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L'uomo che volle essere Peron

Di

Editore: Bompiani

3.8
(60)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8845260380 | Isbn-13: 9788845260384 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Romance

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Descrizione del libro
Cosa succederebbe se un giorno si scoprisse che Juan Peron, il dittatore argentino, era nato in Sardegna? Che prima di diventare Peron era stato un emigrato sardo giunto in Argentina nel 1909? E' intorno a questo sospetto che indaga il protagonista del libro, un giornalista sardo trapiantato a Roma, da quando per caso viene a sapere di un certo Giovanni Piras, scomparso misteriosamente prima della Grande Guerra. L'ipotesi che Piras sia il vero Peron non gli dà tregua. Le evidenze sono molte e inquietanti e si incrociano con un momento drammatico della sua vita: la morte del vecchio padre, un avvocato che ha sempre orgogliosamente rivendicato la sua fede fascista. Il giornalista avvia un'indagine febbrile, tra la Sardigna, l'Italia e l'Argentina incontra i discendenti di Piras e importanti personaggi che conobbero Peron, a partire da Licio Gelli. Contemporaneamente, riscopre la memoria del padre, s'interroga sulla propria generazione, quella del '77, e anche sugli ex del '68 che governano l'informazione. Nasce così un inedito giallo di inchiesta che affonda nelle maglie 'nere' della storia d'Italia e che incrocia, con conflitti e turbamenti, le vicende di tre generazioni. Un'inchiesta che si muove tra mito e cronaca, tra Sudamerica e Sardegna, fino a un sorprendente e tragico finale.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Peccato!

    Peccato che tutte le intuizioni che nel corso del libro sembrano avallare l'incredibile tesi che Juan Peron sia mamoiadino, alla fine si rilevino insufficienti.


    Il libro tiene parecchio sulla corda, fa tornare indietro ai mai troppo raccontati anni dell'emigrazione selvaggia dalla Sardegna ...continua

    Peccato che tutte le intuizioni che nel corso del libro sembrano avallare l'incredibile tesi che Juan Peron sia mamoiadino, alla fine si rilevino insufficienti.

    Il libro tiene parecchio sulla corda, fa tornare indietro ai mai troppo raccontati anni dell'emigrazione selvaggia dalla Sardegna (non che ora...) verso il resto del mondo, e fa entrare in un vortice ben congegnato da Bellu...fino alla triste caduta finale in cui la verità sale a galla. Il finale del libro è proprio come un brutto risveglio dopo un bel sogno.

    ha scritto il 

  • 3

    Divertente, avvincente, a volte anche geniale. Un romanzo inchiesta per chi ama il giornalismo vero e la Sardegna. (Bellu è il giornalista di Repubblica che ha scoperto la tragedia dell'affondamento a Portopalo)

    ha scritto il 

  • 5

    Gran bel libro! Un'opera che è allo stesso tempo un giallo, un racconto autobiografico e la descrizione della generazione del '77.
    Il protagonista, un giornalista di un importante quotidiano, si imbatte per caso nella leggenda che vuole Juan Peròn essere in realtà un emigrato sardo, e ben presto ...continua

    Gran bel libro! Un'opera che è allo stesso tempo un giallo, un racconto autobiografico e la descrizione della generazione del '77. Il protagonista, un giornalista di un importante quotidiano, si imbatte per caso nella leggenda che vuole Juan Peròn essere in realtà un emigrato sardo, e ben presto la curiosità si trasforma in una ricerca ossessiva di prove che confermino la leggenda. Il racconto si dipana con continui sbalzi temporali, ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza si mischiano al tempo presente dell'inchiesta e a descrizioni di passati immaginari. L'effetto è piacevole, l'autore riesce a trasmettere il pathos e l'eccitazione del protagonista intrappolato nel mistero Peròn-Piras. Una volta iniziato non si riesce a posarlo!

    ha scritto il 

  • 5

    WM1 su L'uomo che volle essere Peron

    [...] Da qui in avanti c'è un esplodere di piani temporali:
    - il narratore scrive a inchiesta appena terminata;
    all'indietro, ci racconta il nascere e farsi dell'inchiesta stessa;
    - durante l'inchiesta, torna costantemente agli anni Sessanta e Settanta del rapporto padre-figlio;
    ...continua

