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L'ultima possibilità

Di

Editore: San Paolo

3.8
(19)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 368 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8821571963 | Isbn-13: 9788821571961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Borea, 12 anni, viene iscritto a una nuova scuola, la Casa delle possibilità, una scatola di vetro e acciaio che trasforma i ragazzi impossibili in allievi modello. Borea è un tipo impossibile ma la sua famiglia si aspetta che cambi. Non importa se il prezzo da pagare per avere un futuro è alto, e tutto nella scuola, persino l’amicizia, deve obbedire a delle regole ferree. Se Borea dovesse fallire, non avrà speranze. I genitori lo dimenticheranno, il suo nome non potrà essere nemmeno pronunciato. Sarà un Ragazzo Perduto. Ma Borea evade dalla scuola e scopre una fabbrica abbandonata. Cunicoli, graffiti, polvere, fruscii. E fantastiche piste su cui volare con lo skate. È poi c’è India, una strana ragazza che sa vedere al buio e tendere trappole. E pensa che i Ragazzi Perduti non abbiano fallito ma...
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  • 4

    Un romanzo interessante, avvincente, dalla parte dei bambini, che mi è piaciuto ma che non mi ha convinto del tutto perché è mancato un mio pieno coinvolgimento.

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/15979

    ha scritto il 

  • 4

    Borea ha 12 anni, i rasta e una passione incontenibile per lo skateboard; ma non ha più molte possiblità, gliene è rimasta una soltanto, e per questo motivo viene iscritto dai suoi genitori alla Casa delle possbilità. Non sa esattamente cosa accade tra quelle pareti di cristallo in cui tutto lucc ...continua

    Borea ha 12 anni, i rasta e una passione incontenibile per lo skateboard; ma non ha più molte possiblità, gliene è rimasta una soltanto, e per questo motivo viene iscritto dai suoi genitori alla Casa delle possbilità. Non sa esattamente cosa accade tra quelle pareti di cristallo in cui tutto luccica e tutti camminano impettiti, sa solo che non è il posto in cui vorrebbe stare, e questa convinzione viene rafforzata quando gli viene tolto lo skateboard, vessillo di una parte della sua vita ormai conclusa. I ragazzi della Casa infatti trascorrono il tempo libero svolgendo attività controllate dalla scuola, come il calcio, il gruppo della pesca o quello di astronomia; sembra una scuola perfetta, ma così non è. Il bullismo è fortemente presente e anche incoraggiato dai vertici della scuola per far integrare i nuovi arrivati, ad ogni sgarro segue una punizione e, se necessario, un processo in cui l'indagato inevitabilmente perde buona parte del suo spirito ribelle. Perchè i ragazzi della Casa sono ragazzi piegati, si adattano alle varie regole senza battere ciglio, sembrano quasi degli automi privati della loro essenza vitale; e forse è veramente ciò che sono..
    Nella sua continua ribellione Borea incontrerà degli alleati, i cosiddetti ragazzi perduti, coloro che "hanno fallito", a sentire la scuola; la vecchia fabbrica abbandonata che vede dalla finestra diventerà il suo porto sicuro, un posto dove rifugiarsi quando la follia degli adulti arriva al punto limite, un posto dove creare una nuova famiglia e vivere una vita vera e sincera con altri ragazzi. Prima fra tutti India, una ragazza fuggita dalla scuola, che insegnerà a Borea come essere invisibile agli occhi degli adulti; perchè è questo che i ragazzi perduti sono, invisibili.

