L'uomo autentico

Di

Editore: Nutrimenti (Greenwich)

3.7
(36)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 298 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8865944609 | Isbn-13: 9788865944608 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Nicola Manuppelli ; Prefazione: Stephen King

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In un'intervista del 2015 al New York Times, alla domanda su chi fosse il suo scrittore preferito di tutti i tempi, Stephen King ha risposto: Don Robertson. Alcuni anni prima, aveva ospitato nel catalogo della sua casa editrice questo libro crudo e scioccante, l'inclemente testamento di un autore dal percorso irregolare, celebrato e poi trascurato, difficile da classificare, se non rifugiandosi nella definizione che ne ha dato stesso King nella sua introduzione al romanzo: "Uno dei più grandi scrittori meno conosciuti degli Stati Uniti". L'uomo autentico è il libro di un Robertson quasi sessantenne, e forse non a caso parla di vecchiaia, di illusioni tradite, di domande rimaste fatalmente senza risposta. Lo fa aggirandosi tra i fumi di petrolio di Houston, in Texas, per raccontare la storia di Herman Marshall, un uomo semplice, uno come tanti, che realizza con orrore, nell'ultima stagione della vita, di aver raccolto soltanto sconfitte e stanchezza. Ha ucciso i tedeschi in guerra, è stato piantato per anni sul sedile di un camion, ha visto un figlio soffrire le pene dell'inferno e andarsene; ora passa il tempo ad accudire la moglie malata e a bere birra insieme a un gruppo di vecchi come lui. Annientato dall'ennesimo dolore, Herman Marshall decide di mettere in atto suo personale regolamento di conti, la sua disperata vendetta contro la vita, in un finale duro e feroce, che lascia senza respiro. Introduzione di Stephe King.
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  • 4

    Confesso, ho aperto questo libro solo perchè è RACCOMANDATO da Stephen King. Beh non è proprio vero, ce l'ho anche perchè ho letto l'incipit in un gruppo su facebook e mi è piaciuto e mi ha incuriosit ...continua

    Confesso, ho aperto questo libro solo perchè è RACCOMANDATO da Stephen King. Beh non è proprio vero, ce l'ho anche perchè ho letto l'incipit in un gruppo su facebook e mi è piaciuto e mi ha incuriosito... ma era pur sempre un gruppo su Stephen King ("la biblioteca segreta del re, un gruppo "diverso" un gruppo "di più". Se state leggendo qua e siete anche voi fan del re, fateci un giro, merita, davvero.)
    Non ho neanche letto la trama in copertina, ho iniziato a leggere e basta. Ed è stato bello così, e non lo dico a caso.
    Lo dico perchè con le aspettative da "fan di Stephen King" e guardando l'immagine di copertina, mi ero immaginata tutt'altro.
    Si respira un pochino dello stile di King nel libro, si vede che è uno degli autori a cui si ispira. Certe descrizioni, certe metafore improbabili ma che rendono perfettamente l'idea, anche troppo.

    Si parla di un vero uomo del Texas, un camionista texano in pensione con una moglie malata terminale di cancro. Vita triste, ma normale, nel senso che è una situazione che nella vita reale capita fin troppo frequentemente.
    Attenzione però, non è una storia strappalacrime, non è una storia romantica... forse un pochino si, a modo suo. Ma il protagonista non è quello che ci si aspetterebbe, non è un simpatico anziano buono e distrutto dal dolore. Lui è rozzo, grezzo, razzista, pieno di fissazioni che si ripetono ossessivamente, uccide cuccioli, tradisce continuamente la moglie, beve tantissimo.
    Eppure è il protagonista, e un po' si fa voler bene dal lettore.
    E poi lo schiaffo finale! finale a sorpresa, mooolto a sopresa.

    ha scritto il 

  • 5

    Patrick Bateman meets Judge Holden and they have a Shiner beer or four.

    Un limone vecchio è meno aspro di questo romanzo.
    un viaggio iniziatico alla ricerca del Libro della Verità, che come tutti sanno non esiste.
    Nessuna ricompensa, nessuna speranza, nessun amore, solo b ...continua

    Un limone vecchio è meno aspro di questo romanzo.
    un viaggio iniziatico alla ricerca del Libro della Verità, che come tutti sanno non esiste.
    Nessuna ricompensa, nessuna speranza, nessun amore, solo birra e piscio.
    Da maschio 56enne ho sofferto nel leggerlo, troppo vero.

