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L'uomo che sorrideva

Le inchieste del commissario Kurt Wallander

Di

Editore: Marsilio

3.7
(1137)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Francese , Catalano , Norvegese , Olandese

Isbn-10: 8831772112 | Isbn-13: 9788831772112 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Puleo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Una fredda e buia sera di ottobre nel sud della Scania. L'avvocato GustafTorstensson sta tornando a casa dopo una visita a un cliente. All'improvvisoscorge una figura legata a una sedia al centro della strada. Con una bruscafrenata evita la collisione. Scende dall'auto, fa alcuni passi e viene colpitoviolentemente alla nuca. Il giorno successivo, l'avvocato viene trovato mortoall'interno della sua macchina capovolta in un campo. Nel frattempo, ilcommissario Kurt Wallander vaga irrequieto su una spiaggia a Skagenall'estremo nord della Danimarca. Da mesi è in preda a una forte depressione.Si sente finito, è deciso a porre termine alla suacarriera di poliziotto.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Primo libro di Mankell che leggo, l'ho trovato un giallo stanco, con pochissimie idee e con un finale forzato, quasi imbarazzante. Il colpevole è già evidente dalle prime pagine, prima ancora che l'i ...continua

    Primo libro di Mankell che leggo, l'ho trovato un giallo stanco, con pochissimie idee e con un finale forzato, quasi imbarazzante. Il colpevole è già evidente dalle prime pagine, prima ancora che l'investigazione cominci.

    ha scritto il 

  • 4

    Astenersi amanti del thriller mozzafiato.

    Leggendo i non pochi commenti negativi a “L’uomo che sorrideva” è doveroso sgombrare immediatamente il campo da un equivoco: molti romanzi di Mankell, e questo in particolare, NON sono dei thriller e ...continua

    Leggendo i non pochi commenti negativi a “L’uomo che sorrideva” è doveroso sgombrare immediatamente il campo da un equivoco: molti romanzi di Mankell, e questo in particolare, NON sono dei thriller e a ben vedere non sono neppure “gialli” finalizzati a risolvere il rebus dell’individuazione (in modo deduttivo o intuitivo) del colpevole.

    Si tratta di storie che tendono a concentrarsi soprattutto sull’analisi dell’indagine, della struttura mentale e organizzativa degli investigatori, Wallander ma non solo, descrivendo con particolare verosimiglianza un lavoro pieno di dubbi, incertezze, errori, false piste, incomprensioni fra colleghi, interminabili e ripetitive riunioni nel corso delle quali a volte si aggiunge un piccolo tassello all’indagine, a volte neppure quello, col conseguente senso di frustrazione e avvilimento che avvolge i componenti del team investigativo.

    Poco allettante davvero per il lettore alla ricerca di azione, suspense, inchieste che procedano per lampi di genio e non tramite la minuziosa ricostruzione dei fatti e delle loro miriadi di possibili interpretazioni.

    Sull’altro piatto della bilancia c’è tuttavia l’estrema umanità dei personaggi, coi loro problemi familiari e psicologici (quale altro “eroe” poliziesco potrebbe andare in depressione per oltre un anno a causa delle ripercussioni morali della fortuita uccisione di un criminale?!), il realismo del contesto in questa regione a sua volta priva di asperità e bellezze del paesaggio, ma piatta, nebbiosa e incolore.

    Solo alla fine, forse per compensare questa staticità, Mankell ci propina un frettoloso finale alla James Bond, e questa forse è l’unica caduta di stile del libro, confermandoci che l’autore risolve la prevedibilissima conclusione dell’inchiesta quasi come un atto dovuto da esaurire rapidamente e senza dedicarvi particolare inventiva: ulteriore delusione per chi si aspetta la catena di mirabolanti colpi di scena, rovesciamenti di situazione e voltafaccia con cui si tendono a condire i finali di tanti attuali polizieschi!

    Ma lasciate perdere, questa è Ystad…

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita è imprevedibile come il vento e gioca con noi come delle foglie morte. Che cosa riusciamo a controllare realmente?"

