L'uomo è forte

Di

Editore: Bompiani

3.8
(36)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845222179 | Isbn-13: 9788845222177 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 5

    Qualcosa ci ha invaso

    Scritto nel 1938, pesantemente censurato dal regime fascista ne fu vietata la pubblicazione nella Germania nazista e nella Russia stalinista.

    E’ la vicenda dell’ ingegner Dale che, dopo una lungo sog ...continua

    Scritto nel 1938, pesantemente censurato dal regime fascista ne fu vietata la pubblicazione nella Germania nazista e nella Russia stalinista.

    E’ la vicenda dell’ ingegner Dale che, dopo una lungo soggiorno all’estero rientra in patria (l’Italia fascista? La Russia stalinista? Sembra la questione sia dibattuta nelle accademie letterarie, ma in fondo, forse, non è importante).

    Qui si trascinano gli ultimi strascichi di una terribile guerra civile, tra “Bande” e “Partigiani”, questi ultimi vittoriosi, e si compie una rivoluzione che inevitabilmente, come tutte le rivoluzioni porterà ad una società più sana, giusta e forte, simboleggiata dalla formidabile descrizione nell’incipit del libro di una scultura in gesso: un uomo e una donna che si tengono per mano ed avanzano con passo deciso guardando sicuri davanti a sé.

    La realtà è ben diversa, e nell’abisso tra realtà e mondi sognati ci si può perdere e sprofondare. In realtà tutto tende ad “incoraggiare” l'uomo a vivere per la collettività e non più per se stesso: ciò che è privato viene sistematicamente distrutto da un sistema totalitario ben più cupo, angosciante ed inquietante del 1984 di Orwell, in cui la violenza verso l’uomo è aperta e manifesta. In Alvaro, la leva di cui si serve il regime onnipotente che tutto vede e tutto sa per condizionare l’io ed imprigionarlo senza scampo è il senso di colpa, instillato in ogni donna e uomo in una serie di non detti e non accaduti eppure immanenti, concretissimi e brutali.

    Si dipana così la vicenda di Dale, del suo rientro in patria, della sua attività lavorativa nell’istituto industriale di stato, del suo rapporto col Direttore in sospetto di eresia, e con Barbara, amica di infanzia ritrovata al suo ritorno. Il tutto in un’atmosfera cupa, pesante, ossessiva e pervasa da un senso di paura, in cui tutto ciò che di bello inevitabilmente sgorga da cuore dell’uomo, non può che soffocare e morire per decisione e mano stessa di chi lo vive.

    Ma, c’è sempre un ma... “L’uomo è forte”. Appunto…

    “non ci apparteniamo più. Qualcosa ci ha invaso. Qualcuno è padrone di noi. Non materialmente, ma moralmente. Ha invaso i nostri sogni, i nostri pensieri, i nostri propositi e la nostra volontà” (C. Alvaro - "L'uomo è forte", dal discorso del Direttore all’ingegner Dale)

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo è forte

    Acquistato per caso mente cercavo un altro libro di Alvaro sulla Grande Guerra, purtroppo pressochè introvabile. L'uomo è forte superò con qualche difficoltà la censura fascista che però soppresse alc ...continua

    Acquistato per caso mente cercavo un altro libro di Alvaro sulla Grande Guerra, purtroppo pressochè introvabile. L'uomo è forte superò con qualche difficoltà la censura fascista che però soppresse alcune righe del testo e chiese che si indicasse nell'introduzione che il libro era anbientato in Russia. Nella vicenda accade che l'ingegner Dale torni dopo qualche anno nel suo Paese, dove si era risolta una dura lotta tra fazioni rivali. Il regime a potere è di tipo totalitario; l'aria si fa presto irrespirabile per il protagonista che stenta a trovare solidarietà vera. C'è paura e diffidenza; chi lo frequenta lo fa con circospezione, sapendo che il suo soggiorno all'estero lo rende sospetto al regime. In ogni stanza può esserci un microfono; per strada c'è la sensazione di essere seguiti. Il clima è pre-orwelliano. Persino un semplice tassista incute soggezione e costringe Dale e la sua amica, all'inizio della vicenda, a giustificare i propri movimenti.

