L'uomo senza qualità

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili, 465)

4.3
(1062)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1791 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo , Portoghese , Olandese , Svedese

Isbn-10: 8806144685 | Isbn-13: 9788806144685 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Castoldi , Gabriella Benedetti , Anita Rho ; Curatore: Adolf Frisé ; Prefazione: Bianca Cetti Marinoni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Questo capolavoro incompiuto del Novecento, da mezzo secolo al centro di un tormentato lavoro di sistemazione critica e filologica, ora in una edizione che organizza i materiali inediti in una prospettiva capace di illuminare l'architettura segreta del lavoro di Musil.
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  • 4

    Ci sono vari modi per leggere questo libro: 1) lo leggi più volte senza soluzione di continuità, sperando che nel corso dell’operazione si creino miracolosamente quei collegamenti sinaptici necessari ...continua

    Ci sono vari modi per leggere questo libro: 1) lo leggi più volte senza soluzione di continuità, sperando che nel corso dell’operazione si creino miracolosamente quei collegamenti sinaptici necessari per illuminare le oscurità dei periodi musiliani più ostici.
    2) Adotti l’approccio con cui si affrontano a scuola i testi di filosofia, sottolineando, chiosando, rileggendo ogni pagina e riflettendo dolorosamente su ogni termine e su ogni digressione falsamente esemplificativa che l’autore ti offre in soccorso.
    3) fai precedere la lettura del tomo da un corso propedeutico sulla storia del pensiero occidentale da Platone ad Heidegger, magari intervallandola con letture a piacere su esperienze mistiche e vite dei santi.
    Ritenendo, nel mio specifico caso, nessuno di questi metodi infallibile né fattibile, ho scelto una quarta via a Musil : quella che, per prendere a prestito un modo di dire assai triviale quanto comune nella mia regione potrei definire “lettura a bischero sciolto”.
    L’effetto collaterale più severo di questo approccio è quello di non poter commentare il libro e la sua visione d’insieme, senza banalizzarlo crassamente, ragion per la quale mi limiterò a sottolineare certe particolarità del libro che mi hanno colpito rinunciando al tentativo di fornirne una sintesi esauriente.
    E allora iniziamo dalla fine, anche se fine non c’è: l’incompiutezza certo non voluta ma solo accidentale di questo stranissimo capolavoro ne è forse l’unico epilogo coerente; questo perché Ulrich, il protagonista di questa storia narrativamente profonda e dettagliata nel delineare la psicologia dei personaggi, ma rimasta ad uno stato embrionale per lasciare libero sfogo a riflessioni tanto accurate e sistematizzate quanto fluttuanti e nebulizzate nell’indefinito, è, prima ancora che uomo senza qualità, l’uomo delle infinite possibilità e si snaturerebbe se solo se ne scegliesse una.
    Storicamente una fine in realtà ci sarebbe, e lo stesso Musil l’aveva, pare, ipotizzata: quello stesso scoppio della prima guerra mondiale che scompagina gli equilibri di altri capolavori più o meno coevi al nostro: basti citare “La marcia di Radetsky “ di Joseph Roth o “La montagna incantata” di Mann. Però sospetto anche che la misera storia umana della quale Ulrich ama spesso discettare, fatta di un susseguirsi incoerente di idee dominanti, stili e morali che finiscono per essere rinnegati e capovolti in un folle girotondo che non porta mai a nessun progresso reale, fosse per l’autore ben banale cosa da tirare in ballo a suggello della sua opera, e infatti, a quanto mi risulta, del capitale evento bellico non troviamo traccia neppure nei” frammenti sparsi” pubblicati postumi.
    Tutta la vicenda, se così la possiamo definire, è ambientata comunque fra il 1913 e i primi mesi del 1914 a Vienna. Il nucleo centrale della trama è la celebre “azione parallela”, sorta di organizzazione patrocinata dall' iperconservatore conte Leinsdorf, nata allo scopo di individuare un’idea portante dello spirito austriaco in vista dei festeggiamenti del 1918 per il settantesimo anno di regno di Francesco Giuseppe - e qui, vista la piega presa dagli eventi, l'umorismo di Musil si fa decisamente sardonico-
