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L'uomo senza qualità

Di

Editore: Einaudi

4.3
(999)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 115 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806032895 | Isbn-13: 9788806032890 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Anita Rho ; Contributi: Casare Cases

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Gli struzzi ; 26. Edizione in 2 voll. con paginazione complessiva.

L'uomo senza qualità", l'opera cui Robert Musil lavorò praticamente tutta la vita, è una delle maggiori costruzioni letterarie che il Novecento ci abbia dato, un "torso" colossale da mettere accanto all'"Ulysses" di Joyce e alla "Ricerca del tempo perduto" di Proust.
Come scrisse Thomas Mann, "questo scintillante libro, che sta in audace equilibrio tra il saggio e la commedia, grazie a Dio non è un romanzo: non lo è più nel senso in cui Goethe disse che tutto ciò che nel suo genere è compiuto deve necessariamente uscire dal suo genere e diventare qualcosa di non paragonabile".
L'azione si svolge a Vienna nel 1913-14. L'"uomo senza qualità" è Ulrich, eletto segretario di un comitato che vuole organizzare le celebrazioni del giubileo di Francesco Giuseppe: in realtà di qualità ne ha molte, ma è vittima di un'intelligenza affascinata dall'esattezza scientifica e dall'infinita indeterminatezza della realtà, e dissolve ogni decisione in lucida ironia. Attorno a lui, l'alta società viennese, raffinata, capricciosa, illusa della propria potenza: dame facilmente sedotte e seduttrici, alti funzionari, finanzieri internazionali, generali, artisti; e da ultimo la sorella di Ulrich, Agathe. Ognuno di essi è parte del gioco che Musil scompone e ricompone con vertiginosa intelligenza.
Questa edizione si avvale di un saggio introduttivo di Cesare Cases, che guida il lettore ai "segreti" di quest'opera affascinante.
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  • 5

    Non solo Ulrich ma tutti coloro che lo circondano sono uomini e donne senza qualità. Superficiali e guidati dalle mode, o viventi in siderali lontananze dal mondo e da se stessi.
    Non è un caso che l'unico amore che il protagonista riconosce come vero, possibile e definitivo è quello incestuoso ...continua

    Non solo Ulrich ma tutti coloro che lo circondano sono uomini e donne senza qualità. Superficiali e guidati dalle mode, o viventi in siderali lontananze dal mondo e da se stessi. Non è un caso che l'unico amore che il protagonista riconosce come vero, possibile e definitivo è quello incestuoso con la sorella, il doppio femminile di Anders(l'assolutamente altro)scelta appositamente per identità e non per alterità. Musil descrive nella trama e nella struttura stessa del romanzo, frammentaria, dispersiva, difficile, il crollo di "cacania" ovvero dell'impero austro-ungarico: all'orizzonte del 1913 si avvicinano rapidamente e inesorabilmente le ombre dell'Europa (antisemitismo, violenza, capitalismo) non nuove alla storia ma ora sorrette da pericolose ideologie romantiche e irrazionali che la inghiottiranno. Ulrich si chiude con la sorella nell'amorale Regno Millenario lasciando il mondo reale in mano al ben più pragmatico e umano Stumm, che di mestiere però, fa il militare.

    ha scritto il 

  • 2

    Che pizza!

    Non è un titolo molto tecnico, ma è la prima espressione che viene in mente già dopo le prime delle oltre 1700 pagine di questa celebre opera. Per apprezzare veramente il libro occorre tanta pazienza, una solida preparazione filosofica ed una certa attitudine a seguire ragionamenti astratti, cosa ...continua

