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L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica

Di

Editore: Einaudi

4.1
(905)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 161 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000061707 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 0

    Non commento Benjamin, parlo invece del saggio di Cacciari che accompagna il testo nell'edizione economica Einaudi.

    Anzitutto consiglio di invertire l'ordine proposto dall'editore e leggere prima il s ...continua

    Non commento Benjamin, parlo invece del saggio di Cacciari che accompagna il testo nell'edizione economica Einaudi.

    Anzitutto consiglio di invertire l'ordine proposto dall'editore e leggere prima il saggio di Benjamin e poi quello di Cacciari.

    Il testo di Cacciari infatti è un saggio a sé stante sul pensiero di B., dunque è funzionale non tanto alla comprensione di questo specifico scritto di B. quanto a tenere le fila del pensiero benjaminiano alla luce di vari suoi saggi.

    Una volta che Benjamin ha schiuso le porte del proprio pensiero, con una semplicità (e una autorità :) ) inarrivabili, Cacciari continua a parlarci di lui (a volte anche per lui, purtroppo) agganciandolo al pensiero di Marx e di Nietzsche.

    Il saggio di Cacciari non è sempre felicissimo, nella mia modestissima opinione, tuttavia contiene un cuore pulsante straordinario: si tratta delle splendide pagine sul flaneur (uff mi manca l'accento circonflesso), che muovono dall'idea convincente che lo sguardo del flaneur sia lo stesso sguardo distratto dell'obiettivo fotografico.

    Attraverso una concatenazione di pensieri che parte dal flaneur e passa per lo spleen, per i passages parigini, per l'imprescindibile Baudelaire, per la noia, l'angoscia e il "salto" che si compie al culmine dell'angoscia, Cacciari arriva a parlare della parola poetica e dell'Angelo della storia.

    Una cavalcata di pensieri emozionante, che si lascia seguire con piacere e godimento profondo. In essa si sente l'impeto dell'autore trattenuto e limato nella scrittura, che si sforza - con felice successo - di tenere le briglie di un tumulto che è insieme di Benjamin, di Cacciari e del lettore.

    Perché anche chi legge è ancora figlio di quella stella collassata che è stato il momento storico tra fine Ottocento e inizio Novecento, e può dunque comprendere, perché le ha già dentro di sé, tutte le considerazioni che Benjamin - e Cacciari con lui e per lui - fa.

    ha scritto il 

  • 0

    In un testo breve, una quarantina di pagine, Benjamin cerca di immaginare quale sia il destino (il futuro) dell’arte dopo l’irruzione della fotografia e del cinema, e dopo l’affermarsi delle avangua ...continua

    In un testo breve, una quarantina di pagine, Benjamin cerca di immaginare quale sia il destino (il futuro) dell’arte dopo l’irruzione della fotografia e del cinema, e dopo l’affermarsi delle avanguardie.
    (Prima l’uovo o la gallina? Prima la mutazione delle tecniche o prima l’esautorazione dei linguaggi e dei valori tradizionali? O entrambi si fecondano in un movimento quasi incestuoso?)