    Il potere ha talmente inquinato le coscienze che per alcuni può esserci un vantaggio nel farsi delatori o nel minacciare di diventarlo; chi apprende un segreto su altro, può infatti usare l'arma del ricatto. Lo schiavo diventa ricattatore. In un dialogo fondamentale nell'opera, l'Inquisitore che regge il potere spiega a Dale che il regime ha bisogno di un nemico. In fondo si è in una dittatura dolce; le persone si divertono, i locali sono pieni di giovani, ma c'è una visione generale da cui non si può derogare. Se non c'è un nemico palese, bisogna crearlo per giustificare la cappa di paura imposta alla società.
    Alvaro rende bene l'atmosfera cupa e buia di chi vive in un regime senza libertà, dove spie e delatori si annidano dovunque. Fa pensare a certe persecuzioni che i regimi dell'Est riservavano a chi era vissuto all'estero, ritenendolo un potenziale nemico. La scrittura è viva e brillante; descrive ambienti cittadini e non con grande maestria, a tratti è pura poesia. Il finale però è brusco e poco convincente.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro sconosciuto della letteratura distopica, scritto nel 1938 (in piena epoca fascista e dieci anni prima di 1984 di Orwell). Scritto magnificamente, forse perde qualcosa in un finale un po' re ...continua

    Capolavoro sconosciuto della letteratura distopica, scritto nel 1938 (in piena epoca fascista e dieci anni prima di 1984 di Orwell). Scritto magnificamente, forse perde qualcosa in un finale un po' repentino e troppo facilmente simbolico. Ma questo piccolo difetto può essere facilmente perdonato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Non basta ambientare la storia in un non meglio precisato regime totalitario dove regnano la paura e la paranoia per accostare questo libro a 1984.
    La trama,esilissima,sommersa da un profluvio di inut ...continua

    Non basta ambientare la storia in un non meglio precisato regime totalitario dove regnano la paura e la paranoia per accostare questo libro a 1984.
    La trama,esilissima,sommersa da un profluvio di inutili riflessioni è questa: Dale torna dall'estero nel paese d'origine e riallaccia i rapporti con Barbara,si riamano ma presto la paranoia induce questa a denunciarlo all'Inquisitore;questi li lascia bollire momentaneamente nel loro brodo (essendo peraltro l'esistenza di un nemico funzionale al potere) consapevole che prima o poi Dale si tradirà.
    Così avviene (anche se il motivo è alquanto confuso/risibile) e Dale viene condannato a morte.
    Finale assurdo: Dale scampa miracolosamente alla morte e rinvenuto malconcio da altri partigiani viene confuso per una vittima dei nemici,curato e assurge a rango di martire.
    Anche qui uno può leggerci la metafora di un potere che fa e disfa a piacimento i suoi eroi,ecc, fatto sta che nonostante le buone intenzioni la resa è stata alquanto deficitaria.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro, non può essere definito con altre parole questo libro. Corrado Alvaro diventa qui uno scrittore universale. Il libro, scritto nel 1938, viene spesso associato a "Il mondo nuovo" di Huxley ...continua

    Capolavoro, non può essere definito con altre parole questo libro. Corrado Alvaro diventa qui uno scrittore universale. Il libro, scritto nel 1938, viene spesso associato a "Il mondo nuovo" di Huxley (1932), a "1984" di Orwell (1948) e a "Fahrenheit 451" di Bradbury (1951), ma è stato scritto prima, a eccezione de "Il mondo nuovo" ( che lo precede di soli sei anni), eppure questi tre libri, sono famosi nel mondo e osannati da tutti, mentre "L'uomo è forte" e il suo autore sono pressoché sconosciuti in patria, figuriamoci all'estero, eppure Corrado Alvaro è l'unico a scrivere in piena dittatura fascista e col fiato del nazismo sul collo, quindi la sua opera sarebbe doppiamente meritevole di lodi, non solo dal punto di vista letterario e artistico, ma anche per l'impegno sociale svolto in prima persona.
    Naturalmente il bello e il fascino del libro non stanno solo in questo, Alvaro è uno scrittore di classe, pochi altri sono a lui paragonabili per l'eleganza della scrittura e per la profondità dei pensieri, uno scrittore mai banale, che sarebbe stato capace di rendere poetica persino una lista della spesa.
    Da leggere e da far leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo racconta dei regimi dove il popolo diventa tiranno di sé stesso, la delazione diventa un’arma di difesa personale, ogni pensiero è un potenziale delitto, dove ognuno è costretto a recitare ...continua

    Il romanzo racconta dei regimi dove il popolo diventa tiranno di sé stesso, la delazione diventa un’arma di difesa personale, ogni pensiero è un potenziale delitto, dove ognuno è costretto a recitare la propria parte in un gigantesco meccanismo determinato a schiacciare gli individui.
    Incredibilmente sottovalutato, mantiene tutta la sua forza pur avendo subito la censura fascista, che ha costretto l’autore a precisare in un’avvertenza ai lettori che lo stesso fosse ambientato in Unione Sovietica.

