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L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Di

4.1
(4731)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Giapponese , Francese , Catalano , Tedesco , Chi semplificata , Turco

Isbn-10: 888412011X | Isbn-13: 9788884120113 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Medicine

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ricco di riflessioni e di momenti in cui si da al lettore la possibilità di riflettere sull'animo umano. In particolare sui problemi derivati dalla perdita di memoria. Cosa siamo noi senza la nostra m ...continua

    Ricco di riflessioni e di momenti in cui si da al lettore la possibilità di riflettere sull'animo umano. In particolare sui problemi derivati dalla perdita di memoria. Cosa siamo noi senza la nostra memoria? Credo che nessuno di noi lo possa immaginare... Senza di essa non vivremmo più la nostra vita. Non saremmo più noi. Sacks porta le sue parole e le sue spiegazioni scientifiche fino al lettore che le riceve come una poesia,come una narrazione di una storia,senza affaticarsi per comprendere. Bello. A tratti fa anche sorridere...anche se poi ci si accorge che si tratta di un sorriso amaro..."Si deve incominciare a perdere la memoria,anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla."

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro interessante scritto da un medico che riesce a vedere i suoi pazienti nella loro unicità e particolarità e analizza le loro melattie non solo come insieme di sintomi, ma come elemento caratte ...continua

    Un libro interessante scritto da un medico che riesce a vedere i suoi pazienti nella loro unicità e particolarità e analizza le loro melattie non solo come insieme di sintomi, ma come elemento caratterizzante della loro vita. Mi è piaciuto molto.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un saggio su persone con gravi problemi mentali che qualche volta si accompagnano a genialità. L'autore studiando più a fondo persone apparentemente completamente inette (fisicamente e/o psicologic ...continua

    E' un saggio su persone con gravi problemi mentali che qualche volta si accompagnano a genialità. L'autore studiando più a fondo persone apparentemente completamente inette (fisicamente e/o psicologicamente) riesce a scoprire aspetti nascosti o sopiti del loro io. Bellissima la storia della donna nata cieca e accudita per tutta la vita che non sa neanche muovere le mani ma che a sessant'anni con cure opportune riesce a diventare invece una brava scultrice.

    ha scritto il 

  • 4

    He knows death to the bone/ Man has created death

    In un’intervista di poco tempo fa, Oliver Sacks ha dichiarato di aver pochi mesi di vita e ha espresso la sua gratitudine per essere stato un essere senziente, un animale pensante. “Non riesco a finge ...continua

    In un’intervista di poco tempo fa, Oliver Sacks ha dichiarato di aver pochi mesi di vita e ha espresso la sua gratitudine per essere stato un essere senziente, un animale pensante. “Non riesco a fingere di non avere paura, ma il sentimento predominante è gratitudine: sono stato un essere senziente su questo splendido pianeta, e ciò è stato un privilegio e un'avventura”. Molti si sono chiesti, ma è una domanda millenaria, perché bisogna essere grati se poi tutto finisce in quel modo.
    A me è venuta in mente questa splendida poesia di Yeats:

    Nor dread nor hope attend
    a dying animal;
    a man awaits his end
    dreading and hoping all;
    Many times he died,
    many times rose again.
    A great man in his pride
    confronting murderous men
    casts derision upon
    supersession of breath;
    he knows death to the bone
    man has created death.

    Egli conosce la morte fino all'osso: l'uomo ha creato la morte, dicono gli ultimi versi. In quanto essere senziente e pensante l'uomo crea le grandi astrazioni, compresa la morte, lo spazio e il tempo. Le emozioni come la gratitudine o il terrore per ciò che ci accade o ci accadrà non sono mai negative o positive, le emozioni sono compiute in loro stesse, sono emozioni: noi le sentiamo avendo creato il loro palcoscenico.
    Essere pieni di gratitudine vuol dire questo, accettare quello che noi stessi abbiamo creato, o quello che qualcuno ha creato tessendo le nostre trame umane, e trattenerlo. Emily Dickinson diceva che le poesie migliori erano quelle che sapevano trattenere le api. Trattenere un’ape forse per Emily è come riuscire ad afferrare il mistero dell’esistenza. E forse le sue poesie migliori sono quelle piene di gratitudine per qualcosa che ogni sua pagina si sforza di afferrare, prima di andare incontro alla morte, senza cercare di comprenderla, o come dice meglio lei, senza “sfacciataggine”.