    Mi aspettavo meno da questo libro, la partenza (le prime 30 pagine circa) sembrava un pò piatta e strana; sì strana, perchè spesso Borea si rivolge direttamente al lettore, e non è una cosa che capita spesso. Inoltre in molte pagine sono presenti dei disegni, molto stilizzati, che illustrano i luoghi in cui si svolge la storia. Ma andiamo con ordine..
    Dunque per quanto riguarda i personaggi direi che sono resi molto bene soprattutto sotto il profilo caratteriale; le descrizioni fisiche sono poche, piazzate dove servono per presentare i personaggi che si incontrano per la prima volta. Mi è piaciuta molto l'evoluzione del carattere di Borea, inizialmente sembra un ragazzino come tutti gli altri ma andando avanti nella storia si capisce quanti sacrifici la scuola gli stia imponendo e quanto lui stia soffrendo, fino ad arrivare alla ribellione, una vera e propria boccata d'aria per il suo spirito che stava iniziando a piegarsi. Da lì Borea capirà che non si deve mai rinunciare a se stessi per compiacere gli altri, ed è una lezione che molte persone dovrebbero imparare.
    India è un personaggio misterioso, indomabile; decisamente il mio preferito, è uno spirito libero che non ha bisogno di seguire delle regole per vivere, le basta andare sullo skateboard per essere felice.
    Poi troviamo tutti i personaggi legati alla scuola, tra cui il preside, la matrigna di Borea (odiosa al punto giusto, come tutte le matrigne) e i ragazzi della scuola, come Vezio, affiancato a Borea per aiutarlo ad adattarsi ma che in realtà vuole farlo fallire. Un bell'ambientino eh?
    Anche i luoghi sono molto ben descritti e soprattutto riflettono il carattere di chi li abita: la scuola è perfetta, scintillante, sembra un grosso acquario in cui i ragazzi fanno la parte dei pesci; la fabbrica invece è fatiscente, sporca, abbandonata a se stessa come del resto lo sono i ragazzi perduti.
    Lo stile è abbastanza fluido, la narrazione viene spesso intervallata dai disegni di cui parlavo prima, i capitoli non sono interminabili (personalmente è una cosa che non sopporto, perchè bisogna farli lunghissimi?!) e si leggono con piacere.
    Insomma è una buona lettura, non è un libro da definire "per ragazzi" con quel tono di voce che sembra dire "è una storiella"; secondo me porta un messaggio importante quindi sì, è per ragazzi, ma è anche "di formazione"; lo consiglio perchè oggi per essere felici i ragazzi vogliono avere sempre più cose, forse leggendo il libro potrebbero capire che la felicità non deriva da ciò che si ha ma piuttosto da ciò che si è.

    ha scritto il 

  • 3

    Corri, Borea, corri!

    Borea Brandi ha 12 anni e sa volare, con la tavola da skate e con i pensieri; abita in una grande città aguzza e indefinita e vive un po’ con la mamma, sarta stilista specializzata in abiti da sposa, e un po’ con il papà cuoco, succube della perfida Brina Iemalia e della sua svampita figlioletta ...continua

    Borea Brandi ha 12 anni e sa volare, con la tavola da skate e con i pensieri; abita in una grande città aguzza e indefinita e vive un po’ con la mamma, sarta stilista specializzata in abiti da sposa, e un po’ con il papà cuoco, succube della perfida Brina Iemalia e della sua svampita figlioletta gothic/emo. Tutto scorre noiosamente fintanto che gli adulti non decidono di iscriverlo alla Casa delle Possibilità, una scuola bunker per ragazzi difficili, dove, tra le materie impartite, c’è l’annullamento di ogni passione, giudicata futile e fuorviante. Tutto è bandito, tavola da skate in primis, e, a seguire, le vecchie amicizie, i luoghi di svago esterni all’edificio. Ogni cosa è assegnata su misura, dall’amico del cuore alla ligia fidanzatina figlia del preside.

