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L'uomo che non poteva morire

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca Neri Pozza)

3.6
(450)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 621 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8854504300 | Isbn-13: 9788854504301 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Birattari

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
“Ho vissuto molte vite, dottor Jung. ..Vidi la prima rappresentazione di Amleto e l'ultima recita dell'attore Molière. Fui amico di Oscar Wilde e nemico di Leonardo...” Nella clinica psichiatrica Burghoelzli di Zurigo, Carl Gustav Jung è alle prese con un caso davvero complicato. Pilgrim, l'uomo condotto al suo cospetto dalla bella ed enigmatica Lady Quartermaine, dopo un fallito tentativo di suicidio, ha posto fine al suo ostinato mutismo con deliranti e inaspettate confessioni. Chi è quell'uomo? Un mitomane profondamente malato, un geniale millantatore oppure la vittima di una strana maledizione? E chi è, a sua volta, lui, Carl Gustav Jung, con quella sua personalità piena d'arroganza e d'intuizione, di compassione e di disumanità? Romanzo ambizioso, fantastico, metafisico, nel quale fanno la loro apparizione personaggi come Henry James, Oscar Wilde e Monna Lisa, “L'uomo che non poteva morire” può essere letto come uno straordinario racconto sulla nascita dell'Europa del XX secolo, oppure come un romanzo sull'eterno conflitto tra distruzione e creazione, o, infine, come una magnifica storia sugli abissi insondabili dell'identità umana.
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  • 4

    L'UOMO CHE NON POTEVA MORIRE

    Timothy Irving Frederick Findley (1930-2002), conosciuto come Tiff (acronimo delle sue iniziali) è stato un attore, sceneggiatore e scrittore canadese che ha ottenuto per il suo lavoro numerosi riconoscimenti e diverse lauree ad honorem.
    Ne “L’uomo che non poteva morire” l’autore crea una trama ...continua

    Timothy Irving Frederick Findley (1930-2002), conosciuto come Tiff (acronimo delle sue iniziali) è stato un attore, sceneggiatore e scrittore canadese che ha ottenuto per il suo lavoro numerosi riconoscimenti e diverse lauree ad honorem. Ne “L’uomo che non poteva morire” l’autore crea una trama complessa e vasta in cui mescola realtà storiche e finzioni narrative dosandole sapientemente e incastrandole in maniera ben congegnata, tale da renderle indistinguibili. E’ la storia di Pilgrim, il Pellegrino, un uomo che non ha un nome proprio, che sembra aver vissuto tante vite senza appartenere a nessuna. Un uomo che ha tentato il suicidio molteplici volte e, pur essendo stato dichiarato morto, ha ripreso a vivere in modo scientificamente inspiegabile. Chiuso in un mutismo serrato dopo l’ultimo tentativo di suicidio per impiccagione, Pilgrim viena accompagnato da un’ amica fidata, Lady Sybil Quartermaine, nella clinica svizzera di Burgholzi dove lavora il non ancora famoso psicanalista Carl Gustav Jung. Affascinato da questo complesso caso, Jung “ soffia” il paziente al collega che lo ha in cura, sempre più incuriosito da questo personaggio intricato e misterioso. Ma chi è Pilgrim? Quando le parole fuoriescono di nuovo dalla sua bocca, egli racconta a Jung una storia inverosimile: vive “ da sempre” e ha vissuto molte vite…E’ stato uomo e donna, ha conosciuto la Grecia e la Roma antica, i roghi del Medioevo, gli dei pagani, i Medici e i Borgia, il genio di Leonardo e le sue perversioni, il portento creativo di Shakespeare e l’amicizia del grande Oscar Wilde, l’assedio di Troia e lo scontro tra Ettore e Achille, il misticismo di Santa Teresa D’Avila, le grandi vetrate di Chartres. E’ stato ricco e povero, signore e umile pastore, sano e malato, colto e raffinato e ignorante. Per Jung, con la sua personalità impregnata di arroganza e superbia ma piena di intuizioni geniali, di generosità esplosive e di passioni, il fine è comprendere chi è quest’uomo, se un millantatore, un folle o un maledetto dagli dei che racconta la verità. E mentre va incontro alle difficoltà professionali e familiari ( bellissima la figura di Emma Jung) ormai ben note a chi conosce un po’ di psicanalisi e la sua storia, sotto gli occhi del lettore si materializzano le condizioni che portarono lo psicanalista alle sue teorie più famose sull’esistenza dell’inconscio collettivo e degli archetipi. “ Non potrebbe essere che la natura individuale, che è unica, rifletta e ripeta anche in qualche misura la natura e l’esperienza degli antenati? Dell’intera razza? Perché no? Perché no? Non è per questo che alcune delle cose che sappiamo non abbiamo mai dovuto impararle?” L’intrigante Pilgrim sarà per lui ombra e poi luce sui suoi pensieri più reconditi fino all’illuminazione totale e finale delle sue deduzioni e delle sue concezioni. Realtà e fantasia si compenetrano sempre più intensamente in un libro corposo supportato da una tecnica narrativa complessa ed efficiente che ha solo pochi momenti di lentezza prima di riprendersi in scorrevolezza e interesse. Bellissimi i dialoghi, anche quelli interiori che aiutano a comprendere ogni personaggio in profondità e il grande fascino esercitato dal simbolismo con richiami alla libertà di espressione dell’individuo, alla trasformazione interiore e alla rinascita del proprio nucleo intimo fino a dare significato all’essere e al divenire, fino all’accettazione della pura condizione umana. Un libro da cui sono stata piacevolmente sorpresa e che racconta non una sola storia ma tante storie inserite nel contesto di una cultura che sentiamo nostra, di una Storia ricca di arte, religione, guerre, fermenti, invenzioni, teorie, scoperte e inganni che ci appartiene e in cui possiamo riconoscere come veritiere certe teorie junghiane.

