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L'uomo selvatico

Di

Editore: Mondadori

3.6
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8804356510 | Isbn-13: 9788804356516 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

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Descrizione del libro
E' lo Yeti delle nostre montagne: chiamato <<Omeon>> in Valtellina, <<Salvanè!>> nel Trentino, <<Om di Bosch>> nell'Appennino tosco-emiliano, in cento altri modi lungo l'intera penisola, l'Uomo Selvatico è alto, robusto, dalla folta capigliatura e dalla barba ispida e incolta, spesso armato di bastone. Intorno a questo essere dai tratti animaleschi, che vive quasi sempre ai limiti della comunità umana, sono fiorite straordinarie leggende tramandate attraverso i secoli fino ai giorni nostri.
L'autore, antropologo ed etnografo, ha raccolto un ricco materiale che offre l'opportunità di cogliere globalmente, con concreti rimandi alla storia della cultura umana, una figura tradizionalmente entrata a far parte della mitologia popolare.
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  • 3

    Recensione completa su: http://infameosculum.blogspot.it/2012/11/luomo-selvatic…
    "[...] Quello che Centini fa nel suo saggio è raccogliere le caratteristiche dell'Uomo Selvatico dalla tradizione popolare, effettuando una disamina dei motivi per cui il mito del buon s ...continua

    Recensione completa su: http://infameosculum.blogspot.it/2012/11/luomo-selvatico-di-massimo-centini.html
    "[...] Quello che Centini fa nel suo saggio è raccogliere le caratteristiche dell'Uomo Selvatico dalla tradizione popolare, effettuando una disamina dei motivi per cui il mito del buon selvaggio, di una figura che riporti ad un'epoca precedente all'organizzazione sociale in cui il contatto con la natura si è affievolito, sia così preponderante nelle leggende dell'arco alpino (e non solo). Se le considerazioni tratte riguardo questo punto sono sicuramente valide, lascia un po' perplessi il divagare del resto dell'opera, che affianca all'Uomo Selvatico altri personaggi assimilabili, come il lupo mannaro o i giganti. Non che le riflessioni di Centini siano banali, intendiamoci, solo che il tirare in ballo i berserkir, la Caccia Selvaggia, la processione dei morti e mille altri topoi folclorici che hanno solo deboli connessioni con la figura che dà il titolo all'opera priva il saggio di un preciso punto focale, con la conseguenza che spesso e volentieri ci si chiede da dove si sia partiti e dove si voglia arrivare."

    ha scritto il