L'ultimo arrivato

Di

Editore: Sellerio (Il contesto, 53)

3.8
(217)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838932557 | Isbn-13: 9788838932557 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 5

    Ingredienti: un giovanissimo emigrante fuggito dalla Sicilia a Milano, una grande città abbruttita dalla fame di lavoro e dalla sete di denaro, uno “straniero” camusiano emarginato da persone e luoghi ...continua

    Ingredienti: un giovanissimo emigrante fuggito dalla Sicilia a Milano, una grande città abbruttita dalla fame di lavoro e dalla sete di denaro, uno “straniero” camusiano emarginato da persone e luoghi, una pianta amara e deludente nata da semi di speranza e felicità.
    Consigliato: a chi vuole scoprire pagine nascoste di un Italia sofferente e combattiva che non esiste più, a chi vuol godere di uno stile ricco e delicato, lieve ma toccante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'ultimo arrivato

    Siamo nel 1959. Un bambino di appena nove anni, Ninetto, parte dalla natia Sicilia e giunge a Milano in cerca di lavoro. In breve diventa garzone di una tintoria, trovandosi improvvisamente immerso in ...continua

    Siamo nel 1959. Un bambino di appena nove anni, Ninetto, parte dalla natia Sicilia e giunge a Milano in cerca di lavoro. In breve diventa garzone di una tintoria, trovandosi improvvisamente immerso in una metropoli estranea e insincera, in cui la ricerca di lavoro ed il desiderio di accumulare denaro sono le uniche cose importanti.
    Marco Balzano ci racconta una storia di emigrazione ed emarginazione sociale, con un’esposizione diretta e per niente retorica: le emozioni forti suscitate dalla narrazione si innestano nel tessuto urbano di una città in continua evoluzione, in cui il piccolo protagonista si sente un po’ “straniero” come nel libro di Camus (citato più volte nel corso del racconto).
    La storia non è originalissima: l’abbiamo già incrociata un sacco di volte, leggendo libri, guardando film e l’abbiamo persino ascoltata in “presa diretta”, dalle bocche di qualcuno emigrante dal sud lo è stato per davvero.
    Il punto di forza del racconto sta principalmente nella figura di Ninetto: il piccolo protagonista è un personaggio indimenticabile: tenero, spontaneo, pieno di ingenuità e freschezza, viene descritto dall’autore con grande cura e sensibilità.
    La vicenda narrata costituisce in realtà un lunghissimo flash-back. Un Ninetto ormai invecchiato, appena uscito dal carcere, prova a rimettere insieme i cocci della propria esistenza, cercando di recuperare il rapporto con la figlia ma, soprattutto, con la nipote che non ha mai incontrato.
    La Milano contemporanea, però, non è più quella di un tempo: le vecchie fabbriche hanno chiuso per sempre i battenti, sostituite da grattacieli e palazzi moderni, ed i fatiscenti edifici in cui Ninetto risiedeva assieme a calabresi e abruzzesi sono ora occupati da arabi ed egiziani.
    Il romanzo è utile per affrontare e comprendere i drammi personali e familiari di coloro che sono stati “emigranti”: le umane debolezze, l’importanza di farsi una cultura, il desiderio mai sopito di raccontare queste storie di privazione e sacrifici a figli e nipoti.
    La narrazione però non sempre è all’altezza: momenti efficaci e trascinanti si alternano a fasi di stanca e di tedio, rendendo un po’ complicata la lettura.
    Alla fine dei conti, si tratta di un libro più che discreto… ma premiarlo con il Campiello, a mio personalissimo parere, è stato un poco eccessivo.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ultimo arrivato

    Una piacevolissima scoperta. Preso a caso al supermercato, si è rivelato un libro scorrevole, piacevole, emozionante, dolce, intenso, denso di sentimenti. In primo piano la profondità delle persone ch ...continua

    Una piacevolissima scoperta. Preso a caso al supermercato, si è rivelato un libro scorrevole, piacevole, emozionante, dolce, intenso, denso di sentimenti. In primo piano la profondità delle persone che hanno vissuto drammi personali e familiari, la debolezza e la forza dell' essere umano, il valore della cultura, l'importanza di trasmettere la propria storia alle generazioni successive quale insegnamento di vita e per non dimenticare gli sforzi di chi ci ha preceduto. Unica cosa mi ha dato un po' fastidio l'uso - in tutto il romanzo - del pronome "gli" riferito al genere femminile, ma forse è per calare anche la "parlata" nel contesto sociale di tutta la vicenda.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplice e vero