    ha scritto il 

  • 1

    L'uomo che poteva vivere ma non voleva!!!

    Questo titolo è senz'altro più calzante dell'originale in quanto alla fine si tratta di ciò, di un uomo che aveva vissuto tante vite, illustri tra l'altro, e non voleva continuare a farlo. Spesso apriamo le pagine di un libro sperando che ci aiuti a vivere la vita che abbiamo di fronte, titoli ch ...continua

    Questo titolo è senz'altro più calzante dell'originale in quanto alla fine si tratta di ciò, di un uomo che aveva vissuto tante vite, illustri tra l'altro, e non voleva continuare a farlo. Spesso apriamo le pagine di un libro sperando che ci aiuti a vivere la vita che abbiamo di fronte, titoli che crediamo siano rivelatori e storie che sicuramente faranno al caso nostro ma in questo preciso frangente il libro non ha soddisfatto le aspettative, troppi dialoghi e troppa storia presa tra le mani e rimaneggiata a piacimento, direi che per una persona come me o altri, sicuramente, che lavora giorno dopo giorno con la storia non poteva cadere in mani peggiori. Lo definirei un libro privo di anima e anche di corpo, alla fine, dopo essersi fatti una bruttissima opinione di Carl Gustav Jung e del povero Leonardo DaVinci cosa possiamo fare?continuare solo a sperare che la conclusione arrivi e che il protagonista realizzi ciò che desidera, almeno qualcosa ci resterà.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo è un romanzo che va letto con calma ed attenzione. Non basta leggerne una decina di pagine la sera prima di dormire perchè va assaporato fino in fondo. Devo ammettere che invece io qualche volta mi sono distratta ma non perchè la storia non sia interessante, tutt'altro. E' solo che è un po ...continua

    Questo è un romanzo che va letto con calma ed attenzione. Non basta leggerne una decina di pagine la sera prima di dormire perchè va assaporato fino in fondo. Devo ammettere che invece io qualche volta mi sono distratta ma non perchè la storia non sia interessante, tutt'altro. E' solo che è un po' complessa e i capitoli dedicati al passato di Pilgrim e i suoi pensieri sparsi non mi hanno proprio affascinata. Nel complesso è una bella lettura, in particolare la prima parte. L'epilogo è un po' rocambolesco e il finale lascia anche qualche dubbio.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel giorno degli angeli caduti Pilgrim viene accompagnato da Lady Quartermaine alla clinica Burghölzli. Un lungo viaggio da Londra a Zurigo quello del misterioso uomo che vuole ma non può morire, ed un ancor più lungo percorso nella mente, nei sogni, nelle visioni, nell’essere, non solo di quest’ ...continua