    Non è un titolo molto tecnico, ma è la prima espressione che viene in mente già dopo le prime delle oltre 1700 pagine di questa celebre opera. Per apprezzare veramente il libro occorre tanta pazienza, una solida preparazione filosofica ed una certa attitudine a seguire ragionamenti astratti, cosa sempre più rara ai giorni nostri. Lo scenario è quello della Vienna di fine impero, con la prima guerra mondiale alle porte, di cui nell'aristocrazia imperiale non si avvertono i segni. Qui vive il protagonista, Ulrich, matematico filosofo la cui unica occupazione è analizzare ogni fatto, concetto, parola in cui si imbatte nella sua giornata con lunghe e noiose dissertazioni in cui dimostra tutto ed il contrario di tutto. Pare di rileggere i dialoghi di Platone in cui immancabilmente Socrate conclude di sapere di non sapere. Piero Dorfles lo ha recentemente incluso nei cosiddetti romanzi-mondo, che hanno la peculiarità di racchiudere "l’universo delle esperienze che possiamo avere su questa terra". Perché Ulrich sarebbe senza qualità? Perché non ha alcun preconcetto, nessuna convinzione, nessuna regola morale di cui sia certo: arriva perfino al rapporto incestuoso con la sorella, dandone lunghe e complicate giustificazioni. Per il resto il filo conduttore è un comitato in cui si dovrebbero organizzare i festeggiamenti per l'anniversario dell'ascesa al trono dell'Imperatore ed in cui si ritrovano una serie di improbabili personaggi tutti con la tendenza a fare discorsi astratti sulla vita, ma in realtà molto interessati alle grazie della padrona del salotto in cui il comitato si riunisce. Vi è stato certamente un tempo, grosso modo tra la rivoluzione francese e la prima guerra mondiale, in cui la letteratura era imbevuta di filosofia e concetti astratti si trovano in quasi tutte le più importanti opere dell'800. Qui però l'utilizzo della filosofia è esagerato, non esiste nemmeno un filo logico che unisca tutti i pensieri che vengono formulati, per dimostrare qualcosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi può dire oggigiorno se il suo sdegno sia per davvero il suo sdegno

    Uno dei massimi libri della letteratura moderna.


    Il difetto di questo libro è di essere un libro. Di avere una copertina, un dorso, un’impaginazione. Si dovrebbe stenderne un paio di pagine fra lastre di vetro e cambiarle ogni tanto. Allora si vedrebbe che cosa è...
    (Robert Musil nei diar ...continua

    Uno dei massimi libri della letteratura moderna.

    Il difetto di questo libro è di essere un libro. Di avere una copertina, un dorso, un’impaginazione. Si dovrebbe stenderne un paio di pagine fra lastre di vetro e cambiarle ogni tanto. Allora si vedrebbe che cosa è... (Robert Musil nei diari a proposito de L’uomo senza qualità) Ho riletto alcune parti dell'Uomo senza qualità (USQ) e letto per la prima volta le parti non concluse e pubblicate postume (dopo il ‘42), capitoli che egli non fece in tempo ad aggiungere. Come si capirà leggendolo egli non fece in tempo poiché le variazioni di vita che aveva sperimentato conducevano ad un vicolo cieco. Per cui Musil si sente come Ulisse che supera le colonne d’Ercole e finisce in mare aperto e sconfinato. L’Ulisse di Dante e non quello di Joyce. Un rivolo d’acqua si gonfia sempre più e diventa mare. Ma in questo mare si possono rintracciare storie interne, relazioni tra i personaggi, ed è questo che conta davvero; relazioni rese in modo stupefacente che ancora oggi sono di una grandezza e modernità sconcertanti quanto a stile, presa sul lettore, scintillare delle idee. Confrontando i Diari di Musil, la sua biografia e l’USQ si scoprono molte cose interessanti. Come è noto l’ultima parte de l’USQ riguarda Ulrich, il protagonista, che reincontra sua sorella Agathe che aveva visto ben poco in vita sua. Lei è reduce dal secondo matrimonio, il primo marito, che amava, è morto e con il secondo che non ama si sta lasciando. Lei ha 27 anni e Ulrich 33. Siamo nel 1913. Tutto il libro è ambientato in quell’anno. L’USQ potrebbe finire qui, con il padre di Ulrich e Agathe che muore e loro due che si rivedono, ma Musil prosegue e si incanala in una sorta di viaggio tra Ulrich e sua sorella, fatto di comprensione per le loro vicissitudini, fatto di spirito e di corpo che non approda a nulla, bello solo da leggere per alcuni passaggi molto poetici (come Il famoso Viaggio in paradiso). Per cui l’USQ è per molti aspetti concluso già all’inizio della terza parte. Circa 130 capitoli e 900 pagine. Ecco, dopo questa introduzione un po’ doverosa e pedante entro nelle vene dell’opera. Beh, di cosa tratta l’USQ? Non è vero che è impossibile spiegarlo, è invece abbastanza facile. L’USQ è un libro in cui i personaggi vogliono vivificarsi come facciamo tutti, ma per vivificarci, Musil lo chiama l’altro stato, non possiamo che andare e tornare da questo stato, come succede quando gustiamo un film che ci commuove, che ci scuote particolarmente, come facciamo con l’amore, con una vacanza, come facciamo con tutti i momenti vivificanti, non possiamo sostare ma andare e riandare. In questo andare e riandare Musil inserisce un po’ di tutto, la conversazione, che può essere eccitante quando si affrontano argomenti interessanti in uno spirito giusto. Quindi il ruolo del talento, dell’arte, della musica, della comunicazione, della stampa, della politica, delle emozioni, del sesso, della nevrosi eccetera. Facebook, la rete in generale, sarebbe stato un ottimo argomento aggiuntivo per Musil. Ma tutto questo ipotizzare Musil lo rende vivo perché i suoi personaggi sono stati vivi, con lui. Egli inizia ad annotare alcune bozze di comportamenti di amici, conoscenti e gente nota della sua epoca già quando aveva 25 anni. A più riprese li modifica. A 40 anni comincia a scrivere l’USQ, lo porta avanti per nove anni senza comporlo. Poi nel 1929, in un anno e mezzo scrive e compone in bella copia le prime 850 pagine. 123 capitoli. Escono a novembre del 1930 quando ha appena compiuto 50 anni.

