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LA VIDA ESTA EN OTRA PARTE

By Milan Kundera

(14)

| Others | 9788432219757

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Book Description

El tema de La vida está en otra parte es el destino de un poeta, marcado desde su adolescencia por el signo de Rimbaud, que vive en el seno de una sociedad estalinista, en la que su conciencia deberá pactar con el humanismo oficial hasta llegar a la Continue

El tema de La vida está en otra parte es el destino de un poeta, marcado desde su adolescencia por el signo de Rimbaud, que vive en el seno de una sociedad estalinista, en la que su conciencia deberá pactar con el humanismo oficial hasta llegar a la colaboración con las actividades policiales. En esta paradoja trágica, la Historia se encarga de sumergirnos en una atmósfera de ironía kafkiana. Como señala Carlos Fuentes: « Milan Kundera , el otro K de Checoslovaquia, no necesita acudir a forma alegórica alguna para provocar la extrañeza y la incomodidad con la que Franz Kafka invadió de formas luminosas un mundo que ya existía sin saberlo. