L'orologiaio di Everton

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi 477)

3.9
(715)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 166 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8845919846 | Isbn-13: 9788845919848 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Da quando la moglie se n'è andata, quindici anni e mezzo prima, senza portarsi via il figlio di pochi mesi e lasciandosi dietro solo una vestaglietta di cotonina e la scia del suo profumo, Dave ha vissuto soltanto per Ben. Ogni attimo della sua vita. La notte come il giorno. Il figlio ha sempre detto che sì, era felice. Sulla madre non ha fatto mai troppe domande. Allora perché una notte è andato via, anche lui senza una parola per quel padre ch enon desiderava altro che essergli amico? E perché lui e Lillian, la ragazzina quindicenne che lo ha seguito, hanno ucciso un uomo? Solo quando Ben, dopo il suo arresto, rifiuterà di vedere il padre, Dave comincerà a capire il figlio e il suo disperato bisogno di ribellarsi...
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  • 4

    Gli pareva che in tutto il mondo non ci fossero che due tipi di uomini, quelli che chinano la testa e gli altri..

    Un inizio lento, quasi distaccato.. per poi arrivare al climax finale in cui tutto si ...continua

    Gli pareva che in tutto il mondo non ci fossero che due tipi di uomini, quelli che chinano la testa e gli altri..

    Un inizio lento, quasi distaccato.. per poi arrivare al climax finale in cui tutto si svela, con sottile abilità psicologica...

    ha scritto il 

  • 3

    L'OROLOGIAIO DI EVERTON

    “…noi genitori siamo gli ultimi
    A conoscere i nostri figli”

    Uno dei romanzi del “filone americano di Simenon, “L’orologiaio di Everton”, ambientato in una pacifica cittadina dello Stato di New York, ...continua

    “…noi genitori siamo gli ultimi
    A conoscere i nostri figli”

    Uno dei romanzi del “filone americano di Simenon, “L’orologiaio di Everton”, ambientato in una pacifica cittadina dello Stato di New York, è stato scritto dall’autore nel 1954 anche se in Italia è arrivato nel 2005 per Adelphi, con la traduzione di Laura Frausin Guarino.
    Come sempre, la scrittura di Simenon, anche mancante delle atmosfere brumose e noir della terra di Francia è capace di trascinare il lettore all’interno di ciò che sembra la banalità del quotidiano, scandagliando l’animo umano come pochi sanno fare.
    La storia è cupa, commovente, malinconica. Dave Galloway è un uomo dall’aspetto dimesso, con una vita grigia e abitudinaria alla quale ha opposto un solo tentativo di ribellione: sposarsi con una donna dall’esagerata libertà di costumi che l’ha abbandonato, senza un perché, con un figlio di sei mesi, il suo piccolo Ben. Rassegnato alla piega che ha preso la sua vita, Dave si dedica al bambino totalmente. Lavorando nella sua bottega d’orologiaio, senza l’aiuto di una donna nelle faccende, con la compagnia di un solo amico, burbero ma sempre presente, con la faccia da galeotto, tale Musak, l’unico che gli fa compagnia nelle lunghe serate solitarie, Dave tira su Ben come un gioiello. Il bambino sembra apparentemente felice, può fidarsi totalmente di un padre sempre a sua disposizione e la loro tranquilla routine non sembra subire scossoni di sorta. Ma, all’età di sedici anni, ecco che Ben, studioso, obbediente, sempre puntuale nei suoi ritorni a casa, scompare improvvisamente, una notte, così come aveva fatto sua madre tanti anni prima. Il mondo di Dave viene sconvolto mentre prende consapevolezza dei fatti che hanno determinato l’assenza del figlio, coinvolto in un episodio criminoso insieme alla sua fidanzata-bambina, un episodio che avrà conseguenze gravissime per la vita di tutti.
    Questo costringerà il protagonista a ripensare a ciò che è stata tutta la propria vita per cercare disperatamente di trovare, attraverso le sue trame, il motivo di tale sconcerto vitale, fino ad arrivare attraverso un viaggio emozionale, intenso e ricco di sfumature profonde e intime, ad una risposta illuminante, a un vero e proprio “segreto degli uomini”, che possa fargli accettare, comprendere, proseguire e sperare nelle generazioni future.
    Gli uomini di casa Galloway, tutti con una vita passata ad abbassare la testa, ad essere perdenti ancor prima di esserne edotti, legati indissolubilmente da un unico atto di ribellione esploso da un’incontenibile rabbia, un atto che li accomuna, nonno, padre e nipote e che è l’unico che può fornire la chiave di comprensione necessaria all’accettazione di una predestinazione demolitrice e struggente per affrontare il funesto influsso del destino. La comparsa di una bolla enorme di collera e rancore repressi, sale inesorabile dal magma di tante generazioni di sconfitti per ribadirne, con inusitata forza, la potenza e l’esistenza. Un Simenon grandioso, in forme introspettive sempre più intense e appassionate, sotto il velo di grigiore, monotonia e apparente normalità che va a coprire, nascondere, insabbiare la grande forza lacerante potenzialmente covata all’interno di ogni animo umano.

