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L'ora di italiano. Scuola e materie umanistiche

Di

3.5
(54)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842093823 | Isbn-13: 9788842093824 | Data di pubblicazione: 

Genere: Education & Teaching , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 3

    Non può che farmi piacere che Serianni, ultimamente, si stia occupando anche di scuola, ed un confronto con ciò che scrive è certamente utile. Purtroppo, però, il suo rimane uno sguardo dall'esterno...

    ha scritto il 

  • 3

    Contributi di dubbia utilità

    Avevo letto commenti così positivi su questo libro che, almeno per una volta, mi è sembrato il caso di mettere da parte i miei pregiudizi nei confronti dei saggi di argomento scolastico. Pensavo che ne valesse la pena anche per continuare a studiare in vista dell’orale del concorso per docenti at ...continua

    Avevo letto commenti così positivi su questo libro che, almeno per una volta, mi è sembrato il caso di mettere da parte i miei pregiudizi nei confronti dei saggi di argomento scolastico. Pensavo che ne valesse la pena anche per continuare a studiare in vista dell’orale del concorso per docenti attualmente in atto nel nostro Paese. Eppure il mio consueto scetticismo è riemerso già alla lettura dell’incipit: “Il mio mestiere consiste, oltre che nell’occuparmi di storia della lingua italiana, nell’insegnare all’università”. Tanto per cambiare. Docenti universitari e/o intellettuali coltissimi che propinano saggi consigli su ciò che sarebbe utile fare in classe … pur non avendo mai messo piede in un’aula di scuola media o superiore (se non, tempo addietro, da studenti). Ci sono degli elementi sui quali mi trovo assolutamente d’accordo con l’autore: “l’offerta sovrabbondante di materiali” nelle letterature, le critiche a chi è convinto che la lettura di romanzi come “Harry Potter” e “Il signore degli anelli” ostacoli lo sviluppo del pensiero razionale nei ragazzini, le frecciatine al mirabolante CLIL (“Chi formerà,in poco tempo, docenti che siano da tanto?”), l’utilità dei meccanismi ludici (come i giochi verbali di tipo enigmistico) per acquisire proprietà lessicale, la necessità di privilegiare il rapporto fra lingua e cultura nell’insegnamento del latino, le critiche ai manuali di grammatica (privi di un’adeguata gerarchizzazione delle conoscenze, troppo specialistici nel linguaggio e spesso poco utili a “far riflettere sulla lingua”), l’invito a mettere in evidenza i rapporti tra parole corradicali per contribuire all’arricchimento lessicale dei ragazzi, il valore della letteratura in vista della sopravvivenza della ”memoria storica di una comunità”, l’insensatezza dell’ammodernamento linguistico dei classici italiani. Su altre questioni sono invece lontana anni luce da Serianni. L’autore sottolinea per esempio la poca utilità del tema tradizionale e critica fortemente la tendenza dei docenti di italiano a valutare spesso con un con 4 i pessimi elaborati. Ma quale sarebbe l’utilità di valutare un tema con un 2 o un 3 in contesti in cui le bocciature tanto esaltate da Serianni sono spesso ormai impossibili, per una serie di motivi che lui probabilmente non immagina neppure? Tra l’altro nel saggio il tema viene definito “quasi il simbolo dell’artificiosità insita nelle cose che si studiano e si fanno a scuola” e l’autore fa finta di non ricordare che “tema” e “scrittura argomentativa” non sono affatto concetti contrapposti. Io credo semplicemente che, se tutti i docenti dedicassero del tempo alla formulazione di tracce interessanti e circoscritte nei contenuti, gli studenti si abituerebbero di nuovo a riflettere su svariati argomenti ed uscirebbero, almeno in parte, dal mutismo e dalla superficialità in cui sono precipitati a causa della pessima tv e dei sempre più rari dialoghi casalinghi (Serianni direbbe che sto usando due “triti stereotipi”!). Un’altra idea piuttosto discutibile dell’intellettuale è quella secondo cui la centralità delle versioni di latino nella scuola attuale sia una conseguenza dell’idea di “condurre il discente alla produzione attiva in latino”. Mi sembra ridicolo persino che i ragazzi traducano frasi dall’italiano al latino, ma credo che non avrebbe senso rinunciare del tutto alle versioni come verifiche scritte, perché l’impegno nelle traduzioni dal latino consente di migliorare le produzioni scritte ed orali in lingua italiana. Non posso comunque affermare che il libro mi sia sembrato privo di interesse, ma in certi momenti mi hanno infastidito le considerazioni puramente teoriche dell’autore che, pur individuando alcuni difetti metodologici dell’impostazione didattica oggi più diffusa nel nostro Paese, non propone soluzioni concrete. Forse perché non ha mai avuto realmente a che fare con gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado? Io credo proprio di sì, altrimenti non definirebbe “Il Gattopardo” anche “un ottimo testo di lettura per l’ultimo anno delle medie”. Intendiamoci … Trovo il romanzo splendido e credo di averlo letto al biennio delle superiori ma, se ripenso alle uniche due terze medie in cui finora mi sia capitato di lavorare, posso affermare con certezza che nessuno di quella quarantina di ragazzini sarebbe stato in grado di leggere il libro. Serianni non ha idea di quali siano i problemi (linguistici e non) più comuni nelle nostre classi e, pur facendo considerazioni spesso condivisibili, offre poi soltanto qualche consiglio difficilmente applicabile nella realtà scolastica.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ora di italiano, ovvero "Un dibattito che è bene che sia sempre in corso"