    Non c’è scampo, non c’è soluzione, chi fugge dai vetri e dall’acciaio della scuola è un ragazzo perduto, bollato, marchiato a fuoco dalla vergogna e della dimenticanza. Scompare persino dalla mente e dall’orizzonte affettivo dei genitori. Ma Borea Brandi è un ragazzetto caparbio. E fugge, corre a perdifiato, scappa dall’istituto acquario nel quale è stato rinchiuso suo malgrado, e, arriva alla fabbrica abbandonata. Luogo fantasticato e vaneggiato, proibito e desiderato dove alloggiano i fuggiaschi, i condannati all’oblio da una città che non vuole vederli, sporchi e arruffati, un esiguo esercito di ragazzini con a capo India, 14 anni, nei capelli lecca lecca colorati, negli occhi la capacità di vedere al buio, nelle mani una bomboletta spray con la quale spruzza il suo mondo. Per Borea si apre un mondo sconosciuto di cunicoli ed emozioni, fughe, grandi e a volte crudeli scoperte.

    L’Ultima possibilità, romanzo della finlandese Seita Parkkola è un piacevole libro per ragazzi che parla agli adulti, genitori immaturi, insegnanti privi di creatività. Adulti impauriti e mai cresciuti fanno da protagonisti, il papà di Borea che ubbidisce timoroso alla spietata donna ragno Iemalia, il suadente professor Bracchetti alle dipendenze non solo economiche, ma soprattutto mentali del preside incontrastabile.

    Con note surreali, a tratti fantascientifico-complottiste Borea li descrive narrando in prima persona, vivendoli sulla propria pelle che vive l’urgenza di prendere il sapore del vento e della libertà. Non perde la spensieratezza del racconto neanche nelle situazioni più drammatiche, come quando i genitori vengono inghiottiti dal nulla e, scopre che in realtà son stati assoldati e schiavizzati dalla Casa delle Possibilità per pagare la retta come da contratto, un accordo inalienabile che recita: “Io Borea Brandi ho scelto l’avvenire”, un futuro di staccionate fisiche e mentali, di retta via e interdizioni. Ma, nel grigiore che avanza, Borea saprà scegliere il colore che più gli si addice, quell’iridescenza satura di sogni, avventure e fantasia.
    Seita Parkkola, “L’ultima possibilità”, San Paolo 2011
    Giudizio: 3 / 5 – Educativo

    ha scritto il 

  • 0

    Ma se non l'avessi capito?
    Preciso: è scritto bene, è ben ambientato, è coinvolgente, ma... non ne ho ben capito il senso!
    Una distorsione della realtà per farci comprendere quanto le regole possano essere deleterie?
    Un modo per farci comprendere quanto le decisioni degli adulti ...continua

    Ma se non l'avessi capito?
    Preciso: è scritto bene, è ben ambientato, è coinvolgente, ma... non ne ho ben capito il senso!
    Una distorsione della realtà per farci comprendere quanto le regole possano essere deleterie?
    Un modo per farci comprendere quanto le decisioni degli adulti possano incidere sul futuo dei ragazzi?
    Una metafora dell'adolescenza che si scaglia conto il mondo adulto per acquisire autonomia e capacità decisionali?
    E chi è India? una novella Peter Pan in gonnella che guida un gruppo di moderni Ragazzi Smarriti?
    Boh!
    Adesso spero che il 5 settembre Eros Miari mi illumini...

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi sarei mai aspettata un tale coinvolgimento da questo romanzo. La copertina non mi attirava per nulla, e a dirla tutta neanche il titolo o la trama. Ero convinta di trovarmi davanti a un libro per ragazzini, specificatamente di sesso maschile, che mi avrebbe annoiata con giochi di pallone, ...continua

    Non mi sarei mai aspettata un tale coinvolgimento da questo romanzo. La copertina non mi attirava per nulla, e a dirla tutta neanche il titolo o la trama. Ero convinta di trovarmi davanti a un libro per ragazzini, specificatamente di sesso maschile, che mi avrebbe annoiata con giochi di pallone, guerre o tutto quello che fanno i maschietti da piccoli.

