L'oscura immensità della morte

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

4.0
(1097)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8876416641 | Isbn-13: 9788876416644 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. L'uomo, Raffaello Beggiato, viene condannatoall'ergastolo, mentre il suo complice riesce a fuggire. Il marito della donna assassinata e padre del bambino, Stefano Contin, non si dà pace. Per quindici anni vive con l'ossessione di quella che lui chiama "l'oscura immensità della morte". Cambia vita, lascia il lavoro di successo che aveva prima della tragedia e diventa ciabattino in un supermercato, non frequenta più nessuno e va a vivere in uno squallido appartamento di periferia, dove trascorre il tempo a guardare quiz o le foto dei cadaveri dei suoi cari. Ha in mente solo la vendetta e architetta un piano machiavellico per portarla a termine...
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  • 3

    Come libro non l'ho trovato un gran che. Ma come film sarebbe veramente adatto, mica per nulla l'autore è anche sceneggiatore e autore teatrale!
    Diciamo che in fin dei conti è stata una piacevole lett ...continua

    Come libro non l'ho trovato un gran che. Ma come film sarebbe veramente adatto, mica per nulla l'autore è anche sceneggiatore e autore teatrale!
    Diciamo che in fin dei conti è stata una piacevole lettura, incalzante, anche stimolante nell'opinione del lettore sui temi che vengono scoperchiati, però ripeto, per essere un testo, è troppo poco profondo. Forse con una sceneggiatura teatrale dietro, avrebbe dato molto di più i suoi frutti..
    Lo consiglio cmq come una buona lettura che tiene impegnati giusto un paio d'ore

    ha scritto il 

  • 5

    L'ergastolo del dolore

    Che piacevole sorpresa quando trovi un autore italiano che è in grado di scrivere in modo così tagliente e preciso, senza nascondersi poi dietro un rassicurante finale consolatorio.
    Qui di consolatori ...continua

    Che piacevole sorpresa quando trovi un autore italiano che è in grado di scrivere in modo così tagliente e preciso, senza nascondersi poi dietro un rassicurante finale consolatorio.
    Qui di consolatorio non c'è proprio niente. I due protagonisti, la vittima e il carnefice, sono entrambi condannati all'ergastolo del dolore. Silvano ha perso tutto ciò che di bello c'era nella sua vita e ora si macera nel desiderio di vendetta.
    Raffaello è il criminale, colui che sta scontando l'ergastolo in carcere e che si ritrova con un altro tipo di condanna: il cancro che lo sta lentamente uccidendo. È pentito per ciò che ha fatto? Non particolarmente. È consapevole di aver esagerato, ma cerca comunque un'escamotage per godersi quel poco di vita che gli resta da vivere.
    E poi c'è il complice, quello che non è mai stato beccato, quello che forse ha commesso realmente gli omicidi o forse no...
    La storia inizia con una forte differenziazione tra il bene e il male, ma poi i confini sfumano, si scopre che la vittima può diventare facilmente carnefice e viceversa e allora ci si chiede: chi ha ragione? È giusto quello che hanno fatto? E io come mi sarei comportata?

    ha scritto il 

  • 5

    Domande ed emozioni. Emozioni e domande. Una scrittura così magistrale che riesce a scardinare le serrature della mente mettendoti davanti a un quesito fondamentale: "E io cosa avrei fatto?" Sublime C ...continua

    Domande ed emozioni. Emozioni e domande. Una scrittura così magistrale che riesce a scardinare le serrature della mente mettendoti davanti a un quesito fondamentale: "E io cosa avrei fatto?" Sublime Carlotto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: una rapina terminata con due vittime, un detenuto disposto a tutto pur di lasciare il carcere, un vedovo disposto a tutto pur di farsi giustizia, un buio doloroso e incurabile che avvolge ...continua

