonditissimo stud ...continua

    Capolavoro di romanzo romantico, perchè di questo si tratta, con spunti gotici.
    La definizione classica del romanzo (classificato all' unisono come romanzo gotico) è dovuta a un approfonditissimo studio delle paure dei personaggi derivate dalle terribili prove che sono portati a superare. E quindi nella loro mente una caverna buia diventa covo di spiriti malvagi, e le camere di tortura dell' inquisizione, così tanto poco illuminate da rendere equivoca ogni sagoma divengono l' inferno in terra, con tanto di urla agghiaccianti provenienti da un luogo indistino nell' oscurità.
    Ma il soprannaturale, quello che presto o tardi compare sempre nel romanzo gotico, non si mostra mai, rimanendo latente per tutto lo scorrere del libro.
    Meraviglioso lo studio della psiche dei personaggi che, per quanto stereotipati, funzionano sempre. Ma il vero protagonista non è Vivaldi, nè tantomeno Elena, ma Schedoni, la cui storia coincide con la storia stesssa del romanzo.

    ha scritto il