L'uomo nero e la bicicletta blu

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

4.1
(330)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806195395 | Isbn-13: 9788806195397 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Mistero & Gialli

Ti piace L'uomo nero e la bicicletta blu?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
L'Uomo Nero e la bicicletta blu ci immerge nell'Italia ancora povera degli anni Sessanta.
In un mondo rurale affollato di figure comiche, di personaggi sgangherati eredi di una lunga tradizione letteraria di irresistibili folli della pianura, di campioni di una secolare civiltà contadina che comincia appena a essere scossa dal mondo moderno, dalle missioni spaziali, dal cinema in technicolor. Il Morto, dato per defunto dopo l'alluvione e ricomparso. La Rospa, decollata sulla rampa d'ingresso di casa a seguito di un'esplosione e atterrata sul tetto del pollaio. La Tugnina, che infila l'Uomo Nero in ogni favola per fargli mangiare tutti...
Ma a Gigi, che ha il dono di trasfigurare il mondo con le sue storie, a Gigi che si nutre di astuzie in un mondo crudo e insieme pieno di magia, toccherà in sorte di capire che l'Uomo Nero non esiste solo nelle fiabe.
Ordina per
  • 3

    ★★★ FORSE ANCHE★★★★

    "Un libro che si legge per tre quarti con il sorriso a fior di labbra. Poi inizia un’altra storia e non sorridiamo più. Abbiamo perso l’innocenza insieme a Gigi."

    "Il fulmine colpisce all’improvviso e ...continua

    "Un libro che si legge per tre quarti con il sorriso a fior di labbra. Poi inizia un’altra storia e non sorridiamo più. Abbiamo perso l’innocenza insieme a Gigi."

    "Il fulmine colpisce all’improvviso e ha durata brevissima, è così che uno rimane fulminato"

    Così terminano le recensioni di (1)"Amapola" e (2)"Anina..."che vi consiglio di leggere.

    Per curiosità o forse masochismo io ho letto il libro: la TOGNINA che concludeva ogni fiaba,favola o racconto.sia a lieto fine o meno con ("Deus ex machina" al negativo) l' uomo nero che immancabilmente divorava qualcuno,sapeva quel che diceva.

    Usare le altrui recensioni è appropriazione indebita?????

    ha scritto il 

  • 4

    Era tanto bello e ho pianto tanto.

    Perche' questa provincia continua a commuovermi, sempre uguale a sè stessa, con le stesse macchiette e le stesse trame paesane, con i matti e i furbi, e le cavedagne ...continua

    Era tanto bello e ho pianto tanto.

    Perche' questa provincia continua a commuovermi, sempre uguale a sè stessa, con le stesse macchiette e le stesse trame paesane, con i matti e i furbi, e le cavedagne e il grano che matura, i nonni saggi e gli amici del cuore. Forse perche' mi commuove un tempo andato che si mitizza, piu' o meno, e forse perche' è andata l'eta' degli undici anni.

    E' quello che Baldini, ottimo raccontatore, ha fatto con questo suo primo testo che leggo: mi ha riportato a quando, bambino, so di essere stato.

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰ buono

    Siamo in un mondo pieno di orrori e pericoli.
    Guerre, bombe, uomini neri veri con mitra e bombe, criminali che sparano per la strada e ogni tanto prendono chi non c’entra, bambini vittime di violenze ...continua

    Siamo in un mondo pieno di orrori e pericoli.
    Guerre, bombe, uomini neri veri con mitra e bombe, criminali che sparano per la strada e ogni tanto prendono chi non c’entra, bambini vittime di violenze famigliari e no, ma mentre un tempo le fiabe cruente avevano lo scopo di mettere sull’avviso i piccoli dei mostri che potevano incontrare, oggi le fiabe sono solo fiabe: niente più abbandoni nel bosco, vecchiette suadenti cuoche di dolciumi, orchi mangiabambini.

