L'uomo senza qualità

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1086)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 115 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806032895 | Isbn-13: 9788806032890 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Anita Rho ; Contributi: Casare Cases

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Gli struzzi ; 26. Edizione in 2 voll. con paginazione complessiva.L'uomo senza qualità", l'opera cui Robert Musil lavorò praticamente tutta la vita, è una delle maggiori costruzioni letterarie che il Novecento ci abbia dato, un "torso" colossale da mettere accanto all'"Ulysses" di Joyce e alla "Ricerca del tempo perduto" di Proust.Come scrisse Thomas Mann, "questo scintillante libro, che sta in audace equilibrio tra il saggio e la commedia, grazie a Dio non è un romanzo: non lo è più nel senso in cui Goethe disse che tutto ciò che nel suo genere è compiuto deve necessariamente uscire dal suo genere e diventare qualcosa di non paragonabile".L'azione si svolge a Vienna nel 1913-14. L'"uomo senza qualità" è Ulrich, eletto segretario di un comitato che vuole organizzare le celebrazioni del giubileo di Francesco Giuseppe: in realtà di qualità ne ha molte, ma è vittima di un'intelligenza affascinata dall'esattezza scientifica e dall'infinita indeterminatezza della realtà, e dissolve ogni decisione in lucida ironia. Attorno a lui, l'alta società viennese, raffinata, capricciosa, illusa della propria potenza: dame facilmente sedotte e seduttrici, alti funzionari, finanzieri internazionali, generali, artisti; e da ultimo la sorella di Ulrich, Agathe. Ognuno di essi è parte del gioco che Musil scompone e ricompone con vertiginosa intelligenza.Questa edizione si avvale di un saggio introduttivo di Cesare Cases, che guida il lettore ai "segreti" di quest'opera affascinante.
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  • 0

    attività compulsiva lettura

    mi è stata appena diagnosticata dal mio medico, mi ha prescritto un po' di Musil per dormire, dice che fa miracoli (non più di venti gocce al giorno però).

    Fortuna che da domani avrò un sacco da fare ...continua

    mi è stata appena diagnosticata dal mio medico, mi ha prescritto un po' di Musil per dormire, dice che fa miracoli (non più di venti gocce al giorno però).

    Fortuna che da domani avrò un sacco da fare al lavoro

    ha scritto il 

  • 4

    -Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede ...continua

    -Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è.
    -L'abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v'entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti;
    -Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio.
    -La probabilità di apprendere dal giornale una vicenda straordinaria è molto maggiore di quella di viverla personalmente; in altre parole, oggi l'essenziale accade nell'astratto, e l'irrilevante accade nella realtà.
    -Certi interrogativi sono stati tolti dal cuore degli uomini. Per i pensieri sublimi hanno creato qualcosa come degli stabilimenti di pollicoltura, che si chiamano letteratura, filosofia o teologia, e là i pensieri si riproducono a modo loro, senza controllo, il che va benissimo perché con una tale proliferazione nessuno si rimprovera più di non occuparsene personalmente.
    -Se per varie circostanze storiche non fosse sorto a tempo opportuno un sistema burocratico religioso con funzione politica, oggi della fede cristiana non rimarrebbe neanche la traccia.
    -Un uomo senza qualità non dice di no alla vita, dice "non ancora!" e si risparmia.
    -Quel segreto consiste nel fatto che non è lecito permettersi tutto. Un'epoca in cui tutto è permesso ha sempre reso infelici coloro che vivevano in essa. Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa. La felicità senza limiti non esiste. Non v'è grande felicità senza grandi divieti. Anche negli affari non si può correr dietro a qualunque profitto, se no non si approda a nulla. Il confine costituisce l'arcano del fenomeno, il segreto della forza, della fortuna, della fede e del problema di sostenersi, uomo microscopico, nell'universo sconfinato.
    -I migliori e più evidenti successi dell'intelletto umano si sono avuti quasi solo quando esso sta alla lontana da Dio. Ma il pensiero che lo tentava disse: "E se questa libertà da Dio non fosse altro che la via moderna verso Dio?"
    -Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?
    -La morale è coordinare ogni stato momentaneo della nostra vita con uno stato durevole!