    Nel giorno degli angeli caduti Pilgrim viene accompagnato da Lady Quartermaine alla clinica Burghölzli. Un lungo viaggio da Londra a Zurigo quello del misterioso uomo che vuole ma non può morire, ed un ancor più lungo percorso nella mente, nei sogni, nelle visioni, nell’essere, non solo di quest’uomo tenace ed elegante, ma di ogni personaggio che popola questo corposo romanzo di Timothy Findley, costruito sull’alternanza del vero, del verosimile e dell’invenzione, legati da un sottile filo, quasi mai riconoscibile. Lui, Pilgrim, storico dell’arte, senza un nome di battesimo, che per metà del romanzo osserviamo immerso in un mutismo ostinato ed intrigante, tanto quanto risulteranno intriganti le sue parole, le sue accuse, le sue spiegazioni, nel momento in cui deciderà di concederle ai suoi interlocutori. Primo fra questi, e privilegiato, è il lettore che, da subito, nonostante il mutismo, conoscerà i pensieri di Pilgrim attraverso una studiata e articolata costruzione narrativa. Quest’ultima, infatti, si basa su un continuo cambio di soggetto narrante, dalla terza alla prima persona singolare, nonché di tempo dei verbi, dall’imperfetto al presente, di uso del corsivo, elementi che conducono il lettore fuori e dentro la mente ora di Pilgrim, ora del dottor Jung -psichiatra affermato, dalla morale discutibile, che perderà la bussola della sua vita, non solo amorosa ma anche professionale- ora di Emma -sua moglie- ora del devoto maggiordomo di Pilgrim, il signor Forster, unico ad invocare ed ottenere la libertà oltre il muro… Una tecnica narrativa complessa, dunque, che si accompagna ad un’attenzione quasi esasperata dell’autore per i dettagli. Quest’ultima si rispecchia anche nello scandire il tempo degli eventi -in giorno mese anno- e delle azioni dei personaggi -in ore-: una sorta di contrappasso, laddove è da subito e sempre chiaro al lettore che il tempo, nella vita e nella mente del protagonista, è aleatorio, volubile, inafferrabile, costantemente mutevole. Pilgrim, che vive tante esistenze, che è tante vite, attraversa le epoche e la storia, sfugge da ognuna senza mai riuscirci, nasconde perfettamente la mano dello scrittore, lasciando il lettore in balia del dubbio se ciò con cui si sta confrontando è finzione narrativa o realtà storica. Nel romanzo ci sono entrambe e la sapienza di Findley è stata di averle dosate e miscelate in modo tale da renderle scambievoli ed irriconoscibili. Il libro è corposo (seicentodiciassette pagine, ma non sentirle!) e sono inevitabili alcuni rallentamenti del ritmo, in cui la scrittura sembra soffocare il lettore. Il mio punto ostico è stato a due terzi del romanzo, in cui ho trovato eccessivamente lunghi e descrittivi gli innesti su Teresa d’Avila :-( Superato l’ostacolo, la lettura è proseguita spedita. Un libro che sa di arte, di storia, di filosofia, di psicologia, di metafisica, senza essere accademico e con l’orecchio sempre rivolto alle sonorità che deve avere un buon romanzo. Il mio blog. Novenodi - A spasso tra i libri http://www.patriziabellinelli.eu/

    ha scritto il 

  • 4

    L'incredibile vicenda di Pilgrim: mitomane o millantatore? La risposta non c'è, resta un romanzo avvincente e serrato che si fa leggere con grande piacere dalla prima all'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Sogno e fascino. Questa è la sensazione che il lettore prova non appena si immerge nelle pagine del libro. Fascino perché Findley è un superbo scrittore, la trama è un orizzonte dove misticismo e soprannaturale si incontrano. Sogno perché rivivere le vicende di una persona che ha avuto modo di co ...continua

    Sogno e fascino. Questa è la sensazione che il lettore prova non appena si immerge nelle pagine del libro. Fascino perché Findley è un superbo scrittore, la trama è un orizzonte dove misticismo e soprannaturale si incontrano. Sogno perché rivivere le vicende di una persona che ha avuto modo di conoscere e parlare con Leonardo da Vinci, Oscar Wilde, Sigmun Freud, è sempre origine di fantasie per la nostra testa. Un plauso ai dialoghi, che strutturati in maniera calibrata e precisa descrivono in maniera perfetta il carattere e lo stato d’animo di ogni singolo personaggio. D’altro canto devo dire nel racconto sono presenti delle lunghissime descrizioni che mi hanno fatto perdere il bandolo della matassa, a tratti. Niente paura, Findley da grande scrittore, ti fa subito riprendere in mano le redini del racconto, cosi che lo stato di disorientamento provato in alcune pagine si rivela solo temporaneo e non fastidioso. Suppongo che per un neofita che si avvicina alla materia della psicoanalisi o più in generale della psicologia umana, questo testo trasmetterà meno, rispetto ad un cultore di tale materie. Leggetelo se amate i racconti enigmatici, quasi da decriptare, tenendo presente che dietro un epilogo si potrebbe nascondere, forse, un nuovo inizio.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro che non si poteva finire...

    ... talmente l'ho rimosso dalla mente che mi sono ricordata di non averlo terminato trovandolo ancora qui in sospeso su anobii.

