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L'ultima Anguàna

Di

Editore: Foschi (Romanzi)

3.9
(71)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8866010138 | Isbn-13: 9788866010135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Estate del ’56. Tre fratellini, Vito, Marilù e Pino, sono in vacanza sulle montagne venete. La bucolica atmosfera alpestre
fa da sfondo ai loro giochi, ma nasconde sotto l’apparente serenità, oscure vicende e inafferrabili segreti.
La valle, i boschi ed i monti sono popolati da esseri magici,
e da alberi fatati, e aleggia ovunque la presenza inquietante delle Anguane, mitiche ninfe delle fonti.
La spensierata vacanza prenderà improvvisamente una piega inaspettata e drammatica.
Dodici anni dopo il brigadiere Baldelli tenterà di far luce su quei
lontani avvenimenti e scoprirà gli antichi rancori, le verità inconfessabili e i crudeli delitti che hanno avviluppato i protagonisti in una tragica ragnatela.
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  • 5

    Una full immersion in una valle vicentina, Val Pòsina, per fortuna ancora poco nota al turismo di massa e ai pochi quasi solo per l'aspetto gastronomico.
    Scritto in maniera semplice, diretta, con numerosi riferimenti storici e geografici, di immediata fruizione, senza tanti ricorsi a "dotti ...continua

    Una full immersion in una valle vicentina, Val Pòsina, per fortuna ancora poco nota al turismo di massa e ai pochi quasi solo per l'aspetto gastronomico.
    Scritto in maniera semplice, diretta, con numerosi riferimenti storici e geografici, di immediata fruizione, senza tanti ricorsi a "dottismi", ricco di immagini, e con qual pizzico di suspence che ti tiene legato alla trama. Ho imparato molte cose della mia terra d'adozione in questo romanzo che consiglio anche a chi vicentino non è.

    ha scritto il 

  • 3

    storia carina e scrittura scorrevole, molto "semplice"...ma che emozione incredibile vedere i personaggi muoversi nei sentieri e nelle contrade della mia infanzia..

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre una piacevole lettura.
    Rispetto al precedente "la valle dell'orco" l'intreccio giallo è più bello, meglio costruito.
    La prosa continua a rimanere legnosa: Matino è un ingegnere, e si sente, la sua prosa è molto rigida e schematica.
    La parte storica poi è molto interessant ...continua

    Sempre una piacevole lettura.
    Rispetto al precedente "la valle dell'orco" l'intreccio giallo è più bello, meglio costruito.
    La prosa continua a rimanere legnosa: Matino è un ingegnere, e si sente, la sua prosa è molto rigida e schematica.
    La parte storica poi è molto interessante, e per chi come me vive in questi posti c'è molta soddisfazione nel ritrovare e riconoscere contrade e montagne.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo giallo molto accattivante , ambientato in una valle vicentina, Val di Posina, sconosciuta ai più,che fa da sfondo ideale ad una vicenda con molte zone d'ombra come può essere un ambiente montano chiuso,duro, che cerca di mantenere una popria identità fatta di legami con culture antiche, m ...continua

    Romanzo giallo molto accattivante , ambientato in una valle vicentina, Val di Posina, sconosciuta ai più,che fa da sfondo ideale ad una vicenda con molte zone d'ombra come può essere un ambiente montano chiuso,duro, che cerca di mantenere una popria identità fatta di legami con culture antiche, ma che deve fare i conti con un progresso che sfalda quegli antichi equilibri.

    ha scritto il 

  • 0

    L'ultima anguàna, seconda prova narrativa di Umberto Matino, può essere letto come una storia di ritorni: la vacanza a Posina dei piccoli Vito, Marilù e Pino è allegoria della civiltà urbana, figlia dello sviluppo denunciato come «nuovo fascismo» da Pier Paolo Pasolini sulle pagine del ...continua

    L'ultima anguàna, seconda prova narrativa di Umberto Matino, può essere letto come una storia di ritorni: la vacanza a Posina dei piccoli Vito, Marilù e Pino è allegoria della civiltà urbana, figlia dello sviluppo denunciato come «nuovo fascismo» da Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corsera, che torna alle proprie origini arcaiche; e prima dei bambini era tornata a Posina la donna che li ospita, Margherita, dopo un periodo a Vicenza che si rivelerà avvolto in un fascio di contraddizioni e mistero; ritorna a Posina, da maresciallo, quello che fu il brigadiere Pietro Baldelli, per fare i conti con tragedie rimaste inspiegate; in generale, tornano a vivere storie che si credevano, si temevano, si speravano sepolte per sempre. Torna, infine, l'autore ai temi e ai luoghi che segnarono il suo fortunato esordio, nel 2007, con La valle dell'orco. I luoghi della sua infanzia.
    Si tratta però di ritorni ultimi – e lo capiamo sin dal titolo. Alle morti individuali che segnano la storia inventata da Matino, si affianca e si intreccia la morte collettiva di una civiltà fatta di un impasto eterogeneo di violenza, semplicità, rancori, fantasia, chiusura, storie e sapienza. Un intreccio, un volto complesso ed espressivo, la cui fisionomia è stata stravolta, negli ultimi quarant'anni, da un benessere talmente dirompente da illuderci di non aver lasciato dietro di sé nemmeno un frammento della miseria che l'aveva preparato e desiderato.
    In questo senso, L'ultima anguàna, oltre ad essere un giallo, usa il genere e il «paradigma indiziario» che lo caratterizza per raccontare una storia più ampia, quella delle valli che stanno al confine tra Veneto e Trentino. La ricostruzione delle origini cimbre delle popolazioni che abitano quei luoghi diventa un invito al lettore perché si metta in gioco e provi a riconoscere in piccoli segni gli indizi di un tessuto narrativo più ampio. Matino sembra ricordarci che c'è una memoria collettiva che aspetta di essere fatta risuonare: essa vive nelle architetture, nei nomi delle cose e delle persone, negli alberi, nei detti, nelle filastrocche e nei gesti. Elementi alla portata di chi abbia voglia di guardarli e riconoscerli, per scorgervi la fondamentale solidarietà tra arcaico e moderno, segnata dall'avarizia, dalla sete di denaro – ma anche dal bisogno di emancipazione che le povertà, vecchie e nuove, portano con sé.
    L'ultima anguàna può allora essere letto anche come un lamento per la scomparsa di una civiltà di cui l'autore ha visto gli ultimi sussulti: una civiltà segnata da una violenza tanto più cruda quanto più riconoscibile rispetto a quella, fredda e anonima, che contraddistingue i nostri giorni. Non sappiamo per quanto.

    ha scritto il