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L'uomo nero e la bicicletta blu

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

4.1
(319)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806195395 | Isbn-13: 9788806195397 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
L'Uomo Nero e la bicicletta blu ci immerge nell'Italia ancora povera degli anni Sessanta.
In un mondo rurale affollato di figure comiche, di personaggi sgangherati eredi di una lunga tradizione letteraria di irresistibili folli della pianura, di campioni di una secolare civiltà contadina che comincia appena a essere scossa dal mondo moderno, dalle missioni spaziali, dal cinema in technicolor. Il Morto, dato per defunto dopo l'alluvione e ricomparso. La Rospa, decollata sulla rampa d'ingresso di casa a seguito di un'esplosione e atterrata sul tetto del pollaio. La Tugnina, che infila l'Uomo Nero in ogni favola per fargli mangiare tutti...
Ma a Gigi, che ha il dono di trasfigurare il mondo con le sue storie, a Gigi che si nutre di astuzie in un mondo crudo e insieme pieno di magia, toccherà in sorte di capire che l'Uomo Nero non esiste solo nelle fiabe.
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  • 4

    Leggero, divertente e commovente.

    Mi è piaciuto molto. Ci sono tanti aspetti in questo libro ambientato in Romagna nel 1963. Il protagonista è un ragazzino di 10/11 anni e il suo sogno di comprare un bici blu. ma scoprirà che non c'è ...continua

    Mi è piaciuto molto. Ci sono tanti aspetti in questo libro ambientato in Romagna nel 1963. Il protagonista è un ragazzino di 10/11 anni e il suo sogno di comprare un bici blu. ma scoprirà che non c'è solo la bici ed i giochi tra ragazzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Infanzia lieta

    Ho un debole per la narrativa "infantile",con poche e semplici frasi spiega meglio quanto critico aspramente nella narrativa per adulti.
    Facciamo finta che "L'uomo nero e la bicicletta blu" sia inoltr ...continua

    Ho un debole per la narrativa "infantile",con poche e semplici frasi spiega meglio quanto critico aspramente nella narrativa per adulti.
    Facciamo finta che "L'uomo nero e la bicicletta blu" sia inoltre il ricordo autobiografico dell'autore che parte da un banale episodio per rimembrare il più bel periodo della sua vita e così facendo mi addolcisce e mi fa ricordare la mia infanzia.
    Un'infanzia lieta nonostante tutto grazie a tante persone e episodi belli&commoventi e quando non lo sono il dolore viene raccontato attraverso la lente deformante del tanto tempo trascorso.
    Racconta di un'altra Italia,quella ancora rurale,non toccata dall'urbanizzazione e dagli effetti del capitalismo.
    Troviamo tutte o tante classiche figure dei nostri paesi.
    Il tutto-meglio ricordarlo-visto,analizzato e raccontato con gli occhi di un bimbo di 10 anni.
    Tanti gli episodi comici,tragicomici e duri(non è un caso quella brutta definizione nel titolo ... Ormai ti domandi che diavolo centri e ... ).
    Ed è proprio disintegrante il finale del libro.
    Una piacevole rilettura affrontata come fosse la prima volta,ridendo prima e con le lacrime poi per una spietata fine dell'infanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    se un libro m fa piangere faccio sempre fatica a giudicarlo subito bello. mi ci vuole tempo affinchè la testa autorizzi quel che la pancia afferra. Dolorosa la storia. Scanzonata, leggera e a tratti d ...continua

    se un libro m fa piangere faccio sempre fatica a giudicarlo subito bello. mi ci vuole tempo affinchè la testa autorizzi quel che la pancia afferra. Dolorosa la storia. Scanzonata, leggera e a tratti disperata l'infanzia e le sue emozioni.

    ha scritto il 

  • 4

    secondo me baldini scrive sempre un po' la stessa storia, o quasi sempre. continuo a leggerlo perché la maggior parte delle volte mi piace come la racconta. è disturbante. "bello" non è una parola ada ...continua

    secondo me baldini scrive sempre un po' la stessa storia, o quasi sempre. continuo a leggerlo perché la maggior parte delle volte mi piace come la racconta. è disturbante. "bello" non è una parola adatta, ma mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 3

    Amarcord

    Mi considero un baldiniano della prima ora (vabbé…diciamo della seconda) però questo suo romanzo, l’ottavo che leggo, mi è sembrato piuttosto sbilenco, cioè poco equilibrato nelle sue componenti.

