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L'ultimo dei giusti

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(127)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807811723 | Isbn-13: 9788807811722 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: V. Riva

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
André Schwarz-Bart nello scrivere questo romanzo, romanzo che sfocianell'immane tragedia dell'Olocausto, con l'intento di ricostruire il lungopercorso dell'essere ebraico e di una continuità storica che era innanzituttocontinuità spirituale. Il legame tra passato e presente, il filo unico diquesta continuità è affidato alla Leggenda dei Giusti, uomini che assumono sudi sé la sofferenza degli altri, rendendone possibile la sopravvivenza in unmondo carico di dolore.
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  • 4

    Bellissimo questo libro basato sulla leggenda dei 36 giusti “Ogni generazione conosce l'avvicendarsi di 36 uomini giusti (lamedvavnikim), dalla cui condotta dipende il destino dell'umanità. «Al passaggio della bufera, l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre.» (Proverbi, 10: ...continua

    Bellissimo questo libro basato sulla leggenda dei 36 giusti “Ogni generazione conosce l'avvicendarsi di 36 uomini giusti (lamedvavnikim), dalla cui condotta dipende il destino dell'umanità. «Al passaggio della bufera, l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre.» (Proverbi, 10:25)”. La leggenda permette allo scrittore di fare un excursus sulla storia di una famiglia ebrea e poi di concentrarsi sulla storia di questa famiglia durante il periodo nazista. Avendo finito Giobbe di Joseph Roth a mio parere questo romanzo è di molto superiore ma lo scrittore non gode della fama di Roth. Il libro si potrebbe definire del genere “realismo magico religioso ebreo” senza gli eccessi sudamericani. Andrè Schwarz – Bar riesce a trasmettere il peso “dell’anima di un giusto”con questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura faticosissima

    Fino a metà libro e oltre, ho lottato contro la tentazione di abbandonarlo ma ho resistito, per rispetto dell’amica Anina - che me lo ha gentilmente spedito - la cui recensione mi ha stregata. Poi, superato il malessere per il racconto di tanto dolore accettato quasi passivamente da schiere di gi ...continua

    Fino a metà libro e oltre, ho lottato contro la tentazione di abbandonarlo ma ho resistito, per rispetto dell’amica Anina - che me lo ha gentilmente spedito - la cui recensione mi ha stregata. Poi, superato il malessere per il racconto di tanto dolore accettato quasi passivamente da schiere di giusti, l’orrore e il senso di ingiustizia mi hanno inchiodato alla storia di Erni, l’ultimo di essi, che sublima la vocazione al martirio dei suoi avi immolandosi ad Auschwits insieme a migliaia di bambini. E la fatica della lettura ha assunto un senso.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi piacque tanto 50 anni fa … non so perché l’ho ripreso in mano, proprio oggi, anniversario della marcia su Roma, festeggiato a Predappio da una manica di sciagurati in camicia nera.


    E’ sempre bellissimo.


    “”Ogni generazione conosce l'avvicendarsi di 36 uomini giusti, dalla cui cond ...continua

    Mi piacque tanto 50 anni fa … non so perché l’ho ripreso in mano, proprio oggi, anniversario della marcia su Roma, festeggiato a Predappio da una manica di sciagurati in camicia nera.

    E’ sempre bellissimo.

    “”Ogni generazione conosce l'avvicendarsi di 36 uomini giusti, dalla cui condotta dipende il destino dell'umanità. «Al passaggio della bufera, l'empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre.» (Proverbi, 10:25).”””

    Nel corso dei secoli la leggenda si è arricchita. I giusti erano qui in incognito e sconosciuti persino l'uno all'altro. Umili lavoratori o artigiani, con la caratteristica di non ammettere la propria identità di fronte, negando la propria appartenenza al gruppo in maniera categorica. Appena uno di essi muore, Dio provvede alla sua sostituzione.

    Qui la leggenda viene fatta risalire ad uno dei tanti pogrom della storia. L’11 marzo 1185 a York, dietro il grido del piissimo vescovo di Nordhouse, la popolazione si scatenò. Molte famiglie trovarono rifugio dentro una torre, assediata per 6 giorni. Il rabbino Yom Tov Levy sgozzò di sua mano tutti i fedeli.

    La solitaria agonia del rabbi fu insopportabile a Dio. E da qui, dal suo figliolo salvatosi casualmente, parte la promessa della nascita di un Giusto per ogni generazione.

    E sarà così per secoli, tra il rifiuto del Prescelto ad essere tale, il rispetto della comunità e la tragica fine che la sorte destina ad ognuno di loro.

    Arriviamo così a Benjamin Levy, che non vuole neanche sentir parlare di Giusti, unico figlio di Mordechai e Judith sopravvissuto all’ennesimo pogrom in Polonia ad opera dei cosacchi. Fuggirà con l’aiuto di un’organizzazione ebraica. Dove? Non sa quale paese scegliere, gli sembrano tutti strani a lui piccolo sarto di vent’anni, mai uscito dal suo villaggetto. Opta per la Germania.