    Non lo nego. Nutrivo dei pregiudizi prima di leggere il testo. Pregiudizi dovuti a tanti altri libelli simili che, nella mia esperienza, troppo spesso affrontano temi troppo ampi e troppo importanti per essere de-bellati in un centinaio di pagine. E un tema che tocca uno dei più importanti moment ...continua

    Non lo nego. Nutrivo dei pregiudizi prima di leggere il testo. Pregiudizi dovuti a tanti altri libelli simili che, nella mia esperienza, troppo spesso affrontano temi troppo ampi e troppo importanti per essere de-bellati in un centinaio di pagine. E un tema che tocca uno dei più importanti momenti della formazione di un cittadino, l'ora di italiano, appunto, dà e dava adito a un sentimento simile. Leggendo il testo, invece, prendo atto che se si è grande conoscitore, ed in prima persona, di grandi temi, si è in grado di condensarne l'essenza problematica anche in poche pagine. Certo, non si può pensare che un tema complesso, affrontato da un esperto per tutti gli altri, esperti e non, possa in poche pagine entrare tanto in profondità da toccare ogni spazio, pieno o vuoto, della regione esaminata. Ma credo che, in questo caso, non sia necessario: la cosa importante è stata toccare 'alcune' regioni del complesso sistema di trasmissione della lingua e della letteratura italiana, fornire per exempla alcune prassi, alcune pratiche che possono fare la differenza, individuare, argomentativamente, alcune risposte ad onnipresenti domande (vedi lo studio del latino: il come, il dove, il quando...) e prendere posizione, secondo ragione e buon senso, laddove le posizioni tendono ad oscillare in un moto perenne che non si sofferma e non testa nessuna possibile soluzione. Il testo del Serianni è quindi questo: un esame analitico dell'insegnamento dell'italiano in Italia, con un excursus, ma davvero integrato, nel mondo del latino e delle lettere e letterature classiche, nonché nel mondo che insegnanti ed adolescenti si trovano a condividere, per alcuni anni, "in classe". Al di là degli schematismi pro e contro il latino, troviamo nel testo una intelligente definizione del contesto in cui le ore di latino sono nate e acute osservazioni ed esempi pratici delle più o meno buone prassi che il passare del tempo ha via via introdotto. Con una riflessione di fondo: la società evolve e così il metodo e la tecnica di insegnamento fermi non possono stare. Contro la staticità del manuale: questo è un punto interessante dell'analisi e delle proposte di Serianni. E contro la staticità dell'insegnare l'italiano: sotto diversi punti di vista, tra cui la sintassi, il lessico, le strutture logiche ed i pesi relativi che ciascuno di questi punti di vista e di azione ha nel confronto con gli altri e, tutti, nel confronto con il tempo che passa. Molto apprezzabile, nel lavoro di Serianni, è la tranquillità e la moderazione con cui si esprime: non giudizi affrettati, non urla allo scandalo, non accuse delegittimanti. Si parla e si ragiona con un testo che, dei testi, ha quello che ritengo essenziale: la pace dell'argomentazione, la chiarezza della ragione.

    ha scritto il 

  • 4

    Serianni pone molti dubbi su quegli aspetti che vengono dati più per scontati all'interno dell'insegnamento delle materie umanistiche: le prove scritte (versioni di latino e temi d'italiano), la scelta del libro di testo, cui ci si appoggia con eccessiva fiducia come fosse mandato da Dio..
    è un e ...continua

    Serianni pone molti dubbi su quegli aspetti che vengono dati più per scontati all'interno dell'insegnamento delle materie umanistiche: le prove scritte (versioni di latino e temi d'italiano), la scelta del libro di testo, cui ci si appoggia con eccessiva fiducia come fosse mandato da Dio.. è un esempio di critica fatta con criteri scientifici, oltre che un esempio di come l'uso del buon senso può a volte essere migliore di anni e anni di pratica, se inquinata da usi ormai fossilizzati

    ha scritto il 

  • 4

    Nella speranza che tutti riescano almeno a leggere (e capire) un giornale

    Una riflessione interessante di uno dei maggiori esponenti della materia. Ma da studente da poco "maturato" posso dire che in una classe come la mia (allo scientifico sperimentale) proporre un'epigramma al posto di una versione avrebbe significato abbassare la già spaventosa media di molti miei c ...continua

