L'uomo senza inconscio

Figure della nuova clinica psicoanalitica

Di

Editore: Raffaello Cortina

4.3
(37)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860303028 | Isbn-13: 9788860303028 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Salute, Mente e Corpo , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
L'autore ripensa in modo originale le più diffuse psicopatologie del disagio contemporaneo della civiltà: anoressie, bulimie, obesità, tossicomanie, depressioni, attacchi di panico, somatizzazioni. La sua tesi è che in tutte queste nuove forme del sintomo il soggetto dell'inconscio, cioè il soggetto del desiderio, non sia più il protagonista della scena. Piuttosto, al centro della nuova clinica è la difficoltà soggettiva di accedere al desiderio, è l'assenza, lo spegnimento, la morte del desiderio. Prevalgono l'apatia, l'indifferenza, il vuoto, la fatica di esistere. In questo senso la nuova clinica è una clinica dell'antiamore, una clinica che non è più centrata, come accadeva in quella classica della nevrosi, sulle vicissitudini della vita amorosa: il soggetto ipermoderno appare come un soggetto smarrito, senza centro, dominato dalla spinta compulsiva a un godimento solitario (narcisistico e cinico) che esclude lo scambio simbolico con l'Altro.
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  • 0

    Al contrario di altri libri più brevi di Recalcati, questo ha un impianto teorico abbastanza rilevante e non si concentra in modo verticale su un solo tema. La parte introduttiva è molto interessante, ...continua

    Al contrario di altri libri più brevi di Recalcati, questo ha un impianto teorico abbastanza rilevante e non si concentra in modo verticale su un solo tema. La parte introduttiva è molto interessante, accessibile e piena di spunti interessanti per interpretare la realtà contemporanea alla luce di diversi tipi di patologie, tra la dissociazione e l'allontanamento dal mondo. la seconda parte del libro è un pochino più tecnica (le parti più legate alle teorie di Lacan sono difficiline...) e soffre anche dell'effetto patchwork: si vede che alcuni capitoli sono estratti pari pari da altre pubblicazioni. In complesso un libro molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato particolarmente complicata la prima parte e quella sulla paranoia, mentre il corpo centrale del testo scorre più scorrevole. tutt'altro che facile, sebbene la chiarezza espositiva di Recalc ...continua

    Ho trovato particolarmente complicata la prima parte e quella sulla paranoia, mentre il corpo centrale del testo scorre più scorrevole. tutt'altro che facile, sebbene la chiarezza espositiva di Recalcati renda la lettura (quasi) sempre agevole.
    illuminante la parte sull'approccio clinico ai nuovi sintomi.

    ha scritto il 

  • 5

    Squarci a volontà

    Per me - che in psicanalisi sono aurea analfabeta, da Freud a Lacan, da sintomo a Padre a tutto il resto - una lettura entusiasmante di cui ho apprezzato tutto: cosa si dice, come lo si dice e anche p ...continua

    Per me - che in psicanalisi sono aurea analfabeta, da Freud a Lacan, da sintomo a Padre a tutto il resto - una lettura entusiasmante di cui ho apprezzato tutto: cosa si dice, come lo si dice e anche perché lo si dice. Squarci di luce su interi pezzi di esperienze interiori e non. Ansia di leggere altro, capire altro, riconsiderare altro. Sconforto radicale per essere meno che agli inizi.

    Prona all’ignoranza di cui sopra, cedo doverosamente la parola a questa recensione, che ho trovato chairissima: http://www.sinistrainrete.info/teoria/1274-eleonora-de-conciliis-massimo-recalcati-luomo-senza-inconscio

    Prima o poi, non perdetevelo (io ve l’avevo detto).

    ha scritto il 

  • 5

    Il silenzio dell’inconscio, il silenzio dell’essere

    Un testo su linguaggio e silenzio, significato e insignificanza, soggetto e sua tragica mancanza; questo l’Uomo senza inconscio di Massimo Recalcati.
    Nell’epoca ipertecnologica nella quale viviamo, ch ...continua