    Per ...continua

    Mi considero un baldiniano della prima ora (vabbé…diciamo della seconda) però questo suo romanzo, l’ottavo che leggo, mi è sembrato piuttosto sbilenco, cioè poco equilibrato nelle sue componenti.

    Per i primi quattro quinti è Amarcord di Fellini, sia per lo schema “io-narrante contemporaneo rievoca sé stesso all’epoca del passaggio dall’infanzia all’adolescenza”, sia soprattutto per la romagnolità che l’autore (in possesso del necessario pedigree per confrontarsi con l’illustre predecessore) infonde nel racconto d’ambiente: la famiglia, le amicizie, i racconti spesso esagerati e bizzarri, i personaggi buffi del paese, gli scherzi, i soprannomi, la pianura e la vicinanza all’Adriatico, la scoperta del sesso.

    Il tutto è narrato dalla prospettiva di un undicenne con uno stile giocoso e spensierato, ma a lungo andare non molto originale e un po’ ripetitivo nei cliché e nei tic di protagonisti e comprimari, finché all’improvviso il romanzo, forse per evitare scivoloni verso un’eccessiva sdolcinatura, subisce una brusca sterzata, non solo nella narrazione degli eventi ma anche nello stile, nei toni e nel ritmo.

    Questa tecnica di sceneggiatura “spezzata”, beninteso, non è di per sé disdicevole ed è stata già adottata, spesso con efficacia, nella narrativa soprattutto di genere ma anche mainstream. Il problema è che qui non mi sembra che il collage funzioni a dovere: le parti si incollano male e quella finale risulta dannatamente posticcia squilibrando l’intero romanzo, che resta un’opera per certi versi coinvolgente e con alcuni capitoli anche divertenti, ma trova il suo maggior limite nell’inadeguato assemblaggio dell’insieme.

    ha scritto il 

  • 4

    Bassa padana. 1963. Una famiglia modesta che rischia di diventare povera: un papà in lutto per Marylin, un nonno reduce della prima guerra mondiale, un fratello "doppio" - Enrico-di-mattina e Enrico-d ...continua

    Bassa padana. 1963. Una famiglia modesta che rischia di diventare povera: un papà in lutto per Marylin, un nonno reduce della prima guerra mondiale, un fratello "doppio" - Enrico-di-mattina e Enrico-di-pomeriggio, imbranato il primo, "rompicoglioni assoluto" il secondo, una nonna defunta ma con dritto di voto quando si devono prendere decisioni, i polli, le vache, il maiale, una mamma che - come da copione femminile - deve farsi carico di cercare di tenere tutto insieme. Un sogno: la bicicletta blu del costo di 20.000 lire. Un finale ricorrente nelle fiabe della Tugnina: l'uomo nero che si mangia tutti, si tratti di Biancaneve e dei sette nani o della Bella addormentata o di Pinocchio. Gigi ha 10 anni e si muove - a Bagnago - fra strambi personaggi di paese: il Rospo, la Rospa, Luciano, Roberto Amadori, Sergio detto Puzzola, il Capitano, Bagarì, Pes-can, ... (e non vi dico chi fra questi è un adulto, chi un bambino, chi un cane). Con il suo amico Francesco ... e poi con Allegra.
    Un inizio leggero e poi - a segnare l'uscita dall'infanzia - un finale tragico in cui trova spazio anche il Vajont.
    Bello.
    Un inizio leggero, con tanti

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi aspettavo molto da questo libro, regalatomi a seguito consiglio libraio: forse proprio per queste basse aspettative invece l'ho molto amato; pur non inventando niente l'autore fa sorridere per ...continua

    Non mi aspettavo molto da questo libro, regalatomi a seguito consiglio libraio: forse proprio per queste basse aspettative invece l'ho molto amato; pur non inventando niente l'autore fa sorridere per poi virare nelle ultime 50 pagine nel tragico: divertente e triste, ti lascia con un retrogusto amaro. Mi è piaciuto. 7,5

    ha scritto il 

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