LA CIUDAD Y LOS PERROS

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Publisher: Ediciones Alfaguara, S.A. - Grupo Santillana

4.1
(758)

Language: Español | Number of Pages: 488 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , French , Polish , Portuguese , Dutch , Greek

Isbn-10: 8420467065 | Isbn-13: 9788420467061 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover , Leather Bound , Mass Market Paperback , Softcover and Stapled

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

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Book Description
La ciudad y los perros no solamente es una diatriba contra la brutalidad ejercida en un grupo de jóvenes alumnos del Colegio Militar Leoncio Prado, también es un ataque frontal al concepto erróneo de la virilidad, de sus funciones y de las consecuencias de una educación castrense malentendida. Aunada a la brutalidad propia de la vida militar, a lo largo de las páginas de esta extraordinaria novela, la vehemencia y la pasión de la juventud se desbocan hasta llegar a una furia, una rabia y un fanatismo que anulan toda su sensibilidad.
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  • 5

    “Solo un inventore sa come prendere a prestito un'idea” (J. Conrad). Llosa lo fu.

    [Ho il fondato sospetto di avere iniziato a leggerlo il quattordici agosto del millenovecentonovantotto alle 20:04, come testimonia il biglietto ferroviario del locale Palermo - Termini che vi ho trov ...continue

    [Ho il fondato sospetto di avere iniziato a leggerlo il quattordici agosto del millenovecentonovantotto alle 20:04, come testimonia il biglietto ferroviario del locale Palermo - Termini che vi ho trovato in mezzo solo soletto senza la compagnia di altro segnalibro ( di solito ne lascio uno a imperitura memoria della lettura avvenuta) che renderebbe il giorno e l’ora dell’obliterazione solo un indizio del periodo in cui l’ebbi tra le mani].

    So di sicuro che dopo questo libro mi tuffai nell’opera omnia di Llosa scivolando da una delusione cocente all’altra, fino a non leggere più niente di questo scrittore che più di altri dimostra come l’ontogenesi non possa sfuggire alla filogenesi: si invecchia e si invecchia male.
    Una gara su anobi me l’ha fatto ripescare ma ricordavo solo che mi era piaciuto perché libro politico. Ma sono trascorsi vent’anni e per la teoria di cui sopra, la freschezza mentale comincia a difettare e, per di più non è che mi fidi troppo di quella quarantenne ancora scevra da disincanti.

    Pertanto fin dalle prime pagine mi armo di santa pazienza [ procedura codificata dai tempi del Delmas: anotomofisiologia del sistema nervoso. Libro criptico fino a pag. cinquanta che doveva parlare di cose che gli anatomo patologici affettano e fotografano ma che in quel libro erano per me solo nomi evocativi: nucleo niger, corpo ceruleo, talamo, corpo striato, nucleo vago e chi più ne ha... a un certo punto tutto mi fu chiarissimo come in una foto di un panorama conosciuto].
    Qua la luce mi investe a pagina ottanta circa. Fino a quel punto mi dico che il succo sarebbe saltato fuori da questo bell’ esercizio di stile modaiolo se il mio sentiment non aveva preso una cantonata pazzesca. Esercizio decantato sul web: andirivieni temporale del flusso di coscienza e uso della ‘nciuria (soprannome in siculo) e poi, a sorpresa, del patronimico come se il lettore fosse in intimità coi personaggi prima del loro autore.

    Mi accorgo, perchè allora mi era sconosciuto, che Llosa aveva preso a prestito l’idea dal “I turbamenti del giovane Torless”con tutto il suo ambaradan: stessa location, un collegio militare traslato in Perù negli anni ’60; Il ‘Giaguaro’ e ‘Boa’ sputati Beineberg e Reiting; lo Schiavo copia conforme a Basini;’il Poeta’ (dicono alter ego dell’autore) uguale uguale a Törless. Entrambi,infatti, abbandonano in fretta e furia le velleità giustizialiste giovanili, rituffandosi nel loro caldo mondo borghese quasi come dopo un gioco pericoloso. E quasi gli stessi bordelli, gli stessi giochi sessuali deviati ma con sconfinamenti espliciti nella zoofilia.
    I ragazzi peruviani, però, si riscattano presto da questa somiglianza ingombrante e staccano di parecchie lunghezze i tetri e respingenti prototipi austroungarici. L’allenatore ha un quid vitale che mancava al depresso austriaco naturalizzato svizzero.