    ha scritto il 

  • 1

    Secondo romanzo USA ... Niente da fare,pietoso per se stesso.Direi che li concepì ad uso e consumo del pubblico locale.Manca totalmente di originalità e di quelle care,carissime ambientazioni europee. ...continua

    Secondo romanzo USA ... Niente da fare,pietoso per se stesso.Direi che li concepì ad uso e consumo del pubblico locale.Manca totalmente di originalità e di quelle care,carissime ambientazioni europee.

    ha scritto il 

  • 3

    “Siamo gli ultimi a conoscere i nostri figli”

    I romanzi “americani” di Simenon esercitano, almeno su di me, un fascino inferiore rispetto alle storie ambientate in terra di Francia e Belgio: mi manca quell’atmosfera tipicamente francese novecente ...continua

    I romanzi “americani” di Simenon esercitano, almeno su di me, un fascino inferiore rispetto alle storie ambientate in terra di Francia e Belgio: mi manca quell’atmosfera tipicamente francese novecentesca, parigina o della provincia, che pervade le sue storie migliori. Deve averlo pensato anche Bertrand Tavernier che traspose la versione cinematografica del libro a Lione, col titolo di “L’horloger de Saint-Paul”, affidando il ruolo del protagonista a un grande attore a quel tempo incarnazione del francese medio: Philippe Noiret.

    L’orologiaio di Everton è un racconto estremamente cupo che parte dalla monotonia e ripetitività dei gesti dell’orologiaio e sfocia nella disillusione di un padre che bruscamente viene messo di fronte all’imprevedibile colpa del giovanissimo figlio: tutto il libro, ma soprattutto la seconda parte, è avvolto in un’atmosfera quasi sospesa, attraverso gli occhi dapprima increduli poi rassegnati del protagonista in uno stato di stordimento di fronte alla progressiva e inesorabile presa di coscienza degli eventi.

    Benché nello scarno finale del romanzo l’orologiaio si aggrappi ad una nota di speranza rappresentata dal nascituro nipotino, si ha l’impressione che il destino continuerà ad essere ingrato nei confronti di questo debole e solitario pover uomo abbandonato da tutti. E a tal proposito appare strano che Simenon, più o meno a metà libro, abbandoni l’interessante personaggio di Musak, il laconico vicino che rappresentava una sorta di contrappunto al protagonista, uno dei pochi punti di riferimento e di appoggio nella sua altrettanto profonda solitudine esistenziale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Nonostante l'ambientazione americana (continuo a preferire i Simenon gravitanti su Francia del nord e zone limitrofe) e la spiegazione finale che non aggiunge molto a quello che si era già capito,dire ...continua

    Nonostante l'ambientazione americana (continuo a preferire i Simenon gravitanti su Francia del nord e zone limitrofe) e la spiegazione finale che non aggiunge molto a quello che si era già capito,direi un'altra opera riuscita.
    Si legge in un baleno la storia di questo orologiaio dimesso che non capisce il gesto sciagurato del figlio fino a quando non realizza di essergli accomunato dalla medesima vena (auto)distruttiva che gli ha segnato l'esistenza.
    Inoltre riesce a cogliere un sentimento sotterraneo di ribellione e di incomunicabilità tra generazioni che per l'epoca in cui è stato scritto il libro (anni '50) significava possedere delle buone "antenne".

    ha scritto il 

  • 5

    I libri di Simenon restano sulla pelle. Sarà forse la potenza dei pensieri, dei turbamenti, degli stati d'animo dei personaggi, così normali, veri e attuali da sentirli pienamente nostri? Saranno le a ...continua

    I libri di Simenon restano sulla pelle. Sarà forse la potenza dei pensieri, dei turbamenti, degli stati d'animo dei personaggi, così normali, veri e attuali da sentirli pienamente nostri? Saranno le ambientazioni e le situazioni descritte così bene che sembra di esserci dentro? Non lo so cos'è, so solo che io ero in quel tribunale a fianco di Dave Galloway, l'orologiaio di Everton.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo Simenon che leggo.
    Mi ha tenuta incollata alle pagine con la voglia di andare avanti e saperne sempre di più. Libro bello, lettura veloce, coinvolgimento garantito.
    Alla fine, però, lascia un po ...continua