    Così scrive Bianca Cetti Marinoni nell’introduzione: “(l’altro stato) attingibile da ciascuno in intense esperienze amorose così come nel pieno godimento dell’arte e della percezione profonda del sacro, non può essere uno stato durevole ma solo intermittente: esso consiste in una temporanea uscita dalla vita consueta, in cui si rientra portando con sé il proprio sentimento di quest’altra dimensione. E dunque proprio qui, nella vita consueta, si gioca per Musil la difficile partita conclusiva: vi si può rientrare chiudendo quell’esperienza nella parentesi di una vacanza, tornando a quella coesistenza separata e contraddittoria di interiorità e calcolo, passione e ideologia che già abbiamo visto scatenare l’ironia di Musil; oppure facendo sì che questa vita sia guidata dalle motivazioni dell’altra, e perseguire questa meta per approssimazioni successive, per tentativi casuali ma dotati di senso, ossia organicamente correlati.”

    In poche parole, i personaggi di Musil (almeno alcuni) fanno in modo di conquistare la realtà senza perdere il sogno, portano con loro, sempre presenti, il desiderio, di quello che hanno bramato, ma un desiderio che sfugge a loro stessi. Alcuni sono professionisti e inseriti nel mondo degli affari, alcuni come Ulrich (ex matematico) hanno un ruolo diverso, mettono in luce gli aspetti più irrequieti degli altri. Alcuni sconfinano nel deliquio, come Clarisse e Moosbrugger. Ulrich perturba i salotti con cui viene a contatto. Qui entro nella vita di Robert Musil, per forza di cose. Prendiamo Walter e Carisse, personaggi fondamentali. Due amici sposati di Ulrich. In realtà Walter si chiamava Gustav Donath ed era amico d’infanzia di Robert Musil, Clarisse si chiamava Alice Charlemont. A 25 anni Musil annota pagine piuttosto forti su Alice, scrive che Alice veniva da una famiglia ebraica in cui “la sensualità era un fatto di famiglia”, Musil scriveva istoriando le sue informazioni, alla maniera impressionistica dell’epoca e con i 25 anni che aveva allora (stava scrivendo il Torless). Ma Alice Charlemont aveva effettivamente una sensualità spiccata, “fu arrotolata dalla sensualità come un foglio dal calore”. Musil scrive che anche sua sorella l’aveva e che in casa sua avevano deciso di legarle le dita per evitare che si masturbasse di notte. Anche la sorella di Alice finirà come personaggio ne l’USQ qualità, si chiamerà Marion. Il padre di Alice ha sposato sua madre, scrive Musil, esclusivamente per le sue qualità sessuali, di giorno sono ai ferri corti e di notte si amano con sfrenatezza. Questo Alice lo percepisce. Alice lo sa. In questo senso Musil, sembra riportare i sentimenti del Torless quando immagina tutto ciò che gli amanti fanno di notte in una camera da letto, ma il mondo non lo sa, lo sa per interposta immaginazione, lo sa soltanto dalle facce miti a colazione. Alice viene sedotta in adolescenza da un amico di famiglia, filosofo, che ne l’USQ si chiama Meingast. Alice ha un neo grande quanto un medaglione sul pube, “dove la linea tra anca e ventre va a finire tra i peli”, verrà chiamato l’occhio del diavolo nel libro. Nei diari Musil annota anche il giorno in cui Alice Charlemont ebbe i primi segni di esaurimento nervoso (1910) e fu portata a Venezia in un istituto e all’interno di quell’istituto ella s’invaghì di un greco, omosessuale, al quale Alice spediva lettere e cercò di inseguire fino in Grecia.

