Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

L'uomo che inventò il Polo Nord

Di

Editore: Nutrimenti

4.1
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8865941510 | Isbn-13: 9788865941515 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Travel

Ti piace L'uomo che inventò il Polo Nord?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo August Petermann fu il motore dell'esplorazione dell'Artico. Per il cartografo di Gotha il polo Nord era l'ombelico del mondo e la conquista di questo ombelico il compito più importante dell'umanità. Julius Payer, l'esploratore austriaco che scoprì la Terra di Francesco Giuseppe, chiamò Petermann "padre di tutte le spedizioni". Jules Verne lo trasformò in una figura romanzesca. Eppure, benché all'epoca appartenesse all'aristocrazia internazionale delle esplorazioni polari, dopo la morte Petermann fu presto dimenticato.
Il perché è evidente: non era uno di quegli eroi che finivano congelati sul pack. Era un armchair explorer, come si diceva con scherno in Inghilterra, un esploratore da salotto. Petermann dirigeva l'impresa dell'esplorazione polare da una cittadina della provincia tedesca e di persona non si era mai spinto più a nord di Edimburgo. Ecco perché un'ombra di dubbio aleggiò sempre sulla sua reputazione. Per gli uni era il grande teorico, per gli altri lo svitato dell'Artico.
Sulla base delle sue teorie e delle sue cartografie immaginarie, velieri percorsero i mari ghiacciati del circolo polare artico nell'infruttuosa ricerca di una corrente d'acqua tiepida che consentisse di raggiungere il novantesimo parallelo Nord. Inutilmente cercarono le tracce della spedizione di John Franklin, perduta nella ricerca del passaggio a Nord Ovest; molti smarrirono la rotta e naufragarono tra i ghiacci come la Admiral Tegetthoff di Julius Payer.
Nel settembre del 1878 Petermann si sparò un colpo alla tempia, forse deluso dai suoi fallimenti, forse semplicemente depresso d'indole. L'anno successivo l'ufficiale americano George Washington De Long a bordo della Jeannette tentò un ultimo assalto al polo Nord, ancora una volta facendo affidamento sulle carte di Petermann. Quello che ne seguì fu un ulteriore tragico fallimento e una vicenda tra le più avventurose e drammatiche dell'epopea artica.
Ordina per
  • 5

    Il massimo dei voti a partire dall'edizione curatissima. Bella la copertina, con una delle carte del Polo disegnate da Petermann, ed il resto della veste grafica. Minimale ed efficace la quarta di cop ...continua

    Il massimo dei voti a partire dall'edizione curatissima. Bella la copertina, con una delle carte del Polo disegnate da Petermann, ed il resto della veste grafica. Minimale ed efficace la quarta di copertina, con una sorta di presentazione a nuvola degli argomenti del saggio. Le alette interne lasciano spazio a più spiegazioni. Anche l'organizzazione interna è pratica e funzionale, bibliografia e illustrazioni comprese (con un inserto a colori di quattro pagine in carta patinata). Sono carine anche, in penultima pagina, alcune brevi diciture: collaborazioni, carattere usato per il testo, tipi di carta e cartiere implicate nella fabbricazione del libro. È tutto molto...piacevolmente ordinato.

    Passiamo ai contenuti. Il testo è scorrevole, mai noioso, e del principale protagonista, August Petermann, è presentato un ritratto mai apologetico, che bilancia bene luci ed ombre di un personaggio particolare. Petermann era uno studioso, vissuto nell'epoca del fiorire delle carte tematiche e delle distribuzioni statistiche. Non aveva di certo la tempra dell'esploratore che, raccolte le carte impregnate di sudore, si imbarca per la prima spedizione verso il Polo: il viaggio più lungo che affrontò fu quello per recarsi in America, in cerca dell'attenzione che sentiva di dover ricevere per la teoria che difese strenuamente per tutta la sua vita, quella del mare polare navigabile.
    Secondo Petermann, infatti, una sorta di verde Iperborea si sarebbe potuta agilmente raggiungere navigando fra Novaja Zemlja e Spitzbergen, arrivando a rivendicare la propria presenza sul Polo Nord geografico. A nulla valsero spedizioni rimaste infruttuose o, nel peggiore dei casi, anche tragiche, e le accuse della Royal Geographical Society di quella patria adottiva che fu croce e delizia dello studioso.
    Petermann, tedesco, si affermò come cartografo proprio nel periodo della tragedia, ancora non pervenuta, della spedizione di Franklin, ed emigrò in Inghilterra (prima in Scozia, poi a Londra) cavalcando l'onda delle spedizioni di recupero dei legni e degli equipaggi dispersi dell'Erebus e della Terror. Per le proposte in merito al mare polare navigabile, presentate al pubblico inglese, Petermann si rifece a teorie già espresse da Barents e scritti di altri personaggi -non molto solide, in realtà -, ma nonostante l'indiscutibile fascino esercitato dalle parole e dalle carte del tedesco, nessuno prese abbastanza sul serio le sue asserzioni.
    A peggiorare il tutto ci pensò lo scozzese John Rae -un personaggio estremamente affascinante per tempra e coraggio-, chirurgo della Hudson Bay Company. Sfidando la ferrea morale vittoriana, si permise di asserire, al ritorno di una delle spedizioni esplorazione e del recupero delle navi di Franklin, che si sarebbero verificati episodi di cannibalismo fra l'equipaggio. Figurarsi! Rae fu coperto di sdegno dalle istituzioni inglesi, e Petermann, già poco preso sul serio perché troppo teorico, troppo professorale, dovette lasciar perdere la ricerca del passaggio a Nord-Ovest. Mai abbandonò però la teoria del mare navigabile, riciclando la stessa rotta in altre spedizioni.
    Vari personaggi calcano il palcoscenico delle esplorazioni al Polo: il succitato John Rae, Elisha Kent Kane e Isaac Hayes, William Parry, la Queen of the Isles, Carl Koldewey sulla Germania, scortato dalla Hansa, Julius Payer sulla Tegetthoff, la Jeannette, con il suo drammatico naufragio, e infine Fridtjof Nansen, che postulava la presenza di un mare polare navigabile ma circondato di solido e terribile pack. Nansen, però, il mare se lo andò a cercare di persona.

    Il libro è ricco di spunti e lascia la voglia di approfondire ogni vicenda che ruoti attorno alla conquista dei poli. Una lettura davvero appassionante per gli amanti della storia delle esplorazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è sicuramente un libro leggero o di svago ma racconta attraverso una cronaca dettagliata e avvincente come dall'idea di un uomo, di un cartografo tedesco che mai si spinse più in là della Gran Bre ...continua

    Non è sicuramente un libro leggero o di svago ma racconta attraverso una cronaca dettagliata e avvincente come dall'idea di un uomo, di un cartografo tedesco che mai si spinse più in là della Gran Bretagna, possa fungere da motore propulsivo per scatenare una delle più grandi ricerche geografiche della storia: la ricerca di un luogo che in realtà è un non luogo, un merito punto geografico, la ricerca del Polo Nord.
    A questa cerca presero parte tutti, austriaci, tedeschi, inglesi, americani e norvegesi cercando quelle acque navigabili che, secondo le teorie di August Petermann, dovevano celarsi oltre i ghiacci polari. In tanti non tornarono, un libro racconta l'epopea.

    ha scritto il