    Primo Simenon che leggo.
    Mi ha tenuta incollata alle pagine con la voglia di andare avanti e saperne sempre di più. Libro bello, lettura veloce, coinvolgimento garantito.
    Alla fine, però, lascia un po' d'amaro in bocca e un senso come d'incompiuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Dave ha una vita tranquilla, forse troppo. Ha anche un figlio: Ben. Mai un problema, mai un grattacapo. Da quando sua moglie l'ha abbandonato lasciandolo solo ad accudirlo lui se n'è fatto una ragione ...continua

    Dave ha una vita tranquilla, forse troppo. Ha anche un figlio: Ben. Mai un problema, mai un grattacapo. Da quando sua moglie l'ha abbandonato lasciandolo solo ad accudirlo lui se n'è fatto una ragione ed è andato avanti.
    Tutto bene? No.
    Una sera Ben non torna a casa, uccide un passante, ruba un auto anzi due, ruba dei soldi, vuole sposare una sua amica minorenne incinta di lui.
    E finisce in galera. Forse lo aspetta la pena capitale.
    E' l'inizio della fine? O forse lo squarcio al velo che impedisce a Dave di intuire la verità?.
    Ci sono uomini che comandano e altri che subiscono. Ma non è sempre così.
    Anche chi sta sotto deve dimostrare di esistere. Non lo ha forse fatto il padre di Dave? Non lo ha fatto Dave sposando quella donna - contro il volere di tutti? E non lo sta facendo oggi Ben?.
    Dave ha una rivelazione. E tutto appare in luce nuova. Ora ha di nuovo suo figlio vicino a sé. Ora la sua vita ha un significato.

    ha scritto il 

  • 4

    Le azioni altrui ci sembrano sempre strane perchè non ne conosciamo i veri motivi

    Inizia in sordina questo splendido romanzo di Simenon, il racconto è così pacato e tranquillo che sembra quasi una novella su Dave Gallaway, quarantenne orologiaio, padre single dell’adolescente Ben, ...continua

    Inizia in sordina questo splendido romanzo di Simenon, il racconto è così pacato e tranquillo che sembra quasi una novella su Dave Gallaway, quarantenne orologiaio, padre single dell’adolescente Ben, uomo tranquillo, abitudinario, che passa la sua vita tra casa, figlio, a cui dedica tutto il suo essere, lavoro e, al sabato, la serata tranquilla a casa dell’amico Musak a giocare e bere. Ma mano mano che si prosegue nella lettura, così come gli eventi scardinaneranno la tranquilla vita di Dave (suo figlio non rientra a casa), così cambia lo stile di Simenon, diventa graffiante, incalzante, crudo, freddo e lucido nella descrizione dei fatti quanto devastante nell'esaminare lo stato d’animo del povero Dave. Le emozioni che lo attraversano nel momento in cui capisce che suo figlio è scappato e poi, in un secondo momento, quando apprende che è fuggito con la giovane Lilian e sono ricercati dalla polizia, mi hanno fatto sbandare, il continuo cercare giustificazioni per questo ragazzo che alla fine si rende conto di non conoscere o conoscere troppo bene fa veramente mancare il respiro. Ancora una volta Simenon mi tramortisce e mi lascia senza parole.
    p.s. stupita inizialmente dall'ambientazione americana!

    Capita che in sogno ci si trovi improvvisamente davanti a un paesaggio strano e familiare allo stesso
    tempo, angoscioso come un precipizio. Non vi è niente che assomigli a ciò che si è conosciuto nella
    vita reale, eppure si sente qualcosa destarsi nella memoria, si ha quasi la certezza di essere già passati di là, di esserci forse vissuti in un sogno precedente o in una vita anteriore.
    Anche Dave Galloway aveva già vissuto, una volta, il momento che stava vivendo adesso, con il corpo e lo spirito invasi dalla stessa sensazione di collasso totale e lo stesso vuoto intorno; anche allora si era lasciato cadere nella stessa poltrona verde, davanti al divano coordinato che anni prima lui e sua moglie avevano comprato a credito in un negozio di Hartford, con i due tavolini bassi, le due sedie e la mensola per la radio, perché all'epoca non c'era ancora la televisione.

    ha scritto il 

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