    Tutte le riunioni si svolgono nella dimora della statuaria e fervente idealista Diotima, inappagata moglie del ligio burocrate imperiale Tuzzi, segretario generale è lo stesso Ulrich in virtù dei buoni uffici del padre giurista e della “cuginanza” con la padrona di casa. Tutta quanta l’organizzazione è in certo modo l’allegoria della struttura politico-sociale del moribondo impero, con la sua capillare ed efficiente burocrazia paralizzata in un circolo vizioso di istanze perennemente archiviate, vittima delle contraddizioni dell'imperial regio governo. E così, mentre instancabilmente si procede a definire linee guida sui criteri di selezione dei partecipanti all'importante consesso o sulle competenze umane atte a far scaturire l’ecumenica idea che farà dell’Austria il faro morale del mondo, tutte le affollate adunanze si risolvono perennemente in un nulla di fatto: l’Azione parallela diviene un’autentica celebrazione dell’inazione. In tutto questo aulico e inconcludente scenario su cui si muove il fior fiore dell’ élite intellettuale, militare, aristocratica del paese, si dispiegano in maniera francamente invasiva le riflessioni filosofeggianti di Ulrich e i suoi dialoghi – che mai prescindono dai massimi sistemi – con i vari personaggi del romanzo, dal magnate tuttologo Arnheim che cerca di conciliare l’anima con l’industria siderurgica, alle sue varie amanti o aspiranti tali, figure femminili nette, estreme e fuori dai canoni tradizionali sebbene tutte dotate del carattere ambivalente che caratterizza il romanzo nel suo insieme. Menzionarle sia pur brevemente tutte sarebbe per me un’incombenza improba e fuori misura, mi limiterò pertanto a ricordare quella che mi ha ispirato maggiore antipatia: la nietzscheana Clarisse, moglie di Walter l’amico di gioventù di Ulrich. Questa titanessa criptica nell’esprimersi e folle negli atteggiamenti da aspirante salvatrice dell’umanità, pensava di sposare un genio e si è trovata fra le mani un’artista dilettante; reagisce quindi dapprima concupendo senza successo l’inafferrabile Ulrich, poi cercando di giocare il ruolo di “ninfa Egeria” con il vate filosofante Meingast, che tenta di coinvolgere in una sorta di ménage à trois che mi sembra tanto la parodia del celebre triangolo intellettuale Nietzche-Salomé- Rée.
    Ma…da Ulrich sono partita e all’ Ulrich –pensiero torniamo. Quest’uomo è un matematico di professione, per quanto disilluso, e suo giovanile ideale è stato quello di applicare “l’esattezza” con cui procede la ricerca scientifica, anche al campo della morale e dei sentimenti.Suo modello è lo scienziato che si muove sul terreno dell’ipotesi, dell’esperimento, della verifica e procede in genere avvalendosi del metodo induttivo. Evoluzione naturale di questo atteggiamento di Ulrich è l’approdo al “saggismo”, ovvero esaminare ogni oggetto della conoscenza in tutti i suoi connotati particolari e individuarne le specifiche, senza tentare di darne un’interpretazione globale e onnicomprensiva che porterebbe a immobilizzare e incenerire lo stesso oggetto in concetto. L’uomo di scienza opera liberamente e spregiudicatamente e a lui sono estranei gli assunti apodittici della morale tradizionale. A questo punto però Ulrich non si accontenta e va oltre: l’uomo moderno nell'ambito della sua professione possiede già il fine di muoversi usando le regole dell’esattezza e del metodo scientifico, ma nella sua dimensione privata rimane un essere indeterminato e lascia la cura dell’interiorità a donne, preti, medici e fattucchiere. Applicando il "saggismo" anche al mondo dei sentimenti, con un incredibile volo pindarico si approda nel territorio dell’amore assoluto, quello che lui chiama “amore serafico”, il quale, avendo come catalizzatore la persona amata, porta a inglobare in sé stesso ogni altra persona o oggetto che ne venga toccato in una sorta di disintegrazione dell’io in un altruismo assoluto e universale dove ognuno dei sensi si annulla in quella che è un’autentica esperienza mistica. Passare dalla logica scientifica all'anima è il triplo salto mortale cui tendono le aspirazioni di Ulrich, e l’incontro con Agathe, la sorella ritrovata e subito riconosciuta come anima gemella lo porterà a tentare questa via. Ma nell’Uomo senza qualità, summa filosofica della spiritualità umana alla vigilia della prima guerra mondiale, non vi è nulla di sicuro e mentre ogni certezza del passato è ormai anacronistica, ogni nuova presa di posizione sul reale si relativizza e si polverizza in una miriade di istanze che costituiranno un buon concime per gli orrori della storia che verrà.

    ha scritto il 

  • 4

    Non facilissimo

    Quattro stelline solo perché non di facile lettura e rimasto, purtroppo incompleto. Per il resto un grande classico, soprattutto per i nostalgici dell'impero Asburgico, come me

    ha scritto il 

  • 3

    l'immensità ( e senza conclusione )

