L'ultimo arrivato

Di

Editore: Sellerio (Il contesto, 53)

3.8
(230)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838932557 | Isbn-13: 9788838932557 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 4

    È un libro bello. Mi ha risucchiata nel giro di pochi minuti. E l'ho divorato e gustato insieme.
    Ho scoperto un altro giovane scrittore italiano contemporaneo che mi ha sorpresa per talento e delicate ...continua

    È un libro bello. Mi ha risucchiata nel giro di pochi minuti. E l'ho divorato e gustato insieme.
    Ho scoperto un altro giovane scrittore italiano contemporaneo che mi ha sorpresa per talento e delicatezza.
    Ho riflettuto a lungo su cosa si debba sentire: essere piccoli e vedere riposta ogni speranza e ogni desiderio nella decisione di qualcun altro che sceglie quale vita attaccarti addosso. Essere piccoli e vedere disattesa quella legittima necessità di amore e di protezione senza la quale si diventa inadatti all'esistenza.
    Balzano mi ha insegnato l'arte di una ricerca interiore alla volta della certezza, del conforto, di una pace che però non si sa che faccia abbia, se quella di una madre, di una moglie, di una figlia o di una nipote.
    Mi è rimasta la storia di questo bambino. Curioso, sensibile, coraggioso, costretto ad aggiustarsi una vita che non gli appartiene con mezzi che da nessuno ha potuto imparare, ma che da solo s'è dovuto inventare, che da solo ha dovuto sperimentare e patire.
    Per tutto il tempo della lettura ho avuto fissa nella mia mente l'immagine di un uomo che tenta di aggrapparsi disperatamente a qualcuno e per tutto il tempo, nella mia mente, ho teso una mano.

    "Eravamo già un po' amici e infatti non dormimmo niente. Io gli offrivo la cioccolata del maestro e lui mi raccontava che saper suonare è una cosa meravigliosa perché la musica ti viene sempre appresso e ti fa una compagnia speciale, diversa da quella degli uomini".

    "Comunque, a me nella baracca la solitudine mi aveva fatto venire voglia di amare perché quando uno sa tenere a braccetto una donna non è più solo e non è nemmeno più picciriddu. Diventa adulto. Uomo fatto e finito".

    "Con Maddalena l'avevo proprio capito sulla mia pelle che il maestro Vincenzo diceva il vero. Fimmina è una parola adatta per le vacche e le scrofe. Donna, invece, è un'altra cosa. È un nome così bello che è compreso dentro la parola Madonna, che se non fosse donna non ti metterebbe mica voglia di pregarla in ginocchio".

    ha scritto il 

  • 4

    il racconto di un'immigrazione, oggi come allora, sfruttati e malvisti gli ultimi arrivati. Ma anche la difficoltà di vivere, del carcere e del rientro nella società, più duro forse della mancata libe ...continua

    il racconto di un'immigrazione, oggi come allora, sfruttati e malvisti gli ultimi arrivati. Ma anche la difficoltà di vivere, del carcere e del rientro nella società, più duro forse della mancata libertà

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: un giovanissimo emigrante fuggito dalla Sicilia a Milano, una grande città abbruttita dalla fame di lavoro e dalla sete di denaro, uno “straniero” camusiano emarginato da persone e luoghi ...continua

    Ingredienti: un giovanissimo emigrante fuggito dalla Sicilia a Milano, una grande città abbruttita dalla fame di lavoro e dalla sete di denaro, uno “straniero” camusiano emarginato da persone e luoghi, una pianta amara e deludente nata da semi di speranza e felicità.
    Consigliato: a chi vuole scoprire pagine nascoste di un Italia sofferente e combattiva che non esiste più, a chi vuol godere di uno stile ricco e delicato, lieve ma toccante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'ultimo arrivato

    Siamo nel 1959. Un bambino di appena nove anni, Ninetto, parte dalla natia Sicilia e giunge a Milano in cerca di lavoro. In breve diventa garzone di una tintoria, trovandosi improvvisamente immerso in ...continua