    Mi sono dovuta prontamente ricredere. Ancora una volta la casa editrice San Paolo ha saputo stupirmi con la sua sensibilità. Le storie che sceglie di pubblicare non restano mai a un livello di superficialità tale che solo una determinata fetta di lettori sarebbe in grado di apprezzare. Le storie pubblicate dalla San Paolo sono per tutti: grandi e piccoli, uomini e donne e, soprattutto in questo caso, genitori e figli. Sì, perché L’ultima possibilità è un libro che ci parla di casa, di famiglia, di scuola, di affetto. Ma non nelle modalità in cui ci aspetteremmo di sentirne parlare. L’ultima possibilità distorce il senso comune di questi termini, rendendoli a un primo impatto del tutto sgradevoli. Borea, il nostro simpatico protagonista dodicenne, si ritrova a essere considerato alla stregua di un caso disperato. Un ragazzino le cui colpe sono la passione per lo skate e il poco interesse negli studi; le probabili cause di queste colpe sono la separazione dei genitori e l’obbligo di vivere col padre e la nuova fidanzata, Brina Iemalia, una donna troppo tremenda per essere reale, con una figlia alla sua altezza. Sarà proprio grazie alla matrigna che a Borea verrà data la possibilità di rimettersi in riga, frequentando una scuola davvero speciale: La casa delle possibilità.

    Tutto diventa inquietante: la scuola in realtà non concede libertà o possibilità, ma fornisce solo indicazioni obbligatorie su ciò che deve o non deve essere fatto. Esegue una sorveglianza speciale sui nuovi arrivati, i casi persi come Borea, affidandogli un migliore amico e una fidanzata (una fidanzata!!!) che veglino su di lui e riferiscano nel caso in cui non si attenga ai programmi. Se la permanenza in questa scuola assume le sfumature di una dittatura distorta, di un controllo senza limiti, facendoci tornare con la memoria all’orwelliano 1984, l’incontro di Borea con India, una ragazzina sfuggita alla scuola, e con la sua banda, ci fa immergere improvvisamente in un’atmosfera del tutto diversa: ci troviamo di fronte a dei ragazzini che mi hanno richiamato i dolci e dispettosi Bimbi Sperduti di Peter Pan.

    Lo scontro è tutto lì: libertà o privazione, affetto o pura adesione alle regole, pensiero o lavaggio del cervello. Si è parlato di thriller per ragazzi. Condivido la presenza di un’atmosfera in alcuni punti carica di tensione ma inserirei il romanzo nel genere distopico. La casa della possibilità è una vera e propria distorsione della realtà e gli esseri umani, che gravitano fuori o dentro di essa, ne rispettano l’essenza. Una scuola del genere non potrebbe essere neanche lontanamente immaginata ai giorni nostri. E’ un romanzo che induce un’intera famiglia necessariamente alla riflessione, sottolineando le conseguenze delle decisioni dei genitori sulle azioni dei figli. E viceversa. Mostra ai lettori la necessità di una famiglia unita, la necessità dell’amore. E non solo.

    Un romanzo che inserirei nei programmi scolastici, a partire dalle scuole medie, se ne avessi la facoltà.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Quest'autunno comincio una nuova scuola. Si chiama Casa delle Possibità. Per me è l'ultima. Così mi hanno detto."

    “L’ultima possibilità” di Seita Parkkola si è rivelata una lettura particolarmente apprezzata. Come già nel caso di un altro romanzo pubblicato dalla casa editrice San Paolo – Vango, di T. De Fombèlle – devo ammettere che anche in questo caso, se me lo fossi trovata di fronte su uno scaffale dell ...continua