    Ancora non ci credo: dopo due anni l'ho finito. Non ci ho mai messo tanto a leggere un libro.
    Ripresa e abbandonata tra un libro e un altro quest'opera è l'immensa immensità della letteratura, della p ...continua

    Ancora non ci credo: dopo due anni l'ho finito. Non ci ho mai messo tanto a leggere un libro.
    Ripresa e abbandonata tra un libro e un altro quest'opera è l'immensa immensità della letteratura, della politica, della filosofia e dell'amore dello scrivere. Più di 1100 fitte pagine di discorsi sul tutto e sul nulla, di persone che ne incontrano altre e che durante la lettura cominciano a diventare tutte uguali. I protagonisti sono pochi, ma nei lunghi periodi tra la lettura di un capitolo e l'altro ogni ripresa aveva cancellato qualche dettaglio della storia del singolo.
    Nel complesso mi ha dato l'idea di un libro molto bello e profondo che cercasse di spiegarmi tante idee belle e profonde, ma io, poco pratica di filosofia e armata solo di curiosità, mi sono sentita per quasi tutta la lettura come una bimba di 5 anni che pone una domanda al vecchio nonno e lui attacca con qualche storiona dei tempi della guerra, così che la bimba fa per un po' di sì con la testa ma poi l'attenzione va calando e si addormenta.
    Me ne vergogno, ma sono andata a leggere su Wikipedia la trama perché, in tutto questo filosofeggiare, davvero non l'ho capita. E pare che una trama ci sia.
    Una sfida pesantissima e ne sono uscita sconfitta. La filosofia non fa per me, ma comunque tanti complimenti all'autore e a chi definisce quest'opera un capolavoro per averla non solo letta, ma anche capita.

    ha scritto il 

  • 0

    Quando in treno ognuno tirava fuori il suo, il mio era inequivocabilmente il più grosso di tutti.

    Milletrecento pagine circa e ne bastavano dieci volte di meno per dire le stesse cose e riuscire pure a metterci un punto alla fine.

    Chi non sa dosare le sue forze non ha forza ma una messa in scena d ...continua

    Milletrecento pagine circa e ne bastavano dieci volte di meno per dire le stesse cose e riuscire pure a metterci un punto alla fine.

    Chi non sa dosare le sue forze non ha forza ma una messa in scena del suo tentativo di averne una.

    ha scritto il 

  • 5

    Preveggente

    Incredibile come Musil avesse previsto tutto, ma davvero tutto. D'altro canto i segni c'erano, ma molti si rifiutavano di vederlo. Come ogni grande classico, è quindi sempre attuale.

    Nonostante il tem ...continua

    Incredibile come Musil avesse previsto tutto, ma davvero tutto. D'altro canto i segni c'erano, ma molti si rifiutavano di vederlo. Come ogni grande classico, è quindi sempre attuale.

    Nonostante il tema certo non leggero, il sarcasmo di Ulrich (spesso accusato di cinismo) è non di rado molto divertente, come anche molte scene e sottostorie del romanzo. Inoltre Musil affronta con raffinati strali dei temi ben piú pesanti del suo libro.

    Qualche citazione alla pagina:
    https://it.wikiquote.org/wiki/Robert_Musil

    ha scritto il 

  • 5

    Inconcluso ?!

    Rileggo L'uomo senza qualità dopo averlo letto la prima volta vent'anni fa e mi rendo conto che da giovani si ha la presunzione per la quale i grandi classici vanno bene giusto per servirsene a piacer ...continua

    Rileggo L'uomo senza qualità dopo averlo letto la prima volta vent'anni fa e mi rendo conto che da giovani si ha la presunzione per la quale i grandi classici vanno bene giusto per servirsene a piacere. Ma d'altra parte forse è anche giusto cosi'. C'e' un tempo in cui è più forte l'istinto di brillare rispetto a quello di vedere chiaro. Oggi credo di aver assaporato molte piu' sfumature e profondità rispetto all'epoca. Rileggere Musil ridimensiona verso il basso il valore di tante altre opere celebrate e nella mia personale preferenza lo pone almeno tre spanne sopra La montagna incantata, la cui prosa al confronto di quella di Musil appare a dir poco stridula. Le pagine di questo grandioso e fondamentale romanzo sono una formidabile critica alla modernità, all'epoca dell'americanizzazione e della parcelizzazione integrale. Ed è anche il più importante e meraviglioso documento letterario sulla dissoluzione dell'impero austro-ungarico (ma potete leggere Austria e pronunciarla Vienna). Un impero e una città incomprese e ormai scomparse che in tante cose fu un modello senza il giusto riconoscimento. Durante il periodo d'oro dell'Austria Felix c'era gia' la modernità, ma non troppa. C'erano mari e ghiacciai, il Carso e i campi di grano della Boemia, le notti sull'Adriatico con stridio di grilli inquieti, e vilaggi slovacchi accovacciati tra le colline. C'erano già le automobili, ma non troppe, si facevano partire le navi per l'America e l'Asia. ma non troppo assiduamente. Non si avevano ambizioni di predominio mondiale economico o imperialistico; si era al centro dell'Europa, si viveva nel lusso, ma non cosi raffinato come in Francia. Si faceva sport, ma non cosi' accanito come in Inghilterra. Spendevano somme per l'esercito, ma solo quanto bastava per rimanere la penultima delle grandi potenze. La stessa Vienna era una capitale un po' piu' piccola di tutte le altre metropoli del mondo, ma piu' grande di quelle che normalmente sono le grandi città. E il Paese era amministrato in modo oculato, discreto e attento. Secondo Musil l'Austria andò in rovina perché era un paese di geni e il genio viene spesso scambiato per uno sciocco. Ma almeno non avveniva mai il contrario; mi chiedo infatti cosa avrebbe pensato oggi dove un po' ovunque i villani e gli sciocchi vengono spesso presi per dei geni.

