L'umiliazione

Di

Editore: Mondolibri

3.4
(763)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
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  • 2

    Premesso che Roth non è uno dei miei autori preferiti, debbo dire che quato romanzo mi ha lasciato del tutto indifferente. Una storia che alla fine non ti dice nulla, leggerla è quasi una perdita di t ...continua

    Premesso che Roth non è uno dei miei autori preferiti, debbo dire che quato romanzo mi ha lasciato del tutto indifferente. Una storia che alla fine non ti dice nulla, leggerla è quasi una perdita di tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    You go back to her / And I go back to black

    La cosa peggiore era che vedeva il proprio crollo con la stessa lucidità con cui si vedeva recitare.

    Oh, recitala come ti pare, disse Axler tra sé. Probabilmente farebbe ridere in ogni caso.

    Improbabi ...continua

    La cosa peggiore era che vedeva il proprio crollo con la stessa lucidità con cui si vedeva recitare.

    Oh, recitala come ti pare, disse Axler tra sé. Probabilmente farebbe ridere in ogni caso.

    Improbabile? No, prevedibile.

    Il romanzo affronta lo stesso problema di Everyman impostato sulla visione di Roth che mi pare consolidata e può piacere o no, secondo la sensibilità e visione della vita propria del lettore.
    Nell’altro libro la morte si faceva tangibile quando il protagonista cominciava a pensarci. In L’umiliazione si concretizza il concetto, la presa di coscienza della morte, che si forma quando avviene una morte parziale – nel caso di Simon Axler la fine per l’attore della capacità di recitare.
    Succede anche a noi, che artisti non siamo. Le piccole morti, le morti parziali non saranno quotidiane ma sono tanto più frequenti con l’avanzare degli anni. L’ultima volta che – si fa qualcosa, si vede qualcuno, si visita un luogo caro, si mangia un cibo prediletto, si cammina con entrambe le gambe, si fa l’amore…
    La visione di Roth costeggia, pronta ad immergervisi, un pessimismo cosmico in cui niente ha una valida ragione per succedere, all’uomo è dato solo di subire il fato, o qualsivoglia volontà o potenza che governa l’umana vicenda – difficile definirla una volta rinunciato a Dio, nevvero?
    Io amo Roth anche se non condivido questa visione. Seguo la caduta di Simon, le sue peripezie sessuali destinate a un fallimento prevedibile e raccontate, al solito, senza eufemismi – ma Roth e pochi altri, forse il solo Walter Siti, sono in grado di buttarti in faccia l’oscenità senza che ti sembri oscenità.
    Il fallimento amoroso sentimentale erotico è prevedibile perché sin dall’inizio sembra – poi non sembra più, diventa chiaro – che Simon stia morendo, che Simon Axler abbia deciso di morire, e la pantomima gira attorno alla “pistola di Čechov”. Letteralmente.
    Voi amate Roth e abbracciate questa visione. Io amo Roth e non l’accetto; nelle sue opere, questo campionario del miglior uso della parola scritta fatto in questi anni, dopo l’appagamento che già la sola lettura dà, cerco qualcosa d’altro, almeno ci provo. Per non sviare dal discorso sul teatro: catarsi. Do you know it?

    ---

    Dunque non sei riuscito a fare Macbeth in un modo per te soddisfacente. Be’, non se il primo. È una persona orribile con cui vivere, per un attore. Sfido chiunque a interpretarlo senza soccombere. È un assassino, un omicida. Ogni cosa è ingigantita, in quella tragedia. Francamente, non ho mai compreso tutta quella malvagità. Dimentica Macbeth. Dimentica le critiche.

    ha scritto il 

  • 4

    Per me è sempre un piacere leggere Roth

    Axler è un grande attore con quarant'anni di stimata carriera sulle spalle. Ma Axler è anche un uomo vittima di una crisi psicofisica che ormai gli impedisce di lavorare e di essere felice. Ma ecco ch ...continua

