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L'uomo dal fiore in bocca

Di

Editore: Otto/Novecento

4.3
(238)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 51 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8887734186 | Isbn-13: 9788887734188 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Allestito per la prima volta al Teatro degli indipendenti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, il 21 febbraio 1923, L'uomo dal fiore in bocca è titolo enigmatico che costringe lo spettatore a seguire con attenzione lo svolgimento dialogico attraverso il quale è portato a scoprire che si tratta di un dialogo sulla morte e non già come sembrerebbe, un dialogo sulla vita e sulla quotidianità. Atto unico, praticamente un monologo, L'uomo dal fiore in bocca è tratto dal racconto Caffè notturno, pubblicato nel 1918 e ristampato nel 1923 con il titolo definitivo di La morte addosso.
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  • 5

    La novella “La morte addosso” andò in scena col titolo “ L’uomo dal fiore in bocca”. “Guardi qua, sotto questo baffo…qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama? Ha un nome ...continua

    La novella “La morte addosso” andò in scena col titolo “ L’uomo dal fiore in bocca”. “Guardi qua, sotto questo baffo…qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama? Ha un nome dolcissimo… più dolce di una caramella: Epitelioma… La morte, capisce? È passata: M’ha ficcato questo fiore in bocca e m’ha detto: “ Tienilo, caro: ripasserò tra otto o dieci mesi!” In queste parole c’è tutto il dramma dell’ uomo che sa di dover morire. Si attacca, allora, alla vita in modo spasmodico: passa ore ad osservare le commesse che confezionano i pacchetti e ne descrive i modo minuzioso e poetico i movimenti che esse fanno: “ mi dimentico di me, guardando lì” dice. Delicatissimo è l’esempio di come si mangiano le albicocche, può farlo così solo colui che sa che sarà l’ultimo anno che potrà mangiarle. Diverso è l’atteggiamento nei confronti della moglie; un misto di stizza, pietà e amore: “non pare più una donna, ma uno strofinaccio”, si ribella al pensiero che ella vuol morire con lui e non accetta il suo decadimento fisico. Trova assurdo, definendola “macabra ferocia” la sua pretesa di volerlo tenere a casa per curarlo amorevolmente: come se i cittadini d’Avezzano o di Messina, sapendo che da lì a poco il terremoto avrebbe distrutto le loro case, si mettessero tranquilli sotto le coperte a goderne il tepore delle lenzuola, in attesa della morte. Tutta la scena si svolge in un bar della stazione e suo interlocutore è un signore che ha perso il treno. Conclusione malinconica: “Giunto al suo paesello, gli dice, scelga un bel cespuglietto d’erba, ma lo scelga bello grosso mi raccomando, ne conti i fili. Quanti fili saranno tanti giorni ancora io vivrò”. Visione triste, ancor più triste perché lo sguardo non va oltre la terra.

    ha scritto il 

  • 5

    Pirandello non si smentisce mai. In pochissime pagine l'autore riesce ad affrontare un tema difficile come la morte, in modo minimalista e con estrema efficacia. E lo fa come solo lui sa fare, ...continua

    Pirandello non si smentisce mai. In pochissime pagine l'autore riesce ad affrontare un tema difficile come la morte, in modo minimalista e con estrema efficacia. E lo fa come solo lui sa fare, lasciandosi dietro memorabili frasi: "perchè la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare".

    ha scritto il 

  • 0

    La Morte Addosso è una novella scelta da Francesco che con la sua lettura ci ha guidato nella riflessione di Pirandello sulla vita, sul senso dell'assurdità dell'esistenza e del disagio ...continua

    La Morte Addosso è una novella scelta da Francesco che con la sua lettura ci ha guidato nella riflessione di Pirandello sulla vita, sul senso dell'assurdità dell'esistenza e del disagio esistenziale. Lo abbiamo ascoltato pensosi. Libriamotutti n.7 Ars Navalis 16/4/2012

    ha scritto il 

  • 5

    Due vite contrapposte, una persa nella banalità di chi non pensa nemmeno lontanamente alla morte e una di chi sa che presto con la morte si troverà faccia a faccia e che cerca, perciò, di cogliere ...continua

    Due vite contrapposte, una persa nella banalità di chi non pensa nemmeno lontanamente alla morte e una di chi sa che presto con la morte si troverà faccia a faccia e che cerca, perciò, di cogliere ogni dettaglio di ciò che lo circonda per non perdesi nulla. La pesantezza e la leggerezza raccontate attraveso un dialogo poetico e malinconico.

    ha scritto il 

  • 4

    Struggente

    La versione televisiva interpretata dal grande Vittorio Gassman, tanti anni fa, è a dir poco struggente. Un po' fuori dall'impostazione che diede l'autore ma ugualmente malinconica al punto giusto, ...continua

    La versione televisiva interpretata dal grande Vittorio Gassman, tanti anni fa, è a dir poco struggente. Un po' fuori dall'impostazione che diede l'autore ma ugualmente malinconica al punto giusto, tanto da dovermi poi sbranare un intero barattolo di cioccolata per farmi passare la tremenda inquietudine del vivere che mi si appiccicò addosso.

    ha scritto il 

  • 4

    "Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella: - Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato ...continua

    "Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce d'una caramella: - Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - “Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!”"

    L'uomo dal fiore in bocca mi ha sempre affascinato con quel presagio di morte, di estenuante attesa e rassegnazione. Solo davanti alla consapevolezza di una fine vicina ci rendiamo conto di quanto sia importante la vita, ogni piccolo gesto risulta significativo, tutto viene rivisto e apprezzato sotto un'altra luce...Si rimane incantati a guardare qualcuno svolgere il proprio lavoro con maestria, a immaginare la vita della gente. Lascia un senso di malinconia leggere quest'opera di Pirandello, ma e' giusto che ci si senta cosi' davanti a un tema che tutti evitiamo come se non potesse mai accadere, la morte, non se ne parla sperando che stia piu' lontana possibile e si dimentichi di noi e dei nostri cari.

    ha scritto il 

  • 4

    Ammazzerei me, se mai...

    Pausa

    Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... come le mangia lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo... ...continua

    Ammazzerei me, se mai...

    Pausa

    Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... come le mangia lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo... come due labbra succose... Ah, che delizia!

    ha scritto il 

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