    Quando c’è una rivoluzione, l’equilibrio dei poteri consolidati viene spezzato definitivamente, quello che emerge è un’altra forma di governo che poggia la propria legittimazione sul popolo. Contrapposti al popolo ci sono tutti gli altri, i nemici, interni ed esterni al Paese. Lo spirito rivoluzionario che è nato e si è nutrito dal contrasto, dalla messa in discussione dello stato precedente aborre il passato e cerca di cancellarne le tracce. Il popolo tutto intero non può comandare su sé stesso, emergono figure, comandanti che meglio di altri hanno saputo rappresentare la profonda insoddisfazione delle masse e si sono distinti nelle battaglie; questi sono chiamati a costruire un nuovo governo, uno Stato fatto di uomini nuovi, che presto sono circondati da camaleonti affamati di potere, dalla dialettica febbricitante, che invocano una rivoluzione permanente, in modo che l’eroe romantico primordiale possa sopravvivere per sempre.

    La rivoluzione si fa contro qualcuno; occorre un nemico, che appaia sempre più pericoloso, dei controrivoluzionari. Occorre una tensione che attraversi il popolo come onde di marea sempre più alte, che lo sommerga e che lo renda una cosa sola, indistinta, in cui il solo desiderio degli individui, che alla fine lo compongono, sia quello di annullarsi, passare inosservati, essere il più possibile uguali a tutti gli altri.

    Il popolo diventa allora la migliore polizia, se solo gli si fa credere che c’è n’è una a cui non sfugge nulla, che può ascoltare tutti anche attraverso i muri. Quando il terrore del proprio vicino, o anche dell’uomo che attraversa la tua strada, diventa concreto, non serve nemmeno più creare leggi che vietino, è sufficiente la sola consapevolezza che il proprio comportamento sia in ogni momento osservato e giudicato come delittuoso, che chiunque possa andare dall’inquisitore e denunciarti. Tanto è più vero quanto ognuno sa che agli occhi degli altri non può che apparire colpevole di qualcosa, in quanto ai propri, essendo presenti a sé, non potendo cancellare i propri pensieri, la condanna è certa.

    Quindi ognuno aggiunge i propri divieti a tutti quelli degli altri, il popolo, il Paese a questo punto è diverso da tutti gli altri: è un paese libero e forte, precursore di una nuova umanità, così deve apparire all’esterno; un paese che non ha bisogno di leggi che vietano, in cui però diventa rischioso anche solo entrare in contatto con lo straniero, non per comunicare i problemi che soffocano i cittadini, ma dove è già solo sufficiente mostrarsi per farli intuire.

    È anche un romanzo d’amore.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro ha un carattere forte come l'uomo che cita, e dei forti ideali.
    E'quasi fantascientifico, ma è storicamente collocato sotto un regime totalitario. L'ho letto tanti anni fa ma ricordo il ...continua

    Questo libro ha un carattere forte come l'uomo che cita, e dei forti ideali.
    E'quasi fantascientifico, ma è storicamente collocato sotto un regime totalitario. L'ho letto tanti anni fa ma ricordo il senso di oppressione che mi ha suscitato. L'uomo sarà forte, ma se vive per il male, eccolo ridurre altri uomini a manichini senza speranza.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo romanzo ha avuto l'onore di essere stato bandito dall'Italia fascista, dalla Germania nazista e dalla Russia stalinista.
    La tematica è molto simile a quella di 1984 di Orwell e Farehnait 451 d ...continua

    Questo romanzo ha avuto l'onore di essere stato bandito dall'Italia fascista, dalla Germania nazista e dalla Russia stalinista.
    La tematica è molto simile a quella di 1984 di Orwell e Farehnait 451 di Ray Bradbury, e probabilmente di di molti altri romanzi che non posso citare per personale ignoranza. Devo ammettere che quando l'ho letto ero troppo giovane per cogliere tutte le implicazioni e per valutare con sufficiente competenza la qualità letteraria. Mentre mi riprometto di rileggerlo, hovoluto comunque segnalarlo, perché mi sembra ingiustamente dimenticato.

    ha scritto il 

  • 4

    Dale è te, me, ma soprattutto è lui.
    Barbara è te, me, ma soprattutto è lei.
    E lo Stato in cui tu fai, vivi e pensi ed è in realtà quello che lo Stato vuole tu faccia, viva e pensi, è lo Stato in cui lo ...continua

    Dale è te, me, ma soprattutto è lui.
    Barbara è te, me, ma soprattutto è lei.
    E lo Stato in cui tu fai, vivi e pensi ed è in realtà quello che lo Stato vuole tu faccia, viva e pensi, è lo Stato in cui loro si trovano a vivere ma anche tu ed io.

    ha scritto il