L'uomo che allevava i gatti

Novecento mondiale. I grandi della narrativa n. 6

Di

Editore: Periodici San Paolo

3.6
(416)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 227 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000043255 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Trentin , Daniele Turc-Crisà , Lara Marconi

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Audiocassetta , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Supplemento a Famiglia Cristiana n. 30 del 2 agosto 1998
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  • 3

    I cinesi, un popolo triste.
    Racconti, alcuni strazianti e molto belli, altri, probabilmente ispirati a fiabe e leggende cinesi, meno di impatto
    Indecisa fra il 3 e il 4
    Autore sicuramente da leggere. ...continua

    I cinesi, un popolo triste.
    Racconti, alcuni strazianti e molto belli, altri, probabilmente ispirati a fiabe e leggende cinesi, meno di impatto
    Indecisa fra il 3 e il 4
    Autore sicuramente da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Prima lettura...

    ..." seria " orientale.
    Bellissima raccolta di racconti a protagonista unico; si riesce a comprendere abbastanza delle situazioni sociali e dei rapporti familistici della Cina degli anni 80, a cavallo ...continua

    ..." seria " orientale.
    Bellissima raccolta di racconti a protagonista unico; si riesce a comprendere abbastanza delle situazioni sociali e dei rapporti familistici della Cina degli anni 80, a cavallo tra l'arcaismo e la modernità. belle storie ben scritte e discretamente tradotte.
    Su tutto svetta la descrizione lirica e puntuale dei paesaggi e dei colori di quelle terre lontane ed a noi sconosciute. Poco, per una comprensione profonda. Ma un buon inizio.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole sorpresa

    È il primo libro che leggo di questo autore, ma devo ammettere che ne sono rimasta entusiasta. Ho davvero apprezzato il suo stile di scrittura, così evocativo e puntuale, al punto che mi sembrava qua ...continua

    È il primo libro che leggo di questo autore, ma devo ammettere che ne sono rimasta entusiasta. Ho davvero apprezzato il suo stile di scrittura, così evocativo e puntuale, al punto che mi sembrava quasi di assistere a una proiezione cinematografica.
    Il ritratto della Cina che emerge dai suoi racconti è a tratti brutale, ma è presentato in una dimensione dai risvolti quasi onirici. I protagonisti di tutti i racconti sono calati in una realtà rurale che rende ancora più crudi gli eventi narrati. Lettura fortemente consigliata.

    ha scritto il 

  • 5

    Mo Yan è di quegli autori rari che si incontrano per caso e si portano con sé per il resto della vita. Ho iniziato l'anno nuovo leggendo una sua raccolta di racconti edita da Einaudi, "L'uomo che alle ...continua

    Mo Yan è di quegli autori rari che si incontrano per caso e si portano con sé per il resto della vita. Ho iniziato l'anno nuovo leggendo una sua raccolta di racconti edita da Einaudi, "L'uomo che allevava i gatti". Era ora di conoscere da vicino questo scrittore cinese che battezza i suoi libri con titoli immaginifici e intriganti, che ha vinto il Premio Nobel nel 2012 circondato da polemiche e commenti superficiali sul suo rapporto col governo cinese, che da decenni è affermato in Cina quanto sconosciuto in Italia e solo negli ultimi anni ha avuto il giusto riconoscimento.
    Recensione completa al link:
    http://caratterivaganti.blogspot.it/2016/01/luomo-che-allevava-i-gatti-di-mo-yan.html

    ha scritto il 

  • 3

    L’uomo che allevava i gatti è una raccolta di racconti, più o meno brevi, capaci di descrivere una Cina distante eppure profondamente umana, ci permette di conoscere il lato oscuro di una grande poten ...continua

    L’uomo che allevava i gatti è una raccolta di racconti, più o meno brevi, capaci di descrivere una Cina distante eppure profondamente umana, ci permette di conoscere il lato oscuro di una grande potenza, forse il più recondito e sconosciuto, mostrando quegli aspetti più intimi che altro non sono che scorci di una dura realtà dove chi disubbidisce è segnato per la vita e dove gli anziani credono nella Rivoluzione Culturale come avvento di buone nuove. Eppure anche qui c’è chi pretende il diritto di decidere per altri. Ma l'A. non prende posizione, descrive distaccato come se volasse sopra le vite e si soffermasse giusto il tempo di narrare quell’attimo, minuscolo nei confronti dell’immenso continente, così grande per le vite coinvolte.

    ha scritto il 

  • 5

    Toccante e molto forte

    un viaggio nel mondo della Cina della Repubblica Popolare, dove il Partito governa su ogni cosa, e lì dove impone, il cittadino, fedele al rosso della politica, esegue senza remore. Un mondo di indisc ...continua

    un viaggio nel mondo della Cina della Repubblica Popolare, dove il Partito governa su ogni cosa, e lì dove impone, il cittadino, fedele al rosso della politica, esegue senza remore. Un mondo di indiscussa povertà e di sottomissione ad un sistema di gerarchie che tanto ricorda quello della casta indiana caratterizza questi racconti, mettendo sempre in risalto il profondo legame con le tradizioni e l’esaltazione dell’educazione, considerata come un culto solenne. La rigidità e la freddezza nelle punizioni corporali è delle più autentiche e si respira una densa atmosfera di normalità nel frustare la schiena di un figlio agonizzante nel un letto di un fiume, la punizione è lecita ed è forma d’amore in una cultura completamente diversa dalla nostra.
    L’uomo che allevava i gatti ci permette di conoscere un lato della Cina forse sconosciuto, mostrando quegli aspetti più intimi che altro non sono che scorci di una dura realtà dove chi disubbidisce è segnato per la vita e dove gli anziani credono nella Rivoluzione Culturale come avvento di buone nuove.
    Eppure in questo grigio scenario c’è un forte barlume di speranza, sono i bambini che si contrappongono all’inquietudine degli altri personaggi i quali appaiono sull’orlo di un baratro, sempre sul punto di cadervi; i bambini sono un grido di speranza per una realtà diversa da quella raccontata, per un futuro migliore dove non ci sarà bisogno di abbandonare neonati o abortire il secondo figlio.

