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L'ombra dello scorpione

Edizione integrale

Di

Editore: Club degli Editori su licenza Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas

4.3
(3805)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 929 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Olandese , Russo , Ceco , Portoghese , Polacco , Ungherese

Isbn-10: A000072344 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Adriana Dell'Orto , Bruno Amato

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Era da tanto che volevo leggerlo, e conferma l’idea che ho sempre avuto di King: un grande narratore di storie, un’immaginazione vivida e prodigiosa, ma un romanziere da coitus interruptus perenne, pr ...continua

    Era da tanto che volevo leggerlo, e conferma l’idea che ho sempre avuto di King: un grande narratore di storie, un’immaginazione vivida e prodigiosa, ma un romanziere da coitus interruptus perenne, pressoché incapace di concludere i suoi romanzi. Anche “L’ombra dello scorpione”, infatti, si sbriciola sul finale (peraltro rimaneggiato più volte nel corso degli anni) senza essere in grado di tirare le fila del meraviglioso mondo post-apocalittico che era riuscito a creare. Rimane un ottimo romanzo d’evasione, comunque.

    ha scritto il 

  • 4

    La lotta tra bene e male per eccellenza

    Uno dei suoi libri che amo maggiormente per la mole dei personaggi inseriti, le loro descrizioni minuziose, il loro modo di fare e di essere, i loro pensieri con le loro speranze e paure.
    Alcuni di lo ...continua

    Uno dei suoi libri che amo maggiormente per la mole dei personaggi inseriti, le loro descrizioni minuziose, il loro modo di fare e di essere, i loro pensieri con le loro speranze e paure.
    Alcuni di loro iniziano a conoscere se stessi proprio durante lo svolgimento della trama, come il lettore scopre come sono fatti, così anche loro scoprono cose su se stessi che non pensavano potessero essere possibili. E'passato un po' di tempo dall'ultima volta che l'ho riletto...forse sarebbe ora di rileggerlo ancora :) magari stavolta in inglese, per non perdere proprio nulla con la traduzione, chissà...

    Luglio 2015
    E così ho fatto, rileggerlo in inglese è ancora più emozionante.
    Anche il traduttore più fedele non può nulla contro modi di dire ed espressioni "locali" che tradotte letteralmente non avrebbero senso e che tradotte con l'equivalente italiano perdono comunque di quel colore e folklore tipico americano che Stephen King riesce ogni volta a regalarci.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ombra dello Scorpione

    L'inizio mi è piaciuto, poi ha iniziato a non-dispiacermi e, alla fine "boh".
    L'adrenalina del bell'incipit va via via fondendosi con tematiche pseudo-sovrannaturali e sociologiche che non mi hanno co ...continua

    L'inizio mi è piaciuto, poi ha iniziato a non-dispiacermi e, alla fine "boh".
    L'adrenalina del bell'incipit va via via fondendosi con tematiche pseudo-sovrannaturali e sociologiche che non mi hanno convinto del tutto; ho trovato alcuni passaggi poco convincenti (del tipo "ma dai che cazzata!!") e inutilmente tediosi. Forse una versione integrale non era poi così indispensabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì...però...

    Diciamo che il libro non mi è dispiaciuto. Intenso ma soprattutto corposo. Talmente corposo da poter essere considerato un coacervo di diversi generi: il genere catastrofico-apocalittico dedicato all’ ...continua

    Diciamo che il libro non mi è dispiaciuto. Intenso ma soprattutto corposo. Talmente corposo da poter essere considerato un coacervo di diversi generi: il genere catastrofico-apocalittico dedicato all’epidemia che colpisce la razza umana, il genere mistico-religioso che si esprime nella resistenza dei sopravvissuti guidati, a seconda della fazione di appartenenza, dallo spirito del Bene e dalla spirito del Male. Il genere thriller-politico che parte dall’osservazione dei tentativi di ricostruzione, di ridare un senso alla vita in comunità.

    Nel libro di King c’è di tutto, o quanto meno Tanto: temi grandi, spirituali, sociologici ma anche avventura e una trama abbastanza avvincente. I personaggi sono davvero ben caratterizzati pur essendo molto numerosi, infatti nonostante la mole impegnativa sono sempre chiari e nitidi nella memoria del lettore.