    “L’ultima possibilità” di Seita Parkkola si è rivelata una lettura particolarmente apprezzata. Come già nel caso di un altro romanzo pubblicato dalla casa editrice San Paolo – Vango, di T. De Fombèlle – devo ammettere che anche in questo caso, se me lo fossi trovata di fronte su uno scaffale della libreria, l’avrei probabilmente bypassato senza degnarlo di un’occhiata. Invece il romanzo merita, merita davvero. Un racconto adatto non solo a lettori giovanissimi – come si potrebbe erroneamente pensare – ma indicato anche per un pubblico più adulto.
    Cominciamo da una mia piccola curiosità, che temo non troverà risposta: l’ambientazione. L’autrice è finlandese, nel racconto non ci sono riferimenti a luoghi specifici o a nomi di città (tanto meno la nazione), i vari personaggi hanno nomi di chiara origine latina ma, a parte Chiara Rusconi e Baldo Bacchetti, con poca probabilità italiani (Borea, Brina Iemalia, Pirja, Vezio). Nel libro si parla di un ristorante russo, di uno cinese, la madre di Borea pondera di trasferirsi a Parigi e mentre le illustrazioni riportano graffiti in una lingua a me sconosciuta (finlandese?) alcune frasi all’interno del testo sono riportate in inglese. Un bel grattacapo, insomma.
    Prima di passare alla recensione vera e propria, due parole sull’autrice e su una cosa che mi ha dato un po’ fastidio: in molti siti il suo nome è stato affiancato a quello di Stieg Larsson. Ora, i due sono "vicini di casa", nel senso che Larsson era svedese, la Parkkola finlandese. Punto. Non c’è altra cosa che li accomuni, e tutto questo richiamare il nome del famoso scrittore sinceramente ha poco senso, soprattutto perché in certi casi non è affatto necessario. Seita Parrkola è brava, molto brava. Non ha bisogno di paragoni simili per mettere in evidenza il suo talento.
    L’autrice possiede infatti uno stile veramente interessante, diretto e incisivo ma allo stesso tempo originale e ricco di riferimenti. Scorrevole e ad effetto, riesce a mettere in risalto i momenti salienti del racconto senza mai distrarre il lettore dall’evolversi dei fatti. Un cosa curiosa – e simpatica, aggiungerei – è che Borea da del “tu” al lettore. Accade raramente, ad inizio libri e poi un altro paio di volte più avanti, ma fa chiaramente intendere l’impostazione dell’intero romanzo: Borea, 12 anni, racconta la sua incredibile storia a ognuno di noi.
    Ad impreziosire il racconto, una serie di illustrazioni in bianco e nero molto azzeccate e insolite: tramite l’uso di una prospettiva volutamente distorta, Jani Ikonen traccia con pochi ma sapienti tratti alcune delle scene più interessanti del romanzo (si veda ad esempio la casa della madre di Borea – sarta di abiti da sposa - il cui salotto viene descritto come una giungla di vestiti nuziali che pendono fitti dal soffitto, con strascichi, perle, veli e merletti annessi.)
    Nel raccontare la propria storia Borea non si limita a narrare solo i fatti: vi aggiunge spunti e riflessioni, congetture e pensieri talvolta ironici, talvolta intrisi di una tale e innocente logica che fa quasi sorridere. Ad esempio, vi è un punto in cui il ragazzo è intento a spiare una scena e, muovendo piano un passo, il pavimento sotto di lui scricchiola. A questo appunto si sente in dovere di aggiungere, non senza una punta di ironia: “Se non lo avete mai notato, pavimenti, scale e porte scricchiolano sempre in situazioni del genere”
    Sono due i principali luoghi del racconto: la scuola – meglio nota come Casa delle Possibilità - e la fabbrica. Agghiaccianti entrambe, sebbene sotto diversi punti di vista. Belle entrambe, ognuna a modo proprio.
    Borea è un ragazzo come tanti. Non del tutto buono, non del tutto cattivo. Vivace e scapestrato, ma non per questo un piccolo delinquente. Capelli rasta, una vera e propria adorazione per lo skateboard e molta simpatia per i graffiti. Per via del suo temperamento viene espulso da diverse scuole… ed è così che arriva alla Casa delle Possibilità, una scuola particolare nonchè l’ultima chance prima di finire nell’irrecuperabile gruppo dei Ragazzi Perduti.