    Il Re ci frega on una presentazione che fa pensare a un libro bello e divertente. ma quando salta fuori una specie di Pennywise in carne e ossa capisci che voleva solo fotterci, a modo suo.

    Collonna sonora: Johnny Cash - Personal Jesus

    ha scritto il 

  • 2

    Shinerline

    È passato un po' di tempo da quando ho finito di leggerlo, il che se da una parte perde la freschezza delle impressioni a caldo, dall'altra mi permette di alcune, poche, considerazioni più ponderate.
    ...continua

    È passato un po' di tempo da quando ho finito di leggerlo, il che se da una parte perde la freschezza delle impressioni a caldo, dall'altra mi permette di alcune, poche, considerazioni più ponderate.
    Cosa non e perché non mi è piaciuto?
    Innanzitutto (ma di questo non si può incolpare Robertson) la prefazione di Stephen King: esagerata, fuori misura, sbagliata. Non mi aspettavo una critica - King mette subito in guardia, in tal senso - ma nemmeno l'esaltazione irrazionale di un tifoso.
    E poi, a freddo, ho finalmente messo a fuoco le ragioni, più importanti, del perché L'uomo autentico mi abbia delusa e infastidita: non mi spaventano storie come quella di Herman Marshal e sua moglie Edna e la miseria che raccontano, né, meno che meno, le azioni, il decadimento fisico e morale, o il linguaggio, crudo, che usano: se una storia è misera, o descrive l'abiezione, non mi aspetto sconti, né scorciatoie o paraocchi; ma se da una parte accetto, e apprezzo, che il contesto sia reale, il più possibile, e vicino alla realtà, dall'altra trovo ridondante, superfluo e irritante, che l'autore si senta in dovere di rincarare la dose, per amplificare l'effetto, esasperando, e adottando, lo stesso linguaggio dei suoi personaggi.
    Per esempio, se devi raccontarmi i problemi della prostata di Herman, e di conseguenza la sua tendenza a urinare con una certa frequenza (aggravata da un consumo di birra Shiner a fiumi) - anche durante il funerale di sua moglie, il più disgustoso dei capitoli - non c'è bisogno di usare la parola "pisciare" ogni due righe, perché si può essere ugualmente disturbanti e realistici usando una prosa diversa.
    Mi viene da pensare a Celine e a Bardamu, o a Toole e a Ignatius, o ai derelitti di  Tobacco Road di Caldwell; ecco, sono passati ottantacinque anni (!) da questi ultimi, è vero, ma non sono altrettanto bruttisporchiecattivi (e incisivi e realistici)?
    Ecco, è il troppo che stroppia che mi ha infastidita, perché non la prima parte, quella che anticipa la morte di Edna, non quella pulp, che segue, né quella (bellissima) in cui Herman porta il nipote Eugene per le strade di Houston raccontandola a lui e a noi, mi avevano disturbata.
    Forse il sesso, quel sesso, osservato con una lente indagatoria che mette a nudo tutta la crudezza dell'atto, indugiando sullo squallore dello stesso, quello sì, l'ho trovato nauseante.

    ha scritto il 

  • 2

    Quella di Robertson è l'America degli sconfitti, delusi dalle occasioni mancate, abbattuti dai colpi della vita e alienati da città meccaniche e disumane.
    Herman Marshall è uno di loro, ha passato la ...continua

    Quella di Robertson è l'America degli sconfitti, delusi dalle occasioni mancate, abbattuti dai colpi della vita e alienati da città meccaniche e disumane.
    Herman Marshall è uno di loro, ha passato la vita sul sedile di un camion e ora, ormai settantenne, con una moglie malata di cancro e un dolore antico ma non ancora sopito per la morte del figlio tra atroci sofferenze, decide di riscuotere i suoi personali crediti con il mondo.
    E' un romanzo dal linguaggio crudo e dai toni forti, che indulge fin troppo nel registro volgare e nonostante questo la parabola esistenziale di quest'uomo, dall'introspezione iniziale alla deriva folle non funziona, manca la percezione di quel momento esatto in cui un uomo fin troppo comune diventa un mostro sanguinario e alla fine non suscita pietà, né compassione e neppure orrore. Rimane solo la sensazione di un inutile esercizio di truce realismo.

