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L'ordine del discorso

I meccanismi sociali di controllo e di esclusione della parola

Di

Editore: Einaudi (coll. Nuovo Politecnico - 51)

4.2
(20)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 60 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000126805 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Alessandro Fontana

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Descrizione del libro
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  • 4

    Le parole negate

    Una rilettura, “meditata” da tempo. Il controllo della comunicazione, le parole negate, il sistema complesso delle esclusioni, limitazioni, censure e auto-censure: l’argomento è di stringente e, per molti aspetti, drammatica, attualità.
    “L’ordine del discorso” è il testo di un breve, illumi ...continua

    Una rilettura, “meditata” da tempo. Il controllo della comunicazione, le parole negate, il sistema complesso delle esclusioni, limitazioni, censure e auto-censure: l’argomento è di stringente e, per molti aspetti, drammatica, attualità.
    “L’ordine del discorso” è il testo di un breve, illuminante intervento di Michel Foucault, una prolusione tenuta in occasione del suo insediamento al Collège de France, nel dicembre 1970. E' la presentazione di un preciso piano di studio (e di lavoro militante), che verrà quindi sviluppato e completato dal filosofo negli anni successivi attraverso la pubblicazione di opere importanti come “Sorvegliare e punire”, oppure “Io, Pierre Rivière…”. Nella prima parte del suo intervento, F. individua i fattori esterni di negazione o di limitazione del discorso e, in una seconda, elenca invece le procedure interne di auto-negazione. Dall’esterno, il discorso e la parola vengono negati attraverso meccanismi di esclusione che assumono forme diverse. La prima forma, semplice, è quella dell’interdetto. F. la definisce il “tabù dell’oggetto”. In nome del tabù, si nega la parola ogni volta che l’ordine di un discorso cerca di sottrarsi, in qualche modo, a un rituale rigidamente stabilito e socialmente codificato, istituzionalizzato: “non si può parlare di tutto in qualsiasi circostanza.” (9). Esistono luoghi nei quali le “caselle nere” dei tabù posti in essere abbondano (come quello della sessualità e della politica). In essi, il discorso è spesso interdetto, vietato. La seconda forma di esclusione è la follia. Vicino all’anti-psichiatria di Deleuze e Guattari, F. denuncia e sottolinea quanto le parole del folle risultino sempre e comunque “inascoltabili” e, perciò, deprivate di qualsiasi contenuto. La comunicazione, principio fondante del linguaggio, viene negata, e “il discorso del folle si risolve in rumore.” (12) Un terzo meccanismo di esclusione, importante, è l'“opposizione del vero e del falso”. Molte verità si affermano come tali storicamente e vengono in toto istituzionalizzate, conservate e garantite dal “sistema dei libri” (l’intervento è del 1970… adesso, ovviamente, il ragionamento sarebbe molto più articolato e complesso), ma, soprattutto, “dal modo in cui il sapere è messo in opera in una società, valorizzato, distribuito, ripartito e, in un certo modo attribuito. Ricordiamo qui, a titolo puramente simbolico, il vecchio principio greco: l’aritmetica può ben riguardare le città democratiche, poiché insegna i rapporti d’uguaglianza , ma solo la geometria deve essere insegnata nelle oligarchie, poiché essa dimostra le proporzioni nell’ineguaglianza.” (16) Questa volontà di verità esercita una pressione rilevante sul discorso diverso, “altro”, e ha un evidente potere di costrizione. La volontà di verità è “un prodigioso macchinario destinato a escludere.”(18) Fra gli esclusi “importanti”, F. cita Nietzsche, Artaud, Bataille. Io, di getto, mi sentirei di aggiungere, per esemplificare, Dino Campana, portatore di una parola che possiede un doppio profilo di negazione: è il “matto di Marradi” (prima negazione, la follia), e il suo discorso è “contro verità” (seconda negazione, falsità di un discorso “veramente” poetico: ad esso Soffici negherà, infatti, con una cecità orgogliosa e sprezzante tipica della conservazione, qualsiasi valenza o significato). Sorvolo, per ragioni di economia di spazio e di tempo, sulla descrizione ed elencazione delle procedure interne di auto-negazione del discorso, nei suoi diversi aspetti: il commento, l’autore e, infine, la selezione determinata dalla qualificazione, che F. definisce come “rarefazione dei soggetti” parlanti. “Nessuno entrerà nell’ordine del discorso se non è, d’acchito, qualificato per farlo.” (29) Questa seconda parte dell’intervento è ricchissima d’implicazioni di carattere storico e filosofico (rovesciamento, discontinuità, specificità, esteriorità), ed è impossibile organizzare su di essa un discorso di sintesi entro uno spazio ragionevole. Concludo, perciò. “C’è sicuramente nella nostra società, e immagino in tutte le altre, per quanto con un profilo e scansioni diverse, una profonda logofobia.” (39) Parole escluse e negate. Parole che fanno paura.

    ha scritto il