    L’aura, l’aura, la perdita dell’aura e della sacralità dell’arte.
    Questo concetto, checchè ne dica Cacciari nel suo saggio introduttivo - due grandissime palle all’ennesima potenza, grande sfoggio di saggezza filosofica – non è affatto una semplificazione, non è una banalizzazione del pensiero di Benjamin.
    E’ il nocciolo fondante e premonitore.
    Poco mi interessa l’interpretazione che ne fa Cacciari, infilando dentro “Il produttore malinconico”( testo/introduzione che ingombra assai e rende sì, il saggio di Benjamin una cosa piccola piccola), tutti i filosofi dichilièmuort fino ad arrivare a Baudelaire e allo spleen e alla comparazione dell’opera omnia del Nostro, rintracciando le contraddizioni legate all’ adesione al materialismo dialettico fino a dedurne quasi un pensiero nichilista, e la malinconia, soprattutto lì dove Benjamin critica i futuristi (asserviti alla re-azione) ed esalta i dada.
    Ugualmente, poco mi importa dell’apparato delle note, che rallentano la lettura in modo esasperante, ad ogni mezza parola si rimanda alla nota che compara la mezza parola con la parola variata del foglio 1 versione D e a tutti i fogli e versioni e a tutti i dattiloscritti ritrovati, fronte retro, fronte avanti, ci mancano solo quelli dove erano appuntati l’indirizzo del fornaio e della maitresse.
    (Questa edizione è un ottimo pasto - di lunga e difficile digestione- per gli studenti di filosofia.)
    Nonostante tutto l’orpello filologico e filosofico che precede e conclude il saggio di Benjamin, ho trovato dei segmenti molto interessanti .
    Sul rapporto tra artista e pubblico, ad esempio.
    Riflettendo sul cinema, paragona l’operatore al chirurgo, che pone la mano sul corpo del paziente, al contrario del pittore/mago, che esercita un potere “a distanza”.
    “Si confronti la tela su cui viene proiettato il film con la tela su cui si trova il dipinto. Quest’ultimo invita l’osservatore alla contemplazione; di fronte ad esso lo spettatore può abbandonarsi al proprio flusso di associazioni. Di fronte all’immagine cinematografica non può farlo. Non appena la coglie visivamente, essa si è già modificata.”
    E ancora:
    “Così il cinegiornale fornisce ad esempio a ciascuno la possibilità di trasformarsi da passante in comparsa cinematografica.
    Ogni uomo contemporaneo può avanzare la pretesa di venir filmato.”
    Ho pensato chiossape quale sarebbe stata l’osservazione di Benjamin di fronte al nuovo “cinema”, quello dei video amatoriali che inondano You Tube, o al mi selfizzo, dunque sono, ripetuto infinite volte.
    Il tubo dove il chiunque contemporaneo è regista del mondo e di se stesso.

    ha scritto il 

  • 0

    Non c'ho capito nulla

    Non c'ho capito nulla, ed è un limite mio, ma le riflessioni sul cinema in rapporto al teatro oggi suonano quasi ridicole.

    Ma ero stato comunque avvertito.

    ha scritto il 

  • 4

    Grandissimo precursore di quello che sarebbe avvenuto oggi. L'aura dell'opera d'arte è svanita le masse hanno vinto; l'oggetto d'arte è stato svuotato della sua unicità e reso un prodotto qualsiasi. ...continua

    Grandissimo precursore di quello che sarebbe avvenuto oggi. L'aura dell'opera d'arte è svanita le masse hanno vinto; l'oggetto d'arte è stato svuotato della sua unicità e reso un prodotto qualsiasi.

    ha scritto il 

  • 3

    Opera notissima e citatissima, è pubblicata assieme ad altri brevi saggi sulla storia della fotografia, su un collezionista d'arte e su Bertolt Brecht.
    Ha più di uno spunto acuto e interessante, ma in ...continua

    Opera notissima e citatissima, è pubblicata assieme ad altri brevi saggi sulla storia della fotografia, su un collezionista d'arte e su Bertolt Brecht.
    Ha più di uno spunto acuto e interessante, ma in generale è molto datata e ancorata all'epoca storica in cui è scritta. Proprio questo però è un ulteriore motivo di interesse: l'arte negli anni '30 del '900 era in ebollizione la fotografia e il cinema, ancor molto giovani, mostravano esplosivamente che il linguaggio artistico stava cambiando.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'officina di riflessioni

    Spinto come sempre dalla curiosità, nonché da un titolo che da solo è tutto un programma, ho voluto affrontare questo breve saggio di Benjamin, in modo da dare un senso compiuto ad alcune citazioni in ...continua

