L'umiliazione

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.4
(740)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 113 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8806200925 | Isbn-13: 9788806200923 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
Simon Axler è un attore, uno tra i maggiori della sua generazione, l'ultimo "dei grandi attori americani" come dicono i suoi tanti ammiratori. Eppure, a poco più di sessant'anni sente il suo talento dissolversi nell'aria, perso e spento come le magie di Prospero alla fine della Tempesta. È proprio durante le interpretazioni di Prospero e poi di Macbeth che perde il controllo, andando in confusione e rovinando lo spettacolo. Ha perso "la sua magia" come ripete: ogni cosa che aveva fatto nella sua carriera era stato un successo e adesso si ritrova incapace di recitare una sola battuta che non suoni falsa e artificiosa. Salire sul palco gli è impossibile, s'immagina la gente ridere di lui. Decide di abbandonare le scene e il tracollo è inevitabile: anche la moglie lo abbandona. Passano i mesi, Simon vive in solitudine, ormai lontano dal teatro e dalla città, rassegnato alla decadenza artistica e fisica in cui giorno dopo giorno affonda, quando inizia a frequentare Pegeen Stapleford, una quarantenne che Simon conosce da quando è nata, essendo la figlia di una coppia di attori suoi amici e coetanei. Nonostante Peegen sia stata fino ad allora lesbica e sia appena uscita da due relazioni estremamente tormentate, tra la donna e l'anziano attore nasce una passione sentimentale e sessuale molto intensa. Ma le consolazioni e le speranze riconquistate sono destinate a inclinarsi verso una disperata e tragica fine.
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  • 2

    Un piccolo Roth con cui trascorrere qualche ora, niente di più.
    La prima parte è molto carina ma successivamente la trama cede all'insignificanza del protagonista. Nonostante ciò, resta l'abile penna ...continua

    Un piccolo Roth con cui trascorrere qualche ora, niente di più.
    La prima parte è molto carina ma successivamente la trama cede all'insignificanza del protagonista. Nonostante ciò, resta l'abile penna di Roth a consolare il lettore per questa storia di cui si può facilmente fare a meno.

    ha scritto il 

  • 2

    Credo di aver un grosso problema di comunicazione con Philip Roth.
    Ne "L'animale morente" almeno mi piaceva quello che voleva dirmi. anche se non riuscivo a capire bene come stesse cercando di comunic ...continua

    Credo di aver un grosso problema di comunicazione con Philip Roth.
    Ne "L'animale morente" almeno mi piaceva quello che voleva dirmi. anche se non riuscivo a capire bene come stesse cercando di comunicare, in questo caso proprio non ho capito niente.
    Una caduta infinita che non mi pare trovi fine. E poi insomma, Roth sa scrivere l'erotismo? Dite? A me qui non pare proprio.

    ha scritto il 

  • 5

    Philip Roth - L'umiliazione

    Adoro Philip Roth, probabilmente uno dei miei autori preferiti. Di solito non sono un grandissimo amante dei libri troppo corti, preferisco i grandi mattoni perché personalmente amo perdermi in grandi ...continua

