L'odore dell'India

Di

Editore: Guanda

4.0
(645)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882462471 | Isbn-13: 9788882462475 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
Nel 1961, in compagnia di Alberto Moravia e Elsa Morante, Pasolini si reca perla prima volta in India. Le emozioni e le sensazioni provate sono così intenseda spingerlo a scrivere queste pagine, un diario di viaggio divenuto un librodi culto. Pasolini si aggira attento nella realtà caotica del subcontinenteindiano, osservando i gesti e le movenze della gente, seguendo i colori deipaesaggi e soprattutto l'odore della vita. I templi di Benares, le notti diBombay, tutto l'incanto di una terra ammaliante e, insieme, l'orroredell'esistenza che vi si conduce ci vengono restituiti con l'originalità divisione di uno dei nostri più grandi scrittori.Con un'intervista di Renzo Paris ad Alberto Moravia.
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  • 4

    Pasolini indiano

    Se Pasolini ti dà un appuntamento dove naturalmente penseresti di incontrarlo? Chiaro a Roma, in un quartiere della borgata romana teatro della sua esistenza adulta, sfondo delle sue storie.
    Inve ...continua

    Se Pasolini ti dà un appuntamento dove naturalmente penseresti di incontrarlo? Chiaro a Roma, in un quartiere della borgata romana teatro della sua esistenza adulta, sfondo delle sue storie.
    Invece il mio primo incontro con Pier Paolo Pasolini, per una casualità che non saprei neppure spiegare, non è avvenuto a Roma, né in altra provincia Italiana o europea, ma in India.

    Nel 1961, accompagnato da Moravia ed Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini fa il suo primo viaggio nel subcontinente indiano per assistere ad una commemorazione del poeta Tagore.

    Sbarca in India con l’entusiasmo, la concitazione, la fregola di un bambino che vede per la prima volta un Luna Park, quella sensazione nota di trovarsi non solo in un paese che non ha mai visitato ma addirittura in un nuovo continente amplifica al massimo il suo parossismo.
    Appena arrivato stanco, esausto dal lungo tragitto aereo non sta nella pelle Sono le prime ore della mia presenza in India, e io non so come dominare la bestia assetata chiusa dentro di me, come in una gabbia e costringe Moravia, che vorrebbe rifugiarsi in hotel, a tuffarsi nel nocciolo della vita indiana e cominciano a perdersi nella notte del lungomare di Bombay.
    Per settimane percorrerà ampie porzioni di questo triangolo multiforme cogliendo con sguardo aperto e compassionevole gli aspetti più noti dell’immenso paese: la povertà che trasuda in ogni anfratto, i nugoli di questuanti, i mendicanti che di notte dormono sui marciapiedi, sotto un portico, appoggiati ad una colonna o ai margini di grandi alberghi, gli sgargianti multicolori dei sari che avvolgono le donne, gli asciugamani bianchi legati in vita che coprono per quel minimo indispensabile gli uomini gente scalza vestita come nella Bibbia; sembrano essere tutti come scampati ad un terremoto ma felici per esserne sopravvissuti.
    Sporcizia dappertutto, vacche magre in maniera oscena che deambulano ovunque mescolate alla folla, villaggi costruiti con fango e sterco che si susseguono in una monotonia senza fine, carretti per le strade, lebbrosi, quella suddivisione in caste abolita per legge ma ancora radicata nei costumi e negli schemi mentali degli indiani stessi, la loro religione astratta e filosofica così difficilmente definibile che diventa pratica di vita fatta di riti e consuetudini locali a volte alquanto bizzarre.

    Pasolini descrive un paese in cui tutto è estremo, tutto tendente all’ infinito per vastità geografica degli stati che lo compongono, per varietà di paesaggi che attraversano le sue latitudini, per numero di quegli abitanti (400 milioni) differenti ma accomunati da una indole mite dove la tolleranza e una forma di pacifismo sono parte del dna, indiani che sorridono per una loro dolcezza di natura ma mai per allegria.

    Alle sensazioni visive, olfattive, Pasolini aggiunge quelle impressioni più intime ed emozionali che gli vengono dal cuore, la sua compartecipazione ad una umanità che è come sotto costante naufragio e l’illusione che aiutando anche uno solo dei reietti che vagano per le strade si possa allentare il peso di tutta una umanità sofferente, perché come dice una frase del Talmud chi salva una vita salva il mondo intero.

