L'orlo della Fondazione

Oscar Fantascienza 51

Di

Editore: Mondadori

4.2
(1909)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 418 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Portoghese , Olandese , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8804271086 | Isbn-13: 9788804271086 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Serra

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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  • 3

    Troppo verboso ed esoterico, rispetto alla trilogia originale e ai prequel.
    Ma il fascino rimane anche se a volte viene spontaneo il "maddai" di fornte ad alcune soluzioni narrative piuttosto tirate v ...continua

    Troppo verboso ed esoterico, rispetto alla trilogia originale e ai prequel.
    Ma il fascino rimane anche se a volte viene spontaneo il "maddai" di fornte ad alcune soluzioni narrative piuttosto tirate via.
    Ora mi aspetta l'ultimo, poi si pensa ai robot :)

    ha scritto il 

  • 4

    L’UTOPIA DELLA COMUNIONE GALATTICA

    Se Isaac Asimov ha impiegato circa 40 anni a completare la stesura della sua storia futura della Galassia (dal 1948 quando cominciò a pubblicare a puntate i primi racconti che furono poi riuniti nella ...continua

    Se Isaac Asimov ha impiegato circa 40 anni a completare la stesura della sua storia futura della Galassia (dal 1948 quando cominciò a pubblicare a puntate i primi racconti che furono poi riuniti nella Trilogia della Fondazione, al 1986, quando ha pubblicato “Fondazione e Terra”), temevo di impiegare più o meno altrettanto tempo a rileggere tutti i romanzi e i racconti che lo compongono, quando nel settembre del 2010 lessi “La fine dell’eternità” o quando, nel novembre del 2012, decisi di proseguire nella lettura in ordine cronologico di tutte queste opere e, in particolare, dei tre cicli dei Robot, dell’Impero e della Fondazione in cui la maggior parte di queste storie sono raccolte. In effetti, con i primi volumi me la sono presa comoda, ma ora ho deciso di accelerare e così negli ultimi giorni ho letto gran parte del Ciclo della Fondazione e ora ho appena completato il penultimo libro di questo ciclo “L’orlo della Fondazione” (“Foundation’s Edge”).
    “L’orlo della Fondazione” fu pubblicato nel 1982, ben tre decenni dopo l’ultimo volume della Trilogia della Fondazione originaria (“Seconda Fondazione” – 1952) e rappresenta il primo dei quattro nuovi volumi aggiunti da Isaac Asimov per formare il nuovo Ciclo della Fondazione e collegarlo ai precedenti due cicli, quello dei Robot e quello dell’Impero.
    Nel precedente volume la Prima Fondazione pensava di aver sconfitto sia il suo inatteso nemico, il mutante detto Il Mulo, sia la Seconda Fondazione, sia, indirettamente, per opera del Mulo, l’Impero. I lettori sanno però che non è così e che la Seconda Fondazione continua a esistere, sebbene nascosta come sempre, e quindi il progetto psicostorico di Hari Seldon per fondare un Secondo Impero nel giro di mille anni, continua ad andare avanti.
    Ne “L’orlo della Fondazione” siamo a metà del progetto Seldon, a 500 anni dalla creazione delle due Fondazioni e qualcuno, nella Prima di nuovo sospetta che la Seconda Fondazione sia sopravvissuta, mentre nella Seconda c’è chi sospetta che vi sia una terza entità nella Galassia che dirige il Piano Seldon, controllando quindi sia la Seconda che la Prima Fondazione, mentre la Seconda, segretamente controlla la Prima.
    Parte, dunque, una spedizione ufficiosa della Prima Fondazione alla ricerca della Seconda, mascherando la missione in una ricerca della Terra.
    Il Ciclo della Fondazione, infatti, come molti sanno bene, è ambientato in una Galassia in cui l’umanità si è espansa popolando, in circa 22.000 anni di viaggi spaziali, centinaia di milioni di mondi.
    La cosa assurda è che su nessuno di questi mondi è mai stata trovata alcuna civiltà o intelligenza aliena (a parte quella “fuori ciclo” di Nemesis)! L’altra cosa strana è che tutti i milioni di miliardi di abitanti parlano la medesima lingua, il Galattico Standard e hanno le medesime usanze e cultura, eppure nessuno ricorda più che tutto ciò deriva da un unico pianeta madre comune, la Terra, del tutto dimenticato o, al massimo, considerato come una leggenda.
    Anche qui notiamo alcune incongruenze, come lo storico che sale per la prima volta su una nave spaziale e si fa spiegare come sia in grado di fare i suoi salti nell’iperspazio: dopo 22.000 anni di viaggi spaziali, in una Galassia in cui abbiamo persino visto una ragazzina di 14 anni viaggiare da un sistema solare all’altro comprando i biglietti per il volo da una macchinetta automatica. Pare strano che una persona di discreta cultura, come un accademico, sebbene non di formazione tecnica, abbia bisogno di simili spiegazioni (che sembrano messe lì più che altro per il lettore). Sarebbe come se oggi, dopo migliaia di anni che navighiamo per mare, un professore di storia (che forse dovrebbe sapere qualcosa di battaglie navali e storia della navigazione!) si mettesse a chiedere se davvero quella barca non andrà a fondo e come farà mai a tracciare la rotta!
    In questo romanzo, assai più integrato e omogeneo dei volumi della trilogia originaria, assistiamo alla missione di un consigliere della Prima Fondazione, Golan Trevize, alla ricerca della Seconda Fondazione, alla cui scomparsa non crede, assistito dal professore di storia Pelorat, che a sua volta è alla ricerca del mitico pianeta d’origine dell’umanità. Dalla Seconda Fondazione parte invece l’Oratore (una sorta di equivalente politico su Trantor, sede di questa organizzazione, del titolo di consigliere di Trevize) Stor Gendibal, alla ricerca, invece, di un’altra entità che come la Seconda Fondazione, sembra avere dei poteri telepatici (“mentalici”).
