L'ultima legione

Di

Editore: Mondadori

3.8
(3678)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 472 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8804517743 | Isbn-13: 9788804517740 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Anno Domini 476. Nella pianura fra Pavia e Piacenza, una coltre di nebbia ricopre il paesaggio. Ad un tratto un'orda di cavalieri barbari emerge dalla foschia e si abbatte sul campo della Legio Nova Invicta, leggendario baluardo della romanità a difesa di Romolo Augustolo, un ragazzo di tredici anni, l'ultimo imperatore romano d'Occidente. Ma non tutti muoiono nel massacro. Dal campo risorge un gruppo di legionari che paiono immortali. A loro si aggiunge Livia Prisca, formidabile guerriera. La loro disperata missione è liberare Romolo Augustolo insieme a Meridius Ambrosinus, il suo enigmatico precettore, anche a costo della vita.
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  • 3

    Manfredi è sinonimo di buon libro.

    L’anno è il 476 d.C., l’Impero Romano d’Occidente è in disfacimento. Sul trono imperiale siede un ragazzino che ha solo 13 anni, Romolo Augusto. Odoacre, generale delle armate dell’impero, facente par ...continua

    L’anno è il 476 d.C., l’Impero Romano d’Occidente è in disfacimento. Sul trono imperiale siede un ragazzino che ha solo 13 anni, Romolo Augusto. Odoacre, generale delle armate dell’impero, facente parte della nuova linfa barabarica, lo cattura e lo depone, uccidendo suo padre. Vicino al ragazzo rimane soltanto il precettore britannico Ambrosinus. Nel frattempo a Dertona dove è di stanza la “Nova Invicta”, l’ultima legione voluta da Oreste, il padre dell’imperatore, è sotto attacco e in numero molto minore dei suoi nemici. L’ufficiale Aureliano Ambrosio Ventidio viene mandato dal suo comandante alla ricerca di aiuti proprio a Rimini, da Oreste. Naturalmente Aureliano trova l’uomo in fin di vita. La sua richiesta è di salvare e proteggere suo figlio, ultimo imperatore di Roma. Dopo svariate peripezie e un tentativo di salvataggio andato in malora, dove Romolo Augusto perde anche sua mamma, Aureliano conosce Livia Prisca che lo salva dal barbaro Wulfila. Livia fa parte di una piccola comunità che spera ancora che l’Impero Romano viva e prosperi, e che vada nelle mani giuste, quelle del piccolo Romolo Augusto. Alleata con diversi personaggi importanti, insieme ad Aurelio intraprende l’avventura di riportare sul trono il piccolo imperatore e parte alla volta di Capri per liberarlo. Ai due si uniscono due soldati della vecchia Nova Invicta catturati a Dertona, Vatreno e il gigante Batiato e due schiavi, Orosio e Demetrio. I quattro devono tentare l’impossibile, assaltare la fortezza sull’isola di Capri e far evadere Romolo Augusto e il suo precettore. Incredibilmente ci riescono e i sei scappano cercando di mettere quanta più strada possibile tra loro e un Wulfila molto, molto arrabbiato. Il piccolo Romolo sull’isola ha trovato in un “santuario” la vera spada di Giulio Cesare. Ambrosinus comincia a credere alla profezia che molto tempo prima, aveva sentito in Britannia, decide quindi, con la piccola compagnia di portarvi Romolo Augusto. Mentre viaggiano ogni personaggio viene quasi psicanalizzato dall’autore, soprattutto Aurelio, il piccolo Romolo Augusto e il suo precettore Ambrosinus, che sono i veri protagonisti della storia. Scopriremo che Aureliano e Livia hanno un passato comune, che il soldato non ricorda, non vuole ricordare. Livia che ne è innamorata sa che se il soldato non verrà a patti con il suo passato, per loro due non ci sarà mai futuro. Il piccolo Romolo Augusto, pensa di non essere altro che un bambino, e così vorrebbe vivere, se solo glielo permettessero, ha perso tutto, che senso ha che continuino a chiamarlo Cesare. Cesare di cosa? Il suo precettore Ambrosinus è convinto che il suo protetto è “il ragazzo che viene dal mare” di cui parla la sua vecchia profezia. Inizieranno un viaggio lunghissimo tra l’Europa post imperiale, devastata e imbruttita, fino ad arrivare in Britannia, dove si concluderà la loro storia, con la rinascita dell’ultima legione, i ricordi al loro posto, e un nuovo impero da fondare. Libro scorrevole che lega la fine dell’impero romano con la nascita della storia arturiana. Manfredi è bravissimo a farci conoscere la storia di cui è maestro, ma anche a romanzarla e ad unire personaggi inventati come quello di Aurelio ad un mito come Ambrosinus (non vi rivelo chi é perché vi rovinerei la lettura) ad altri vissuti veramente come il piccolo imperatore d’occidente Romolo Augusto con la sua infausta storia. Ottimo libro da cui è stato tratto un film dall’omonimo titolo con protagonista nel ruolo di Aurelio niente di meno che Colin Firth, Ben Kingsley nella parte di Ambrosinus. Voto: 7,5

    ha scritto il 

  • 4

    ultimi giorni di sole

    Descrive abbastanza bene gli ultimi giorni dell'Impero della Roma che fu.
    La storia scorre bene ed è avvincente.
    l'inizio e la fine sono molto belli.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è stato uno strano rapporto tra me e questo libro: adoro la trama e il tema si rifà a uno dei miei preferiti, cioè Re Artù, ma..ma per i miei standard ci ho messo una vita per finirlo. Alcune parti ...continua