    ha scritto il 

  • 3

    In un profluvio di fluidi corporali di varia natura e di alcool, Don Robertson ci accompagna lungo la vita di Herman Marshall, dall'infanzia rurale all'agonia della moglie malata di cancro, passando a ...continua

    In un profluvio di fluidi corporali di varia natura e di alcool, Don Robertson ci accompagna lungo la vita di Herman Marshall, dall'infanzia rurale all'agonia della moglie malata di cancro, passando attraverso migliaia di miglia percorse lungo le Interstate americane come camionista e gli anni della seconda guerra mondiale, combattuta in Europa, finché qualcosa nella testa di Herman fa click dopo il funerale della moglie e partono gli effetti speciali.

    Romanzo iper-realista, sgradevolmente autentico e portatore di disagio e, in fondo, anche di un po' di repulsione per Herman e tutto un sottobosco di bar, motel, stazioni di servizio, autostrade, bevute solitarie e scopate frettolose e senza futuro.

    Interessante, ma non certo la pietra miliare della letteratura americana del dopoguerra decantata da Stephen King nelle prefazione e anche da vari recensori italici.

    ha scritto il 

  • 3

    libro disturbante- in cui il disagio di un uomo comune non si limita a esplicarsi nel quotidiano (con le sue sconfitte e le sue tragedie) ma deflagra in una follia lucida e preannunciata. ho trovato q ...continua

    libro disturbante- in cui il disagio di un uomo comune non si limita a esplicarsi nel quotidiano (con le sue sconfitte e le sue tragedie) ma deflagra in una follia lucida e preannunciata. ho trovato quasi insostenibile la violenza- non tanto delle azioni, quanto del pensiero e, parallelamente, del linguaggio; alla fine, però, non mi è sembrato un romanzo così innovativo o tantomeno geniale, ma solo una opera solida che scandaglia a fondo una certa realtà e anche l'animo umano.

    ha scritto il 

  • 1

    L'ALTRA AMERICA

    Confesso che dopo avere letto la prefazione ultra entusiasta di S. King mi sarei aspettato uno di quei capolavori che restano nascosti per anni e che all'improvviso svelano un talento sconosciuto o di ...continua

    Confesso che dopo avere letto la prefazione ultra entusiasta di S. King mi sarei aspettato uno di quei capolavori che restano nascosti per anni e che all'improvviso svelano un talento sconosciuto o dimenticato, uno scrittore destinato a diventare di culto.
    Se qualcuno ha presente l'America dei vari Easton Ellis e dei Mc. Inerney e delle mille luci di N. York.... bè qui siamo in un altro emisfero. Qui viene descritta l'America dei senza voce, dei camionisti dalla voce grezza, dall'accento sudista, dei dimenticati, lontani anni luce dal glamour newyorchese e losangelino. E' la cosiddetta "provincia" anche se la storia si svolge a Houston. America e relativo racconto respingenti, prolisso, prosa avvitata su se stessa, anche abbastanza ripetitiva e noiosa. I protagonisti? Anziani sconfitti dalla vita senza più sogni, se mai ne hanno avuti. Anziani che soffrono di prostatite, descritti in grotteschi e sgradevoli amplessi o pseudo tali. Dialoghi sballati, senza senso compiuto, ripetitivi. Ed un finale che esplode all'improvviso in modo anche abbastanza insensato dopo pagine e pagine che non "mordono".
    Uno dei libri più deprimenti mai letti, che ho faticato a portare alla fine.
    Personalmente molto deludente. Altri scrittori, vedi il D. Johnson di ANGELI o un qualsiasi R. Ford hanno saputo raccontare l'altra America in maniera molto più incisiva.

    ha scritto il 

  • 3

    "Una pistola che non è carica non è molto utile, giusto?" E così nelle ultime trenta pagine capisci perché è decisamente preferibile non averne mai una a portata di mano. Perché sembra normale che, pe ...continua

    "Una pistola che non è carica non è molto utile, giusto?" E così nelle ultime trenta pagine capisci perché è decisamente preferibile non averne mai una a portata di mano. Perché sembra normale che, per una disperazione strisciante e covata, in un attimo parta un embolo nella testa e voilà una strage come se niente fosse. Meditate gente, meditate (cit. R. Arbore 1980)

    ha scritto il