    Si ritroveranno tutti su Gaia, un pianeta non privo di sorprese, che ciascuno di loro crede possa essere l’oggetto della propria ricerca, ma che si rivelerà altro. Non vorrei togliere la sorpresa a chi non l’abbia ancora letto (se siete tra costoro interrompete qui la lettura), ma quello che Gaia si rivela essere è qualcosa che ricorda in qualche modo quel che abbiamo letto essere Nemesis. Il romanzo che porta lo stesso nome del pianeta si colloca temporalmente agli inizi della storia galattica, narrando della colonizzazione del primo pianeta al di fuori del sistema solare. Sebbene ci siano alcuni richiami reciproci tra Nemesis e il Ciclo della Fondazione, Asimov pare abbia detto che questo romanzo non è parte della sua storia futura. Eppure, se su Nemesis troviamo dei microrganismi connessi tra loro, a costituire un grande cervello planetario (tipo Solaris di Lem), su Gaia ogni essere, vivente e non vivente, animale, vegetale o minerale e persino umano partecipa all’unità di Gaia.
    Nemesis era, però, un prodotto naturale dell’evoluzione, Gaia, invece, è un pianeta artificiale, frutto dell’opera dei robot, che vi hanno costruito il mondo ideale per l’umanità, una nuova utopia asimoviana, un pianeta in cui tutto è equilibrato, senza sprechi, senza morti inutili, senza malattie, con tutti gli esseri in collegamento mentale tra loro. Eppure, scopriamo, fu da Gaia che partì Il Mulo, il grande mutante nemico delle Fondazioni e distruttore del Primo Impero, la più grande minaccia alla psicostoria, la scienza inventata da Hari Seldon, usata per preparare l’avvento del Secondo Impero, grazie all’opera delle due Fondazioni.
    Se furono i robot a plasmare Gaia, con poteri telepatici simili agli ultimi modelli realizzati prima che l’umanità decidesse di fare a meno di loro, se in “Preludio alla Fondazione” e “Fondazione Anno Zero” Hari Seldon fu aiutato nel suo progetto di realizzazione delle due Fondazioni dal robot telepate A. Daniel Olivaw, lo stesso protagonista decenni prima del Ciclo dei Robot, sopravvissuto all’avvento e alla decadenza dell’Impero, se A. Daniel Olivaw a un certo punto rinuncia al suo ruolo di consigliere dell’Imperatore della Galassia per andare a fare altro, ci si chiede se Gaia non sia, almeno in parte opera sua, anche se Gaia sembra più antica dell’Impero.
    Le due Fondazioni vogliono realizzare il Secondo Impero, ma ognuno a modo suo. Gaia, questo pianeta intelligente, una sorta di Terza Fondazione non prevista da Hari Seldon e nata prima di lui, ha una terza visione del futuro, una “Galassia integrata”, una sorta di “Gaia interstellare”, una Galassia in cui ogni essere sia legato agli altri in una comunione universale (o quantomeno galattica).
    In queste pagine, Asimov cita, oltre a Nemesis, un altro romanzo “fuori ciclo”, “La fine dell’eternità”, spiegando la caratteristica più insolita della sua Galassia: l’assenza di alieni evoluti, se non addirittura civilizzati. Racconta cioè una leggenda secondo cui sul pianeta d’origine vivevano gli Eterni, esseri umani in grado di scegliere tra tanti possibili corsi del tempo, tra tanti “universi divergenti” (come li definisco nei miei romanzi). In ognuno di essi tutto era possibile. In alcuno la civiltà si era sviluppata sulla Terra, in altri su Gaia, in altri su Terminus o altrove. Gli Eterni scelsero la linea temporale in cui la civiltà si era sviluppata solo e soltanto sulla Terra e per questo l’umanità vive in una Galassia dove tutti i pianeti abitabili non sono abitati da esseri intelligenti! Una spiegazione, direi, un po’ debole, ma plausibile, per la più persistente utopia asimoviana: l’umanità è la razza più importante, intelligente ed evoluta della Galassia!
    Se nelle opere precedenti abbiamo visto nascere e morire varie utopie, da un’umanità assistita da robot simili ad angeli custodi, dalle colonie spaziali ultracontrollate, da una storia regolata dalla matematica della psicostoria, qui scopriamo un altro sogno, un altro modello sociale, ma già nelle ultime pagine del romanzo intuiamo che Asimov non crede veramente neanche in quest’utopia, come non sembra davvero credere che il sogno dell’umanità sia un Impero Galattico. Certo, scrive che il Secondo Impero sarà migliore del Primo e qualcosa di simile a un Unione di mondi, qualcosa che ricorda troppo alla versione galattica degli Stati Uniti d’America, eppure lo stesso Trevize, che alla fine sceglierà il futuro migliore per l’umanità, nel momento stesso in cui sceglie, già teme di aver sbagliato. Anche quest’utopia sta già morendo nel momento stesso in cui nasce. Cos’hanno in comune tutte le utopia asimoviane? Soprattutto il controllo, la possibilità di avere angeli custodi artificiali che vegliano sull’umanità e la sua storia. Robot, matematica, Fondazioni e Imperi sono tutti entità che vegliano (e controllano) l’umanità. Saranno anche utopie, ma Asimov ci mostra spesso personaggi che combattono, di volta in volta, contro ciascuna di queste forme di controllo. Non vediamo Dei, non vediamo nulla di soprannaturale, ma la Galassia è piena di miti e di entità dai grandi poteri, come se Asimov sentisse l’esigenza di colmare questa sua Galassia atea con qualcosa di sovrumano che facesse, almeno in parte, le veci del suo Dio latitante. Sono però angeli custodi a tempo, utopie a scadenza, che si annullano secolo dopo secolo, romanzo dopo romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    la continuazione