    Prima di leggere questo breve reportage l’India meta di un ipotetico viaggio non mi attraeva, potendo scegliere avrei avuto altre priorità, mi attrae scarsamente anche ora per la verità, sebbene la mia ritrosia si sia in parte attenuata, ma sento di avere guadagnato comunque qualcosa di prezioso.
    Perché la figura di Pasolini mi ha sempre incusso un misto di timore, di paura come di varcare un ignoto scabroso e totalmente anticonformista raggelante, una personalità di alta rottura, invece mi sono trovata d fronte un uomo dotato di una dolcezza estrema, di una sensibilità profonda e una toccante umiltà di fronte al nuovo, quell’atteggiamento di vero viaggiatore che si mantiene tanto lontano dalla figura del vero turista.
    Ora sono pronta per affrontare questo autore non più in lidi lontani come quelli indiani bensì laddove lui fu di casa e con tutte le sue possibili contraddizioni.

    ha scritto il 

  • 5

    È Pasolini!

    Che testa ragazzi! Che scrittura, che leggerezza, che intelligenza! Una descrizione lieve - e drammatica - di una terra affascinante, misteriosa. Sulla mia edizione c'è in fondo l'intervista fatta a P ...continua

    Che testa ragazzi! Che scrittura, che leggerezza, che intelligenza! Una descrizione lieve - e drammatica - di una terra affascinante, misteriosa. Sulla mia edizione c'è in fondo l'intervista fatta a Pasolini al suo ritorno: partite da lì e capirete che testa abbiamo perso e, qualcuno, dimenticato.

    ha scritto il 

  • 5

    L'odore di un libro poetico, scritto magistralmente

    Non sono stata in india, ma devo ringraziare Pasolini per il quadro che ne ha dato, Toccante, umano, a tratti commevente, originale.
    Un Libro, con la L maiuscola, uno dei piu' belli che abbia letto ...continua

    Non sono stata in india, ma devo ringraziare Pasolini per il quadro che ne ha dato, Toccante, umano, a tratti commevente, originale.
    Un Libro, con la L maiuscola, uno dei piu' belli che abbia letto

    ha scritto il 

  • 4

    E' incredibile come i miei occhi, a più di mezzo secolo di distanza, abbiano visto pressoché le stesse identiche cose osservate da Pasolini.
    "Subito comincia il brulichio, come di tanti vermiciattoli ...continua

    E' incredibile come i miei occhi, a più di mezzo secolo di distanza, abbiano visto pressoché le stesse identiche cose osservate da Pasolini.
    "Subito comincia il brulichio, come di tanti vermiciattoli colorati. E' il bazar, la strada centrale del villaggio: l'eterna fila di negozietti sostenuti da zampe di legno, con dentro merci e venditore accoccolato, e, davanti il vortice dei vecchi, dei ragazzi, delle donne, con gli stracci colorati e i dolcissimi sorrisi tra le turpi gobbe delle vacche randage."
    L'India è un mondo incredibile, colmo di dolorose contraddizioni e struggente bellezza.
    Occhi profondi e languidi e sorrisi larghi e dolcissimi sono ancora dipinti sui volti della sua gente.

    ha scritto il 

  • 4

    PPP mon amour

    L'india di Pasolini non ha nulla di analitico o di obiettivo. E' un'India viscerale, convulsa, contratta, agonizzante, spumeggiante. Un India "primitiva", come direbbero alcuni. E PPP non scrive, ma f ...continua

    L'india di Pasolini non ha nulla di analitico o di obiettivo. E' un'India viscerale, convulsa, contratta, agonizzante, spumeggiante. Un India "primitiva", come direbbero alcuni. E PPP non scrive, ma filma, le sue parole saltano fuori dall apagina e ci investono in pieno.

    La prosa, del grande PPP, del poeta PPP, è di una bellezza struggente, di una bellezza che fa invidiare quest'uomo per la sua capacità di scegliere le parole.

    Devo dire che l'approccio più analitico, più storico, più razionale mi è mancato, e forse lo troverò nella controparte di questo libro, quellos critto da MOravia, dove, mi dicono, si analizzano di più questi aspetti.

    Mi lascia anche un po' di amaro in bocca la prospettiva molto "coloniale", da colore locale, da successione di curiosità di viaggio, l'ignoranza pasoliniana su alcuni degli aspetti più banali ( possibile non sapesse che è impensabile mangiare ocn la sinistra?). Ma questa ingenuita, questa naiveté un po' autentica un po' forse studiata, costituiscon nello stesso tempo la forza del testo. Ed è così che me lo sono goduto.

    "Le cose mi colpivano ancora con violenza inaudita: cariche di interrogativi, e, come dire, di potenza espressiva. I colori dei pepli delle donne, che lì erano perdutamente accesi, senza nessuna delicatezza, verdi che erano azzurri, azzurri che erano viola; l‘oro delle conchette per l’acqua, piccole e preziose come scrigni; i mucchi di folla vestita di stracci svolazzanti; i sorrisi nelle facce nere sotto i turbanti bianchi: tutto mi si riverberava nella cornea, imprimendosi con tale violenza da scalfirla. "

    http://youtu.be/ozbn6GIN7GA

    ha scritto il