    ha scritto il 

  • 3

    Rimasto incompiuto, è un singolare romanzo dai tratti storico-filosofici sulla decadenza dell'Austria che fu e sulle vane pretese di resuscitarne lo splendore. Musil ci sta dentro nei panni di Ulrich, ...continua

    Rimasto incompiuto, è un singolare romanzo dai tratti storico-filosofici sulla decadenza dell'Austria che fu e sulle vane pretese di resuscitarne lo splendore. Musil ci sta dentro nei panni di Ulrich, intellettuale scettico e disincantato fin dall'inizio, incuriosito soprattutto dalla fauna che abita questa idea fuori tempo massimo: nobildonne annoiate e generali sospettosi, aristocratici furbetti e borghesi col senso degli affari. Infarcito di riflessioni profonde e autoanalisi lucidissima di una società che invecchia male, tra nostalgia e paura, il racconto finisce spesso in una zona morta che non è più romanzo e non è ancora saggio: di qui le mie perplessità.
    Detto questo, non è certo una lettura inutile: scritto con rara sottigliezza (a volte perfino troppa), sprigiona una buona dose d'ironia superiore, osservazioni acutissime di vario genere (tipi sociali, psicologia maschile e femminile) e soprattutto restituisce il disagio e il tormento vissuto dall'uomo in grado di capire tutto senza potere, o volere, fare niente. Quasi un elogio della vanità di ogni impresa.
    In questo, che l'autore ne sia consapevole o meno, rimane un testo di valore.

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sono vari modi per leggere questo libro: 1) lo leggi più volte senza soluzione di continuità, sperando che nel corso dell’operazione si creino miracolosamente quei collegamenti sinaptici necessari ...continua