    Gustav, l’amico di Robert Musil, aveva sposato Alice nel 1907 e Musil ne sarà il testimone di nozze. Ne l’USQ, Clarisse sente un debole per Ulrich ma egli non fa altro che acutizzare le nevrosi che porteranno al ricovero Clarisse. Nell’ultimo capitolo della seconda parte, un capitolo che secondo me avrebbe potuto essere quello conclusivo dell’opera, il Cap 123, Clarisse non vuole un figlio da suo marito, col quale non va più d’accordo ma si presenta in casa di Ulrich e cerca di sedurlo; vuole un figlio da lui, poiché lo ritiene spiritualmente l’unico capace di comprenderla. Ma Ulrich si rifiuta. Scrive che quel suo modo di fare era in qualche modo quasi convenzionale agli occhi di Ulrich, come se alcune sue frasi fossero una riga di un libro capitata per sbaglio in un altro libro. Come se fosse essa stessa fatta di diversi testi interpolati. Infatti Clarisse nel libro non esordisce con frasi ammiccanti ma si presenta da Ulrich per fargli le condoglianze per la morte di suo padre, tuttavia nel farlo usa un’espressione che Ulrich ritiene irritante e fuori luogo: “Ti faccio le più sincere condoglianze, allora, ragazzo mio!”. Musil non è buono neppure con se stesso quando scrive riferendosi a Ulrich: “Il mio carattere è una specie di macchina fatta per disprezzare continuamente la vita”. Oppure: “Agathe, come Ulrich, apparteneva alle gente di attività appassionata ma frammentaria”. Musil non è buono con Clarisse e nei Diari con Alice, da scrittore grande, ma da uomo poco dignitoso o forse troppo pressato dai suoi pensieri e ansie, non si accorge che la donna che sta tratteggiando è colei, Alice, sua amica, che subirà crisi nervose fino ad essere rinchiusa. Suo marito e suo amico la lascerà. Musil stesso non è ben chiaro se ha una relazione con Alice nel 1909, quando era ancora sposata con il suo amico. Nei diari Musil non è sempre chiaro, sembra confondere un ipotetico lettore. Egli stesso ebbe un’infanzia travagliata, i suoi genitori lo frustarono per la prima volta quando aveva 5 anni e per lui fu un trauma. La cosa più sconcertante è che quando era appena nato sua madre si fece un amante, un insegnante di meccanica alle scuole secondarie. I genitori di Musil avevano un rapporto strano, suo marito era innamorato di lei, ma lei sembrava indifferente, e l’uomo che divenne il suo amante era sempre con loro in ogni occasione, tantoché a Robert bambino quest'uomo intruso venne fatto conoscere come se fosse suo zio. Questo uomo accompagnerà i suoi genitori per decenni ma loro resteranno insieme e moriranno lo stesso anno. Nel 1928, mi pare. Musil sin da adolescente, andrà in collegio e poi vedrà sempre meno i suoi genitori. Sposerà una donna (Martha) più grande che già aveva due figli dal precedente matrimonio. Due figli che seguiranno Musil e sua moglie. La moglie di Musil ne L’USQ è sua sorella, Agathe, con la quale Ulrich avrà un rapporto quasi incestuoso. Tutto ne L’USQ è trasposizione perturbante della sua vita. Musil aveva avuto una sorella morta quando egli ancora non era nato ed è anche a questa figura mai conosciuta che fa riferimento con il personaggio di Agathe. Alice Charlemont, morì nel 1939 assassinata dai nazisti che avevano iniziato a fare piazza pulita degli elementi (persone si sarebbe detto in un'epoca più umana) che loro ritenevano handicappati, quali ebrei, zingari, internati in centri d’igiene mentale. Musil, credo (e spero) abbia sofferto per il destino di Alice, che è diventata Clarisse, il suo personaggio immortale, ma in vita ha patito l’inferno. Anche Musil negli ultimi anni di vita patì l’indigenza, era diventato povero per investimenti sbagliati e un gruppo di scrittori lo finanziava primariamente perché sapevano del suo genio e della sua intenzione di terminare l’USQ. Che non terminò. Non lo facevano perché fosse simpatico. Era un tipo piuttosto taciturno, altezzoso, scostante. Non accettava paragoni con nessuno scrittore del suo tempo, né Joyce, né Proust. Morì il 15 aprile del 1942. In dimenticanza generale. Ingeborg Bachmann scrive che al suo funerale nei pressi di Ginevra, c’erano solo otto persone.