    Molto bello anche questo quarto episodio del commissario Wallander, dove lo ritroviamo sofferente, fortemente depresso e intenzionato a lasciare la polizia.
    In questa indagine c'è un altro spaccato de ...continua

    Molto bello anche questo quarto episodio del commissario Wallander, dove lo ritroviamo sofferente, fortemente depresso e intenzionato a lasciare la polizia.
    In questa indagine c'è un altro spaccato dei nostri tempi, dove i "grandi" manipolano, usano e sfruttano le nostre vite... "E' tutto incredibilmente complicato, le società si fondano e creano nuove filiali senza sosta."... generando a loro volta altri gruppi, altre organizzazioni di potere.
    ... e Wallander questa volta avrà a che fare con un intoccabile, un uomo che incute timore per quello che rappresenta, mettendolo in una condizione di disagio e di imbarazzo, ma non cede, la sua onestà, il suo modo di essere non gli permettono di farlo.
    Molto belle anche le parti dove il commissario si interroga, fa i conti con il passato, si preoccupa per il padre anziano, per la figlia e pensa alla donna che gli è entrata nel cuore.

    28,05,14
    grazie

    ha scritto il 

  • 5

    lo spessore di Wallander

    Uno dei più bei romanzi della serie di Wallander, che diventa un personaggio sempre più complesso, ricco di sfumature, umano, troppo umano e molto vero, autentico. A pag.182 "in quel momento aveva pas ...continua

    Uno dei più bei romanzi della serie di Wallander, che diventa un personaggio sempre più complesso, ricco di sfumature, umano, troppo umano e molto vero, autentico. A pag.182 "in quel momento aveva passato un confine che non sapeva esistesse e aveva imparato che la vita è fatta di tanti momenti di rottura, di confini della cui esistenza ci accorgiamo solo quando li abbiamo passati".
    Henning Mankell è uno scrittore meraviglioso nel bilanciare umane miserie e umane grandezze.

    ha scritto il 

  • 4

    Quarto episodio

    Una bel giallo dove si assiste al ritorno di Wallander, o forse all'arrivo di un " nuovo" wallander. Il personaggio diventa piu' solido con il passare delle inchieste.

    ha scritto il 

  • 3

    avevo smesso di leggere gialli scandinavi perché c'era troppa efferatezza e mi ero rotterca' di atmosfere cupe e di investigatori intorcinati che ingollano quantità industriali di quei beveroni che si ...continua

    avevo smesso di leggere gialli scandinavi perché c'era troppa efferatezza e mi ero rotterca' di atmosfere cupe e di investigatori intorcinati che ingollano quantità industriali di quei beveroni che si ostinano a chiamare caffè. non è cambiato niente: nell'uomo che sorrideva c'è poco da sorridere, fa freddone, il colpevole è 'n infame, wallander ingolla caffè, combatte i propri demoni e nel finale sfodera il costume da supereroe. però si vede che nel frattempo sono diventata più intimista, perché le atmosfere cupe me so' piaciute, più di tutto il resto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il verismo istituzionale secondo Mankell ovvero come non riconoscersi in Wallander uomo e cittadino?
    In questo libro in particolare si parla del modo in cui gli uomini di potere non siano proprio ugua ...continua

    Il verismo istituzionale secondo Mankell ovvero come non riconoscersi in Wallander uomo e cittadino?
    In questo libro in particolare si parla del modo in cui gli uomini di potere non siano proprio uguali agli altri di fronte alla giustizia, ma non se ne parla per condannare o moralizzare, semplicemente lo si constata: l'integerrimo e incorruttibile Wallander si rende conto, irritandosi profondamente con se stesso, di come un uomo potente influenzi il suo comportamento e quello dei suoi superiori, di come la paura di essere "macinati" da stampa ed eserciti di avvocati possa spingere a trattare con le molle un potenziale assassino.
    Ovviamente Wallander, che è un eroe buono, non si fa fermare neanche da se stesso e porterà fino in fondo l'indagine che, come le altre, sembra perennemente stagnante e invece avanza nonostante tutto.
    La sua forza è proprio la consapevolezza, è un uomo normale con difetti, paure e debolezze comunissime che supera semplicemente prendendone atto.

    ha scritto il 

  • 4

    Trovo che in questo romanzo Mankell abbia voluto dare più peso alla storia dell'uomo Wallander più che all'indagine vera e propria. Il risultato è un libro che fa più che altro da ponte tra le opere c ...continua

    Trovo che in questo romanzo Mankell abbia voluto dare più peso alla storia dell'uomo Wallander più che all'indagine vera e propria. Il risultato è un libro che fa più che altro da ponte tra le opere che lo hanno preceduto e quelle che lo seguono, e questo lo rende probabilmente più difficilmente apprezzabile da parte di chi si può classificare tra i "lettori occasionali" dell'autore svedese.
    Per gli appassionati della serie - come me - un romanzo con protagonista Wallander è sempre un piacere.

    ha scritto il 

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