    Un testo su linguaggio e silenzio, significato e insignificanza, soggetto e sua tragica mancanza; questo l’Uomo senza inconscio di Massimo Recalcati.
    Nell’epoca ipertecnologica nella quale viviamo, che rischia di diventare nient’altro che un tecnicismo (meglio sarebbe dire meccanismo), Recalcati rivisita la psicopatologia della nevrosi, dichiarandone la scomparsa. La sua dichiarazione di perdita di un soggetto dell’inconscio può lasciare perplessi. Siamo infatti abituati a identificare il soggetto con la coscienza e a chiamarlo, inequivocabilmente “io”. Tuttavia non è così. L’inconscio è infatti un soggetto che esprime e che, attraverso il linguaggio del sintomo, proposto dal ritorno del rimosso, pone ricerche di significati che la coscienza, se ascolta, dovrebbe attribuire. Oggi non più. Nella ricerca compulsiva di soddisfazioni letterali demandate al mondo inanimato e muto delle cose, che il capitalismo perversamente ripropone per mantenere in vita il suo sistema aberrante, la domanda a essere che il soggetto dell’inconscio (e non) propone, cade in una trappola luminosa, luminescente, ma non illuminante, nella quale si sperde. L’inconscio, allora, non è più un luogo del linguaggio e torna a essere semplicemente Es, meccanica pulsionale ripetitiva e cieca che tende a un godimento fine a se stesso e senza senso, in cui non esiste spazio di riflessione.
    Se la nevrosi, attraverso l’opera del rimosso, è condizione umana capace di parlare, la perdita di quel linguaggio, reso muto dalla cecità meccanicistica dell’Es desiderante, consegna l’uomo alla psicosi, espressione di caos indifferenziato in cui il soggetto smarrisce il senso di se stesso, riducendosi a “fatto” incapace di parlare. Non più linguaggio, dunque; questo afferma Recalcati. Solo passaggio all’atto e alla sua insignificanza, nella ripetizione di un godimento che non dice.
    Al di là del testo, non è difficile riconoscerne gli effetti nella nostra inammissibile quotidianeità. Se la politica e le istituzioni non esprimono che urla rabbiose e indifferenziate, se le grida disarticolate di chi muore nell’ennesimo atto di violenza cui la cronaca ci ha tragicamente abituato, con effetto di anestetico disarmante, l’epoca in cui viviamo è soltanto espressione di silenzio. E neppure quello trova ascolto.

    ha scritto il 

  • 4

    La clinica dei cosiddetti "nuovi sintomi", come abbiamo ampiamente visto, è una clinica che sembra configurarsi come una clinica al di là del principio di desiderio, irriducibile alla clinica del sogg ...continua

    La clinica dei cosiddetti "nuovi sintomi", come abbiamo ampiamente visto, è una clinica che sembra configurarsi come una clinica al di là del principio di desiderio, irriducibile alla clinica del soggetto diviso, una clinica in assenza di soggetto dell'inconscio. Nell'epoca ipermoderna il discorso del capitalista, nella sua promozione assillante dell'oggetto-gadget come soluzione illusoria della "mancanza a essere" che abita il soggetto, e il discorso della scienza nella sua promozione del sapere specialistico come soluzione asettico-pragmatica del problema della verità, realizzano una tendenziale cancellazione del soggetto dell'inconscio. I nuovi sintomi si configurano come un effetto particolare di questo movimento avverso all'inconscio essendo essi stessi dei prodotti specifici del discorso del capitalista nel suo intreccio spettrale col discorso della scienza.

    M. R.

    ha scritto il 

  • 4

    Clinica del vuoto ed eclissi del desiderio

    Il padre è evaporato. Era ora, verrebbe voglia di dire. Invece no! Nello scenario edipico tutto funzionava alla perfezione. Il desiderio (l'inconscio), che è desiderio dell'altro, si rapportava difatt ...continua

    Il padre è evaporato. Era ora, verrebbe voglia di dire. Invece no! Nello scenario edipico tutto funzionava alla perfezione. Il desiderio (l'inconscio), che è desiderio dell'altro, si rapportava difatti con il principio di realtà, e le sue soddisfazioni le trovava solo mediando e rinunciando: il padre (la Legge) incombeva e castrava. Nascevano così la civiltà e, contestualmente, il disagio della civiltà. Le malattie, dentro questo scenario, erano sintomi di questo disagio: ma la terapia psicoanalitica attivava il soggetto perchè rimuovesse il non detto ( o il detto in modo criptico come il sogno, il lapsus, ecc.) e lo facesse parlare.
    Lo sviluppo della civiltà in chiave postmoderna ha cambiato lo scenario: i sintomi non parlano, non lasciano segni se non di lacerazioni irrimediabili o di identità obese. Anoressia, bulimia, tossicodipendenze, depressioni, sono figure della nuova clinica del vuoto: nel nuovo orizzonte l'es, senza inconscio, senza desiderio, senza rapporto con l'altro, mai minacciato di castrazione ( perchè il padre o non c'è o ha il volto suadente della pubblicità consumistica) è sostanzialmente godimento compulsivo, coazione a ripetere, istinto di morte, identificazione irriflessiva con gli oggetti della società del benessere oppure autoidentificazione chiusa al mondo. Non c'è scampo, anche per la terapia: che ora è senza sintomi, senza significanti, senza tracce, alla deriva ...

    ha scritto il