Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'ubicazione del bene

Di

Editore: Einaudi

3.7
(280)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8806197169 | Isbn-13: 9788806197162 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

Ti piace L'ubicazione del bene?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nell'anonimato di vite qualunque Giorgio Falco coglie la zona grigia che unisce il fallimento e la grazia. In un libro dal tono sommesso e lancinante, che restituisce alle cose minime il compito di raccontare la grandezza e l'imperscrutabilità dell'esistenza.

«Chi usciva alle sei di pomeriggio dubitava della forza aziendale. Chi usciva alle otto di sera dubitava della vita».

A venti chilometri in automobile dal lavoro e dal supermercato, come accade ai bordi di ogni metropoli, la città continua e diventa un altro luogo: Cortesforza. Come la contea di Yoknapatawpha in Faulkner e la Regalpetra di Sciascia, Cortesforza è un luogo tanto piú vero quanto piú è immaginario.
Qui si vive un esodo eterno, e la giornata è ridotta a tragitti in tangenziale verso casa. Il lavoro non si vede piú, è dappertutto, ha invaso i comportamenti quotidiani, affettivi. Per dare un senso alle proprie esistenze, gli abitanti di Cortesforza accendono un mutuo, traslocano in una zona nuova o «mettono in cantiere un figlio». Ogni volta, però, lo svelarsi improvviso di una seppur piccola possibilità provoca una sconfitta irreversibile.
Una commedia umana raccontata con sguardo lucido, impietoso, privo di giudizi. Nessuna apocalisse: solo un'inevitabile, comune disfatta.

Ordina per
  • 4

    Il racconto Alba su tutti, ma il resto è ottimo.

    " Da bambino,quando ero andato allo zoo, avevo dato una nocciolina all'elefante. L'elefante aveva allungato la proboscide, avevo sentito l'umido sul ...continua

    Il racconto Alba su tutti, ma il resto è ottimo.

    " Da bambino,quando ero andato allo zoo, avevo dato una nocciolina all'elefante. L'elefante aveva allungato la proboscide, avevo sentito l'umido sul palmo della mano e avevo pianto per lui, per me che gli avevo dato la nocciolina e per la nocciolina che aveva vagato nella proboscide quella domenica pomeriggio. Lo zoo è non solo il sogno infranto del paradiso terrestre, quanto di un modello economico di controllo e solidarietà. Finita la solidarietà, è rimasto il controllo. Lo zoo è la rappresentazione della città, lo zoo safari del suburbio residenziale fuori città. Visti dal sedile anteriore destro del monovolume, gli animali sfilavano in tutto il loro insuccesso, non sapevo se essere felice nel vederli vivi o compiangere la fierezza addomesticata, il portamento ammaestrato, la mia situazione fallimentare."

    " Sembravo uno di quei semiubriachi che un paio di volte all'anno ti raccontano all'happy hour sempre la stessa storia, il racconto subisce a ogni ripetizione piccole variazioni, e quelle variazioni non sono la ricerca della perfezione, indicano solo l'accumulo di amarezza e dolore nel tempo."

    ha scritto il 

  • 4

    Capisco. E' il suo primo serpente.

    – Deve fare attenzione. Non può aprire cosí il coperchio della teca. – E per dargli da mangiare? – Vuole dargli il vivo o il morto? – Significa un animale vivo o un animale morto? – ...continua

    – Deve fare attenzione. Non può aprire cosí il coperchio della teca. – E per dargli da mangiare? – Vuole dargli il vivo o il morto? – Significa un animale vivo o un animale morto? – Cibo vivo o cibo fresco morto. – Cos’ha di vivo? – Pulcini. Topolini bianchi. – No, mi impressionano. – I serpenti adorano il vivo. – Cosa ha mangiato in negozio? – Il decongelato. Il vivo potrebbe ferirlo nell’inghiottire, è ancora un serpente giovane. – Vorrei abituarlo al morto. Il mio gatto cattura un paio di topi alla settimana. – Non può mangiare quei topi. Potrebbero essere indeboliti, infettati da un’esca velenosa. O da parassiti. Noi abbiamo ratto baby senza pelo, ratto medio, ratto grande, abbiamo topolino baby, topolino piccolo, abbiamo porcellino d’India, coniglio, quaglia, pollo. E naturalmente abbiamo il pulcino. Tutto surgelato e pronto per l’uso. – Vorrei dare un prodotto fresco. Fresco ma non vivo. – Il surgelato è ideale. Crede che le aziende uccidano i topolini uno per uno, per darli ai serpenti? Mettono migliaia di topolini ancora vivi nei freezer. – Quanto costa un pulcino congelato? – Non vendiamo il pezzo singolo. Sono cartoni da dieci chili. Trecento pezzi. Un topolino costa meno di un cappuccino. Però non esageri. Vado contro i miei interessi, non gli dia troppo cibo. Un serpente non è un bambino o un cane. Milano è piena di serpenti grassi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo potrebbe trarre in inganno: l’ubicazione del bene è proprio intesa come luogo in cui si trova il bene materiale per eccellenza: l’abitazione. Il luogo è Cortesforza, paese immaginario ...continua