    Spinto come sempre dalla curiosità, nonché da un titolo che da solo è tutto un programma, ho voluto affrontare questo breve saggio di Benjamin, in modo da dare un senso compiuto ad alcune citazioni in cui mi ero imbattuto. Come per tutte le opere importanti, la qualità di questo saggio sul cambiamento radicale dell'arte e della sua percezione nel ventesimo secolo, più che fornire risposte alimenta domande, riflessioni, idee. Nonostante sia stato portato a compimento negli anni trenta, riesce a far luce su molta dell'arte che è seguita, nonché sugli sviluppi della fotografia e del cinema, qui attentamente analizzati, che sono venuti in seguito, la televisione in primis. E' vero: l'arte ha perso la sua "aura" mitica, sacra, irraggiungibile, sia per volontà degli artisti stessi, sia perché è radicalmente cambiato il modo di avvicinarsi a essa. L'arte non sta più nell'oggetto: ce l'abbiamo ovunque, la possiamo riprodurre quando ci piace ed è diventata parte della nostra esperienza quotidiana. Questo significa che non ne abbiamo più bisogno? Al contrario: è diventata altro, ma rimane fondamentale per la nostra umanità. Molto consigliato, se l'arte, per voi, non ha mai smesso di porvi domande e se voi stessi volete continuare a porvene.

    ha scritto il 

  • 4

    L'estetica è una disciplina che (mi) affascina molto. Tuttavia, alcuni saggi sono più scorrevoli ed inerenti all'argomento, ed altri un po' meno, così come lo stile, nonostante W.Benjamin sia un autor ...continua

    L'estetica è una disciplina che (mi) affascina molto. Tuttavia, alcuni saggi sono più scorrevoli ed inerenti all'argomento, ed altri un po' meno, così come lo stile, nonostante W.Benjamin sia un autore moderno (di conseguenza lo stile dovrebbe essere abbastanza "accessibile"). Ma soprattutto mi chiedo: sarò io ignorante o non avrò capito nulla, ma che cavolo c'entra il proletariato, il comunismo, ecc. con l'estetica? D'accordo, in quest'opera, l'estetica è correlata all'arte e alle altre manifestazioni letterarie e culturali, alla politica e alla contemporaneità, però bah!
    Do la quarta stellina perchè l'estetica mi piace molto.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un'enorme pippa mentale utilissima se studi filosofia estetica o storia dell'arte. Non consiglio la lettura del saggio di Cacciari all'inizio di questa edizione del libro, perchè ti viene voglia di ...continua

    E' un'enorme pippa mentale utilissima se studi filosofia estetica o storia dell'arte. Non consiglio la lettura del saggio di Cacciari all'inizio di questa edizione del libro, perchè ti viene voglia di vomitare e stracciare il libro.

    ha scritto il 

  • 1

    Lo sto rileggendo più volte, ma veramente non capisco quale sia il senso, a quale conclusione finale voglia arrivare questo contorto discorso. L'arte che è diventata di massa è uno strumento delle dit ...continua

    Lo sto rileggendo più volte, ma veramente non capisco quale sia il senso, a quale conclusione finale voglia arrivare questo contorto discorso. L'arte che è diventata di massa è uno strumento delle dittature? E poi tutto il discorso sul fatto che l'arte perde la sua aura eccetera eccetera che gran pippone assurdo è???
    Un testo che gira "a vuoto" con riflessioni casuali spacciate come grandi analisi. Il classico testo in cui l'autore, dall'alto della propria "conoscenza", vuole parlare a tutti i costi di proprie riflessioni campate per aria come se fossero scoperte incredibili facendole sembrare tali perché scritte in modo colto/filosofico/persuasivo. Modi di scrivere che ti fanno quasi stare dalla parte dell'autore, quando non si sta parlando altro che del nulla, di qualcosa che non è per nulla così nei fatti, ma solo nelle testa di qualcuno che prima ha scritto/detto qualcosa di veramente interessante e ora tutto quello che dice è "oro colato", come in questo caso in cui la situazione descritta da Benjamin è diametralmente opposta a quella reale!

    ha scritto il