L'ultima legione

Di

Editore: Mondadori

3.8
(3636)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 472 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8804517743 | Isbn-13: 9788804517740 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Anno Domini 476. Nella pianura fra Pavia e Piacenza, una coltre di nebbia ricopre il paesaggio. Ad un tratto un'orda di cavalieri barbari emerge dalla foschia e si abbatte sul campo della Legio Nova Invicta, leggendario baluardo della romanità a difesa di Romolo Augustolo, un ragazzo di tredici anni, l'ultimo imperatore romano d'Occidente. Ma non tutti muoiono nel massacro. Dal campo risorge un gruppo di legionari che paiono immortali. A loro si aggiunge Livia Prisca, formidabile guerriera. La loro disperata missione è liberare Romolo Augustolo insieme a Meridius Ambrosinus, il suo enigmatico precettore, anche a costo della vita.
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  • 3

    Penso ormai di aver capito che lo stile di Manfredi mi piace, e anche parecchio.
    Accattivanti e tridimensionali le descrizioni, accurata la ricostruzione storica.
    La trama è interessante, coinvolgente ...continua

    Penso ormai di aver capito che lo stile di Manfredi mi piace, e anche parecchio.
    Accattivanti e tridimensionali le descrizioni, accurata la ricostruzione storica.
    La trama è interessante, coinvolgente, un bel mix di storia e leggenda sapientemente bilanciate.
    Quello che non mi fa impazzire è la costruzione dei personaggi, che mi sembrano poco strutturati. Ciò si fa maggiormente evidente durante i dialoghi, che mi son sembrati più adatti a rappresentare il modo di esprimersi di ragazzotti quindicenni, dalla personalità ancora poco formata, che quella di uomini fatti.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello per come l'autore riesce a rappresentare le realtà dell'epoca....scorrevole e piacevole la lettura...i personaggi ed i dialoghi sono un po' troppo, passatemi il termine, da fumetto. Non per null ...continua

    Bello per come l'autore riesce a rappresentare le realtà dell'epoca....scorrevole e piacevole la lettura...i personaggi ed i dialoghi sono un po' troppo, passatemi il termine, da fumetto. Non per nulla questo libro viene consigliato ai ragazzi per invogliarli a leggere.

    ha scritto il 

  • 1

    Manfredi sicuramente è uno straordinario studioso di storia è sicuramente molto preparato. Ha dato molto bene l'idea della situazione giornaliera che si viveva in quel periodo di cambio epocale.
    Il ro ...continua

    Manfredi sicuramente è uno straordinario studioso di storia è sicuramente molto preparato. Ha dato molto bene l'idea della situazione giornaliera che si viveva in quel periodo di cambio epocale.
    Il romanzo anche se ha delle basi storiche interessanti è una baggianata totale. I dialoghi tra i personaggi sembrano scritti da un teenager, i personaggi hanno un spessore anche minore rispetto a personaggi di un gioco di ruolo.
    Più che un romanzo sembra una sceneggiatura per un brutto film holliwoodiano molto di modo in questo periodo.

    ha scritto il 

  • 3

    Già da adolescente, ero appassionata dei romanzi di Manfredi, sia per interesse personale nei confronti della storia sia per lo stile dello scrittore, che ammiro molto: nonostante questo, non ho avuto ...continua

    Già da adolescente, ero appassionata dei romanzi di Manfredi, sia per interesse personale nei confronti della storia sia per lo stile dello scrittore, che ammiro molto: nonostante questo, non ho avuto ancora occasione di poter leggere tutta la sua bibliografia. Incoraggiata da amici e conoscenti a leggere questo libro, da alcuni di loro definito il migliore di questo autore, mi sono avvicinata alla sua lettura, purtroppo con troppe aspettative. Lo stile rimane, come sempre, scorrevole, non si può dire che Manfredi non sappia scrivere e raccontare, anzi lo fa molto bene, ma, nonostante ci siano lo spunto storico e la vicenda che viene sviluppata e portata all'epilogo, non mi ha entusiasmato più di tanto. Carina la conclusione ma molto prevedibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Bene, ammetto che è assai difficile commentare un capolavoro di questo genere. Non avevo mai letto nulla prima d’ora di quest’autore e devo dire di essere rimasta alquanto affascinata dal suo stile. U ...continua

