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L'ultima notizia

Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell'era di vetro

Di ,

Editore: Rizzoli

3.4
(59)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 250 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817038377 | Isbn-13: 9788817038379 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Il "Los Angeles Times" ha dichiarato bancarotta prima di essere salvato, il "Washington Post" resiste a malapena, ovunque le redazioni chiudono, i corrispondenti esteri fanno fagotto e tornano a casa. In tutto il mondo, quotidiani con secoli di storia alle spalle ormai vivono alla giornata. E se fino a qualche tempo fa il web, potente vetrina promozionale, sembrava un utile alleato, oggi infuria una guerra senza quartiere tra chi vuol mettere ogni notizia a portata di click e chi cerca di proteggere contenuti di qualità faticosamente prodotti. Nelle battaglie tra i giovani leoni dell'informatica e le vecchie volpi dell'editoria, sono queste ad avere la peggio, mentre monta l'onda del giornalismo "dal basso", con lettori che chiedono di partecipare in maniera sempre più attiva al flusso delle notizie: un cinguettio di Twitter, un link condiviso su Facebook, l'inchiesta fai da te di un blogger, le news di un aggregatore sono ormai più fruibili del classico quotidiano. E l'Apocalisse? In un certo senso siccome dimostrano Massimo Gaggi e Marco Bardazzi in questa disamina felicemente ricca di aneddoti quanto acuminata nell'analisi. Ma ciò non significa che non si possa ripensare e reinventare il giornalismo nell'"era di vetro" che ci sta regalando un'informazione più trasparente ma più fragile.
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  • 3

    Letto da: Elisabetta


    Era la stampa, bellezza. Poi sono arrivati i nativi digitali, il multitasking e un'opinione pubblica divisa in mille tribù. Nel libro si infierisce sui cambiamenti radicali determinati dall'affermarsi delle nuove tecnologie, con uno sguardo più americano che europeo. ...continua

    Letto da: Elisabetta

    Era la stampa, bellezza. Poi sono arrivati i nativi digitali, il multitasking e un'opinione pubblica divisa in mille tribù. Nel libro si infierisce sui cambiamenti radicali determinati dall'affermarsi delle nuove tecnologie, con uno sguardo più americano che europeo.

    ha scritto il 

  • 2

    Una visione un po' banalotta già nel 2010, che si autodistrugge non prendendo in considerazione l'iPad pur essendo uscito dopo l'annuncio della presentazione (onestamente io a quel punto avrei aspettato per essere aggiornato, ma vabbeh), che demonizza altri libri che ho già letto.... Mah. Oggi fo ...continua

    Una visione un po' banalotta già nel 2010, che si autodistrugge non prendendo in considerazione l'iPad pur essendo uscito dopo l'annuncio della presentazione (onestamente io a quel punto avrei aspettato per essere aggiornato, ma vabbeh), che demonizza altri libri che ho già letto.... Mah. Oggi forse è utile proprio per capire cosa scartare in certe riflessioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto si trasforma, nulla si distrugge

    Un libro che se dovessi definire in una parola definirei ricco.
    Fissa il punto su panorami in corso come facebook e twitter (certo è un po' indietro sulle tecnologie Apple, ma è anche del 2010)e non manca di proporre curiosità e aneddoti che oltre ad incuriosire, divertono. Ma è anche capace di p ...continua

    Un libro che se dovessi definire in una parola definirei ricco. Fissa il punto su panorami in corso come facebook e twitter (certo è un po' indietro sulle tecnologie Apple, ma è anche del 2010)e non manca di proporre curiosità e aneddoti che oltre ad incuriosire, divertono. Ma è anche capace di porre interrogativi di ampio respiro come la domanda sempre più imponente che si viene delineando ogni giorno: "Ma i giornali hanno un futuro?" Inoltre espone novità e palliativi a questa crisi editoriale mondiale con idee americane nuove per il panorama italiano, come il Plastic Logic. Personalmente mi è piaciuto molto perché trovo che ci sia racchiusa tutta la potente voglia di cambiamento che c'è oggi fra i giornalisti affermati, quella voglia di non farsi da parte ma saper ancora dire qualcosa in un mondo che tenta di metterli fuori gioco ogni minuto. Senza considerare la piacevolissima scrittura di due giornalisti del calibro di Gaggi e Bardazzi. Squisito. Per i giornalisti un libro che va letto prima o poi, meglio prima.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa succedere ai giornali italiani tra 10 anni o forse molto meno?? Quello che è scritto qui ed è giá successo in America. Interessante panoramica sul mondo della stampa americana!