    Ingredienti: una rapina terminata con due vittime, un detenuto disposto a tutto pur di lasciare il carcere, un vedovo disposto a tutto pur di farsi giustizia, un buio doloroso e incurabile che avvolge cuori e menti.
    Consigliato: a chi vuol perdersi tra i sentieri contorti di giustizia, vendetta, perdono e consolazione, a chi vuol trovare una via d’uscita dentro un vicolo cieco e oscuro.

    ha scritto il 

  • 5

    consigliato

    di Massimo Carlotto, reputo la sua opera migliore. splendida anche la trasposizione teatrale. Raramente leggo due volte un libro. Lo rileggerei una terza volta...

    ha scritto il 

  • 3

    Noir duro e crudo, a tratti splatter, in pieno stile Carlotto. Costruito sull'alternanza dei punti di vista dei due protagonisti (nasce già con una struttura ideale per il teatro) indaga l'interpretaz ...continua

    Noir duro e crudo, a tratti splatter, in pieno stile Carlotto. Costruito sull'alternanza dei punti di vista dei due protagonisti (nasce già con una struttura ideale per il teatro) indaga l'interpretazione soggettiv a della "giustizia".
    Pro: scorrevole e veloce
    Contro: un pò scontato in alcuni momenti

    ha scritto il 

  • 4

    Prologo
    1989- una città del nordest
    L'imputato aveva il labbro spaccato, gli occhi pesti, il naso gonfio e rotto con due tamponi emostatici che spuntavano dalle narici e lo costringevano a respirare c ...continua

    Prologo
    1989- una città del nordest
    L'imputato aveva il labbro spaccato, gli occhi pesti, il naso gonfio e rotto con due tamponi emostatici che spuntavano dalle narici e lo costringevano a respirare con la bocca. I due agenti della polizia penitenziaria che lo sorreggevano dovettero aiutarlo a sedersi.Era conciato male. Il giudice, seccato, guardò l'avvocato per cercare di capire se avrebbe tentato di inviare l'interrogatorio. L'alto lo rassicurò alzando le spalle. Il suo cliente aveva ben altri problemi a cui pensare. Il giudice, sollevato, dettò al cancelliere le generalità dei presenti e chiese all'imputato se intendeva sottoporsi all'interrogatorio.

    Inizia con questa scena il romanzo di Massimo Carlotto, che ha avuto anche una rappresentazione teatrale con la regia di Alessandro Gassman: un imputato di un duplice omicidio, che si trova di fronte al magistrato per un interrogatorio che è di pura formalità.
    Perché il delitto è stato particolarmente abbietto, una mamma e il suo figlio uccisi durante la fuga per una rapina di un gioielliere.
    Perché non ci sono dubbi sulla dinamica, spiegazioni, attenuanti: Raffaello Beggiato era strafatto di coca e, in quell'attimo, ha rovinato la vita di tre persone e anche la sua. Non si riesce a provare pena per una persona del genere. Due morti e un padre di famiglia Silvano Contin sprofondato nell'oscura immensità della morte. Dall'altra parte, un complice in fuga e l'altro arrestato. E pestato dalla polizia una volta in commissariato.
    Condanna all'ergastolo, sul fascicolo di Raffaello c'è scritto “fine pena: mai”.

    Passati quindici anni, troviamo i due sopravvissuti alla triste vicenda uno di fronte all'altro: Raffaello e Silvano, le cui vite vengono raccontate in prima persona da loro stessi.
    Raffaello, malato di cancro, passa le sue giornate in carcere scandite da orari e ritmi predefiniti:
    “Domani è martedì. Un giorno del cazzo. Manca ancora troppo al sabato e alla domenica, i migliori in galera. Doccia, colloquio, pasta al forno, fettina, patate e il calcio”.