    No, non lo finirò. Decisamente. Mai.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Troppo caos (3,5 stelle)

    Questo lungo libro non ha avuto una qualità costante per tutta la sua durata. Si suddivide in 6 libri ed un epilogo e posso affermare che l'unica parte che mi abbia esaltata veramente è riferita al primo libro soltanto. L'inizio mi ha portata a divorare le pagine una dopo l'altra, avvincente come ...continua

    Questo lungo libro non ha avuto una qualità costante per tutta la sua durata. Si suddivide in 6 libri ed un epilogo e posso affermare che l'unica parte che mi abbia esaltata veramente è riferita al primo libro soltanto. L'inizio mi ha portata a divorare le pagine una dopo l'altra, avvincente come un giallo e stimolante dal punto di vista psicologico. Pur essendo fonte di citazioni colte ha un taglio tipico dei libri di suspance che ti tira fino alla fine delle sue 557 pagine, nonostante le storture della trama e le dissertazioni fiolsofico-psicologiche che possono risultare faticose. Fin da subito cominciamo a chiederci se Pilgrim (il protagonista insieme al dottor Jung)sia una persona mortale o meno e man mano che si va avanti veniamo indirizzati ora verso l'idea che possa essere un angelo, poi semplicemente un pazzo ed infine verso la conclusione che sia un essere cui è data la capacità di ricordare le molte vite che ha vissuto. Ma questa conclusione sinceramente ha delle evidenti contraddizioni logiche...a questo punto o smettiamo di voler far tornare tutti i tasselli o lasciamo perdere il libro. L'incastro tra la realtà dei personaggi e la finzione è talmente ben congegnata che risulta difficile capire cosa è vero e cosa no. Ad ogni modo credo che Finley abbia creato un po' un polpettone, tra fatti realmente accaduti, teorie e storie completamente inventate c'è una sorta di caos nel quale credo che lo scrittore stesso alla fine si sia perso. Mi è venuto il dubbio che abbia voluto fare un'operazione furba inserendo figure di grande richiamo come Leonardo, la Monnalisa, Santa Teresa d'Avila, Jung e via dicendo, personaggi sui quali sono state montate le teorie più disparate. Una furbizia che però può rivelarsi un'arma a doppio taglio. Personalmente ho reputato una caduta di stile l'invenzione dello stupro attuato da Leonardo su Monnalisa, un'operazione sensazionalistica che non ha giovato alla qualità del libro. Mi è venuto in mente che Dan Brown si sia potuto ispirare a questo libro quando ha scritto "Il codice da Vinci", comprendendo che con storie che coinvolgono La Gioconda si può mettere su una bella macchina del successo. Insomma, quello che inizialmente per l'unicità della storia, mi poteva apparire un capolavoro, si è rivelato nulla più di un bel romanzo di fantasia con riferimenti colti che inciampa in qualche contraddizione. In alcune recensioni ho letto critiche all'autore per la mancanza di spiegazioni su alcuni particolari simbolici come ad esempio la farfalla, ma a questo, se non si ha la cultura necessaria per capire, si pone rimedio facilmente facendo qualche ricerchina su internet... Il collegamento della farfalla con Pilgrim è questo, simboleggia il processo di trasformazione e di rinascita. La farfalla è anche il simbolo dell'anima. Nella mitologia greca, Psiche (in greco yuch, "anima", "farfalla") è la personificazione del respiro dell'anima, e infatti in questo libro viene associata alla statua di Psyche. Tratto da Blog Magazine: Nell’ “ Enciclopedia dei simboli ” a proposito della farfalla e alla sua naturale metamorfosi c’é scritto: “ La meraviglia per questo fenomeno che si origina e si sviluppa senza interventi esterni, conducendo l’animale dalla condizione di bruco a quella di larva e infine di farfalla, colpisce profondamente gli uomini, che sono così spinti a riflettere sulla propria trasformazione spirituale. Si convincono in tal modo di essere in grado di abbandonare la loro natura corporea e ascendere al cielo della luce eterna ” .Al pari della Fenice, la Farfalla è simbolo di trasformazione. Rappresenta l'anima che, uscita dal corpo, raggiunge un grado superiore di perfezione. In questo caso la crisalide rappresenta il corpo umano che contiene le potenzialità dell'essere e la farfalla che esce è un simbolo di rinascita. (se volete saperne di più seguite questo link http://blog.libero.it/blog_magazine/6506140.html) Altra simbologia che ritroviamo nel libro è il Bosco, è lì che le cose accadono a detta di Sybil e Pilgrim. Il bosco simboleggia l'inconscio, è un luogo fisico o mentale all'interno del quale si subiscono delle trasformazioni che alla fine rendono più forti. Inoltre il bosco è composto da alberi e la simbologia dell'albero è vastissima anche se principalmente viene visto come unione tra cielo e terra e come simbolo della vita. Ma torniamo prettamente al libro, ho trovato molto bello il messaggio offerto nell'epilogo: "Tutte le cose sono eterne. Nulla sarà che non è già stato <...> Il mondo finisce ogni giorno, e ricomincia il giorno dopo. <...> E' l'adesso tutto ciò che abbiamo, adesso, e ancora adesso, e null'altro."

    ha scritto il 

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