    Infatti, tanto era malsano il romanzo di Musil quanto è salubre quello di Llosa. Al suo collegio non accedono solo i fighetti ma anche ‘ montanari’, proletari e sottoproletari, tutti figli di nessuno: la varietà è nemica dell’omogeneità di pensieri parole e opere, è notorio. Specie quando si tratta di innesti su troncazzi sempre agonici come quelli militari: l’indifferenza nei loro confronti è collusione, non disprezzo. E Mario non collude affatto.
    Li disprezza: ottusi, violenti, ridicoli, pericolosi. Uomini di potere assoluto duro a morire. Peccato che l’innesto non porta a nuovi frutti ma fallisce.
    In un rovesciamento di prospettiva i vinti sono Alberto (il poeta) e Gamboa (l’unico militare a credere nelle regole) gli unici "innocenti": il loro ritornare entrambi nei ranghi ( il primo nel suo mondo alto borghese e il secondo accettando il proprio declassamento per spirito di disciplina) è funzionale alla perpetuazione del potere viscido dei militari.

    Vince il Giaguaro, il ragazzo cattivo: avere un impiego modesto, sposare la povera e bruttina Teresa, amata anche dal poeta e dallo Schiavo (agnello sacrificale per la trama perfetta della storia), non è un ripiego ma una vittoria sulla società, che lo condannava a rimanere un sottoproletario pezzo da galera.
    Dopo la rilettura perdono a Mario Vargas Llosa anche i soldi spesi per il Caprone, sua (pen)ultima fatica.

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  • 3

    Ingredienti: un collegio scolastico gestito da militari rigidi ed aggressivi, un gruppo di studenti svogliati e ribelli, un microcosmo pieno di soprusi e angherie, un mondo esterno carico di speranze ...continue

    Ingredienti: un collegio scolastico gestito da militari rigidi ed aggressivi, un gruppo di studenti svogliati e ribelli, un microcosmo pieno di soprusi e angherie, un mondo esterno carico di speranze e illusioni.
    Consigliato: a chi non accetta un’educazione trasformata in cameratismo, a chi rifiuta la violenza travestita da disciplina.

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  • 4

    all'inizio ho fatto un po' di fatica, più che altro perché l'autore fa quella roba anni sessanta - che io detesto - di infilare monologhi modalità flusso di coscienza ancora meno comprensibili perché ...continue

    all'inizio ho fatto un po' di fatica, più che altro perché l'autore fa quella roba anni sessanta - che io detesto - di infilare monologhi modalità flusso di coscienza ancora meno comprensibili perché si riferiscono a situazioni e circostanze di cui il lettore non è ancora pienamente a parte. Ma i personaggi sono grandiosi e quando la storia prende a delinearsi come si deve non ce n'è per nessuno.
    curiosità: ho trovato in questo romanzo l'antenato (si fa per dire: magari la petrosjan non lo conosceva neppure) di un altro romanzo amatissimo ma di segno completamente diverso, La casa del tempo sospeso. Lo schiavo in particolare è assolutamente il macedone.

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  • 5

    bello, bello, bello, non so quante volte lo avrò ripetuto dopo aver terminato questa splendida lettura, ho apprezzato tutto di questo libro, dalla scrittura, allo stile, alle voci narranti, alla trama ...continue

    bello, bello, bello, non so quante volte lo avrò ripetuto dopo aver terminato questa splendida lettura, ho apprezzato tutto di questo libro, dalla scrittura, allo stile, alle voci narranti, alla trama, alla caratterizzazione dei personaggi e chi più ne ha più ne metta.

    Le prime pagine possono risultare un po'ostiche, dato che cambia punto di vista ogni momento, all'inizio sembra quasi di non capire chi è la voce narrante, ci si perde fra i vari personaggi, ma una volta incalzato il ritmo si va spediti verso la fine.
    Ogni personaggio è ben caratterizzato, uno di loro poi è l'alter ego dell'autore, ognuno proviene da ceti sociali diversi, dalla borghesia fino ai ceti più bassi, chi per un motivo che per un altro vengono sbattuti nel collegio militare Leoncio Prado e qui....beh leggetelo, vale veramente la pena.

    le ultime 100 pagine valgono l'intera opera!!

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  • 5

    Minchia signor tenente

    Primo romanzo di Mario Vargas Llosa, “La città e i cani”, fu pubblicato in Spagna nel 1963 dopo aver avuto una lunga gestazione e aver dovuto battagliare contro la censura franchista. Quando finalment ...continue

    Primo romanzo di Mario Vargas Llosa, “La città e i cani”, fu pubblicato in Spagna nel 1963 dopo aver avuto una lunga gestazione e aver dovuto battagliare contro la censura franchista. Quando finalmente uscì, però, ci mise pochissimo a ergersi al ruolo di opera spartiacque nella letteratura latinoamericana.