    Il titolo potrebbe trarre in inganno: l’ubicazione del bene è proprio intesa come luogo in cui si trova il bene materiale per eccellenza: l’abitazione. Il luogo è Cortesforza, paese immaginario dell’hinterland milanese ma simile a mille altri realmente esistenti, i racconti sono nove, tutti ben scritti e carichi di disagio extraurbano, quello che scaturisce dal fare quelle scelte di vita che l'età e le convenzioni impongono, ma nel momento o nel luogo o con le persone sbagliate.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nei girni di festa i bambini più piccoli,costretti nei seggioloni,rifiutano i bavaglini,muovono le braccia come croupier alienati scontenti per le mance.Le madri urlano frasi ricattatorie,i bambini piangono,gli adulti tentano una mediazione imbarazzata e

    discreta." Avete presente un rasoio. Che se lo sfiori sulla lama subitissimo ti lacera la pelle, un taglio così, netto, velocissimo, che non te ne accorgi e non lo vedi per i due secondi che impiega ...continua

    discreta." Avete presente un rasoio. Che se lo sfiori sulla lama subitissimo ti lacera la pelle, un taglio così, netto, velocissimo, che non te ne accorgi e non lo vedi per i due secondi che impiega ad iniziare a sanguinare. Questo libro è così. Come mangiare schegge di vetro nel frullato, se preferite, non ho mai provato -questa mi manca- ma suppongo la sensazione sia più o meno quella che provi quando hai finito di masticare "L'ubicazione del bene". Giulio Mozzi scrive: "E fa impressione l'attaccamento animale dei personaggi di Giorgio Falco alla loro così poco desiderabile vita -pur sempre vita, unico bene." Ma non è poi quello che facciamo tutti? normale istinto biologico, squallido e primordiale. Se non fossi programmata per respirare, qualche volta preferirei dimenticarmene. Ma il bene dov'è ubicato? non certo a Cortesforza, Milano; temo neppure a Marghera, Venezia. Forse in un ipotetico ed utopistico altrove, l'aldilà dei beati credenti, o la realtà dei beati idioti, quelli che non riescono neppure a concepire il pensiero che con un terrazzo o un giardino la loro vita potrebbe essere migliore. O con un animale. Fa impressione, anzi fa riflettere in questo libro la quantità di animali, a sottolineare la tragicità e la piccolezza della nostra vita nonostante il conforto e l'amore che ci regalano. Serpenti, pappagalli, ma soprattutto cani, alcuni -come quello della Giovanna, via Carlo Borromeo 10/B- drammaticamente appaiati alla nostra miserevole sorte, altri amati male, di un amore malato che è poi l'unico di cui siamo capaci, se almeno di questo riusciamo ad essere capaci. Non leggetelo se siete depressi, mi raccomando. Leggetelo se volete deprimervi, o se cercate un libro diverso, ben scritto, decisamente robusto e di carattere.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono dei racconti di un impatto narrativo straordinario, dato secondo me dal contrasto tra i non-luoghi - come "la tangenziale ovest" , i centri commerciali, i quartieri dormitorio o le aziende nelle ...continua

    Sono dei racconti di un impatto narrativo straordinario, dato secondo me dal contrasto tra i non-luoghi - come "la tangenziale ovest" , i centri commerciali, i quartieri dormitorio o le aziende nelle tristi vie di periferia - e il paese di Costesforza, microcosmo fortemente delineato, se pur inesistente nella realtà. Cortesforza ha tutto, mentre altri paesini della zona non hanno niente, si dice spesso nel libro. Ed è qui, infatti, che si dipana la vita di molte persone, ubicazione del malessere piuttosto che del bene, o forse di una vana ricerca della serenità, Non siamo nella periferia di qualche città del New England, ma nella nostra periferia, e la forte connotazione locale è un grande pregio che lo rende unico e originale.

    ha scritto il 

  • 0

    Pensavo che si trattasse di un romanzo, e invece è una raccolta di racconti. Pensavo che fosse un libro di impianto filosofico (quando si dice l’inganno del titolo), ragionamenti intorno ...continua

    Pensavo che si trattasse di un romanzo, e invece è una raccolta di racconti. Pensavo che fosse un libro di impianto filosofico (quando si dice l’inganno del titolo), ragionamenti intorno all’idea di bene come cosa buona e giusta, e invece la narrazione ha un tono terrestre, quotidiano, e il bene è un bene materiale: una villetta ubicata a Cortesforza.