    ha scritto il 

  • 5

    Potrei iniziare la recensione di questo romanzo pazzesco, strepitoso, con le stesse identiche parole che ho usato per commentare i volumi della Recherche letti finora: “ci sono libri che non sono solo libri, e neanche "solo" capolavori... Sono qualcosa di talmente grande, e profondo, da ch ...continua

    Potrei iniziare la recensione di questo romanzo pazzesco, strepitoso, con le stesse identiche parole che ho usato per commentare i volumi della Recherche letti finora: “ci sono libri che non sono solo libri, e neanche "solo" capolavori... Sono qualcosa di talmente grande, e profondo, da chiedersi come sia stato possibile concepirli e come sia possibile per noi, oggi, recepire anche solo un pezzettino del loro immenso valore... ”

    Questo romanzo è stato allo stesso tempo una confema e un’incredibile sorpresa. Una conferma perchè, se alcune opere godono di una certa “fama”, un motivo ci sarà... o almeno io l'ho sempre trovato. E obiettivamente L’uomo senza qualità è un capolavoro. Punto. Ma è stata anche una sorpresa, perchè – preparata, ma allo stesso tempo leggermente intimidita nell’accostarmi a un’opera magna di questo calibro (una di quelle davanti alle quali, senza ancora averne letta una pagina, viene spontaneo inchinarsi a priori) – certo non mi sarei immaginata una scrittura così brillante, ironica, spassosa, complessa ma assolutamente mai “noiosa”. In questo casi, per come la vedo io, quando ci si trova davanti a un romanzo che non solo è intellettualmente, filosoficamente e persino “scientificamente” ineguagliabile, ma che è anche capace di intrattenere, stimolare e, a suo modo, divertire, non si può che gridare al genio letterario.

    É impensabile che io riesca a isolare anche solo uno dei temi o degli aspetti di quest’opera fra i tanti che mi hanno colpito... la complessità e la mole del libro non me lo consentono. C’è però una cosa che voglio sottolineare e per farlo mi ricollego a ciò che ho scritto all’inizio, ovvero che davanti a certe opere ci si chiede intimiditi se saremo capaci di coglierne tutto il valore e la bellezza, ovvero in parole povere (e banali): se saremo “all’altezza”. Bè, posso rispondere raccontando quello che ho provato io: l’emozione indescrivibile di essere trascinata al di fuori di me, di essere “elevata”, “rapita” – quasi fosse un’estasi – per godere dell’incredibile e raro privilegio di condividere l’ “altezza” raggiunta dall’autore. Come se Musil fosse riuscito a prendermi per mano e, a metà fra il sogno e il delirio, a condurmi laddove lui è stato capace di giungere e io – senza di lui, senza questo libro – non sarei mai riuscita ad arrivare. Ha condiviso con me il suo anelito a qualcosa di “grande”, mi ha reso partecipe della sua esaltazione e, ogni volta che alzavo gli occhi dalle pagine e tornavo a guardarmi intorno, mi sentivo colta da una sorta di capogiro. Questo è quello che ho provato, senza esagerazioni.

    In questo romanzo si parla di tutto. Tutto: l’amore, lo spirito, Dio e la morale, la realtà e la possibilità, la Storia, le idee, l’azione, la verità e le opinioni, il sentimento, il pensiero, la politica e il denaro, la sanità e la follia, l'estasi, il bene e il male, i buoni e i cattivi, i “buoni” Cattivi e i “cattivi” Buoni, il genio e la mediocrità, il sesso, la pace e la guerra, la giustizia, il libero arbitrio... E ogni volta in modo talmente preciso e profondo da lasciami spesso senza parole (e, conoscendomi, non è facile!). L’uomo senza qualità non avrà forse la trama avvincente di un romanzo d’avventura, nè il fascino di un viaggio tutto interiore come nei romanzi prettamente psicologici, ma, contenendo in sé il germe di tutte queste cose, di certo ha il privilegio dell’unicità, dell’irripetibilità e il segno di una straordinaria e insuperabile epopea moderna.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo interessante che descrive alla perfezione i sentimenti di un Austria di inizio Novecento. Purtroppo trtoppo lungo e troppo prolisso, per questo motivo solo 3 stelline.

    ha scritto il 

  • 3

    L’opera di Musil nonostante la sua vastità restò incompiuta. Come spesso accade per opere di tali dimensioni le pagine fungono da maglia che mal distribuiscono le azioni dei personaggi in un lasso di tempo talvolta immobile. Non vi è una vera e propria trama, e tra i personaggi si inseriscono spe ...continua