    Continua su http://www.lastambergadeilettori.com/2015/03/luomo-che-allevava-i-gatti-mo-yan.html

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Ho una nipote che legge Famiglia Cristiana e che avrà un bonus il giorno del Giudizio, ma in compenso non legge nient’altro (forse neppure Famiglia Cristiana).
    Per qualche oscuro motivo aveva un po’ d ...continua

    Ho una nipote che legge Famiglia Cristiana e che avrà un bonus il giorno del Giudizio, ma in compenso non legge nient’altro (forse neppure Famiglia Cristiana).
    Per qualche oscuro motivo aveva un po’ di libri usciti in allegato alla rivista e poiché prendevano polvere li ha spostati in casa mia. Sono rimasti al mare, tranne due Singer e questo.
    Per me è stato andare a nozze (anche se andare ai matrimoni veri è un vero patire): due autori che amo e nei giudizi sono sicuramente di parte.
    Però questi racconti non li avevo ancora letti.
    C’è un maggior lirismo rispetto ai romanzi, le descrizioni del paesaggio, degli animali e dei personaggi sono pittoriche.

    Il luogo è sempre la campagna dello Shadong, i protagonisti sono sempre uomini, donne e bambini che cercano di sopravvivere al mondo che sta loro addosso, come una malattia.
    C’è il destino che li aspetta o fantasmi del passato o colpe da espiare o leggende spesso crudeli.

    Le anatre non sono solo uccelli colorati e ciarlieri, ma anche il sogno di un pasto succulento. Ma un fucile non è solo per cacciare, può essere lo strumento con il quale si giocano i destini di più generazioni.
    La fanciulla lasciata al villaggio si è asciugata in una giovane donna provata dalla propria sorte. Un gioco infantile, un’altalena, l’ha resa un’orba senza un occhio e senza un vero futuro: un marito muto (chi altri l’avrebbe presa?) e quel che è peggio tre gemellini muti. Ma il ritorno occasionale dell’amico d’infanzia può darle un motivo per vivere.
    La straniante storia di un bambino non tanto sveglio, in una famiglia penalizzata socialmente, che provoca senza volerlo, né capirlo, un tragico incidente. Ne conosciamo le sensazioni di piccola bestiolina, lo stupore, la paura, e, terribile, la punizione.

    E così via, tra figli voluti, abortiti, trovati, perduti, rifiutati, tra la dura realtà e i racconti paurosi o fantastici dei vecchi.
    Perché Yan ricorre sempre questo duro mondo contadino nei racconti?
    Perché lo conosce bene (e come diceva Hemingway …) e ne subisce ancora il fascino.
    Un mondo dove è necessario trovare una scusa se si indossano i jeans e si vuol essere bene accolto.
    Chissà come avrebbero reagito se sopra i jeans ci fosse stata una t-shirt e sotto i boxer e sotto ancora le sneakers e magari in testa il cappellino a tesa girata dei New York Rangers!!!
    Che poi è la divisa delle colonie americane, Shangai compresa, probabilmente.

    Addio Cina ancora Cina, Cina delle campagne, delle tradizioni cinesi sopravvissute anche alla Rivoluzione culturale, ma non alla Apple.
    Sono romanzi di antropologia culturale quelli di Mo Yan.

    31.03.2015

    ha scritto il 

  • 5

    Opera del vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 2012 Mo Yan, L’uomo che allevava i gatti si presenta nella forma di una raccolta di racconti: Il vecchio fucile, Il fiume inaridito, Il cane ...continua

    Opera del vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 2012 Mo Yan, L’uomo che allevava i gatti si presenta nella forma di una raccolta di racconti: Il vecchio fucile, Il fiume inaridito, Il cane e l’altalena, Esplosioni, Il neonato abbandonato, Il tornado, La colpa, Musica popolare e in omonimia col titolo del libro, L’uomo che allevava i gatti.

    Si tratta di un viaggio nel mondo della Cina della Repubblica Popolare, dove il Partito governa su ogni cosa e lì dove impone, il cittadino, fedele al rosso della politica, esegue senza remore. Un mondo di indiscussa povertà e di sottomissione ad un sistema di gerarchie che tanto ricorda quello della casta indiana caratterizza questi racconti, mettendo sempre in risalto il profondo legame con le tradizioni e l’esaltazione dell’educazione, considerata come un culto solenne. La rigidità e la freddezza nelle punizioni corporali è delle più autentiche e si respira una densa atmosfera di normalità nel frustare la schiena di un figlio agonizzante nel un letto di un fiume, la punizione è lecita ed è forma d’amore in una cultura completamente diversa dalla nostra, come una sequenza di Esplosioni lo mette in risalto ampiamente.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2015/03/luomo-che-allevava-i-gatti-mo-yan.html

    ha scritto il 

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