    C'è stato uno strano rapporto tra me e questo libro: adoro la trama e il tema si rifà a uno dei miei preferiti, cioè Re Artù, ma..ma per i miei standard ci ho messo una vita per finirlo. Alcune parti le ho lette più velocemente del normale per cercare di superare questa specie di blocco (il libro è stato un paio di giorni sul comodino senza essere letto) però non capisco da dove è nata questa difficoltà visto che mi piacciono i romanzi storici e mi piace pure il periodo. Boh XD
    Comunque mi è piaciuto, nonostante tutto la valutazione finale è 4/5 e probabilmente non fosse successa questa cosa gliene avrei date anche 5

    ha scritto il 

  • 3

    Penso ormai di aver capito che lo stile di Manfredi mi piace, e anche parecchio.
    Accattivanti e tridimensionali le descrizioni, accurata la ricostruzione storica.
    La trama è interessante, coinvolgente ...continua

    Penso ormai di aver capito che lo stile di Manfredi mi piace, e anche parecchio.
    Accattivanti e tridimensionali le descrizioni, accurata la ricostruzione storica.
    La trama è interessante, coinvolgente, un bel mix di storia e leggenda sapientemente bilanciate.
    Quello che non mi fa impazzire è la costruzione dei personaggi, che mi sembrano poco strutturati. Ciò si fa maggiormente evidente durante i dialoghi, che mi son sembrati più adatti a rappresentare il modo di esprimersi di ragazzotti quindicenni, dalla personalità ancora poco formata, che quella di uomini fatti.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello per come l'autore riesce a rappresentare le realtà dell'epoca....scorrevole e piacevole la lettura...i personaggi ed i dialoghi sono un po' troppo, passatemi il termine, da fumetto. Non per null ...continua

    Bello per come l'autore riesce a rappresentare le realtà dell'epoca....scorrevole e piacevole la lettura...i personaggi ed i dialoghi sono un po' troppo, passatemi il termine, da fumetto. Non per nulla questo libro viene consigliato ai ragazzi per invogliarli a leggere.

    ha scritto il 

  • 1

    Manfredi sicuramente è uno straordinario studioso di storia è sicuramente molto preparato. Ha dato molto bene l'idea della situazione giornaliera che si viveva in quel periodo di cambio epocale.
    Il ro ...continua

    Manfredi sicuramente è uno straordinario studioso di storia è sicuramente molto preparato. Ha dato molto bene l'idea della situazione giornaliera che si viveva in quel periodo di cambio epocale.
    Il romanzo anche se ha delle basi storiche interessanti è una baggianata totale. I dialoghi tra i personaggi sembrano scritti da un teenager, i personaggi hanno un spessore anche minore rispetto a personaggi di un gioco di ruolo.
    Più che un romanzo sembra una sceneggiatura per un brutto film holliwoodiano molto di modo in questo periodo.

    ha scritto il 

  • 3

    Già da adolescente, ero appassionata dei romanzi di Manfredi, sia per interesse personale nei confronti della storia sia per lo stile dello scrittore, che ammiro molto: nonostante questo, non ho avuto ...continua

    Già da adolescente, ero appassionata dei romanzi di Manfredi, sia per interesse personale nei confronti della storia sia per lo stile dello scrittore, che ammiro molto: nonostante questo, non ho avuto ancora occasione di poter leggere tutta la sua bibliografia. Incoraggiata da amici e conoscenti a leggere questo libro, da alcuni di loro definito il migliore di questo autore, mi sono avvicinata alla sua lettura, purtroppo con troppe aspettative. Lo stile rimane, come sempre, scorrevole, non si può dire che Manfredi non sappia scrivere e raccontare, anzi lo fa molto bene, ma, nonostante ci siano lo spunto storico e la vicenda che viene sviluppata e portata all'epilogo, non mi ha entusiasmato più di tanto. Carina la conclusione ma molto prevedibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Bene, ammetto che è assai difficile commentare un capolavoro di questo genere. Non avevo mai letto nulla prima d’ora di quest’autore e devo dire di essere rimasta alquanto affascinata dal suo stile. U ...continua