    L’opera di Musil nonostante la sua vastità restò incompiuta. Come spesso accade per opere di tali dimensioni le pagine fungono da maglia che mal distribuiscono le azioni dei personaggi in un lasso di tempo talvolta immobile. Non vi è una vera e propria trama, e tra i personaggi si inseriscono spesso discorsi di natura filosofica tanto da avvicinarsi alla forma saggistica. Ulrich è l’uomo senza qualità, colui che incarna non solo l’uomo della società austriaca benestante ma anche l’attuale uomo mal propenso ad ogni genere di azione, il quale non ode le sue attitudini. Circondato da personaggi della nobiltà viennese si accinge alla preparazione dell’Azione parallela, manifestazione che dovrà rivelare la magnificenza dell’impero austriaco sia nel campo politico-economico che in quello culturale. Con essa Musil intende creare una metafora della società e della perdita dei valori. La terza parte è caratterizzata dalla presenza di un nuovo personaggio, la sorella Agathe. Tra i due si instaura un rapporto dalla forma quasi morbosa-incestuosa e dall’impronta spirituale. A quest’ultima breve parte seguono una serie di bozze e possibili finali.

    Ho desiderato di leggere l’opera da anni, ora che essa è passata attraverso il setaccio della mente e dell’anima ben poco resta se non qualche frase appuntata. Preferisco in assoluto il poetico Musil che scrisse Congiungimenti.

    ha scritto il 

  • 0

    Impresa mastodontica. Oggi, 16/12/2013, a un terzo del libro.

    11/01/2014. Situazione di stallo.

    14/01/2014. Niente, con incalcolabile rammarico, decido di ibernarne la lettura.

    ha scritto il 

  • 1

    Everest letterario

    Ok, ammetto che tecnicamente non l’ho letto proprio tutto. Mi sono fermato alla parte che Musil pubblicò in vita, cioè omettendo gli “Abbozzi e frammenti”, perché francamente non ne potevo più (in termini di pagg. sono 1180 su 1780).
    È sicuramente il romanzo più complesso e impegnativo che abbia ...continua

    Ok, ammetto che tecnicamente non l’ho letto proprio tutto. Mi sono fermato alla parte che Musil pubblicò in vita, cioè omettendo gli “Abbozzi e frammenti”, perché francamente non ne potevo più (in termini di pagg. sono 1180 su 1780). È sicuramente il romanzo più complesso e impegnativo che abbia mai letto. Ma alla fine non è che mi abbia lasciato molto. Senza dubbio in ciò gioca molto il fatto che, per quanto io possa essere avvezzo ai grandi classici e a letture più o meno impegnate, alla fin fine quello che richiedo da un romanzo è pur sempre un po’ di intrattenimento. E l’intrattenimento è l’ultima cosa che uno può trovare in questo romanzo, e certamente l’ultima per cui questo fu scritto. Già parlare di romanzo è una forzatura: gli elementi narrativi sono talmente pochi da poter essere riassunti in 2-3 righe. Per il resto si tratta della riproposizione di una serie di nuclei tematici (sintomatico il titolo della seconda parte: “Le stesse cose ritornano”) attraverso la voce dei personaggi, a cominciare naturalmente dal protagonista Ulrich, vero e proprio campione di atteggiamento distaccato rispetto al reale e di evanescenza intellettuale. Il tutto filtrato da un velo di inconcludenza e stanchezza che, se da un lato viene restituito con eccezionale maestria – lungi da me negare che alcune delle digressioni più filosofiche siano in effetti molto acute –, dall’altro hanno avuto nel mio caso l’effetto di rendere questi interminabili (e interminati) volumi alquanto indigesti. Le ragioni per cui Musil abbia deciso di declinare queste tematiche – il nichilismo, la crisi dell’Impero Austro-Ungarico, il senso esistenziale della possibilità – in un romanzo di tale lunghezza, al punto da morire prima di averlo ultimato, resta per me un mistero. Quel che è certo, più o meno paradossalmente, è che quegli aspetti che ai miei occhi hanno reso questo romanzo quasi illeggibile sono gli stessi per i quali esso si può dire ben riuscito.

    ha scritto il 

  • 5

    " Ballo su una corda di luce ! " ( Robert Musil )

    1780 pagine di puro genio, che si leggono proprio così: ballando su una corda di luce. Non si può chiedere molto di più ad un libro.

    ha scritto il 

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