    Si…però…c’è un però…

    Nell’immensa mole di pagine che si offrono al lettore la storia finisce per diluirsi, per smorzarsi, procede a fasi alterne. A pagine molto tese tipo quelle dedicate alla tragica epidemia che colpisce ovunque e chiunque si alternano capitoli più blandi dedicati ai lavori del Comitato della Zona Libera che seppur necessari forse potevano essere sintetizzati. E poi nello svolgimento di cotanta storia, alla fine vengono penalizzati alcuni personaggi che all’inizio erano stati delineati molto bene: per esempio Harold oppure Nadine che, con il fascino del male attraggono e inquietano, a mio parere vengono poi liquidati molto sbrigativamente.

    Insomma 1225 pagine sono tante e seppur ho comunque goduto del racconto di una incredibile storia, alla fine devo ammettere che non tutte le sue parti erano all’altezza. Anzi nel corso della lettura spesso ho pensato che alcune parti si potevano anche evitare rendendo la lettura ben più appagante.

    ha scritto il 

  • 4

    L'epidemia e la politica

    Una letale epidemia d’influenza, causata da un virus sfuggito a un laboratorio, stermina il 99% della popolazione mondiale. Piccoli gruppi di sopravvissuti, guidati da inquietanti sogni, convergono a ...continua

    Una letale epidemia d’influenza, causata da un virus sfuggito a un laboratorio, stermina il 99% della popolazione mondiale. Piccoli gruppi di sopravvissuti, guidati da inquietanti sogni, convergono a casa della centenaria veggente Mother Abagail e si riuniscono x affrontare l’eterna lotta del Bene contro il Male, impersonato da Flagg, il tetro camminatore della notte, e dai suoi seguaci. Considerata da molti il capolavoro di King, quest’opera mastodontica non mi entusiasma: avvincente nella descrizione dell’epidemia (come non ricordare la peste del Manzoni?), rallenta nella descrizione del viaggio e s’impantana poi nella politica, x ravvivarsi in un finale non del tutto scontato. Matheson ha trattato più volte il tema di un cataclisma totale nei suoi racconti, proponendo risposte diverse e individuali: non tutti pensano valga la pena di sopravvivere in un mondo distrutto, o che sia indispensabile unirsi in una collettività. King è un maestro nella descrizione dei personaggi, scolpiti in modo tale che sembra di conoscerli, ma i suoi eroi mi sono antipatici: Fran è una femminista acida e aggressiva, Stu il classico self made man tutto di un pezzo, quando rifiuta di collaborare con i medici. Più incisivi i personaggi negativi, come Harold e Pattume. Discutibile la scelta dei superstiti di creare un comitato politico e fondare una sorta di nuovo stato, basato ovviamente sulla Costituzione americana, ancora prima di ripristinare i servizi essenziali alla comunità. Non credo che così si sia evoluta la specie umana, dalle tribù alla società organizzata. E’ la storia della rinascita di una nazione, epurata dal Male, ma troppo simile al suo passato x essere innovativa. Democrazia contro dittatura: entrambe manipolano il popolo, con le parole o con i fatti. Infelice il titolo italiano, che nulla ha a che fare con la vicenda, anche se l’originale, “The Stand”, era di difficile traduzione: meglio lasciarlo in inglese, come l’altrettanto intraducibile “The Dome”.

    ha scritto il 

  • 5

    Come poter descrivere un romanzo del genere.
    L’ombra dello Scorpione è tutto.
    Con questo intendo che si sta parlando di un’enciclopedia della narrazione di genere. Un testo scolastico che racchiude tu ...continua