    [...] Da qui in avanti c'è un esplodere di piani temporali:
    - il narratore scrive a inchiesta appena terminata;
    all'indietro, ci racconta il nascere e farsi dell'inchiesta stessa;
    - durante l'inchiesta, torna costantemente agli anni Sessanta e Settanta del rapporto padre-figlio;
    nel tempo dell'infanzia e adolescenza, c'è un continuo rimando al passato militare e fascista del padre;
    - Ancora: durante l'inchiesta, partono incursioni immaginifiche nel Dopoguerra (es. un giovane Licio Gelli gira la Sardegna compiendo piccoli raggiri);
    - poi, com'è d'uopo, c'è il primo Novecento, con le peripezie dell'emigrazione sarda in Argentina.
    - Infine - e anche in questo è forte l'analogia con "Medium" di Genna - si scavalcano i millenni. - Nell'appendice a "Medium" Genna andava in avanti, visualizzando il futuro remoto; qui Bellu va all'indietro, al Neolitico, ai giorni in cui venne istoriata Sa Perda Pintà, la "pietra dipinta" trovata a Mamoiada nel 1997. [...]
    Recensione integrale qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa14.htm#bellu

    ha scritto il 

  • 3

    Niente male davvero, una storia magari anche inverosimile, ma il romanzo è costruito bene, qualche volta è un giallo, qualche volta è un romanzo, qualche volta ti sbatte in faccia cose come questa ; "Erano bambini quando si rideva per non piangere, ma ebbero 1000 occasioni per intuirne le ragioni ...continua

    Niente male davvero, una storia magari anche inverosimile, ma il romanzo è costruito bene, qualche volta è un giallo, qualche volta è un romanzo, qualche volta ti sbatte in faccia cose come questa ; "Erano bambini quando si rideva per non piangere, ma ebbero 1000 occasioni per intuirne le ragioni. I padri possono nascondere gli album di guerra, ma non le macerie, e loro ne videro in quantità, ci giocarono sopra. Si sentirono 1000 volte raccomandare di non raccogliere oggetti strani. 1000 volte rimproverare per un piccolo spreco, un piatto di pasta lasciato a metà, un panino appena sbocconcellato, in nome del ricordo di una fame immensa. Il benessere li trovò adolescenti. Comionciarono ad avvertire la memoria del dolore come una turba infantile. Maturarono l'illusione che il presente fosse ormai acquisito per l'eternità e che si potesse solo progredire. I padri glilo lasciarono credere. Dovettero trovare rassicuranti quell'insoddisfazione ostentata, quegli spleen, quelle angosce esistenziali. Liberavano se stessi dalla memoria liberando i figli dal bisogno. Li saziarono fino al punto di renderli schizzinosi. Ed ecco il piatto che Silvano Mannu aveva servito a mio padre: cinque righe gelide per fargli capire che il mondo aveva finito di scherzare. Non c'è nulla di più squallido di una generazione di fanatici che diventa una generazione di cinici." Eh, probabilmente Peron non è nato a Mamoiada, ma credo di capire un pò di più mio padre oggi.

    ha scritto il 

  • 3

    L'uomo che volle esser Peron

    Avere genitori che hanno vissuto un’epoca storica e politica diversa dalla nostra può essere particolarmente difficile. Crea conflitti e incomprensioni insuperabili.</p><p>I nati negli anni cinquanta e sessanta hanno vissuto questa dimensione: da una parte i loro genitori plasmati dal ...continua