    Ambientato nel collegio militare Leoncio Prado e segnato da forti connotazioni autobiografiche (l’autore studiò per due anni in quel collegio di Lima e vari aspetti della sua vita somigliano molto a episodi delle vite di alcuni dei suoi personaggi), “La città e i cani” racconta, attraverso la tecnica del flashback e dando voce a più narratori, le vicende di un gruppo di cadetti provenienti da tutto il Perù, sia geograficamente che socialmente parlando. Il collegio Leoncio Prado, in effetti, assume le sembianze di un “piccolo” Perù nel quale l’autore riesce a rappresentare tutte le contraddizioni del suo Paese. Ci sono ragazzi provenienti dall’alta borghesia e giovani arrivati dalla provincia più profonda, “avanzi di galera”, adolescenti da “raddrizzare” e “deboli” da far diventare “uomini”. Al Leoncio Prado c’è machismo militaresco, violenza sfrenata, onore da quattro soldi, alienazione, prevaricazione e frustrazione.

    “La città e i cani” andrebbe letto non soltanto per la sua importanza nella storia della letteratura latinoamericana ma anche se non soprattutto perché è bello. Lo stile con il quale è scritto e i tanti personaggi richiedono, almeno inizialmente, un piccolo sforzo di concentrazione da parte del lettore, ma vi garantisco che mai piccolo sforzo fu meglio ripagato. Inoltre, se non siete ancora convinti di leggerlo, sappiate che, dopo la sua pubblicazione, al Leoncio Prado organizzarono un bel party in piazza d’armi dove i cadetti furono “invitati” a bruciarne svariate copie…

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  • 4

    Nell'Esercito si danno lezioni di regolamento ai subordinati, non ai superiori

    Non immaginavo che i cani del titolo fossero ciò che in aeronautica erano i missili e nell'esercito le burbe. La città è Lima, i cani sono le reclute del Collegio Militare Leoncio Prado. E' all'intern ...continue

    Non immaginavo che i cani del titolo fossero ciò che in aeronautica erano i missili e nell'esercito le burbe. La città è Lima, i cani sono le reclute del Collegio Militare Leoncio Prado. E' all'interno del collegio che è ambientata la quasi totalità della vicenda. Il primo problema che si presenta al lettore è prendere confidenza con la narrazione; finisce un periodo e senza preavviso, in quello successivo, il narratore varia. Affidarsi ad una pluralità di voci consente all'autore molteplicità di punti di vista, la scelta sarebbe interessante se non venisse complicata dai salti temporali. Il percorso disegnato da Llosa sembra un elettrocardiogramma sotto sforzo.
    Il poeta, lo schiavo, il giaguaro, il boa, con il passar delle pagine si tende ad immedesimarsi nei personaggi e nelle logiche che si scatenano. I protagonisti sono degli adolescenti, ma lo si dimentica
    Ma qui sei militare anche se non vuoi. E quello che importa nell'Esercito è essere un duro, avere un paio di coglioni d'acciaio, capisci? O fotti o ti fottono, non c'è rimedio.
    Il ritmo ad un certo punto diventa incalzante, sarà che la confidenza con la narrazione è stata acquisita? Di fronte ad un fatto tragico, la corporazione militare, emblema di tutte le corporazioni, difende se stessa innalzando muri di omertà e connivenza. Il concetto di giustizia viene accartocciato, solo il tenente Gamboa, uno alto, robusto, che porta spavaldamente il basco di traverso, tenta di recuperarlo dal cestino dove è stato gettato accettando di mettersi in conflitto con la corporazione.
    E' una storia di amicizia e di compromesso, una storia che probabilmente piacerà alla maggior parte di coloro che leggono per passione.

    Poi mi batteva sulla spalla: «attento a non ubriacarti.» Il pisco mi bruciava la gola e mi faceva venire le lacrime agli occhi.
    Tutte le volte che incontravo il termine pisco, lo sostituivo mentalmente con piscio e il discorso filava ugualmente. Il pisco è una cosa seria, è un liquore conteso fra due nazioni confinanti, ognuna delle quali ne rivendica la paternità
    https://it.wikipedia.org/wiki/Pisco_(distillato)

    Llosa sebbene meno onirico, è caracollante come ogni autore sudamericano.

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