    Baldini narra (come già in altri racconti) un’infanzia povera e contadina in una Romagna a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Abitudini, personaggi un po’ spostati, la modernità che striscia, la televisione alla casa del popolo, i mestieri che stanno sparendo, i piccoli desideri. Come quello del protagonista: una bicicletta nuova, blu e cromata che sospettiamo non avrà mai, nonostante i suoi sforzi di guadagnare i soldi da mettere nel salvadanaio e conquistare il sogno.

    La povertà diventa miseria quando il padre non avrà più un lavoro, ma accade qualcosa che fa passare tutto in seconda linea: l’incontro con una nuova compagna di classe, Allegra (figlia del direttore della banca locale, coma la Elena di Nuovo Cinema Paradiso). A poco a poco nasce tra i due l’amore o meglio il sogno di un amore.

    C’è pure un omaggio al racconto nel racconto di Stand by me con la grande vomitata dell’usignolo di Faenza.
    Il libro si legge molto bene, gli episodi di quel 1963 sono divertenti, le astuzie del fratello più piccolo, Enrico, in effetti fanno un po’ prudere le mani, anche perché Enrico-di- mattina o Enrico-di-pomeriggio riesce sempre a venirne fuori.
    Ma i racconti della Tugnina che finiscono sempre con un affamato Uomo Nero mettono sull’avviso il lettore.
    Il quale magari si stufa di tutto l’amarcord in attesa del grand guignol. Sbaglia.
    Il fulmine colpisce all’improvviso e ha durata brevissima, è così che uno rimane fulminato.

    21.10.2015

    ha scritto il 

  • 4

    "Mia madre aveva torto quando diceva che avrei potuto persino dimenticare"

    Come faccio a essere sicuro che era proprio il 1963? Oh, non posso sbagliare, perché di quell’anno non mi sono mai dimenticato, né mi dimenticherò mai. Fu quello in cui ero innamorato di una biciclett ...continua

    Come faccio a essere sicuro che era proprio il 1963? Oh, non posso sbagliare, perché di quell’anno non mi sono mai dimenticato, né mi dimenticherò mai. Fu quello in cui ero innamorato di una bicicletta blu che costava troppo e di una bambina con cui mi pareva di non stare mai abbastanza. L’anno in cui le cose e la mia vita cambiarono, e di molto.
    Di norma le persone non sanno dire qual è stato il momento preciso in cui hanno smesso di essere bambini e sono passati a un'altra età, diversa, più matura e più difficile. Io invece lo so. So che quell'agosto di quarantasette anni fa fu l'ultimo mese della mia infanzia, l'ultimo in cui la spensieratezza e l'ingenuità furono più grandi della dolorosa consapevolezza che dominò poi.

    E così Gigi ci racconta – mese dopo mese – quel 1963, trasportandoci in un piccolo paese della campagna romagnola e attraverso i suoi occhi di bambino di 10 anni conosciamo un microcosmo abitato da personaggi stravaganti, donne, uomini o animali che siano: Enrico-di-mattina, Enrico-di-pomeriggio, Bagarì, Culo parlante, il Capitano, Merdo, il Rospo, la Rospa, la Tugnina, Pess-can, Luciano, il nonno, Allegra… e molti altri ancora; è un mondo semplice e schietto, ma in cui il pregiudizio è sempre in agguato.
    L’Uomo Nero e la bicicletta blu sono la paura e il desiderio, l’incubo e il sogno con cui Gigi dovrà fare i conti, fino a capire che ciò che sembra vicinissimo può sparire da un giorno all’altro, e che la realtà può essere più dura della peggiore immaginazione.
    Un libro che si legge per tre quarti con il sorriso a fior di labbra. Poi inizia un’altra storia e non sorridiamo più. Abbiamo perso l’innocenza insieme a Gigi.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ricordo montagne verdi

    Almeno per me risulta impossibile commentarlo senza ripercorrere passo passo la mia infanzia :-) Lo sento mio perchè vengo da una realtà contadina,con nonna e bisnonni in casa,col bisnonno reduce dell ...continua