    E' un libro semplice, vero, non una grande storia epica, nè di grandi imprese. Ma è un pezzo della nostra storia, della massiccia emigrazione avvenuta tra gli anni 50 e 60 nel nostro paese da sud vers ...continua

    E' un libro semplice, vero, non una grande storia epica, nè di grandi imprese. Ma è un pezzo della nostra storia, della massiccia emigrazione avvenuta tra gli anni 50 e 60 nel nostro paese da sud verso nord. Il protagonista parte da solo, a 9 anni dalla Sicilia, come mille altri per sfuggire alla miseria più nera. Milano, i primi lavori in nero, le sistemazioni precarie, poi la fabbrica, la vita che va avanti, sempre con dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    E' la storia di un piccolo emigrante di nove anni che da solo imparerà a vivere ed ad amare. Una scrittura semplice ma coinvolgente. Un premio Campiello ben meritato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Currado e Ruggero continuavano a ripetere che […] dovevo farmi muratore. "Ormai sei grande, tieni tredici anni compiuti!" ripetevano. Una frase che se la dici oggi chiamano il Telefono Azzurro."

    Com'è che ultimamente mi ritrovo così spesso a leggere storie di immigrazione? Forse la risposta è banale: affinché ci sia una storia da raccontare, deve accadere qualcosa, e un accadimento tipico è q ...continua

    Com'è che ultimamente mi ritrovo così spesso a leggere storie di immigrazione? Forse la risposta è banale: affinché ci sia una storia da raccontare, deve accadere qualcosa, e un accadimento tipico è quando qualcuno si sposta da un luogo ad un altro. In questo caso, poi, un ragazzino siciliano che nel '59 lascia il proprio paesino per andare a trovare lavoro a Milano, è una storia che nasce per conseguenza neanche tanto indiretta di quel che si racconta nel romanzo della Maraini che ho appena terminato. La morale, anzi la non-morale, è invece la stessa di Bianciardi - e in effetti il racconto si svolge negli stessi anni: se uno arriva a Milano con l'intenzione di spaccare il mondo e poi finisce impastoiato nei lacci di una grigia quotidianità, è più colpa sua o del sistema? Qui se ne parla con un raccontino lievissimo, sarà per via del fatto che è tutto narrato dal punto di vista del ragazzino Ninetto Giacalone a nove anni: la voce narrante sarebbe lui cinquantasettenne che ricorda, purtuttavia c'è l'immedesimazione in sé stesso giovane, e c'è anche il fatto che si tratta di una persona che non ha studiato e dunque mantiene anche da adulto un linguaggio alquanto infantile - e comunque mai petulante come invece accade per altri piccoli protagonisti dei romanzi. L'intreccio tra i due tempi della narrazione - Ninetto bambino e Ninetto quasi sessantenne - mi è molto piaciuto. Storia assolutamente realistica oltre che attuale, l'autore l'ha costruita dopo aver tenuto numerose conversazioni con persone che da giovanissimi sono emigrati dal sud verso il nord: e dunque nonostante la lievità dei toni, si avverte con decisione il peso dei temi e delle testimonianze, la fatica della miseria e l'entusiasmo per una nuova avventura che inizia, l'amore e le amicizie, ma soprattutto l'alienazione del lavoro in fabbrica, l'amarezza dello spirito che vorrebbe abbandonare lo squallore e il grigiore per ritrovare un po' di calore e colori di cui nutrirsi.
    "L'ultimo arrivato" perché così si sente il protagonista: "Comunque, ho finito di leggere Lo Straniero. Forse ne comincerò un altro, ma so già che meglio di questo non ne troverò. Anche io sono straniero. Reietto e squalificato a vita. Anch'io sento che le ragioni non esistono e che quelle poche che si possono trovare le so spiegare solamente in una lingua che gli altri non intendono."

    ha scritto il 

  • 4

    stupendo

    un libro-documento che ci racconta la realtà italiana degli anni 50, dove la fame e la miseria spingevano tanti ad emigrare al nord con la speranza di una vita migliore. una speranza che ti allontanav ...continua

    un libro-documento che ci racconta la realtà italiana degli anni 50, dove la fame e la miseria spingevano tanti ad emigrare al nord con la speranza di una vita migliore. una speranza che ti allontanava dalla propria famiglia, dalla propria terra, ti costringeva ad altre condizioni misere (come il vivere all'alveare o l'accettare lavori alienanti e sottopagati), ma ti permetteva di guadagnare e mettere su famiglia. non conoscevo l'emigrazione infantile di quegli anni, e questa storia mi ha molto emozionato.
    premio campiello meritato!

    ha scritto il 

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