    Un filo conduttore tra i racconti però c’è, ed è quel luogo. Non esiste, Cortesforza, borgo residenziale a qualche chilometro da Milano, eppure di Cortesforza sono piene le aree periferiche delle grandi e piccole città. “Tutte le cose accadono entro venti chilometri. La distanza da casa al lavoro, da casa al supermercato. Venti chilometri. All’inizio lui pensa che quello spostamento sia un piccolo viaggio, dopo dieci ore di lavoro può ricomporre se stesso, ma al semaforo di Trezzano sul Naviglio lui fa parte di una promiscuità aggressiva, volgare, feroce nel cercare il proprio posto nel mondo, conta solo avanzare mezzo metro, allungare i radiatori accaldati per conquistare o difendere la posizione, una distesa di lamiera urlante, lo sbuffo bianco delle marmitte, le gocce cancerose che istillano, ancora prima della malattia, un amarognolo diffuso e incredulo, una distesa di lamiera parlante ora opaca ora illuminata da improvvise schegge di rosso, che tracimano dall’asfalto alle sponde del Naviglio Grande, fino all’acqua nera, che riflette.” (pari pari al ritorno a casa via tangenziale o circumvallazione esterna, anche se non ci sta il Naviglio e manco l’acqua nera)

    La villetta con il giardinetto, la casarella dove vivere quieti gli anni della pensione se un figlio pazzo non ti porta un boa in casa, il nido dei freschi sposini o la casa dove accogliere l’uccellino degli sposini un poco sereticci, l’appartamento senza balconi, il casale da ristrutturare, il capannone diventano scatole di vetro dove vengono esposte le fratture, le crepe, le voragini della vita contemporanea: acredini e insoddisfazioni, incomprensioni e frustrazioni, perdite e smarrimenti, solitudini. Uammamà, e che tristess.

    (I racconti sono scritti bene, il taglio e la prospettiva interessanti. La materia narrata, quella, ce l’ho sotto gli occhi e preferirei guardare altrove, è l’altrove che mi serve per non rischiare la neuro, ma tant’è, c’è a chi piace il coltello nella panza e si arricrea pure. Io no.)

    ha scritto il 

  • 4

    Esclusi i presenti

    Con questo libro Falco dimostra di essere uno scrittore coraggioso. Non è semplice, soprattutto in Italia, confrontarsi con la misura del racconto: saper aprire e chiudere l'obiettivo della macchina ...continua

    Con questo libro Falco dimostra di essere uno scrittore coraggioso. Non è semplice, soprattutto in Italia, confrontarsi con la misura del racconto: saper aprire e chiudere l'obiettivo della macchina fotografica, accennare i grossi temi ed approfondire particolari minimi, far intuire senza dire... E poi il tema: raccontare l'attualità comporta il rischio di scivolare nei luoghi comuni, nel dire cose scontate. Bene, per quel che mi riguarda, con “l'ubicazione del bene” Folco ha superato brillantemente la prova, costruendo una raccolta di racconti equilibrata, efficace e dolorosa. Sono storie di gente che prova a cambiare la propria vita ritagliandosi un'autonomia lavorativa, con il risultato di finire schiacciata dal peso della realtà, storie di solitudini, di calma apparente dietro la quale si consumano drammi domestici. Storie dove i rapporti umani nascono dal bisogno di frequentarsi per via dei figli, non dalla voglia di condividere, vite che si incontrano e si uniscono quasi per caso per poi dividersi senza un motivo. Gli uomini e le donne che abitano questi racconti sono contemporaneamente vittime e colpevoli per quello che succede, non è quasi mai possibile tracciare linee nette di divisione, sono uomini e donne sostanzialmente egoisti, che non vogliono o non riescono ad interessarsi all'altro perché nessuno si sforza veramente di capire, ma si limita a semplificare le situazioni per poter tornare a concentrarsi sui propri bisogni. Nessuna possibilità di conciliazione o di incontro perché le persone parlano lingue diverse. Le storie che Folco, novello Yeats, racconta fanno tanto più male perché sono vere, perché sono le storie che costruiscono la nostra quotidianità e nessuno può chiamarsi fuori. Esclusi i presenti, s'intende.

    ha scritto il 

Ordina per