    Un romanzo bellissimo, per nulla pesante e meno ostico della sua fama . Musil possedeva una sensibiltà spiccata, tanto che seppe avvertire prima di tutti la violenza che covava sotto l'aulica rispettabilità tedesca. Individuò le più impercettibili variazioni dell' atmosfera del suo tempo, captando e registrando la "preistoria" dell'aggressività e della follia sommersa.
    Prima che arrivasse la fine.

    ha scritto il 

  • 0

    Lascia un po’ di vuoto interrompere la lettura di questo monumentale romanzo incompiuto (io mi sono fermato ai capitoli pubblicati e poi ritirati).
    Un vuoto dovuto all'immensa struttura che l’autore i ...continua

    Lascia un po’ di vuoto interrompere la lettura di questo monumentale romanzo incompiuto (io mi sono fermato ai capitoli pubblicati e poi ritirati).
    Un vuoto dovuto all'immensa struttura che l’autore impone alla propria opera.
    L’uomo senza qualità è Ulrich, il protagonista del romanzo. È senza qualità perché in fondo ne ha molte, ma non è interessato a esercitarne alcuna. Una personalità che tutti cercano, che tutti vorrebbero partecipasse agli eventi mondani o di stato, ottenendo solo una partecipazione distaccata, quasi indolente.
    L’autore inizia a scrivere il romanzo dopo la fine della prima guerra mondiale e dunque, da austriaco, dopo il fallimento del cosiddetto regno millenario e la Finis Austriae. Finisce con la guerra un’esperienza nazionale ma anche un’esperienza intellettuale, tutto ciò porterà nei decenni successivi ad un’altra idea di Reich, quella nazista.
    Il romanzo, che a volte si perde in capitoli interi di dissertazioni varie, da argomenti scientifici a, più spesso, divagazioni filosofiche e psicologiche, è impregnato della filosofia di Nietzsche, un nihilismo soft si potrebbe dire, è attraversato dalle nuove idee in fatto di mente umana, Freud in primis e la psicoanalisi, e, nonostante sia un’opera decadentista che si contrappone al positivismo, all'azione legata alla realpolitik, all'interpretazione dei sentimenti quasi come oggettivi, sta dentro la modernità dell’inizio del ‘900.
    Una modernità delineata con la descrizione dell’habitat delle città, con la presenza delle innovazioni scientifiche e con l’immanenza del pensiero di quei decenni.
    Ulrich, e Musil, esplorano il campo della “possibilità”, dell’azione possibile invece che necessaria. Il "si potrebbe" è uno dei fili conduttori dell’intera opera in contrapposizione al senso della realtà, una contrapposizione, però, mai totale o a testa bassa. Una sorta di catalogo delle cose che potrebbero essere, ma non sono o comunque non saranno loro a fare essere.
    Lunghe e complesse le dissertazioni di Ulrich con Diotima e Clarisse sull'amore ed i sentimenti, esse trovano compimento nel rapporto, nuovo, che si viene a creare con la sorella Agathe. In un’atmosfera di complicità anche erotica, dove le pulsioni e gli istinti sono trattati alla luce delle nuove scoperte psicanalitiche, i due fratelli discutono a lungo su questi argomenti, frammentando l’amore nelle sue diverse, e infinite, componenti e possibilità alla ricerca della perfezione assoluta.
    Peccato non conoscere la fine dell’opera. Musil muore nel 1942 senza completare il romanzo.

    ha scritto il 

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