    Ci sono vari modi per leggere questo libro: 1) lo leggi più volte senza soluzione di continuità, sperando che nel corso dell’operazione si creino miracolosamente quei collegamenti sinaptici necessari per illuminare le oscurità dei periodi musiliani più ostici.
    2) Adotti l’approccio con cui si affrontano a scuola i testi di filosofia, sottolineando, chiosando, rileggendo ogni pagina e riflettendo dolorosamente su ogni termine e su ogni digressione falsamente esemplificativa che l’autore ti offre in soccorso.
    3) fai precedere la lettura del tomo da un corso propedeutico sulla storia del pensiero occidentale da Platone ad Heidegger, magari intervallandola con letture a piacere su esperienze mistiche e vite dei santi.
    Ritenendo, nel mio specifico caso, nessuno di questi metodi infallibile né fattibile, ho scelto una quarta via a Musil : quella che, per prendere a prestito un modo di dire assai triviale quanto comune nella mia regione potrei definire “lettura a bischero sciolto”.
    L’effetto collaterale più severo di questo approccio è quello di non poter commentare il libro e la sua visione d’insieme, senza banalizzarlo crassamente, ragion per la quale mi limiterò a sottolineare certe particolarità del libro che mi hanno colpito rinunciando al tentativo di fornirne una sintesi esauriente.
    E allora iniziamo dalla fine, anche se fine non c’è: l’incompiutezza certo non voluta ma solo accidentale di questo stranissimo capolavoro ne è forse l’unico epilogo coerente; questo perché Ulrich, il protagonista di questa storia narrativamente profonda e dettagliata nel delineare la psicologia dei personaggi, ma rimasta ad uno stato embrionale per lasciare libero sfogo a riflessioni tanto accurate e sistematizzate quanto fluttuanti e nebulizzate nell’indefinito, è, prima ancora che uomo senza qualità, l’uomo delle infinite possibilità e si snaturerebbe se solo se ne scegliesse una.
    Storicamente una fine in realtà ci sarebbe, e lo stesso Musil l’aveva, pare, ipotizzata: quello stesso scoppio della prima guerra mondiale che scompagina gli equilibri di altri capolavori più o meno coevi al nostro: basti citare “La marcia di Radetsky “ di Joseph Roth o “La montagna incantata” di Mann. Però sospetto anche che la misera storia umana della quale Ulrich ama spesso discettare, fatta di un susseguirsi incoerente di idee dominanti, stili e morali che finiscono per essere rinnegati e capovolti in un folle girotondo che non porta mai a nessun progresso reale, fosse per l’autore ben banale cosa da tirare in ballo a suggello della sua opera, e infatti, a quanto mi risulta, del capitale evento bellico non troviamo traccia neppure nei” frammenti sparsi” pubblicati postumi.
    Tutta la vicenda, se così la possiamo definire, è ambientata comunque fra il 1913 e i primi mesi del 1914 a Vienna. Il nucleo centrale della trama è la celebre “azione parallela”, sorta di organizzazione patrocinata dall' iperconservatore conte Leinsdorf, nata allo scopo di individuare un’idea portante dello spirito austriaco in vista dei festeggiamenti del 1918 per il settantesimo anno di regno di Francesco Giuseppe - e qui, vista la piega presa dagli eventi, l'umorismo di Musil si fa decisamente sardonico-
    Tutte le riunioni si svolgono nella dimora della statuaria e fervente idealista Diotima, inappagata moglie del ligio burocrate imperiale Tuzzi, segretario generale è lo stesso Ulrich in virtù dei buoni uffici del padre giurista e della “cuginanza” con la padrona di casa. Tutta quanta l’organizzazione è in certo modo l’allegoria della struttura politico-sociale del moribondo impero, con la sua capillare ed efficiente burocrazia paralizzata in un circolo vizioso di istanze perennemente archiviate, vittima delle contraddizioni dell'imperial regio governo. E così, mentre instancabilmente si procede a definire linee guida sui criteri di selezione dei partecipanti all'importante consesso o sulle competenze umane atte a far scaturire l’ecumenica idea che farà dell’Austria il faro morale del mondo, tutte le affollate adunanze si risolvono perennemente in un nulla di fatto: l’Azione parallela diviene un’autentica celebrazione dell’inazione. In tutto questo aulico e inconcludente scenario su cui si muove il fior fiore dell’ élite intellettuale, militare, aristocratica del paese, si dispiegano in maniera francamente invasiva le riflessioni filosofeggianti di Ulrich e i suoi dialoghi – che mai prescindono dai massimi sistemi – con i vari personaggi del romanzo, dal magnate tuttologo Arnheim che cerca di conciliare l’anima con l’industria siderurgica, alle sue varie amanti o aspiranti tali, figure femminili nette, estreme e fuori dai canoni tradizionali sebbene tutte dotate del carattere ambivalente che caratterizza il romanzo nel suo insieme. Menzionarle sia pur brevemente tutte sarebbe per me un’incombenza improba e fuori misura, mi limiterò pertanto a ricordare quella che mi ha ispirato maggiore antipatia: la nietzscheana Clarisse, moglie di Walter l’amico di gioventù di Ulrich. Questa titanessa criptica nell’esprimersi e folle negli atteggiamenti da aspirante salvatrice dell’umanità, pensava di sposare un genio e si è trovata fra le mani un’artista dilettante; reagisce quindi dapprima concupendo senza successo l’inafferrabile Ulrich, poi cercando di giocare il ruolo di “ninfa Egeria” con il vate filosofante Meingast, che tenta di coinvolgere in una sorta di ménage à trois che mi sembra tanto la parodia del celebre triangolo intellettuale Nietzche-Salomé- Rée.
    Ma…da Ulrich sono partita e all’ Ulrich –pensiero torniamo. Quest’uomo è un matematico di professione, per quanto disilluso, e suo giovanile ideale è stato quello di applicare “l’esattezza” con cui procede la ricerca scientifica, anche al campo della morale e dei sentimenti.Suo modello è lo scienziato che si muove sul terreno dell’ipotesi, dell’esperimento, della verifica e procede in genere avvalendosi del metodo induttivo. Evoluzione naturale di questo atteggiamento di Ulrich è l’approdo al “saggismo”, ovvero esaminare ogni oggetto della conoscenza in tutti i suoi connotati particolari e individuarne le specifiche, senza tentare di darne un’interpretazione globale e onnicomprensiva che porterebbe a immobilizzare e incenerire lo stesso oggetto in concetto. L’uomo di scienza opera liberamente e spregiudicatamente e a lui sono estranei gli assunti apodittici della morale tradizionale. A questo punto però Ulrich non si accontenta e va oltre: l’uomo moderno nell'ambito della sua professione possiede già il fine di muoversi usando le regole dell’esattezza e del metodo scientifico, ma nella sua dimensione privata rimane un essere indeterminato e lascia la cura dell’interiorità a donne, preti, medici e fattucchiere. Applicando il "saggismo" anche al mondo dei sentimenti, con un incredibile volo pindarico si approda nel territorio dell’amore assoluto, quello che lui chiama “amore serafico”, il quale, avendo come catalizzatore la persona amata, porta a inglobare in sé stesso ogni altra persona o oggetto che ne venga toccato in una sorta di disintegrazione dell’io in un altruismo assoluto e universale dove ognuno dei sensi si annulla in quella che è un’autentica esperienza mistica. Passare dalla logica scientifica all'anima è il triplo salto mortale cui tendono le aspirazioni di Ulrich, e l’incontro con Agathe, la sorella ritrovata e subito riconosciuta come anima gemella lo porterà a tentare questa via. Ma nell’Uomo senza qualità, summa filosofica della spiritualità umana alla vigilia della prima guerra mondiale, non vi è nulla di sicuro e mentre ogni certezza del passato è ormai anacronistica, ogni nuova presa di posizione sul reale si relativizza e si polverizza in una miriade di istanze che costituiranno un buon concime per gli orrori della storia che verrà.