    La scuola appare moderna e basata su tecniche di educazione innovative ed efficaci. Molte sono le regole che il ragazzo deve imparare a rispettare, così come sembrano fare – di buon grado, forse fin troppo - tutti i suoi nuovi compagni di classe. Particolarmente azzeccata è l’insegnante Chiara Rusconi, una professoressa dall’indole macabra se non addirittura sadica. Torture e strumenti di morte i suoi argomenti preferiti, che riprende più e più volte nelle sue lezioni parlando della Rivoluzione francese e del Periodo del Terrore.
    Molto originale è poi il “gioco” da lei stessa ideato, che si rifà al noto rompicapo conosciuto come “gioco dell’impiccato” e che in questo caso ribattezza con “la collina del patibolo”: sulla lavagna vi è disegnata una collina per ogni studente. Quando uno studente si comporta male, sulla sua collina l’insegnante aggiunge un nuovo tratto della forca. Sbaglio dopo sbaglio, tratto dopo tratto, la forca si completa. E a quel punto, arriva la punizione. Oltre alla forca, l’insegnante arriverà poi a “costruire” altri strumenti, quali ad esempio la ghigliottina. Per gli studenti buoni e virtuosi, sulla collina spuntano fiori e farfalle.
    Come nel caso di Pirja, ragazzina che verrà appioppata a Borea in qualità di “fidanzatina”: questa infatti è la punizione che tocca al ragazzo una volta che la sua prima forca viene completata. Una fidanzatina che lo segue ovunque, che fa i compiti insieme a lui… Che lo tiene d’occhio.
    Altri personaggi significativi sono i genitori di Borea, separati; Brina Iemalia, matrigna di Borea nonché consulente della scuola, che avrà un ruolo davvero centrale nel racconto; Mona, l’odiosissima figlia di Brina Iemalia; Vezio, studente modello affibbiato a Borea in qualità di “nuovo migliore amico”, benché il suo comportamento sia tutto tranne che amichevole; Baldo Bacchetti, vice preside. E poi ci sono loro, i Ragazzi Perduti, che Borea incontra quasi per caso. In primis fa la conoscenza di India, nella vecchia fabbrica. India che – come sottolinea lui stesso – è una ragazza, non un paese o un continente. Poi ci sono i gemelli, Ra e Luna, e infine l’inquietante Mau. Ex studenti della scuola delle Possibilità, fuggiti per sottrarsi da una disciplina insensata, crudele e intollerabile, i ragazzi vivono nascosti negli edifici dismessi, si lavano nei bar di centri commerciali e ristoranti, si cibano di topi arrostiti o di ciò che riescono a rubare nei negozi.
    E’ India, più di tutti, a colpire Borea. Una vera e propria maga dello skateboard, la ragazza si definisce una “cacciatrice della giungla” e passa il suo tempo a tenere d’occhio la scuola e l’intera città. Una ladruncola che ha ormai da tempo imparato l’arte di rendersi invisibile agli occhi dei passanti (“tu esisti troppo” dici in un’occasione a Borea, incapace di confondersi tra la folla).
    Immagini di punizioni troppo severe e studenti troppo modello si alternano, mentre Borea comprende ben presto che la scuola nasconde un cupo segreto. Un sotterraneo, un piano diabolico, delle maschere mortuarie che “respirano”. Il racconto alterna momenti spensierati a situazioni cariche di adrenalina e suspence, mentre l’avventura del giovane protagonista continua tra l’odiato ritrovo degli Amici dei Pesci e le sue fughe notturne alla fabbrica.
    Non aggiungo altro sulla trama, è giusto che ognuno scopra da solo l’evolversi della storia e soprattutto il finale. Mi limito solo a ribadire che si tratta di un libro davvero ben scritto, ben studiato e ben pensato.
    Una lettura da quattro stelline piene, una piacevolissima scoperta che -al pari del sopracitato “Vango” - mi ha davvero incantata, pur non essendo nella fattispecie il mio genere preferito. Quattro stelline piene e abbondanti per un romanzo che – non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo – consiglio caldamente a tutti!

