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L'occhio del diavolo

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Big)

3.6
(94)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 405 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806197436 | Isbn-13: 9788806197438 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

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Descrizione del libro
In una Istanbul che emana tutto il fascino malinconico di un grande impero in decadenza, il detective eunuco Yashim indaga su un caso che lo porterà nelle più recondite stanze del palazzo: il serraglio del sultano.
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    Istanbul era un alveare di gallerie, cisterne e buche nel terreno; cantine sigillate, idrovie in disuso, fondamenta ad arco di epoca romana. Nessuno sapeva dove passassero né come fossero collegate. Componevano una buia immagine speculare della città soprastante, l’impronta dei secoli trascors ...continua

    Istanbul era un alveare di gallerie, cisterne e buche nel terreno; cantine sigillate, idrovie in disuso, fondamenta ad arco di epoca romana. Nessuno sapeva dove passassero né come fossero collegate. Componevano una buia immagine speculare della città soprastante, l’impronta dei secoli trascorsi dall’epoca in cui Costantino aveva piantato il suo vessillo sulle rive del Bosforo e dato il suo nome alla città.

    Dopo un viaggio a Istanbul e adeguate letture, ho apprezzato questo romanzo molto di più dell’”Albero dei Giannizzeri”, letto tempo fa unicamente con l’approccio del giallo storico.
    Jason Goodwin non sbaglia una virgola nel descrivere la capitale dell’Impero Ottomano ormai in decadenza, negli anni trenta dell’Ottocento.
    I luoghi, i personaggi, il melting pot di Turchi, Bosniaci, Albanesi, Circassi, Greci è reso perfettamente.
    Yashim, il James Bond eunuco al servizio della Sublime Porta, oltre che un abile detective è un appassionato di cucina, e anche su questo aspetto l’autore è di una precisione invidiabile.

    Oltre alla vicenda storica di Fevzi Ahmet, l’ammiraglio ottomano che consegnò la flotta turca all’Egitto da poco indipendente, e ai continui intrighi della Russia, rivale dell’Impero in nome di una continuità con i Bizantini, questo romanzo è caratterizzato dalla narrazione puntuale delle dinamiche dell’harem, che non scade mai nella leggenda che ne ha fatto una sorta di paradiso dell’erotismo sfrenato, per raccontarlo così com’era: una sorta di accademia, di collegio con regole e protocolli molto severi. E di inevitabili invidie, gelosie, ripicche che un luogo di convivenza forzata e competizione induce in chi si ritrova a viverci.

    ---

    Questo breve capitolo mi è piaciuto moltissimo per la sua forza evocativa.

    Fra le lontane montagne un pastore si preparava alla morte. Aveva vissuto molte estati, ma adesso il sole non lo scaldava più e capì che era giunta la sua ora.
    Il pastore spiegò al figlio tutto sul gregge e gli agnelli appena nati, sulla mietitura del grano.
    Della faida, però, non disse niente. Del disonore che si poteva lavare solo con il sangue.
    Benedisse il ragazzo e si voltò faccia al muro.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno dei migliori della serie. Si legge benissimo, con quella serie di momenti e immagini condensati in capitoli di poche pagine. La soluzione del caso arriva, come al solito, troppo di improvviso. Gli eventi si svolgono per il 98% del libro, poi puf! L'illuminazione del detective e la soluzione i ...continua

    Uno dei migliori della serie. Si legge benissimo, con quella serie di momenti e immagini condensati in capitoli di poche pagine. La soluzione del caso arriva, come al solito, troppo di improvviso. Gli eventi si svolgono per il 98% del libro, poi puf! L'illuminazione del detective e la soluzione in 2 pagine. Fine.
    Forse è il bello di questa serie: dare scorci, raccontare vite, poi ocncludere. Forse uno svolgimento più linerare e meglio bilanciato sarebbe meglio.
    In ogni caso, bello. Avvolgente più che avvincente. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche con questo quarto libro Goodwin non mi ha deluso, un ottimo giallo storico con il mio eunuco preferito Yasmim.
    Ottimo l'ambientazione e le descrizioni di Istanbul, anche se in alcuni passaggi si sente un impronta troppo moderna, soprattutto in dialoghi e alcune azioni.
    Consiglia ...continua

    Anche con questo quarto libro Goodwin non mi ha deluso, un ottimo giallo storico con il mio eunuco preferito Yasmim.
    Ottimo l'ambientazione e le descrizioni di Istanbul, anche se in alcuni passaggi si sente un impronta troppo moderna, soprattutto in dialoghi e alcune azioni.
    Consigliato a tutti gli amanti dei thriller e del Medio Oriente.

    ha scritto il 

  • 2

    La cosa più affascinante di questo libro è l'atmosfera esotica di Istanbul (che è anche il motivo per cui l'ho comprato), l'anima multiforme e composita dell'impero ottomano, in bilico fra tradizione e modernità. Purtroppo c'è poco altro: la vicenda è piuttosto confusa e un po' inverosimile, alcu ...continua

    La cosa più affascinante di questo libro è l'atmosfera esotica di Istanbul (che è anche il motivo per cui l'ho comprato), l'anima multiforme e composita dell'impero ottomano, in bilico fra tradizione e modernità. Purtroppo c'è poco altro: la vicenda è piuttosto confusa e un po' inverosimile, alcune trame sono lasciate in sospeso, i personaggi sono poco approfonditi: è come la cornice bellissima di un quadro mediocre.

    ha scritto il 

  • 4

    Un magico tappeto volante per uno sguardo disincantato sugli ultimi anni dell'impero ottomano

    Da sempre le atmosfere e gli intrighi della città sul Bosforo rendono i romanzi di Goodwin belli e piacevoli di per se. Spesso, però, riescono ad essere talmente coinvolgenti da inglobare e svilire le trame, volutamente sfumate e tortuose, dei racconti. Non accade in questo quarto appuntamento ch ...continua

    Da sempre le atmosfere e gli intrighi della città sul Bosforo rendono i romanzi di Goodwin belli e piacevoli di per se. Spesso, però, riescono ad essere talmente coinvolgenti da inglobare e svilire le trame, volutamente sfumate e tortuose, dei racconti. Non accade in questo quarto appuntamento che non a caso è uno dei volumi più belli e piacevoli della serie.

    ha scritto il 

  • 4

    Yashim cuoco, investigatore con la capacità di non farsi notare, non delude nemmeno stavolta: alle prese con un funzionario corrotto e con i misteri dell'harem, in compagnia del meraviglioso ambasciatore polacco. Un altro bel ritratto della Istambul ottocentesca.

    ha scritto il 

  • 2

    Non è all'altezza dei precedenti. Sebbene lo sfondo sia dei più affascinanti da solo non può reggere una trama inconsistente e inconcludente. Se fosse una ricetta di Yashim sarebbe piena di spezie profumi verdure ma mancherebbe l'ingrediente principale.
    Infine, qualcuno che lo ha letto mi s ...continua

    Non è all'altezza dei precedenti. Sebbene lo sfondo sia dei più affascinanti da solo non può reggere una trama inconsistente e inconcludente. Se fosse una ricetta di Yashim sarebbe piena di spezie profumi verdure ma mancherebbe l'ingrediente principale.
    Infine, qualcuno che lo ha letto mi spiega il senso "dell'uomo con il coltello"?

    ha scritto il