    La continuazione della trilogia della fondazione è una bella storia anche se rispetto alla prima parte, questa puntata è molto più fantasiosa.
    Piacevole da leggere, intriga, ti mette la voglia di cont ...continua

    La continuazione della trilogia della fondazione è una bella storia anche se rispetto alla prima parte, questa puntata è molto più fantasiosa.
    Piacevole da leggere, intriga, ti mette la voglia di continuare ma non riserva grandissime sorprese.

    ha scritto il 

  • 3

    Ciclo della Fondazione

    Preludio alla fondazione
    Fondazione anno zero
    L'Orlo della fondazione
    Fondazione e Terra

    Questi quattro libri sono stati scritti da Asimov molti anni dopo la pubblicazione della famosissima "Trilogia ...continua

    Preludio alla fondazione
    Fondazione anno zero
    L'Orlo della fondazione
    Fondazione e Terra

    Questi quattro libri sono stati scritti da Asimov molti anni dopo la pubblicazione della famosissima "Trilogia della Fondazione" e dal punto di vista cronologico sono ambientati due prima e due dopo tale trilogia.

    Si sente la differenza di scrittura, qui abbiamo un Asimov sicuramente più maturo, però le storie raccontate non riescono ovviamente a raggiungere l'originalità data dalla trilogia precedente.

    In ogni caso sono degli importanti corollari, che portano emozioni ai lettori e che dirigono la saga galattica creata da Asimov verso nuovi orizzonti pieni di fascino.