    ha scritto il 

  • 4

    Un affascinante e incredibile viaggio in menti che eccedono, scavalcano, oltrepassano l'ordinario in modo singolare e sorprendente. La scoperta delle potenzialità della mente, dei suoi deficit e della ...continua

    Un affascinante e incredibile viaggio in menti che eccedono, scavalcano, oltrepassano l'ordinario in modo singolare e sorprendente. La scoperta delle potenzialità della mente, dei suoi deficit e della sua stessa capacità di riadattarsi mi lascia sempre stupefatta.
    Scrittura scorrevole, solo in alcuni punti un pò prolissa.

    ha scritto il 

  • 4

    Che cos'è infatti che costituisce un' "entità di malattia" o una "nuova malattia"? Il medico, a differenza del naturalista, non ha a che fare con una vasta gamma di organismi diversi teoricamente adat ...continua

    Che cos'è infatti che costituisce un' "entità di malattia" o una "nuova malattia"? Il medico, a differenza del naturalista, non ha a che fare con una vasta gamma di organismi diversi teoricamente adattati in modo medio a un ambiente medio, bensì con un singolo organismo, il soggetto umano, il lotta per conservare la propria identità in circostanze diverse.

    Caso 1, il deficit: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.
    *La neurologia classica, dalle analogie meccaniche di Hughlings Jackson alle odierne analogie con gli elaboratori, è sempre stata meccanicistica. Certo, il cervello è una macchina e un elaboratore, e la neurologia classica ha perfettamente ragione. Ma i processi mentali, che costituiscono il nostro essere e la nostra vita, non sono astratti e meccanici, sono anche personali: ed in quanto tali implicano non solo la classificazione e l'ordinamento in categorie, ma anche una continua attività di giudizio e di sentimento. Se ciò va perduto finiamo, come il dottor P., per assomigliare a degli elaboratori.

    Caso 10, l'eccesso: Ray dei mille tic
    *La sindrome di Tourette ti mette su di giri, è come essere sempre ubriachi . L'aloperidolo ti intorpidisce, ti rende assennato e sobrio, e nessuno dei due stati è veramente libero... Voi "normali" che nel vostro cervello avete sempre i trasmettitori giusti al posto giusto, e al momento giusto, avete sempre a disposizione tutti i sentimenti, tutti gli stili: gravità, esaltazione, tutto quello che il momento richiede. Noi tourettici no: siamo costretti all'esaltazione dalla nostra sindrome e costretti alla serietà quando prendiamo l'aloperidolo. Voi siete liberi, avete un equilibrio naturale: noi dobbiamo cavarcela come ,meglio possiamo con un equilibrio artificiale.

    Caso 23, il mondo dei semplici: I gemelli
    *Credo che i gemelli, in apparenza così isolati, vivano in un mondo pieno di amici, che abbiano milioni, anzi miliardi di numeri ai quali dicono "Ehilà!". E questi numeri non sono mai arbitrari, ma per trovarli i gemelli (e qui sta il mistero) non usano nessuno dei soliti metodi, anzi, non usano nessunissimo metodo. Sembrano piuttosto servirsi di una cognizione diretta. Essi vedono direttamente un universo e un cielo di numeri. E questa facoltà, per quanto singolare, per quanto bizzarra - ma che diritto abbiamo di chiamarla "patologia"? - conferisce una peculiare e serena autosufficienza alla loro vita: interferire con essa o infrangerla potrebbe avere effetti tragici.

    ha scritto il 

  • 0

    agnosie

    si deve incominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. senza memoria la vita non è vita. la nostra memoria è la nostra coerenza, la ...continua

    si deve incominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. senza memoria la vita non è vita. la nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire.
    senza di essa non siamo nulla ..
    luis bunuel
    con questo epigrafe si apre uno dei libri più completi di sasks, che tratta di disturbi legati alla perdita della memoria.
    l’autore, neurologo, scrive utilizzando un linguaggio scientifico, ma che entra nella testa del lettore come fosse poesia, i versi scritti sono le patologie che inseguono il nostro vivere. l’approccio è quello di un naturalista dell’’800 che utilizza la minuzia della sua scienza applicata in ogni singolo individuo, mai uguale a nessun altro.
    la condizione umana della malattia, e non la malattia della condizione umana affrontata con il peso giusto delle parole.

    ha scritto il 

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