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L'uomo senza casa

Di

Editore: Guanda

3.5
(120)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8860881099 | Isbn-13: 9788860881090 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
La Svizzera è un posto misterioso. Sembra un luogo lindo e tranquillo, ma sotto la superficie strisciano inganni, delitti e soldi, tanti soldi, che magicamente volano nelle banche. Tra i misteri elvetici si aggira anche Elia Contini, un investigatore privato che lavora a Lugano, sul lago, in mezzo agli intrighi della politica e della finanza, ma che ogni sera se ne torna a casa in un villaggio di montagna, dove gli piace osservare le volpi che abitano nel bosco. Una vita che scorre più o meno uguale, finché un giorno è costretto a scontrarsi con un mistero che lo riguarda da vicino: quello di un paese sommerso dall'acqua per la costruzione di una diga. Il paese nel quale era cresciuto. Da allora molte cose sono cambiate. Però c'è chi ancora non ha dimenticato: qualcuno che vuole tornare indietro, vuole rivedere i volti del passato, e per farlo è disposto a uccidere. Tra gli squali dell'alta finanza, in un Canton Ticino addormentato dalla neve, toccherà proprio a Contini dipanare il mistero. Combattendo fino all'ultimo per salvare se stesso e tutto ciò che ama. Una vicenda piena di suspense e colpi di scena, ma con un'atmosfera tutta ticinese, fatta di silenzi e di allusioni, in quel microcosmo multiforme e dagli insospettabili segreti che è la Svizzera italiana.
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  • 5

    partito piano, poi non riuscivo a lasciarlo sul comodino

    I posti in cui ambienta la storia Fazioli li conosco, anche se non benissimo, ma a sufficienza per immaginare i personaggi nel loro ambiente. Poi le immagini della tempesta di neve finale si sovrapponevano a quelle delle tempeste di neve viste in questi giorni. Sicuramente entrambi i fattori mi h ...continua

    I posti in cui ambienta la storia Fazioli li conosco, anche se non benissimo, ma a sufficienza per immaginare i personaggi nel loro ambiente. Poi le immagini della tempesta di neve finale si sovrapponevano a quelle delle tempeste di neve viste in questi giorni. Sicuramente entrambi i fattori mi hanno aiutata ad immergermi in pieno nella storia, che mi ha appassionata moltissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Gialli davanti al camino - 11 dic 11

    Come si può classificare un autore che scrive in italiano ma è di Bellinzona, cioè un puro prodotto ticinese? Si deve parlare di letteratura italiana? O di letteratura svizzera? Ed a proposito, esiste una letteratura svizzera? Dopo questa onesta parata di domande senza risposte, veniamo al giovan ...continua

    Come si può classificare un autore che scrive in italiano ma è di Bellinzona, cioè un puro prodotto ticinese? Si deve parlare di letteratura italiana? O di letteratura svizzera? Ed a proposito, esiste una letteratura svizzera? Dopo questa onesta parata di domande senza risposte, veniamo al giovane Fazioni (il trentatreenne ticinese appunto). Non so dove avevo sentito parlare di lui (qualche rivista che devo aver “archiviato” nel frattempo) e quando ho visto il tascabile Guanda mi sono affrettato a prenderlo (anche se non a leggerlo). Devo dire che mi ha fatto una buona impressione (e si vede che avere Biondillo come editor è una buona cosa), anche se all’inizio il romanzo non riusciva a decollare. La storia, tipicamente svizzera, ruota intorno a riciclaggio di soldi ed investimenti lucrosi, anche se lo spunto è la costruzione prima e l’ampliamento poi di una diga. Che come tutte le dighe, sommerge terre ed in questo caso anche case. Ma quando si fa la prima volta, venti anni addietro, le istanze ecologistiche ed ambientalistiche sono ancora di là da venire. Fatta la diga, sommersa la contrada di Malvaglia. Nel presente, a causa dell’ampliamento della stessa, si riscatenano le polemiche. Ma questa volta i fautori della diga cominciano a morire. Certo, c’erano state due persone scomparse anche venti anni prima, ma nessuna vi aveva dato peso. Ora invece, si scatena il giallo. E tutto si va incentrando sul personaggio principale, lo stralunato Elia Contini (anche i nomi dei personaggi sono molto … ticinesi). Che di mestiere fa l’investigatore privato, ma che soprattutto è un solitario ed un po’ strano personaggio. Innanzi tutto, una delle due persone scomparse anni addietro è proprio il padre di Elia. E si mormora che sia fuggito con il Martignani e soldi vari. Contini ha anche uno strano rapporto con Francesca, ma che non va né avanti né indietro, dato che lui il più delle volte tace. O parla fuori tempo, come tutte le persone che, rimuginando fatti e parole, a volte escono con frasi stonate. E che diventa amico del giovane avvocato Chico Malfanti, un ventisettenne in cerca disperata di compagnia femminile che non trova. E che si trova praticamente sempre sul luogo dei delitti subito dopo che vengono commessi. Completano l’arena dei personaggi attivi il faccendiere Finzi, socio a suo tempo del Martignani. Il giovane Tommi Porta, coetaneo di Elia e suo vecchio compagno di giochi. E l’avvocato Calgari, il difensore dei ricorrenti contro la costruzione della diga. Dicevo all’inizio che la storia sembrava non decollare, perché sappiamo subito chi è l’assassino del sindaco. E sembra che questo incanali tutta la storia nella direzione di un giallo psicologico per scoprire la natura dei comportamenti umani. Poi ci sono una serie di svolte, che non narrerò, che invece riportano tutto verso un giallo classico. E di buona fattura. Con tentativi di chiudere i cerchi prima del tempo, ed una soluzione finale che seppur ipotizzabile è ben costruita e gestita dal nostro autore. Che intanto, tra un cadavere e l’altro, trova il tempo di farci immergere nella realtà della Svizzera italiana, tra Bellinzona e Lugano, tra il carnevale di città e la ricerca delle volpi in montagna. E di farci intravedere anche qualche profilo svizzero. L’amante introverso dei mondi solitari. I transfrontalieri per studio che si laureano a Milano. Insomma, una bella situazione, ben descritta e ben portata avanti. Un autore che cercherò di seguire in altre prove, che mi pare lo meriti. Anche perché, il triste Contini ogni tanto sente musica, ed è una musica triste ma interessante (da Jacques Brel a Georges Brassens). Bravo Elia!