    Come poter descrivere un romanzo del genere.
    L’ombra dello Scorpione è tutto.
    Con questo intendo che si sta parlando di un’enciclopedia della narrazione di genere. Un testo scolastico che racchiude tutti i pregi di un libro thriller e ne esalta le caratteristiche fino ai massimi livelli.
    Non sto esagerando.
    Con questo King a mio parere ha raggiunto l’apice della bravura.
    All’incirca agli inizi degli anni 90 un errore umano ha fatto scatenare un’epidemia di super influenza che ha decimato il 99% della popolazione mondiale. Gli unici sopravvissuti si sono trovati a brancolare in un’America post apocalittica fatta di ingorghi stradali, cadaveri ovunque, senza più elettricità e viveri. Città fantasma e desolate.
    Il romanzo inizia raccontando la vita di tutti i giorni dei nostri protagonisti.
    Abbiamo Franny (studentessa universitaria), Stu (operaio in una ditta di calcolatrici), Nick (un ragazzo sordomuto), Larry (un musicista pop), Tom Cullen (un ragazzo tanto ritardato quanto dolce) e molti molti altri.
    E questa è la prima parte dell’epopea che il Re ha scritto.
    La seconda parte è dedicata alla super influenza. In queste pagine ci viene raccontata per filo e per segno come colpisce, come uccide.
    Per ogni situazione ci presenta persone, ci fa conoscere il loro carattere, i loro dubbi e limiti, i loro pregi fino ad immaginarceli come fossero nostri amici. Fa in modo che li si accompagni fino allo scoppio dell’epidemia e siamo al loro fianco nel momento di confusione quando i loro cari muoiono, i loro amici muoiono, tutti intorno a loro muoiono. Ci mette quasi metà libro, 500 pagine scritte fitte fitte, ma è anche questo il bello di King no? Lui è fatto così e, soprattutto, solo lui può fare così.
    La terza parte è dedicata all’esodo. Gruppi di persone che camminano inseguendo chi un sogno e chi un altro. Qualcuno seguendo le tracce di Mother Abagail (il bene) e chi Randall Flagg (rappresentazione del male).
    Inizialmente questo bisogno di ricorrere alla magia, al sovrannaturale non mi aveva convinto appieno, poi però è cambiato tutto e non posso dire altro se non che era quasi indispensabile.
    I Due schieramenti si uniranno in due parti distinte d’America, pronti a combattersi per la sopravvivenza, in uno scontro tra bene e male che nessuna persona sana di mente poteva immaginarsi. Ringrazio quindi il Dio che Stephen King sia un matto, altrimenti perderemmo capolavori come questo.
    Il romanzo è lungo ma non annoia.
    I personaggi sono tanti ma non possono essere dimenticati, neanche quando si chiude il romanzo.
    Il libro appassiona ed emoziona. Da i brividi e tiene in tensione. Fa sorridere e fa tenerezza quando il buon Tom Cullen si mette a parlare.
    E’ anche un trattato sociologico su come l’autore immagina un’ipotetica ricostruzione di una società dopo una catastrofe.
    Tra le pagine ritroviamo tutti i segni distintivi di King.
    L’importanza dei ragazzi, degli animali (che anche in questo caso hanno una personalità), delle gerarchie all’interno di una società.
    C’è tutto.
    L’ombra dello scorpione è il più bel romanzo che abbia mai letto.
    Punto

    ha scritto il 

  • 3

    Non si può propriamente definire un romanzo di quelli che tengono il lettore "incollato" alle pagine (caratteristica di molti altri libri di King) ma comunque è una lettura che mi è piaciuta abbastanz ...continua

    Non si può propriamente definire un romanzo di quelli che tengono il lettore "incollato" alle pagine (caratteristica di molti altri libri di King) ma comunque è una lettura che mi è piaciuta abbastanza. Nonostante la narrazione non mi abbia "catturata" del tutto, non nego che è ricca di tensione anche se la seconda parte sfocia quasi nel fantasy e questo non mi ha entusiasmata molto a differenza della prima parte che invece è "terribilmente" verosimile e realistica. Un po' deludente è il finale, mi ha lasciata totalmente insoddisfatta: avrei preferito una conclusione in cui veniva almeno accennato in che modo è proseguita la vita dei "sopravvissuti" dopo il manifestarsi della "mano di Dio". Questo è però un episodio che, secondo me, non è stato approfondito più di tanto (o forse sono io che non ho compreso del tutto perché il "cattivo" abbia progressivamente perso i suoi poteri). Al contrario, altri episodi sono stati trattati in modo fin troppo prolisso. Tuttavia ho apprezzato tantissimo le caratterizzazioni dei personaggi. Insomma è stata una lettura davvero piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissima avventura

    E' stata una bellissima avventura, peccato forse per la prima parte di tre che è stata abbastanza lenta ma probabilmente giusta, descrivendo ogni singolo personaggio in maniera precisa facendomi assap ...continua