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro pieno di spunti

    Un libro pieno di spunti interessanti che mi ha appassionato. Un testo moderno e con un taglio internazionale finalmente lontano dall'approccio pessimista che sà di tipicamente italiano. Per addetti ai lavori e non, per tutti coloro che vogliono saperne concretamente di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Il dibattito sulla crisi dei giornali

    E' evidentemente di parte un libro sulla crisi dei giornali scritto da due giornalisti. E infatti in parte risente, come è ovvio che sia, del curriculum dei due autori. Ma è un libro ricco di notizie, spunti e informazioni interessanti. Niente di nuovo sotto il sole, comunque. In fondo, che prima ...continua

    E' evidentemente di parte un libro sulla crisi dei giornali scritto da due giornalisti. E infatti in parte risente, come è ovvio che sia, del curriculum dei due autori. Ma è un libro ricco di notizie, spunti e informazioni interessanti. Niente di nuovo sotto il sole, comunque. In fondo, che prima o poi i contenuti giornalistici dei quotidiani siano da pagare anche su internet, ormai non lo mettono in dubbio neanche quelli di google.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ultime, buone netizia

    Il bello delle vacanze, che ormai sono agli sgoccioli, sta anche nel fatto che, finalmente si finiscono libri iniziati da settimane. E' il caso di "L'ultima notizia", saggio dei giornalisti Massimo Gaggi e Marco Bardazzi (Rizzoli) sulla crisi della stampa tra nuove tecnologie e recessione. E' un ...continua

    Il bello delle vacanze, che ormai sono agli sgoccioli, sta anche nel fatto che, finalmente si finiscono libri iniziati da settimane. E' il caso di "L'ultima notizia", saggio dei giornalisti Massimo Gaggi e Marco Bardazzi (Rizzoli) sulla crisi della stampa tra nuove tecnologie e recessione. E' un viaggio nell'America delle idee e dei giornali che chiudono attraverso progetti innovativi, sperimenti, pionieristiche intuizioni per rendere l'informazione economicamente sostenibile anche on line. Di tanti interessanti spinti mi sono annotato due passaggi. Il primo e' il pensiero di Walter Isaacson firma autorevole del giornalismo americano che, intervenendo nel dibattito sulla necessita' di far pagare i contenuti giornalistici on line, spiega che: "Far pagare i contenuti forzerà i giornalisti a essere più disciplinati: dovranno produrre cose a cui la gente attribuisce un valore reale. Alla fine scopriremo che una realtà liberante. Il bisogno di veder riconosciuto il valore da parte dei lettori - servendo in primo luogo loro - permetterà ai media di orientare di nuovo la loro bussola nella vera direzione verso la quale il giornalismo dovrebbe sempre muoversi". Una prospettiva interessante per una professione sempre più capace di bearsi di essere megafono del potere piuttosto che la sua coscienza critica al servizio del lettore. Il secondo concetto appartiene alla constatazione che la rete - come ha sostenuto qualcuno - rende stupidi, nel senso di incapaci di affrontare concetti articolati, di mettere in giusta evidenza le proprie capacita' critiche. "E' inevitabile - osservano gli autori del saggio - che chi lavora nel mondo dell'informazione non solo dovrà imparare a raccontare le storie in modo differente, ma dovrà cercare correttivi ad una evoluzione digitale del modo di comunicare che trasforma anche evidenti deformazione dei fatti in realtà generalmente accettate. Più che quella di padroneggiare le nuove tecnologie, insomma, potrebbe diventare questa la sfida più difficile e determinante; provare ad arrestare la deriva di un mondo che al paziente sviluppo di un'analisi, di un ragionamento, preferisce sempre più spesso la scorciatoia dello scontro, delle parole definitive. Una sfida forse temeraria per una professione giornalistica che vive anche una sua crisi etica, oltre alle difficoltà economiche e al rapporto sempre più difficile coi lettori. Problemi spesso affrontati cercando compromessi e facili scorciatoie: compiacere il lettore e' meno rischioso che stimolarlo". Parole interessanti e sfide intriganti per chi ritiene questo mestiere ancora bello e appassionante.

    ha scritto il 

  • 0

    Ottimo, documentato, scritto bene. Dati e storie, scenari, smottamenti e soprattutto dubbi sul futuro del giornalismo preso tra l'abbandono della carta e l'approdo digitale. Muovendo da quello che è già accaduto negli Stati Uniti. Sul destino di una categoria e, forse, anche della democrazia. ...continua

    Ottimo, documentato, scritto bene. Dati e storie, scenari, smottamenti e soprattutto dubbi sul futuro del giornalismo preso tra l'abbandono della carta e l'approdo digitale. Muovendo da quello che è già accaduto negli Stati Uniti. Sul destino di una categoria e, forse, anche della democrazia.

    ha scritto il 

  • 3

    sono andata al festival dell'economia a trento e ho seguito la presentazione di questo libro: sto Gaggi che se l'è presa con gli ingegneri secondo me parte già con un punto di vista rispetto alla visione d'insieme un po' settaria... ma vabbè, però il libro l'ho comprato lo stesso.


    AGGIORN ...continua

    sono andata al festival dell'economia a trento e ho seguito la presentazione di questo libro: sto Gaggi che se l'è presa con gli ingegneri secondo me parte già con un punto di vista rispetto alla visione d'insieme un po' settaria... ma vabbè, però il libro l'ho comprato lo stesso.

    AGGIORNAMENTI: finalmente finito! l'esatta sensazione di leggere qualcosa di già vecchio (sarà che si trova tanta informazione su sta roba in rete, sarà che contiene un po' troppo astio epr la situazione da parte degli autori..)

    ha scritto il