    ha scritto il 

  • 1

    Non mi prenderei nemmeno la briga di recensirlo, se non fosse che il roboante strillo in copertina grida vendetta (soprattutto da parte del mio portafoglio).
    Lo strillo recita: "E' nato un nuovo, autentico narratore del giallo italiano. Ma è svizzero e bla bla bla".
    Allora, voi che cosa vi aspe ...continua

    Non mi prenderei nemmeno la briga di recensirlo, se non fosse che il roboante strillo in copertina grida vendetta (soprattutto da parte del mio portafoglio). Lo strillo recita: "E' nato un nuovo, autentico narratore del giallo italiano. Ma è svizzero e bla bla bla". Allora, voi che cosa vi aspettereste? Diciamo Camilleri con più nebbia? (sempre stando nel commerciale eh, qui non è che si pretende alta letteratura). Oppure, minimo minimo, Scerbanenco meno milanese. Invece, purtroppone, si tratta della stessa sbobba rifritta di sempre: investigatore solitario problematico tipo Humprey Bogart che cioè, c'ha problemi che risalgono all'infanzia e finisce per essere sospettato di omicidio (ma dai! pensa che non mi era mai ma proprio mai successo di imbattermi in un libro-film-telefilm-spettacolodaquattrosoldi in cui il protagonista viene sospettato di un crimine e deve fare di tutto per uscirne! che nuovo e autentico narratore del giallo italiano!), la trama è ridicolmente incasinata (forse dovrei dire confusa), l'alter ego del protagonista è del tutto fuori di cucuzza e soprattutto incapace, chessò, di alzare il telefono o di incontrare il protagonista (di cui non è compagno di canasta, no amici, bensì il presunto complice pluriomicida) per chiarire giusto due cosine tipo l'accoppamento di innocenti non concordati; il vero assassino è ridicolo e inverosimile e il crescendo drammatico nella neve, lasciatemelo dire, da harakiri letterario. Allora tu dici: però lo stile. Ecco, appunto, lasciamo stare. Ora io vorrei dire al signor Biondillo, che ha firmato lo strillo di cui sopra: quanto ti hanno pagato? E soprattutto, che ne dici di rimborsare?

    ha scritto il 

  • 5

    Il secondo essai dello scrittore ticinese è un gioiellino. Le cinque stelle sono completamente meritate: in questo capitolo della saga continiana, il nostro protagonista si trova sospettato di omicidio e deve in ogni modo scagionarsi. Allo stesso tempo l'ombra del suo passato - che ci perm ...continua

    Il secondo essai dello scrittore ticinese è un gioiellino. Le cinque stelle sono completamente meritate: in questo capitolo della saga continiana, il nostro protagonista si trova sospettato di omicidio e deve in ogni modo scagionarsi. Allo stesso tempo l'ombra del suo passato - che ci permette di capire molto di più di questo personaggio di quanto non avessimo potuto capire nel primo tomo - incombe: così ci si trova in uno slalom vorticante tra Malvaglia, Corvesco e Villa Luganese... uno scrittore in costante crescita.

    ha scritto il 

  • 4

    non si nasce in una città di frontiera senza poi elaborare qualche complicato sentimento per quelli "di là". Compenso la cattiva coscienza del campanile leggendo con grande interesse quello che gli svizzeri scrivono, ma il primo libro di Fazioli (Come rapinare una banca svizzera) mi aveva ...continua

    non si nasce in una città di frontiera senza poi elaborare qualche complicato sentimento per quelli "di là". Compenso la cattiva coscienza del campanile leggendo con grande interesse quello che gli svizzeri scrivono, ma il primo libro di Fazioli (Come rapinare una banca svizzera) mi aveva deluso. La seconda chance è quella buona. Anche se a metà del libro si indovina come andrà a finire la tensione del giallo non è troppo compromessa e il racconto tiene. La Svizzera urbana e "cattiva" è un po' scontata ma qua è la si sente ancora qualche traccia della "malvagità" agreste del buon sergente Studer. Ottimo svago

    ha scritto il