    Axler è un grande attore con quarant'anni di stimata carriera sulle spalle. Ma Axler è anche un uomo vittima di una crisi psicofisica che ormai gli impedisce di lavorare e di essere felice. Ma ecco che all'improvviso nella sua vita irrompe l'amore, inaspettato e rivitalizzante, un amore che però si rivelerà essere la pietra tombale sulla sua esistenza. Lo so, ad alcuni Roth sembra un gran "piacione" ma io aggiungo che se lo può ampiamente permettere. Due bellissimi personaggi, per un bellissimo romanzo breve, con tanti spunti di riflessione soprattutto per chi si avvia verso la terza età!

    ha scritto il 

  • 3

    Rich and famous man gets depressed

    What a sad, sad little episode, this bit of Simon's life. Well-writen and thought and interesting, in a way. But so targeted for a wealthy audience, which was was disappointing. When a posh individual ...continua

    What a sad, sad little episode, this bit of Simon's life. Well-writen and thought and interesting, in a way. But so targeted for a wealthy audience, which was was disappointing. When a posh individual gets depressed they go out and shop uncontrollably. When those "less fortunate" get into a depression they have no alternative but to carry on surviving. This was too intelectual, too far from reality and too hard to sympathise with the main character. I thought I'd keep this copy (hard cover, a Roth!) but I'm passing it on. Unfortunately this was my first by the author and it's left me wondering if all his characters and stories are part of the intellectual elite.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/29/lumiliazione-philip-roth/

    “Non era più capace di fare uno Shakespeare a bassa intensità e non era più capace di fare uno Shakespeare ad altra intensità, ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/10/29/lumiliazione-philip-roth/

    “Non era più capace di fare uno Shakespeare a bassa intensità e non era più capace di fare uno Shakespeare ad altra intensità, e pensare che aveva fatto Shakespeare per tutta la vita. Il suo Macbeth era ridicolo, e quelli che lo videro lo dissero senza eccezione, e altrettanto fecero molti che non lo avevano visto. < < No, non hanno neanche bisogno di esserci stati - diceva lui - per insultarti>>. Molti attori, per aiutarsi, si sarebbero dati al bere; c’era sempre una vecchia barzelletta su un attore che beveva sempre prima di andare in scena, e che quando lo esortarono a non bere replicò: < < Come, dovrei andare là fuori da solo?>> Ma Axler non beveva, e così invece crollò. Il suo crollo fu monumentale.
    La cosa peggiore era che vedere il proprio crollo con la stessa lucidità con cui si vedeva recitare. La sofferenza era atroce, e tuttavia lui dubitava che fosse genuina, il che la rendeva ancora peggiore. Non sapeva come passare da un minuto all’altro, era come se la mente gli si stesse liquefacendo, aveva il terrore di stare da solo, non riusciva più a dormire più di due o tre ore per notte, mangiava appena, ogni giorno pensava di ammazzarsi con l’arma che aveva in solaio - un fucile a pompa Rennington 870 che teneva nella casa isolata per autodifesa - e nondimeno gli sembrava tutta una commedia, una commedia recitata male. Quando reciti la parte di uno che sta crollando, la tua interpretazione ha un ordine e una coerenza; quando la persona che vedi crollare sei tu, e quella che stai recitando è la tua fine, è tutta un’altra cosa, una cosa spaventosa e terrorizzante.”
    (Philip Roth, “L’umiliazione”, ed. Einaudi)

    Simon Axler è un grande attore teatrale, ma superati i sessant’’anni sente di aver totalmente perso la capacità di recitare, ma soprattutto avverte che questa crisi attoriale è sintomo di una più generale inabilità ad ascoltare gli altri e a parlare. Simon si sente smascherato, umiliato ancora di più dall’impossibilità di trovare una spiegazione razionale a ciò che gli sta accadendo. L’incontro con Pegeen, una lesbica di trent’anni più giovane di lui, sembra ridonargli una nuova vitalità, in virtù di una passione erotica estrema che però si rivela, alla lunga, essere un’altra falsa illusione, una nuova maschera sotto la quale nascondere il vuoto che inesorabilmente lo sta inglobando.
    Fin qui la trama ridotta all’osso, il resto sta nella penna tagliente di Philip Roth, ormai una garanzia per me (e non solo per me).