    Bene, ammetto che è assai difficile commentare un capolavoro di questo genere. Non avevo mai letto nulla prima d’ora di quest’autore e devo dire di essere rimasta alquanto affascinata dal suo stile. Una sola parola per descriverlo: storico.
    Profuma di storia, ogni riga riporta al passato in maniera elegante ma sobria, semplice ma ricca di dettagli affascinanti. Una narrazione avvincente, che intriga fino all’epilogo che mi ha suscitato un senso di profonda emozione.
    Della storia in sé non posso dire nulla, a parte che è senza dubbio ricca di fascino e avventura. Essendo appassionata di storia ma solo in senso blando (quindi non studiosa) penso di non avere alcun diritto di commentare gli eventi narrati.
    Come resto affermo di essere rimasta colpita da ogni capitolo, dalla bravura dell’autore nella descrizione di ogni dettaglio, dalle battaglie e scontri vari ai dialoghi filosofici e ricchi di un carisma quasi ammaliante. Potrei decantare la meraviglia di questo romanzo all’infinito, invece mi limiterò a terminare con qualche parola sui personaggi. Direi solo un aggettivo: forti. Non solo nel senso vero della forza, ma forti anche nel senso di ben costruiti, profondi, con un passato vero e misterioso alle spalle. Mi sono piaciuti tutti, alla fine non avrei fatto a meno di nessuno di loro, dato che mi sono emozionata insieme a loro in ogni riga, in ogni situazione.
    Pochi sono stati i capitoli con qualche parte noiosa o un po’ pesante, perciò ritengo questo romanzo di un livello assolutamente alto.

    ha scritto il 

  • 2

    Manfredi sa fare il proprio lavoro, non c'è che dire. Negli anni ha dimostrato un notevole talento nell'imbastire trame di ambientazione storica appetibili al grande pubblico senza negarsi il lusso di ...continua

    Manfredi sa fare il proprio lavoro, non c'è che dire. Negli anni ha dimostrato un notevole talento nell'imbastire trame di ambientazione storica appetibili al grande pubblico senza negarsi il lusso di sfoggiare una certa erudizione sul tema della classicità. Peccato che spesso e volentieri ne vada dello spessore letterario e storico : questa sceneggiatura concepita a lungo termine ne è un palese esempio.

    La visione storica su cui si impernia fu introdotta arbitrariamente da Gibbon ed è ormai datata, sebben abbia dato origine ad una convenzione storiografica tutt'ora in uso : la deposizione di Romolo Augustolo fu ben lungi dall'essere avvertita come il crollo epocale della millenaria civiltà romana; costituì invece l'ennesimo e trascurabile capitolo di una stagione ininterrotta di lotte di potere e colpi di mano, che caratterizzò un assetto socio-istituzionale che proseguì di fatto per quasi un secolo, fino all'arrivo dei Longobardi. Ciononostante Manfredi ci descrive un tardo impero fantascientifico, dove ogni singolo personaggio romano è animato da incrollabile pietas ed è pronto a sacrificare la vita per il piccolo cesare, il Cristianesimo pare non esistere, così come qualsiasi divario culturale tra ceti differenti. Nel nome del politically correct, Manfredi evita qualsiasi giudizio di valore sulle responsabilità storiche della decadenza dell'Impero, un punto che invece dovrebbe esser focale nella trattazione di un soggetto del genere, e con esso qualsiasi frecciata alla Chiesa, alla burocrazia o alla classe politica che possa rischiare di prestarsi ad uno scomodo parallelismo con il presente. Siamo su un altro pianeta rispetto al pessimismo dei romanzi di Giulio Castelli, quasi saggistici nel descrivere il crepuscolo dell'ideale di Cosa Pubblica nel tardo impero, e non si pensi per sbaglio che ci aggiriamo dalle parti di Guido Cervo, dove i personaggi idealisti hanno una valenza "tacitiana" e costituiscono un manipolo disperatamente contrapposto al declino circostante e inarrestabile. Quello di Manfredi , più che l'Occidente del V secolo, sembra l'Impero degli Antonini su cui si è abbattuta per caso l'invasione dei barbari.
    Ogni occasione di descrivere tramite la narrazione la società dell'epoca è rigettata, tutto in favore di una trama avventurosa - gestita malissimo a livello di intreccio, ma perlomeno scorrevole - che ricalca i cliché del genere fantasy ( il giovane predestinato, il mentore stregone, la spada del destino, la profezia, la compagnia di fedeli) , destinata ad approdare ad un twist prevedibile e ridicolo nella sua forzatura, che nelle intenzioni dell'autore vorrebbe essere un'allegoria del transito dalla classicità al medioevo.

    Tralasciamo la maniera arbitraria e ingiustificabile con cui vengono indiscutibilmente stravolte alcune figure storiche, tra cui quella del patrizio Oreste.

    Insomma ,Manfredi liquida con superficialità uno dei momenti più complessi e cruciali della storia dell'Occidente. E a rendere il tutto più irritante c'è la consapevolezza che non è una capra e saprebbe come utilizzare le fonti per un approccio più serio alla materia.

    A chi fosse interessato ad un vero romanzo storico - e non di ambientazione storica - sul periodo in questione, consiglio caldamente la trilogia sul V secolo di Giulio Castelli. Sconsiglio il presente a chiunque non cerchi un leggero e rocambolesco romanzo da ombrellone.

    ha scritto il 

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