    Silvano si è allontanato da tutti: dagli amici, dai parenti, dal vecchio lavoro. Il dolore, la solitudine, l'hanno schiacciato in un'esistenza che scorre grigia e monotona quasi come quella di Raffaello. Cibi pronti da scaldare al microonde, vino in cartone, le serate davanti la tv a guardare i quiz.
    Fino all'arrivo della lettera di Raffaello, dove gli viene chiesto perdono: un perdono legato alla richiesta di sospensione della pena per motivi di salute, la cui decisione è a capo di un giudice e di altri esperti.
    Ma che dipende anche dal parere della vittima.
    Vittima e colpevole.
    “Rilessi la lettera di Beggiato. L'assassino, il pezzo di merda, il figlio di puttana chiedeva la mia pietà. Accartocciai le lettere e le gettai nella spazzatura”.

    La lettera di Raffaello ha dietro un piano, per uscire dal carcere e scappar via, coi soldi della rapina ancora in mano a quel complice il cui nome non ha mai voluto fare.
    Ma in questi anni Silvano non solo non è riuscito a ricostruirsi una vita: la sua esistenza si è mutata come fosse in un carcere dove, anziché le pareti di cemento, ci sono le pareti del dolore
    “Il dolore pulsava come quello di una ferita infetta ma mi faceva sentire vivo e mi aiutava a orientarmi nell'oscura immensità della morte”.

    La sua Clara è morta dopo una lunga agonia in ospedale: le sue ultime parole gli sono rimaste scolpite dentro: “Non vedo più nulla, ho paura, ho paura, aiutami, è buio”.
    No, Silvano non può perdonare affatto l'assassino della moglie e del figlio: perché per perdonare bisognerebbe provare ancora dei sentimenti, avere una vita, delle passioni che ti fanno sentire vivo.
    A Silvano sono rimasti i pochi ricordi che tiene chiusi in garage e la voce della moglie, cui chiede ispirazione per le sue scelte. Come una persona malata di mente ..
    Anche Silvano allora escogita un piano per vendicarsi di Raffaello: un piano criminale per far pagare all'assassino e al complice, su cui si è messo sulle tracce, le loro colpe.
    “La mia esistenza era chiusa per sempre dall'oscura immensità della morte. Il mio presente e il mio futuro erano solo tempo trascorso in anticamera in attesa della fine perché non mi era rimasto altro..”
    Da vittima a carnefice, boia, giudice che emetterà una sentenza definitiva e senza appello.
    Il suo sprofondare in questa “oscura immensità”, in questo “buio sempre più profondo” lo porteranno a compiere dei delitti, per cui non proverà alcuna pietà. Per cui rischierà di trovarsi ad un passo dal finire dalla parte sbagliata dalla legge.
    A meno che qualcuno, la persona che meno te la aspetti, non gli dia una seconda possibilità …

    L'oscura immensità della morte racconta, mettendole l'una al fianco dell'altra, due tragedie personali che si fondono: il detenuto che si rende conto di aver sbagliato tutto, che avrebbe potuto vivere una vita diversa solo se .. e quella della vittima, schiacciato dal dolore e incapace di uscirne fuori. Di fronte alla domanda di grazia, presentata dall'avvocato del suo carnefice, la sua reazione è improntata al rancore e al desiderio di vendetta.
    Una storia nerissima, raccontata in modo asciutto, veloce con un ritmo volutamente incalzante, con argomentazioni politicamente scorrette, secondo la mentalità comune, ipocrita e falsa.
    I ladri in galera senza alcuna pietà perché non cambieranno mai.
    In galera a proteggere la vita delle brave persone fuori. Anche quelle che covano il proprio demone dentro.
    Da questo, parte la catena degli eventi di questo romanzo in cui Carlotto riesce a raccontare una storia che si può leggere a più livelli.

    Sulla strumentalizzazione del dolore delle vittime (da parte dei media), specie quelle dei reati “comuni”, come rapine e furti.
    Sulle condizioni ignobili delle carceri italiane, pensate per redimere i carcerati, per renderli alla società migliori di come sono entrati. Luoghi dove invece si inacidisce l'animo, nelle piccole prepotenze quotidiane, nelle piccole ruberie.

    ha scritto il 

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