    ha scritto il 

  • 4

    Non facilissimo

    Quattro stelline solo perché non di facile lettura e rimasto, purtroppo incompleto. Per il resto un grande classico, soprattutto per i nostalgici dell'impero Asburgico, come me

    ha scritto il 

  • 3

    l'immensità ( e senza conclusione )

    Ancora non ci credo: dopo due anni l'ho finito. Non ci ho mai messo tanto a leggere un libro.
    Ripresa e abbandonata tra un libro e un altro quest'opera è l'immensa immensità della letteratura, della p ...continua

    Ancora non ci credo: dopo due anni l'ho finito. Non ci ho mai messo tanto a leggere un libro.
    Ripresa e abbandonata tra un libro e un altro quest'opera è l'immensa immensità della letteratura, della politica, della filosofia e dell'amore dello scrivere. Più di 1100 fitte pagine di discorsi sul tutto e sul nulla, di persone che ne incontrano altre e che durante la lettura cominciano a diventare tutte uguali. I protagonisti sono pochi, ma nei lunghi periodi tra la lettura di un capitolo e l'altro ogni ripresa aveva cancellato qualche dettaglio della storia del singolo.
    Nel complesso mi ha dato l'idea di un libro molto bello e profondo che cercasse di spiegarmi tante idee belle e profonde, ma io, poco pratica di filosofia e armata solo di curiosità, mi sono sentita per quasi tutta la lettura come una bimba di 5 anni che pone una domanda al vecchio nonno e lui attacca con qualche storiona dei tempi della guerra, così che la bimba fa per un po' di sì con la testa ma poi l'attenzione va calando e si addormenta.
    Me ne vergogno, ma sono andata a leggere su Wikipedia la trama perché, in tutto questo filosofeggiare, davvero non l'ho capita. E pare che una trama ci sia.
    Una sfida pesantissima e ne sono uscita sconfitta. La filosofia non fa per me, ma comunque tanti complimenti all'autore e a chi definisce quest'opera un capolavoro per averla non solo letta, ma anche capita.

    ha scritto il 

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