    I primi tempi sono durissimi, ma l’inaspettato aiuto di un giovane disperato al quale lui solo rivolge la sua dolce cortesia, gli permette di aprire una minuscola e povera sartoria. Lavorando 15 ore al giorno, con rappezzi e rammendi, riesce a far venire i genitori ed a trovare una moglie. Tra i figli che hanno c’è Erni. Piccolo, minuto, affamato di letture cavalleresche, dall’animo gentile.

    Toccherà ad Ernie il ruolo del Giusto che non sa di esserlo. Le prime violenze ed umiliazioni, il primo tentativo di suicidio, la sopravvivenza, la fuga a Parigi della famiglia, l’odio che continua a seguirli, la sua fuga fino a Marsiglia, e dovunque il suo animo comprende le paure e il dolore degli altri, l’amore trovato per caso a Parigi (perché bisogna pur tornare dove c’è il proprio popolo), l’internamento nel campo di Drancy, il lungo viaggio in treno, i racconti ai bambini, vivi, morti, morenti che gli chiedono dimmi, racconta per morire al suono dolce della voce di Ernie, il campo di sterminio e il veloce viaggio verso la camera a gas, dove accompagnerà tutti il canto dei morti. Quante volte è morto Ernie? 6 milioni di volte, forse.

    E la sua inconsolabile compassione farà avvicinare di un minuto il momento del Giudizio Universale. In uno stile yiddish, senza alcuna concessione al pietismo, il racconto di Ernie, ultimo dei Giusti, si snoda tra realtà e sogno, tra le piccole cose del quotidiano, la cui sparizione è la grande tragedia. L’inferno vero è la contemplazione dell’inferno.

    29.10.2012

    Per un curioso effetto destino, trascorso un anno dalla rilettura (e pochi giorni) ho trovato questa copia: rilegata, ma senza la sovraccopertina originale. Anche se a malincuore sostituirò la mia copia economica. Perché? Uno, perché sono fissata, due, perché lo rileggerò prima o poi ed eviterò di perdermi le pagine per via.

    03.11.2013

    ha scritto il 

  • 5

    Ai nostri occhi giunge la luce di stelle morte. Ai nostri occhi giunge la luce di quell'immedicabile ferita che dal Medioevo in avanti condanna la stirpe dei Levy a sacrificare uno dei suoi uomini sul più atroce, sul più puro degli altari: nel numero dei Trentasei Giusti che, soltanto vive ...continua

    Ai nostri occhi giunge la luce di stelle morte. Ai nostri occhi giunge la luce di quell'immedicabile ferita che dal Medioevo in avanti condanna la stirpe dei Levy a sacrificare uno dei suoi uomini sul più atroce, sul più puro degli altari: nel numero dei Trentasei Giusti che, soltanto vivendo - senza alzare un dito - permettono che il mondo si regga in piedi, ci dovrà sempre essere un Levy. Ai nostri occhi giunge la luce dei libri bruciati nei pogrom a Est, di ragazze dalle lunghe trecce nere che da un giorno all'altro diventano mogli, dei figli morti prima dei padri; e poi la luce del cielo di Germania, del paese di Stillenstadt che la notte da lontano sembra una fila di candele; la luce umana di Mutter Judith, eternamente bella come un'adolescente e aspra come una vecchia, di Mardocheo, di Beniamino il sarto, dell'esile signorina Blumenthal che solo i neonati ascoltano, del signor Kramer che per una torta si commuove; la luce struggente e tenace di Golda, la zoppa dai ricci rossi, capace di mordere una mela rugosa come se la terra intera le s'aprisse sotto i denti e di amare di un amore di bambina anche finché a grandi boccate respira Zyklon B. E questa luce giunge a noi solo perché lui, Erni Levy, con le iridi blu stellato e il corpo magro di un agnello che non cresce, è stato un Giusto; e essere Giusto significa non dominare, ma rimpicciolire - svuotarsi di ogni cosa propria, farsi sempre più lievi, fino a diventare un immenso recipiente cavo dove il mondo può trovare rifugio, dove anche le mosche sono accarezzate con dita tenere e salvate davanti a Dio, e lacrime di gioia si versano per ogni minestra in brodo; fino a trasformarsi in una casa dove il dolore degli altri possa sfilarsi le scarpe, lavarsi, prender sonno con la testa su un cuscino di cotone, e sperare almeno di sognare sogni che lo guariscano.