    Peccato che Asimov se ne sia andato, sicuramente avrebbe potuto regalarci anche un magico seguito di "Fondazione e Terra".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Mentre leggevo, ero convintissima che su Gaia ci fossero i cari vecchi sbrilluccicanti robot. Ma proprio al 100%. E vabè.
    Però forse forse non c'ero andata troppo lontano...

    ha scritto il 

  • 5

    Gaia

    Con l’ultimo romanzo sembrava che la realizzazione del Piano Seldon fosse solo questione di tempo, che ormai avevamo visto tutti come funziona la psicostoria, eccetera, eccetera. Dopo circa due secoli ...continua

    Con l’ultimo romanzo sembrava che la realizzazione del Piano Seldon fosse solo questione di tempo, che ormai avevamo visto tutti come funziona la psicostoria, eccetera, eccetera. Dopo circa due secoli di piano perfettamente realizzato Gendibal della Seconda Fondazione e Trevize della prima cominciano a sospettare qualcosa, ognuno per motivi diversi. Gendibal sospetta che ci sia una Terza Fondazione e Trevize sospetta che la Seconda sia ancora operativa, che nel precedente romanzo sembrava sconfitta. Nel cercare di dare risposte ai propri interrogativi i due protagonisti si imbatteranno in qualcosa di assolutamente inaspettato: Gaia, un pianeta entrato nella mitologia di molte culture, avvolto nel mistero, potente e temuto.

    Alla fine del romanzo tutti i personaggi chiave della storia si ritroveranno su Gaia per prendere una decisione di vitale importanza per il futuro della Galassia. In realtà chi deve decidere è Trevize, che ha un dono unico: sa prendere le decisioni giuste con poche informazioni. Ha un grande intuito, diremmo noi.

    Ovviamente non vi dirò cosa troveranno su Gaia i protagonisti, né vi dirò quale decisione deve prendere Trevize e nemmeno cosa ha deciso. Posso solo dirvi che Trevize, dopo aver preso La Decisione Galattica, sente la necessità di ritrovare il pianeta d’origine dell’Umanità, la Terra. Dopo ventimila anni, infatti, gli uomini non sanno più da dove provengono e sono in circolazione molti miti e leggende sul pianeta d’origine.

    Siccome Asimov non ci fa mancare nulla, rispunteranno i robot. (I robot di Asimov hanno una voce su Wikipedia.) Esistono ancora? Dove sono e cosa fanno?

    Nel frattempo il Piano Seldon, sembra procedere per la sua strada.

    L’ultimo capitolo della saga si concluderà con Fondazione e Terra.

    Unica nota sullo stile: ad esser pignoli io avrei asciugato un poco i dialoghi, molto prolissi. Però mi metto nei panni dell’editore che nel 1982 si vede continuare, a grande richiesta, il ciclo della fondazione. Asimov all’apice della sua carriera ti presenta un romanzo best seller per il solo fatto di esistere e tu che fai? Correggi gli errori di stompa e lo mandi in stampa, no?

    ha scritto il 

  • 4

    7.5/10

    La recensione di questo libro è sparita e quindi mi accingo a riscriverla.
    Questo è il primo sequel della Trilogia della Fondazione e quindi il paragone con essa viene più che naturale. Per come è str ...continua

    La recensione di questo libro è sparita e quindi mi accingo a riscriverla.
    Questo è il primo sequel della Trilogia della Fondazione e quindi il paragone con essa viene più che naturale. Per come è strutturato il libro verrebbe da associarlo al terzo libro della Fondazione, in quanto si parla di una storia continuativa di un numero determinato di personaggi e non ci sono sbalzi temporali come negli altri due, ma dal punto della piacevolezza del libro lo trovo più accostabile al primo della Trilogia. Senza dubbio mi aspettavo di più da questo libro, non è male ma non regge la genialità del terzo. Lo consiglio comunque perchè è interessante vedere come si sviluppa la storia e in ogni caso è un buon libro. Il fatto che sia stato scritto molti anni dopo da un po' fastidio alla lettura in caso si decidesse, come me, di leggerlo subito dopo alla Trilogia perchè cambia lo stile (non necessariamente in meglio) e anche (vista l'edizione diversa che ho scelto) il modo di tradurre certe parole, cosa che una "perfettina" come me trova particolarmente fastidioso, almeno all'inizio. Quindi in caso vogliate leggere l'intera serie vi consiglio di prendere edizioni uguali e vicine nel tempo in modo da guastarvi solo in parte la continuità della storia.

    ha scritto il