    Siamo nel 1959. Un bambino di appena nove anni, Ninetto, parte dalla natia Sicilia e giunge a Milano in cerca di lavoro. In breve diventa garzone di una tintoria, trovandosi improvvisamente immerso in una metropoli estranea e insincera, in cui la ricerca di lavoro ed il desiderio di accumulare denaro sono le uniche cose importanti.
    Marco Balzano ci racconta una storia di emigrazione ed emarginazione sociale, con un’esposizione diretta e per niente retorica: le emozioni forti suscitate dalla narrazione si innestano nel tessuto urbano di una città in continua evoluzione, in cui il piccolo protagonista si sente un po’ “straniero” come nel libro di Camus (citato più volte nel corso del racconto).
    La storia non è originalissima: l’abbiamo già incrociata un sacco di volte, leggendo libri, guardando film e l’abbiamo persino ascoltata in “presa diretta”, dalle bocche di qualcuno emigrante dal sud lo è stato per davvero.
    Il punto di forza del racconto sta principalmente nella figura di Ninetto: il piccolo protagonista è un personaggio indimenticabile: tenero, spontaneo, pieno di ingenuità e freschezza, viene descritto dall’autore con grande cura e sensibilità.
    La vicenda narrata costituisce in realtà un lunghissimo flash-back. Un Ninetto ormai invecchiato, appena uscito dal carcere, prova a rimettere insieme i cocci della propria esistenza, cercando di recuperare il rapporto con la figlia ma, soprattutto, con la nipote che non ha mai incontrato.
    La Milano contemporanea, però, non è più quella di un tempo: le vecchie fabbriche hanno chiuso per sempre i battenti, sostituite da grattacieli e palazzi moderni, ed i fatiscenti edifici in cui Ninetto risiedeva assieme a calabresi e abruzzesi sono ora occupati da arabi ed egiziani.
    Il romanzo è utile per affrontare e comprendere i drammi personali e familiari di coloro che sono stati “emigranti”: le umane debolezze, l’importanza di farsi una cultura, il desiderio mai sopito di raccontare queste storie di privazione e sacrifici a figli e nipoti.
    La narrazione però non sempre è all’altezza: momenti efficaci e trascinanti si alternano a fasi di stanca e di tedio, rendendo un po’ complicata la lettura.
    Alla fine dei conti, si tratta di un libro più che discreto… ma premiarlo con il Campiello, a mio personalissimo parere, è stato un poco eccessivo.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ultimo arrivato

    Una piacevolissima scoperta. Preso a caso al supermercato, si è rivelato un libro scorrevole, piacevole, emozionante, dolce, intenso, denso di sentimenti. In primo piano la profondità delle persone ch ...continua

    Una piacevolissima scoperta. Preso a caso al supermercato, si è rivelato un libro scorrevole, piacevole, emozionante, dolce, intenso, denso di sentimenti. In primo piano la profondità delle persone che hanno vissuto drammi personali e familiari, la debolezza e la forza dell' essere umano, il valore della cultura, l'importanza di trasmettere la propria storia alle generazioni successive quale insegnamento di vita e per non dimenticare gli sforzi di chi ci ha preceduto. Unica cosa mi ha dato un po' fastidio l'uso - in tutto il romanzo - del pronome "gli" riferito al genere femminile, ma forse è per calare anche la "parlata" nel contesto sociale di tutta la vicenda.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplice e vero

    E' un libro semplice, vero, non una grande storia epica, nè di grandi imprese. Ma è un pezzo della nostra storia, della massiccia emigrazione avvenuta tra gli anni 50 e 60 nel nostro paese da sud vers ...continua

    E' un libro semplice, vero, non una grande storia epica, nè di grandi imprese. Ma è un pezzo della nostra storia, della massiccia emigrazione avvenuta tra gli anni 50 e 60 nel nostro paese da sud verso nord. Il protagonista parte da solo, a 9 anni dalla Sicilia, come mille altri per sfuggire alla miseria più nera. Milano, i primi lavori in nero, le sistemazioni precarie, poi la fabbrica, la vita che va avanti, sempre con dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    E' la storia di un piccolo emigrante di nove anni che da solo imparerà a vivere ed ad amare. Una scrittura semplice ma coinvolgente. Un premio Campiello ben meritato.

    ha scritto il 

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