    Avere genitori che hanno vissuto un’epoca storica e politica diversa dalla nostra può essere particolarmente difficile. Crea conflitti e incomprensioni insuperabili.</p><p>I nati negli anni cinquanta e sessanta hanno vissuto questa dimensione: da una parte i loro genitori plasmati dalla cultura fascista e dalla guerra, dall’altra parte loro, figli del boom economico, della democrazia e, a volte anche della rivoluzione di estrema sinistra. </p><p>Il testo di Giovanni Maria Bellu, L’uomo che volle essere Perón, affronta…<br />“L’andarsene non è la metafora della morte, ma la morte stessa. Non a caso, per farlo ci è indispensabile salire su una nave o su un aereo, qualcosa che, come l’anima, all’arrivo si separa da noi. Quando compiamo il passo, ci aspettiamo un’accoglienza rassicurante come le braccia di una grande madre. Forse è questa la ragione per cui, nel tempo remoto in cui il mare ci era ancora amico, non facevamo altro che costruire piccole madri di pietra”.</p><p>L’uomo che volle essere Perón di Giovanni Maria Bellu è la storia di una beffa che l’intero paese di Arasolé crea a danno della storia. E’ proprio vero che Perón avrebbe potuto essere un sardo trapiantato in Argentina agli inizii del novecento? Il protagonista del romanzo, un giornalista sardo trapiantato a Roma indaga sul mistero con grande suggestione a tal punto da rendere storicamente veritiera l’ipotesi. Ma questa indagine nasconde il profondo dolore per la recente scomparsa del padre, un sardo di convinta estrazione fascista.</p><p>I colori e le voci del popolo sardo fanno da sfondo a ricordi densi di nostalgia e solitudine.</p><p>“Lo vidi davanti allo specchio mentre col pettine nero e studiati gesti virili si sistemava i capelli all’indietro, lo vidi giovane figlio di su mere passeggiare per le strade di Torino, ventenne fascista negli anni ruggenti del fascismo, quando la guerra era lontana, l’opposizione massacrata, le grande depressione ancora da venire e il più grande filosofo di Arasolé [Gramsci] marciva in solitudine nel carcere di Turi.</p><p>Lo vidi gioire puramente e semplicemente di aver saltato il mare e di godere i benefici di quel passo. Lo vidi vivere la vita che avrebbe sempre rimpianto, senza mai aver avuto il coraggio di dirmelo, per non aggiungere il suo dolore a quel dolore comune di cui non eravamo mai stati capaci di parlare”.</p><p>Links<br />Recensione: http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002654.html<br />Ascolta l’intervista all’autore di Fahrenheit – radio 3:<br />http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_libro.cfm?Q_EV_ID=252740

    Visita il blog: http://amoleggereagata.splinder.com/

    ha scritto il 

  • 4

    Sembra incredibile che si possa costruire un giallo così avvincente, con continui colpi di scena, sull'indagine volta ad accertare la veridicità della vox-populi mamojadina che vuol che il generale Juan Domingo Peron altri non sia che Giovanni Piras, migrante sardo in Argentina ai p ...continua

    Sembra incredibile che si possa costruire un giallo così avvincente, con continui colpi di scena, sull'indagine volta ad accertare la veridicità della vox-populi mamojadina che vuol che il generale Juan Domingo Peron altri non sia che Giovanni Piras, migrante sardo in Argentina ai primi del secolo. Bellu ci riesce egregiamente, alternando questa vicenda ad un "bignami" di storia patria. Davvero un libro piacevolissimo, al quale -forse- sento di muovere un unico piccolo appunto: i flash-backs che ci "mostrano in presa diretta" Peròn/Piras, sono appena un po' eccessivi, enfatici, stucchevoli, e stonano con il resto del romanzo, misuratissimo...
    ma son quisquilie, via..

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Iniziato senza troppo entusiasmo, perchè, un po' come Bellu del resto, chissenefrega di Piras-Peron, deve per forza essere una leggenda priva di alcun fondamento, mi dicevo. Siamo seri. E' in effetti così è, scopriamo alla fine. Però quasi quasi ci vorresti credere, mentre vai avanti nella lettur ...continua

    Iniziato senza troppo entusiasmo, perchè, un po' come Bellu del resto, chissenefrega di Piras-Peron, deve per forza essere una leggenda priva di alcun fondamento, mi dicevo. Siamo seri. E' in effetti così è, scopriamo alla fine. Però quasi quasi ci vorresti credere, mentre vai avanti nella lettura e segui il lavoro d'inchiesta di Bellu, le testimonianze, le voci di paese. Giovanni Piras diventa sempre più familiare e le ricostruzioni romanzate di Bellu sono così belle.....insomma avrei quasi voluto veder smentito tutto il mio scetticismo. Forse, da sarda, non è così semplice resistere al fascino del mito. Bravo Bellu.

    ha scritto il