    E' stata una bellissima avventura, peccato forse per la prima parte di tre che è stata abbastanza lenta ma probabilmente giusta, descrivendo ogni singolo personaggio in maniera precisa facendomi assaporare i cambiamenti della loro personalità pagina dopo pagina.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ho riletto dopo parecchi anni e, come allora, sono rimasta affascinata da questa lotta tra bene e male.
    Molte cose le ricordavo, e di colpi di scena non ce ne sono stati molti ma, considerata la mol ...continua

    L'ho riletto dopo parecchi anni e, come allora, sono rimasta affascinata da questa lotta tra bene e male.
    Molte cose le ricordavo, e di colpi di scena non ce ne sono stati molti ma, considerata la mole del libro, non avrei potuto nemmeno volendo ricordare ogni particolare ed è stato magnifico riscoprire caratteristiche di personaggi che ricordavo solo a grandi linee. Mi ha fatto piacere anche scovare riferimenti ad altri romanzi di King, come la Plymouth che viene ritrovata, con le iniziali AC di Arnie cunningham.
    Il romanzo è lunghissimo e può spaventare. Forse alcuni passi potevano essere evitati per ridurre un po' il numero di pagine ma io sono una di quelle persone che leggerebbe qualsiasi cosa scritta da King, perché spesso non è quello che scrive ma come lo scrive che mi affascina. Quindi perché togliermi il piacere di leggere di più?
    Anche dopo la seconda lettura rimane uno dei migliori romanzi che io abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 3

    "ne abbiamo fatto una tale montatura, di te"

    Il commento di questo libro potrebbe riassumersi nelle parole indirizzate da uno dei co-protagonisti all'antagonista principale: “ne abbiamo fatto una tale montatura, di te...”. SK mi ha dato l'impres ...continua

    Il commento di questo libro potrebbe riassumersi nelle parole indirizzate da uno dei co-protagonisti all'antagonista principale: “ne abbiamo fatto una tale montatura, di te...”. SK mi ha dato l'impressione di aver studiato il primo e il secondo atto con cura maniacale, ogni pagina letta ti fa intravedere l'epilogo, lo scontro tra il Bene e il Male. E io sono lì che lo aspetto. E aspetto. E aspetto ancora questo formidabile Uomo Nero con la sua organizzazione paramilitare, con i suoi superpoteri pronto a menare le mani - ad un certo punto inizio pure a fare il tifo per lui, non perchè mi fosse simpatico o perchè provassi empatia, ma perchè facendo un po' di metaplay e passatemi il termine, avevo immaginato che qualcuno con tanta spavalderia sarebbe finito male per principio, insomma mi faceva pena per la fine(?) che avrebbe sicuramente fatto- e poi sul più bello, nel momento in cui la suspense è tirata come una corda di violino, nel momento in cui le due forze in campo vengo a scontrarsi... il nulla. Sfuma tutto nel peggiore dei modi. Leggo novecento pagine, tra cui: trattati teologici, trattati sociolgici, trattati giuridici e trattati bellici solo per giungere a questo momento e questo momento è un colpo sparato a salve. In quel momento m'incazzo.
    Ne ho fatto una tale montatura di te...
    Non sono nemmeno sicuro d'aver capito il momento cruciale in cui va tutto a rotoli. Forse avrò saltato qualche riga o qualche pagina, mi sarò perso qualcosa in giro, ma sta di fatto che il “Maccosa “che ne esce è grande quanto il libro. Come già detto si intuiva che sarebbe finita in quella maniera, ma non in quel modo affrettato.
    Poco male, mi tranquillizzo e decido d'affrontare le ultime pagine conclusive con serenità, continuando a dire che la caduta di stile fosse dovuta a intrighi editoriali, perchè a mio avviso il terzo atto avrebbe meritato maggior respiro e di conseguenza un maggior numero di pagine e probabilmente lo scrittore era già arrivato alla soglia massima concessa. Mi autoconvinco di ciò. Sorrido. Leggo ancora. E m'incazzo di nuovo. Ora sembra che il protagonista sia certo che la vittoriosa società capeggiata dal Bene sia destinata a ricadere nei vecchi vizi e nei vecchi peccati rimettendo in moto quel sistema autodistruttivo che aveva generato la superinfluenza. Ma allora perchè introdurre il Male e l'Uomo Nero? Perchè creare un antagonista quando il declino era già dietro l'angolo? Vai tu a capire gli anni '80.

    ha scritto il 

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