    ha scritto il 

  • 5

    sarà la storia così convolgente, sarà l'aver incontrato l'autrice, sarà l'atmosfera della Casa delle Possibilità, che hanno reso la lettura di questo libro una vera e propria gara di velocità per tagliare per prima il traguardo...

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e mezzo

    Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando leggevo Ascolta il mio cuore (B. Pitzorno) e La guerra dei bottoni (L. Pergaud) e sognavo un mondo nel cui centro c'erano solo bambini e ragazzini. Una bella sensazione, un po' nostalgica, che mi ha accompagnata in tutte le 368 pagine di questo ...continua

    Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando leggevo Ascolta il mio cuore (B. Pitzorno) e La guerra dei bottoni (L. Pergaud) e sognavo un mondo nel cui centro c'erano solo bambini e ragazzini. Una bella sensazione, un po' nostalgica, che mi ha accompagnata in tutte le 368 pagine di questo romanzo. Un libro dedicato ad un pubblico giovane, ma che ad un certo punto si fà serio e anche un po' cupo. Ammetto la mia totale ignoranza per quanto riguarda la letteratura dei paesi nordici. Non ho neanche letto lo svedese Stieg Larsson, ma ho percepito un'atmosfera veramente particolare e diversa. Il mondo di Borea, nonostante sia quasi distopico e surreale, è profondamente influenzato dal luogo in cui ambientato. La scuola, le regole ferree, la società e i paesaggi profumano di Finlandia.

    Il romanzo è sostanzialmente diviso in tre parti, più un epilogo ed una ripresa, e ritengo sia stata una scelta molto interessante. Nei primi capitoli viene presentato il mondo di Borea, un ragazzo "senza speranze" destinato a diventare un emarginato se non farà qualcosa per contenere il suo carattere inadeguato, e la trama, narrata in prima persona, è particolarmente semplice e lineare. La seconda parte, invece, contiene la svolta, annunciata dallo stesso Borea con queste parole: "A questo punto ti devo avvertire. La mia storia sta per prendere un tono più cupo". Quello che apparentemente poteva sembrare un romanzo destinato ai più piccoli, si trasforma in un movimentato thriller. Certamente non un thriller pulp, ma la tensione tra fughe, inquietanti scoperte e divertenti sviluppi, si fà sentire.

    Borea è un personaggio interessante. Si tratta di un dodicenne che, in una situazione ordinaria, verrebbe solamente definito "un po' vivace e particolare", ma qui viene preso di mira dalla "Casa delle possibilità" come fosse un efferato criminale. La sua passione per lo skate, i suoi capelli rasta, la sua voglia di scappare da una situazione familiare non del tutto rosea, sono in netto contrasto con il rigore e la perfezione di una scuola che si propone, anche, di dare un'ultima possibilità a quei ragazzi quasi perduti. Peccato che, dietro a questa facciata così impeccabile, si nascondano segreti e comportamenti disumani. Un altro personaggio principale è India, la ragazza "ormai perduta" che vive in una vecchia fabbrica insieme ad altri ragazzini e accompagna Borea nelle sue avventure. Tra i due si crea immediatamente una grande sintonia e sono sempre pronti ad aiutarsi in situazioni estreme e di pericolo.

    Forse, però, è proprio la "Casa delle possibilità" ad essere la vera protagonista. Una scuola in cui si utilizzano metodi alquanto discutibili per cambiare in meglio gli alunni difficili. Sicuramente da menzionare il momento in cui viene assegnata a Borea una fidanzatina, inquietante e divertente allo stesso tempo. Se si sta parlando di elementi disturbanti, non mi posso certo dimenticare di Brina Iemalia, la consulente della scuola e nuova compagna del padre di Borea, che utilizza metodi da marines per rapportarsi con il ragazzo. Montare lampadine super potenti in camera da letta e rinchiuderci un ragazzino per tutta una notte vi sembra una soluzione appropriata?