    Adoro Philip Roth, probabilmente uno dei miei autori preferiti. Di solito non sono un grandissimo amante dei libri troppo corti, preferisco i grandi mattoni perché personalmente amo perdermi in grandi storie, magari anche grandi saghe familiari. Devo dire invece che con questo L’umiliazione, romanzo di circa 113 pagine, Roth è perfetto, essenziale nella storia che racconta, assolutamente adeguata in ogni suo punto. Non credevo proprio che mi sarei ritrovato a dare il massimo dei voti ad un romanzo così sottile.
    L’umiliazione è la storia di un attore di teatro che subisce una forte crisi depressiva e successivamente cerca di uscirne. Ci sono molti temi che l’autore tratta, prima di tutto la depressione appunto, tema che ha attraversato la sua produzione in lungo e in largo, anche se spesso condito da molta ironia. Questa volta invece l’ironia non c’è e si percepisce tutto il disagio del protagonista, il suo sentirsi inutile ed inadeguato. Poi c’è il tema della vecchiaia, direttamente collegato a quello della depressione, per un uomo che sente scorrere il tempo ma non vuole sentirsi vecchio anche per via di una serie di eventi che capiteranno. C’è il tema del sesso, come spesso capita nei libri di Roth, non stiamo parlando di sesso patinato, ma di quello vero, autentico, di quello che si consuma tra le mura di casa, di quello che sovente è anche perverso, rozzo e volgare. Infine c’è la morte, aleggiante per tutta la durata del libro.
    Credo che mai come in questo libro l’autore si sia avvicinato a Dostoevskij, mi verrebbe da dire per il modo in cui il protagonista lotta contro le sue paure ed i suoi demoni, ma soprattutto per l’introspezione psicologica che lo caratterizza, Roth ci ha abituati negli anni a scandagliare l’animo dei suoi alter ego, tuttavia questa volta sembra di, complice anche il tema trattato, essere di fronte ad uno scrittore più maturo, meno traboccante con la sua prosa, meno grondante ironia, battute e sesso, più freddo, distaccato ma soprattutto più essenziale.
    Il risultato, come ho detto inizialmente, è quello di un piccolo gioiello, compatto, perfetto stilisticamente, ma molto triste, sicuramente non adatto a chi cerca qualcosa di leggero, ma ahimè spesso la vita è anche e soprattutto questo e Roth è uno che la vita la sa raccontare tremendamente bene. Libro splendido per me. E se non avete mai letto Roth, sbrigatevi perché vi state perdendo uno dei migliori romanzieri di sempre.

    ha scritto il 

  • 0

    Tutto è finito per Simon Axler, uno dei più grandi attori teatrali della sua generazione. Ha superato i sessant'anni e ha perso la sua magia, il suo talento e la sua sicurezza. Quando sale sul palcosc ...continua

    Tutto è finito per Simon Axler, uno dei più grandi attori teatrali della sua generazione. Ha superato i sessant'anni e ha perso la sua magia, il suo talento e la sua sicurezza. Quando sale sul palcoscenico si sente un pazzo e si vede un idiota. La sua fiducia nelle proprie capacità è evaporata; s'immagina che la gente rida di lui; non riesce più a fingere di essere qualcun altro. La moglie se n'è andata, il pubblico l'ha abbandonato, il suo agente non sa come convincerlo a tornare in scena....

    Romanzo breve incentrato sul decadimento e la fragilità dell'uomo di fronte allo scorrere del tempo.
    Buono lo spunto, ma sconclusionato lo svolgimento, un'opera sicuramente minore e poco riuscita.

    ha scritto il 

  • 3

    Sul viale del tramonto

    Ho letto una seconda volta L’umiliazione, circa un paio d’anni dopo la prima lettura, prima di vederne la versione cinematografica di Barry Levinson con Al Pacino protagonista (versione bella e toccan ...continua