    Bene, ammetto che è assai difficile commentare un capolavoro di questo genere. Non avevo mai letto nulla prima d’ora di quest’autore e devo dire di essere rimasta alquanto affascinata dal suo stile. Una sola parola per descriverlo: storico.
    Profuma di storia, ogni riga riporta al passato in maniera elegante ma sobria, semplice ma ricca di dettagli affascinanti. Una narrazione avvincente, che intriga fino all’epilogo che mi ha suscitato un senso di profonda emozione.
    Della storia in sé non posso dire nulla, a parte che è senza dubbio ricca di fascino e avventura. Essendo appassionata di storia ma solo in senso blando (quindi non studiosa) penso di non avere alcun diritto di commentare gli eventi narrati.
    Come resto affermo di essere rimasta colpita da ogni capitolo, dalla bravura dell’autore nella descrizione di ogni dettaglio, dalle battaglie e scontri vari ai dialoghi filosofici e ricchi di un carisma quasi ammaliante. Potrei decantare la meraviglia di questo romanzo all’infinito, invece mi limiterò a terminare con qualche parola sui personaggi. Direi solo un aggettivo: forti. Non solo nel senso vero della forza, ma forti anche nel senso di ben costruiti, profondi, con un passato vero e misterioso alle spalle. Mi sono piaciuti tutti, alla fine non avrei fatto a meno di nessuno di loro, dato che mi sono emozionata insieme a loro in ogni riga, in ogni situazione.
    Pochi sono stati i capitoli con qualche parte noiosa o un po’ pesante, perciò ritengo questo romanzo di un livello assolutamente alto.

    ha scritto il 

  • 2

    Manfredi sa fare il proprio lavoro, non c'è che dire. Negli anni ha dimostrato un notevole talento nell'imbastire trame di ambientazione storica appetibili al grande pubblico senza negarsi il lusso di ...continua

    Manfredi sa fare il proprio lavoro, non c'è che dire. Negli anni ha dimostrato un notevole talento nell'imbastire trame di ambientazione storica appetibili al grande pubblico senza negarsi il lusso di sfoggiare una certa erudizione sul tema della classicità. Peccato che spesso e volentieri ne vada dello spessore letterario e storico : questa sceneggiatura concepita a lungo termine ne è un palese esempio.

    La visione storica su cui si impernia fu introdotta arbitrariamente da Gibbon ed è ormai datata, sebben abbia dato origine ad una convenzione storiografica tutt'ora in uso : la deposizione di Romolo Augustolo fu ben lungi dall'essere avvertita come il crollo epocale della millenaria civiltà romana; costituì invece l'ennesimo e trascurabile capitolo di una stagione ininterrotta di lotte di potere e colpi di mano, che caratterizzò un assetto socio-istituzionale che proseguì di fatto per quasi un secolo, fino all'arrivo dei Longobardi. Ciononostante Manfredi ci descrive un tardo impero fantascientifico, dove ogni singolo personaggio romano è animato da incrollabile pietas ed è pronto a sacrificare la vita per il piccolo cesare, il Cristianesimo pare non esistere, così come qualsiasi divario culturale tra ceti differenti. Nel nome del politically correct, Manfredi evita qualsiasi giudizio di valore sulle responsabilità storiche della decadenza dell'Impero, un punto che invece dovrebbe esser focale nella trattazione di un soggetto del genere, e con esso qualsiasi frecciata alla Chiesa, alla burocrazia o alla classe politica che possa rischiare di prestarsi ad uno scomodo parallelismo con il presente. Siamo su un altro pianeta rispetto al pessimismo dei romanzi di Giulio Castelli, quasi saggistici nel descrivere il crepuscolo dell'ideale di Cosa Pubblica nel tardo impero, e non si pensi per sbaglio che ci aggiriamo dalle parti di Guido Cervo, dove i personaggi idealisti hanno una valenza "tacitiana" e costituiscono un manipolo disperatamente contrapposto al declino circostante e inarrestabile. Quello di Manfredi , più che l'Occidente del V secolo, sembra l'Impero degli Antonini su cui si è abbattuta per caso l'invasione dei barbari.
    Ogni occasione di descrivere tramite la narrazione la società dell'epoca è rigettata, tutto in favore di una trama avventurosa - gestita malissimo a livello di intreccio, ma perlomeno scorrevole - che ricalca i cliché del genere fantasy ( il giovane predestinato, il mentore stregone, la spada del destino, la profezia, la compagnia di fedeli) , destinata ad approdare ad un twist prevedibile e ridicolo nella sua forzatura, che nelle intenzioni dell'autore vorrebbe essere un'allegoria del transito dalla classicità al medioevo.