    Non è un libro perfetto; tutti dovrebbero leggerlo. Perché dice l'unica cosa che è possibile dire: non è accaduto, ma noi ricordiamo - non esiste il risarcimento, la consolazione, anche se breve, che a noi sopravvissuti (siamo tutti sopravvissuti, anche noi nati dopo, anche noi di un altro sangue) sembra offrirsi in quel ma; i due verbi, i due tempi diversi, non possono stare nella stessa frase; non c'è congiunzione coordinativa che possa legarli assieme. Questo libro dice: è accaduto. Noi ricordiamo. Non c'è compensazione; non c'è sollievo; l'Ultimo dei Giusti è morto. Piange su di noi dai temporali, e ci ricorda che rabbi Chaninà, quando, davanti al rogo della Torà, gli fu chiesto cosa vedeva, rispose: "Vedo la pergamena bruciare. Ma le lettere, le lettere volano via."

    ha scritto il 

  • 5

    Non è un caso se scritti come questo ti fanno rimanere su una riga, rileggendola più volte, per capire se quello che c’è scritto ti rimanga per sempre nella tua mente. È quello che succede leggendo questo libro, non il solito sulla shoah, ma la biografia di Enry Levy estrapolata a partire dal med ...continua

    Non è un caso se scritti come questo ti fanno rimanere su una riga, rileggendola più volte, per capire se quello che c’è scritto ti rimanga per sempre nella tua mente. È quello che succede leggendo questo libro, non il solito sulla shoah, ma la biografia di Enry Levy estrapolata a partire dal medioevo che diventa il racconto di persone che sentono tutto il peso di appartenere a quel popolo che Dio ha eletto a suo testimone. La violenza contro esseri umani per motivi religiosi viene interpretata non in veste di commiserazione ma come fatto intrinseco della vita di ogni ebreo. Non c’è ribellione contro Dio neanche dentro le camere a gas dove si innalzava il canto dello “Shemà Israel - ascolta Israele il signore è uno solo il signore è il tuo dio”. La violenza del mondo abbracciata dai giusti di Israele caricata sulle spalle di quelle persone raccontate in questo libro che vivono la loro vita sempre affiancati da questa prospettiva di salvezza del mondo per mezzo della loro distruzione, capro espiatorio per tutti i popoli del mondo . Un libro che ti graffia l’anima specialmente nell’ultimo capitolo che non a caso si intitola “mai più” dove l’autore lo interrompe con una sua lamentazione di essere stanco di scrivere di quelle cose, una stanchezza che si trasforma in dolore e che si trasmette lungo la penna che scrive quelle storie, un dolore che nasce da dover descrivere un resoconto di secoli di violenza terminati in un apoteosi inimmaginabile come l’olocausto.

    ha scritto il 

  • 4

    Una prece.

    Una preghiera agli Altissimi di tutte le religioni:
    Non siamo, noi essere umani, in grado di rispondere adeguatamente ai vostri precetti. Nessun figlio di dio viene considerato tale e magari crocifisso. Nessun giusto viene considerato tale e magari gasato in camere adibite a questo. Allora?
    Non c ...continua

    Una preghiera agli Altissimi di tutte le religioni: Non siamo, noi essere umani, in grado di rispondere adeguatamente ai vostri precetti. Nessun figlio di dio viene considerato tale e magari crocifisso. Nessun giusto viene considerato tale e magari gasato in camere adibite a questo. Allora? Non createci una patina di senso religioso ad azioni che non siamo in grado di gestire. Il più delle volte "Dio non è con noi" e non serve invocarlo con atti. Un commento (divertente) di uno storico delle religioni nei riguardi di una divinità africana Nvidi Mukulu (dei Lulua). "L'irrimediabile c'è e non viene 'mandato' di volta in volta". Un po' come dire che se un uomo si imbatte in una pietra fatta da Nvidi Mukulu ed inciampa e cade. Se la prenderà con lui ma non "pretenderà che Nvidi Mukulu sia la causa diretta della sua caduta, quasi gli avesse messo tra i piedi questa pietra al momento in cui v'inciampava". La storia non insegna, la religione neppure. la dialettica sacro- profano è una invenzione recente...forse nemmeno duemila anni.Ed è recentissima, credetemi.

    ha scritto il 

  • 4

    Volse lo sguardo alla finestra aperta e scoprì l'azzurro del cielo come una promessa. La cima del castagno in cortile sfiorava il davanzale; si sporse, staccò una foglia, la guardò vivere nel palmo della mano, stillante di fresca linfa verde. Si affacciò alla finestra e ricevette la rivelazione d ...continua

    Volse lo sguardo alla finestra aperta e scoprì l'azzurro del cielo come una promessa. La cima del castagno in cortile sfiorava il davanzale; si sporse, staccò una foglia, la guardò vivere nel palmo della mano, stillante di fresca linfa verde. Si affacciò alla finestra e ricevette la rivelazione del castagno, con le sue miriadi di foglie che stormivano al vento come una capigliatura disciolta. Egli aveva perso tutto, ma quelle cose continuavano senza di lui: il cielo, la terra, gli alberi, i bambini. "E se muoio," pensò commosso, "tutto questo non se ne andrà". E gli sembrò di avere appena inventato il mondo, si sentì a un tratto felice straordinariamente: non sapeva perchè.

    ..ehm,l'ho letto così..tutto d'un fiato!!

    ha scritto il 

  • 5

    Riletto; anche dopo circa 50 anni mi ha dato la stessa emozione della prima volta. Un documento terribile che ho letto tutto d'un fiato anche per la semplicità dello stile e, sopratutto, per l'assenza di tono polemico.

    ha scritto il 

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