    Una riflessione interessante di uno dei maggiori esponenti della materia. Ma da studente da poco "maturato" posso dire che in una classe come la mia (allo scientifico sperimentale) proporre un'epigramma al posto di una versione avrebbe significato abbassare la già spaventosa media di molti miei colleghi, con risultati, al di là di questo, inesistenti. Più sensata e realizzabile la proposta di saggi brevi più mirati e meno pasticciati. Ottime anche le irflessioni sull'insegnamento della grammatica. Ma di fatto il quadro che si ricava da questi spunti è, in ordine, quello di: studenti ignoranti (come contraddirlo?), funzionari ministeriali incompetenti ma narcisisti (come contraddirlo?), professori che regalano voti ai temi (come contraddirlo?), autori di grammatiche scriteriati (come contraddirlo?). Come contraddirlo? Ma la vera domanda è: come cambiare tutto questo? Nella speranza che tutti riescano almeno a leggere (e capire) un giornale.

    ha scritto il 

  • 4

    La gente non sa scrivere, ma non si dica che è (solo) colpa degli insegnanti.

    Finalmente qualcuno che si mette realisticamente di fronte al problema, senza catastrofismi ma nemmeno glorificando docenti che, spesso, si adagiano su tradizioni tutt'altro che funzionanti.
    Si salvano il latino, l'approccio alla letteratura italiana anche "antica" senza discutibili scorciatoie m ...continua

    Finalmente qualcuno che si mette realisticamente di fronte al problema, senza catastrofismi ma nemmeno glorificando docenti che, spesso, si adagiano su tradizioni tutt'altro che funzionanti. Si salvano il latino, l'approccio alla letteratura italiana anche "antica" senza discutibili scorciatoie metalinguistiche, il riconoscimento della validità della figura dell'insegnante di lettere, la salvaguardia della lingua. Si propone altresì di abbandonare inutili tecnicismi (che invece uno studente universitario può apprezzare consciamente), di riprendere la pratica del riassunto ed abbandonare quella - perniciosissima - del "tema", di vedere la lingua come un organismo vivo - e non come una perfezione codificata e cristallizzabile in regole che, per di più, si basano sul latino.

    Punti di vista non solo largamente condivisibili, ma anche scritti in un modo che fa davvero venir voglia di stringerGli la Mano. Esempio? Esempio. "Depotenziare il peso terroristico della versione avrebbe, a mio giudizio, il vantaggio di indirizzare l'attenzione degli studenti verso altri aspetti della latinità, oggi sacrificati sull'altare del compito scritto". [pag. 31] E ancora: "Ecco: vorrei una scuola che desse più importanza al rapporto tra lingua e cultura (non necessariamente limitandosi alle testimonianze antiche e suggerendo l'idea del molto di latino antico che vive ancora in noi); e meno importanza, per esempio, alla legge di Reusch, che ho trovato esposta e debitamente indicizzata in un manuale per le scuole: omaggio alla consecutio - o meglio a quella dell'età aurea - forse vista come il centro propulsore della sintassi latina e, chissà, dell'intelletto umano". [pag. 36]

    Si lascia leggere con una piacevolezza stupefacente. Caldamente consigliato a studenti che non riescono ad immaginare quanto può essere dura stare dietro la cattedra, a futuri editori di grammatiche scolastiche ancora in tempo per redimersi, a insegnanti che ancora hanno la fantasia per ridisegnare gli schemi della lezione e, soprattutto, a tutti quelli che si indignano perché i giovani non sanno scrivere ed incolpano i professori nullafacenti. Non fatelo, vi prego.

    ha scritto il 

  • 4

    In realtà questo libro era un regalo per la mia fidanzata, studiosa e appassionata di linguistica.
    Tuttavia, leggendo la premessa ho pensato che potesse essere interessante cosa che alla fine è stato; ho così ritardato la consegna
    Le stelline sono relative. Troppo particolare come libro.
    Un saggi ...continua

    In realtà questo libro era un regalo per la mia fidanzata, studiosa e appassionata di linguistica. Tuttavia, leggendo la premessa ho pensato che potesse essere interessante cosa che alla fine è stato; ho così ritardato la consegna Le stelline sono relative. Troppo particolare come libro. Un saggio che affronta dal punto di vista dell'autore ciò che dovrebbe essere la scuola, l'insegnato e l'insegnamento. Per me che avrei amato fare il professore - ma che ho scelto una facoltà che non ha questo ruolo fra i suoi sbocchi - è stata una lettura piacevole, salvo alcune parti, decisamente pesanti per chi non ha studiato latino o ha da tempo smesso studi legati alla grammatica.

    ha scritto il