    Ho letto una seconda volta L’umiliazione, circa un paio d’anni dopo la prima lettura, prima di vederne la versione cinematografica di Barry Levinson con Al Pacino protagonista (versione bella e toccante…ma tutt’altro rispetto al libro, nonostante la relativa fedeltà alla storia).
    Confermo l’impressione che già ebbi: questo romanzo non è all’altezza di altri di P. Roth. Tuttavia, in molto passaggi, c’è proprio l’ inconfondibile tocco di P.Roth, capace di squarciare- in modo impietoso e con una lucidità sconvolgente- la paura di morire.
    Simon Axler, vecchio attore in declino e in crisi, si illude di sottrarsi al proprio tramonto tramite la relazione erotica con una giovane donna capace, apparentemente, di suscitare in lui nuove energie e nuovi progetti. Come tanti altri personaggi di Roth, anche Simon Axler è un uomo che vive in modo ossessivo e con tratti di perversione la sessualità. Molti amici lettori mi han detto di essere irritati e disturbati da questo modo di rappresentare la sessualità. Invece, io, da lettrice ormai di lunga data di Roth, ne capsico il significato: il sesso, nella visione di Roth, è qualcosa che ha a che fare con la reazione più disperata e profonda che l’uomo mette in campo contro la morte. E’ infatti un sesso poco godereccio quello dei personaggi di Roth: anzi, più sono vecchi e disperati (come Axler), più fanno sesso in modo perverso. Nei libri di Roth che hanno come protagonisti i giovani, di sesso ce n’è poco e ordinario. Il sesso è la risposta disperata, l’istinto di sopravvivenza, di fronte allo spettro della morte: eppure, paradossalmente, in un intreccio tipicamente freudiano di amore e morte (Roth è raffinato conoscitore della psicoanalisi), il sesso diventa anche il luogo del proprio autoannientamento nel corpo altrui. Questo libro è tristissimo, disperato, non c’è traccia di quell’ironia che altrove è il marchio di Roth. Il libro che ha scritto successivamente, l’ultimo della sua carriera, Nemesi, è privo (oltre che di ironia) anche di tensione vitale: è, infatti, il primo e l’ultimo- credo- senza sesso. Non a caso. E’ solo tecnica. Ha fatto bene a fermarsi. Chissà cosa deve essere per un uomo con il suo lucido terrore per la morte trovare il coraggio per fermarsi. Lui avrebbe potuto, con la sua abilità, scrivere ancora molti libri che avrebbero avuto di certo successo. Ha veramente avuto un ammirevole coraggio e per questo merita ulteriormente la stima dei suoi lettori.

    ha scritto il 

  • 3

    Un'ultima recita prima del sipario finale ...

    Acquisire la consapevolezza che non si è più quelli di prima , insomma rendersi conto di essere vecchi e fragili , è una realtà con la quale ogni essere umano sarà inevitabilmente costretto a confront ...continua

    Acquisire la consapevolezza che non si è più quelli di prima , insomma rendersi conto di essere vecchi e fragili , è una realtà con la quale ogni essere umano sarà inevitabilmente costretto a confrontarsi quando sia abbastanza fortunato (o sfortunato?) da non morire prima , e le conseguenze psicologiche di un fatto di per sé naturalissimo possono produrre effetti tanto più pesanti quanto più elevata sia stata la posizione sociale raggiunta , la fama , l'acclamazione della gente.
    E proprio su tale argomento , sul declino artistico e psicofisico di Simon Axler , attore celebratissimo ed osannato da tutti che scopre all'improvviso di non essere più capace di stare sulla scena , e tuttavia capace di un'ultima impennata , si impernia il penultimo romanzo scritto da Roth che , più di altri , lascia trasparire il senso di smarrimento , di angoscioso sconforto , per il trascinarsi dell'esistenza quando si sa di aver iniziato un percorso senza ritorno.
    Un romanzo breve , una testimonianza sofferta , sicuramente in buona parte autobiografica , che però non mi sento di annoverare fra le opere migliori di un autore che comunque è , e resterà , fra i miei preferiti .

    ha scritto il 

  • 0

    L'umiliazione

    L'umiliazione...di Axler la senti tutta profonda. Senza gIri di parole, senza prolisse descrizioni Roth arriva alla storia, al personaggio ai sentimenti diretto, pungente, vero. Bello!

    ha scritto il 

  • 2

    "Quel" Philip Roth??? Nonostante l'opossum, è un romanzo da dimenticare, diventa dopo poche pagine prevedibile, scontato e mortalmente noioso, non vedevo l'ora che andasse a finire così.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando reciti la parte di uno che sta crollando, la tua interpretazione ha un ordine e una coerenza; quando la persona che vedi crollare sei tu, e quella che stai recitando é la tua fine, é tutta un'a ...continua

    Quando reciti la parte di uno che sta crollando, la tua interpretazione ha un ordine e una coerenza; quando la persona che vedi crollare sei tu, e quella che stai recitando é la tua fine, é tutta un'altra cosa, una cosa spaventosa e terrorizzante.

    ha scritto il