    ha scritto il 

  • 4

    Uomini soli

    Simon Axler è uno dei più acclamati attori teatrali americani. La sua carriera quarantennale gli ha portato successo e soldi, ma, improvvisamente, Simon non riesce più a recitare. Da un giorno all'alt ...continua

    Simon Axler è uno dei più acclamati attori teatrali americani. La sua carriera quarantennale gli ha portato successo e soldi, ma, improvvisamente, Simon non riesce più a recitare. Da un giorno all'altro, subentrano in lui un blocco, un'incapacità, una paralisi psicologica, che gli impediscono di calcare le scene.
    A nulla vale l'aiuto di una terapia in una clinica specializzata, a nulla valgono il sostegno del suo agente, i suoi consigli, Simon si richiude in se stesso e si isola dal mondo nella sua bellissima casa di campagna. La moglie lo abbandona e il pensiero di uccidersi inizia a farsi strada nella sua mente. Ma un giorno arriva quella che a Simon appare come la speranza di una vita nuova: Pegeen Mike Stapleford è la figlia di amici fraterni di Simon, attori anche loro, di minore fama e spessore. Pegeen ha quarant'anni, venticinque meno di Simon, è lesbica dall'età di ventitrè anni e ha avuto burrascose relazioni, l'ultima delle quali interrotta dopo otto anni. E' su di lei che Simon riverserà tutte le attenzioni e tutto l'amore che sente come una cura alla depressione. La relazione tra i due, così distanti per età e per esperienze amorose, prende un avvio travolgente che sembra soddisfare entrambi e che fa contemplare a Simon progetti di matrimonio, figli, ripresa di carriera. Impercettibilmente, all'inizio, e poi in maniera marcata, Pegeen porterà Simon a provare trasgressioni. Quello che per l'uomo è un gioco, un modo di accondiscendere ai desideri della compagna, sfuggirà di mano e...
    Roth descrive un mondo in bilico tra la ricerca di normalità in un rapporto di due anime inquiete che si compensano e il torbido della perversione mista a curiosità. Finale prevedibile e non, sensazione di spreco di una personalità maschile estremamente affascinante e accattivante. Scrittura impeccabile, che riesce ad essere perfetta letteratura anche nella descrizione del gioco erotico fatale.

    ha scritto il 

  • 2

    Un piccolo Roth con cui trascorrere qualche ora, niente di più.
    La prima parte è molto carina ma successivamente la trama cede all'insignificanza del protagonista. Nonostante ciò, resta l'abile penna ...continua

    Un piccolo Roth con cui trascorrere qualche ora, niente di più.
    La prima parte è molto carina ma successivamente la trama cede all'insignificanza del protagonista. Nonostante ciò, resta l'abile penna di Roth a consolare il lettore per questa storia di cui si può facilmente fare a meno.

    ha scritto il 

  • 2

    Credo di aver un grosso problema di comunicazione con Philip Roth.
    Ne "L'animale morente" almeno mi piaceva quello che voleva dirmi. anche se non riuscivo a capire bene come stesse cercando di comunic ...continua

    Credo di aver un grosso problema di comunicazione con Philip Roth.
    Ne "L'animale morente" almeno mi piaceva quello che voleva dirmi. anche se non riuscivo a capire bene come stesse cercando di comunicare, in questo caso proprio non ho capito niente.
    Una caduta infinita che non mi pare trovi fine. E poi insomma, Roth sa scrivere l'erotismo? Dite? A me qui non pare proprio.

    ha scritto il