    Tralasciamo la maniera arbitraria e ingiustificabile con cui vengono indiscutibilmente stravolte alcune figure storiche, tra cui quella del patrizio Oreste.

    Insomma ,Manfredi liquida con superficialità uno dei momenti più complessi e cruciali della storia dell'Occidente. E a rendere il tutto più irritante c'è la consapevolezza che non è una capra e saprebbe come utilizzare le fonti per un approccio più serio alla materia.

    A chi fosse interessato ad un vero romanzo storico - e non di ambientazione storica - sul periodo in questione, consiglio caldamente la trilogia sul V secolo di Giulio Castelli. Sconsiglio il presente a chiunque non cerchi un leggero e rocambolesco romanzo da ombrellone.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovo affascinante il modo in cui Manfredi riesca a rendere un argomento storico così interessante. Sebbene in alcuni punti le sue descrizioni si dilungassero un po' troppo, la trama è avvincente e r ...continua

    Trovo affascinante il modo in cui Manfredi riesca a rendere un argomento storico così interessante. Sebbene in alcuni punti le sue descrizioni si dilungassero un po' troppo, la trama è avvincente e riesce a coinvolgere il lettore, anche se non dalle primissime pagine. Libro consigliato a chi è amante della storia o a chi, come me, ha bisogno di uno stimolo per interessarsi di più alla materia.

    ha scritto il 

  • 4

    Roma Immortale

    Romanzo storico veramente bello e ben scritto da Manfredi riguardo l'ultimo imperatore Romano Romolo Augusto e la sua travagliata vicenda che lo portera' a dover affrontare alla sua giovane eta' dramm ...continua

    Romanzo storico veramente bello e ben scritto da Manfredi riguardo l'ultimo imperatore Romano Romolo Augusto e la sua travagliata vicenda che lo portera' a dover affrontare alla sua giovane eta' drammi e viaggi enormemente duri accompagnato dai pochi e valorosissimi guerrieri dell'ultima legione romana: la Nova Invicta. Veramente ben reso dall'autore il clima che si respirava all'epoca della Roma morente e saccheggiata dai barbari che ne cancellavano tradizioni e stili. Molto affascinante il finale con il legame che l'autore crea tra la storia Romana e quella Britannica e un'inaspettata descrizione di cio' che e' diventata la spada di Cesare e il personaggio di Ambrosinus(maestro dell'imperatore).

    ha scritto il 

  • 0

    Anno Domini 476. Nella pianura fra Pavia e Piacenza, una coltre di nebbia ricopre il paesaggio. Ad un tratto un'orda di cavalieri barbari emerge dalla foschia e si abbatte sul campo della Legio Nova I ...continua

    Anno Domini 476. Nella pianura fra Pavia e Piacenza, una coltre di nebbia ricopre il paesaggio. Ad un tratto un'orda di cavalieri barbari emerge dalla foschia e si abbatte sul campo della Legio Nova Invicta, leggendario baluardo della romanità a difesa di Romolo Augustolo, un ragazzo di tredici anni, l'ultimo imperatore romano d'Occidente. Ma non tutti muoiono nel massacro. Dal campo risorge un gruppo di legionari che paiono immortali. A loro si aggiunge Livia Prisca, formidabile guerriera. La loro disperata missione è liberare Romolo Augustolo insieme a Meridius Ambrosinus, il suo enigmatico precettore, anche a costo della vita.

    ha scritto il 

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