    Almeno per me risulta impossibile commentarlo senza ripercorrere passo passo la mia infanzia :-) Lo sento mio perchè vengo da una realtà contadina,con nonna e bisnonni in casa,col bisnonno reduce della I guerra.
    Là siamo nel 63,la mia una decina di anni dopo.
    Avventure e disavventure coi compagni di classe a zonzo pel paese e la campagna.
    E poi Allegra ... Gli eventi separano e si gira il mondo,le relazioni.Si torna al paese là dove è forte quel legame spezzato e lo riprende con quel che ne resta.Relazioni spezzate perchè nessuna forte come quella e fedele al ricordo della prima innamorata?
    I bambini comprendono-forse a modo loro-credo perchè non abbiano la capacità di elucubrare elaborazioni e estremizzano il loro pensiero e le loro emozioni.In fin dei conti,si ritrovano proiettati in problemi adulti contro la loro volontà e fanno purtroppo amara esperienza degli alti e bassi che ci riserva il caso.
    Non un caso,credo,che venga inserito il cambio di lavoro del padre(dal mondo piccolo imprenditoriale dell'allevamento alla busta paga in fabbrica)a indicare un'altra Italia.quella che dopo decenni passa dalla povera vita agricola a quella della incontrollata crescita economica attraverso l'industrializzazione di(parte)del paese.
    E,su Il capitano,una dura accusa al preconcetto.
    Non è un caso che,nel giro di due anni,lo abbia letto ben tre volte.
    E anche questa volta,come fosse la prima:stavolta ho riso meno sui tanti episodi comici ma sentimentalismo invariato sull'episodio finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggero, divertente e commovente.

    Mi è piaciuto molto. Ci sono tanti aspetti in questo libro ambientato in Romagna nel 1963. Il protagonista è un ragazzino di 10/11 anni e il suo sogno di comprare un bici blu. ma scoprirà che non c'è ...continua

    Mi è piaciuto molto. Ci sono tanti aspetti in questo libro ambientato in Romagna nel 1963. Il protagonista è un ragazzino di 10/11 anni e il suo sogno di comprare un bici blu. ma scoprirà che non c'è solo la bici ed i giochi tra ragazzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Infanzia lieta

    Ho un debole per la narrativa "infantile",con poche e semplici frasi spiega meglio quanto critico aspramente nella narrativa per adulti.
    Facciamo finta che "L'uomo nero e la bicicletta blu" sia inoltr ...continua

    Ho un debole per la narrativa "infantile",con poche e semplici frasi spiega meglio quanto critico aspramente nella narrativa per adulti.
    Facciamo finta che "L'uomo nero e la bicicletta blu" sia inoltre il ricordo autobiografico dell'autore che parte da un banale episodio per rimembrare il più bel periodo della sua vita e così facendo mi addolcisce e mi fa ricordare la mia infanzia.
    Un'infanzia lieta nonostante tutto grazie a tante persone e episodi belli&commoventi e quando non lo sono il dolore viene raccontato attraverso la lente deformante del tanto tempo trascorso.
    Racconta di un'altra Italia,quella ancora rurale,non toccata dall'urbanizzazione e dagli effetti del capitalismo.
    Troviamo tutte o tante classiche figure dei nostri paesi.
    Il tutto-meglio ricordarlo-visto,analizzato e raccontato con gli occhi di un bimbo di 10 anni.
    Tanti gli episodi comici,tragicomici e duri(non è un caso quella brutta definizione nel titolo ... Ormai ti domandi che diavolo centri e ... ).
    Ed è proprio disintegrante il finale del libro.
    Una piacevole rilettura affrontata come fosse la prima volta,ridendo prima e con le lacrime poi per una spietata fine dell'infanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    se un libro m fa piangere faccio sempre fatica a giudicarlo subito bello. mi ci vuole tempo affinchè la testa autorizzi quel che la pancia afferra. Dolorosa la storia. Scanzonata, leggera e a tratti d ...continua

    se un libro m fa piangere faccio sempre fatica a giudicarlo subito bello. mi ci vuole tempo affinchè la testa autorizzi quel che la pancia afferra. Dolorosa la storia. Scanzonata, leggera e a tratti disperata l'infanzia e le sue emozioni.

    ha scritto il 

Ordina per