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L'uomo in fuga

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.9
(1912)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Giapponese , Olandese , Svedese , Norvegese , Polacco , Ceco , Greco , Portoghese , Russo

Isbn-10: 8820022508 | Isbn-13: 9788820022501 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Delio Zinoni

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 2

    Il primo Stephen King.
    Non mi entusiasma il secondo (nonostante la bellezza delle idee la scrittura è per me poco emozionante)...
    Mi entusiasma ancor meno il primo.
    Sufficiente. ...continua

    Il primo Stephen King.
    Non mi entusiasma il secondo (nonostante la bellezza delle idee la scrittura è per me poco emozionante)...
    Mi entusiasma ancor meno il primo.
    Sufficiente.

    ha scritto il 

  • 3

    Gradevole distopia tra le molte che hanno ispirato i vari “Hunger Games”. Uno di quei romanzi che King scrisse bendato con la sinistra mentre sorseggiava il the, ma l’idea (simile peraltro a quella al ...continua

    Gradevole distopia tra le molte che hanno ispirato i vari “Hunger Games”. Uno di quei romanzi che King scrisse bendato con la sinistra mentre sorseggiava il the, ma l’idea (simile peraltro a quella alla base de “La lunga marcia”) è carina.

    ha scritto il 

  • 1

    Peggio che noioso, irritante

    2025. Gli USA sono in preda ad una gravissima crisi economica e in TV imperversano sadici giochi a premi. Nel più importante, un uomo deve sfuggire a una squadra di killer x un mese: guadagnerà 100 $ ...continua

    2025. Gli USA sono in preda ad una gravissima crisi economica e in TV imperversano sadici giochi a premi. Nel più importante, un uomo deve sfuggire a una squadra di killer x un mese: guadagnerà 100 $ x ogni ora di sopravvivenza. Letto molti anni fa, il libro non mi era piaciuto. Conferma: peggio che noioso, è irritante. I protagonisti sono tutti odiosi: forse King vuole deliberatamente suscitare nel lettore gli stessi sentimenti che animano i telespettatori del gioco. I racconti catastrofisti ambientati in un futuro non troppo lontano rischiano di essere smentiti dai fatti, e inducono il lettore a mettere da parte il libro con un sospiro di sollievo: “Beh, dopo tutto non è andata così”. Il finale apocalittico, questo sì, profetico, forse oggi non sarà gradito alla maggior parte degli americani. Alcune trovate (la bambina malata, il paracadute) sono davvero penose. Uno dei peggiori libri di King, non a caso pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman: perfino lo stile è irriconoscibile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Caro king qui ti riconosco!!! 5 *****

    Stile di scrittura impeccabile, il ritmo è molto serrato.King versione anni 80 ha raggiunto livelli unici.
    Un uomo braccato dai poliziotti in conseguenza alla partecipazione ad un gioco in tv,un gioc ...continua

    Stile di scrittura impeccabile, il ritmo è molto serrato.King versione anni 80 ha raggiunto livelli unici.
    Un uomo braccato dai poliziotti in conseguenza alla partecipazione ad un gioco in tv,un gioco che porta verso una crudelta' carica di falsita'. Alla fine pur morendo, il protagonista vince contro l'deatore del gioco distruggendo il gioco stesso in cui partecipa.
    I veri Hunger Games li ha inventati King il resto è solo scopiazzatura.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando King si firmava Richard Bachman.

    Un romanzo distopico, breve per i suoi standard e dal ritmo serrato. Riuscito soprattutto nella prima parte e in tutte le parentesi socio-politiche che un racc ...continua

    Quando King si firmava Richard Bachman.

    Un romanzo distopico, breve per i suoi standard e dal ritmo serrato. Riuscito soprattutto nella prima parte e in tutte le parentesi socio-politiche che un racconto del genere può far aprire.
    Cala un po', a mio parere, nella parte finale, ed è una cosa che mi è capitata più di una volta con l'autore. Sarà forse un problema mio.

    Scrittura un po' appesantita dalla traduzione; e anche questa non è una novità.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando la fantascienza parla di noi

    Molto prima di Hunger Games, Stephen King aveva immaginato un’umanità reietta lobotomizzata dai reality show. Il programma più seguito in questo futuro apocalittico ...continua

    Quando la fantascienza parla di noi

    Molto prima di Hunger Games, Stephen King aveva immaginato un’umanità reietta lobotomizzata dai reality show. Il programma più seguito in questo futuro apocalittico, ma sinistramente evocativo del mondo presente, è L’uomo in fuga, per il quale Ben Richards viene selezionato come concorrente. Volendo guadagnare i dollari necessari a curare la figlioletta malata, il protagonista partecipa a quello che è un autentico gioco al massacro che tiene avvinto il lettore fino all’ultima pagina. Una debole luce di speranza filtra dal finale, coerentemente con il personaggio, che incarna il prototipo dell’eroe americano. Un romanzo visionario nella tradizione della migliore fantascienza.

    Tratto da Recensione Libri Inkroci

    ha scritto il 

  • 3

    Non il solito horror

    Un libro profetico, scritto più di 30 anni fa ma che racconta caratteristiche della società attualissime.Non un horror con fantasmi e presenze malvagie ma un romanzo che racconta l'orrore di tutti i g ...continua

    Un libro profetico, scritto più di 30 anni fa ma che racconta caratteristiche della società attualissime.Non un horror con fantasmi e presenze malvagie ma un romanzo che racconta l'orrore di tutti i giorni, quello che siamo diventati e di cui probabilmente neanche ci rendiamo conto.

    ha scritto il 

  • 4

    Cinico, cattivo e senza alcuna pietà. Si vede subito che lo stile è quello del King 'prima maniera'. Dopo i primi capitoli, una domanda mi ha seguito per tutta la lettura: come farà Ben Richards a...? ...continua

    Cinico, cattivo e senza alcuna pietà. Si vede subito che lo stile è quello del King 'prima maniera'. Dopo i primi capitoli, una domanda mi ha seguito per tutta la lettura: come farà Ben Richards a...??? Passo dopo passo, azzardo dopo azzardo, continuavo a chiedermi quale sarebbe stata la sfida successiva e come Ben avrebbe fatto ad affontarla. Lettura decisamente piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Pensare che questo signore ha scritto Hunger Games nel 1982 è già sintomo di grandezza. Aggiungiamo che l'ha pubblicato con uno pseudonimo, come se fosse scritto nei ritagli di tempo. Un grande "gira- ...continua

    Pensare che questo signore ha scritto Hunger Games nel 1982 è già sintomo di grandezza. Aggiungiamo che l'ha pubblicato con uno pseudonimo, come se fosse scritto nei ritagli di tempo. Un grande "gira-pagina", avventura e adrenalina con pochi fronzoli. Eppure rimane la struttura del grande romanzo apocalittico, la teorizzazione di un futuro dominato dallo show per placare le folle. "La tua idea non è nuova, lo facevano gli antichi romani con i gladiatori" sembra suggerire un nuovo grado di umiltà del Re.
    Una lettura imprescindibile

    ha scritto il 

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