    Nonostante sia certamente una lettura adatta ad un pubblico dai 12 ai 16 anni, è stata una lettura piacevole e consigliabile. La tredicenne nascosta in me gli darebbe 4 stelle abbondanti, la ventenne attuale lo premierebbe con 3 e mezzo. Dipende tutto dal target.

    ha scritto il 

  • 4

    Rimini - Mare di Libri - Domenica 19 giugno, ore 10.00

    SCUOLE MOSTRUOSE


    "Mi chiamo Borea e ho dodici anni. Niente male come età. Anche se per un ragazzo può essere la cosa peggiore che gli possa capitare. Peggiore che farsi rapire da trafficanti d'organi o restare per sempre in castigo a scuola dopo le lezioni. Avere dodici anni è un tamponame ...continua

    SCUOLE MOSTRUOSE

    "Mi chiamo Borea e ho dodici anni. Niente male come età. Anche se per un ragazzo può essere la cosa peggiore che gli possa capitare. Peggiore che farsi rapire da trafficanti d'organi o restare per sempre in castigo a scuola dopo le lezioni. Avere dodici anni è un tamponamento a catena di otto automobili. E' restare impigliato sulle montagne russe con la testa in giù."

    ha scritto il 

  • 4

    Borea è uno di quelli che si definiscono “ragazzi difficili”. Ha dodici anni, un notevole istinto per la fuga, propensione al dolo, e una grande passione per lo skateboard. Viene spedito in una nuova scuola, la “Casa delle possiblilità”. L’ultima per lui. Qui ad attenderlo ci sono metodi di inseg ...continua

    Borea è uno di quelli che si definiscono “ragazzi difficili”. Ha dodici anni, un notevole istinto per la fuga, propensione al dolo, e una grande passione per lo skateboard. Viene spedito in una nuova scuola, la “Casa delle possiblilità”. L’ultima per lui. Qui ad attenderlo ci sono metodi di insegnamento decisamente fuori dal comune. Borea è un anti eroe. E’ lui lo scapestrato, quello che nella vita vera forse ci starebbe antipatico e sarebbe marchiato come un ragazzino senza speranza, e invece ci si affeziona subito a lui, che vive in un mondo dove tutti sembrano più pazzi di lui. La scuola è un prigione dove gli viene affibbiato un controllore e addirittura un migliore amico e una fidanzatina. La sua famiglia è tutta sgangherata, i genitori sono divorziati e il padre vive con la despota Brina, una delle assistenti della scuola, e la figlia Mona, una darkettona alquanto antipatica. Borea ci prova, non vorrebbe deludere i suoi genitori, ma neanche rinunciare alla sua libertà; lui sogna una città a misura di skateboard, e si ribella alle regole assurde che gli vengono imposte. Più che si va avanti, e più la sua scuola assomiglia a un regime.
    La sua unica salvezza è India, una ragazza conosciuta alla “fabbrica”.

    Un bel thriller per ragazzi, coinvolgente, sulla falsa riga di altri romanzi di genere mi ha fatto a volte venire in mente 1984 di Orwell, il grande fratello, come la sorveglianza costante che non consente a Borea di sgarrare, e gli alunni come tante formichine, addomesticati, sull’attenti, e il lavaggio del cervello che gli viene imposto con la promessa diventare un bambino per bene, e avere la sua possiblità. Inquitante in alcune parti, sctitto con un linguaggio semplice ma non infantile, e con un ritmo inclazante che non manca di colpi di scena, ci si appassiona alla sotria di Borea e ai parsoneggi che gli ruotano intorno, la misteriosa India, e gli altri “abitanti” della fabbrica.

    Purtoppo secondo me cala leggermente nel finale, che è un pò confuso e non ben delineato come il resto del libro. Rimane comunque una lettura che mi ha stupita e coinvolta! Viene definito un romanzo per ragazzi, ma io non lo consiglierei ai minori di 14 anni.

    ha scritto il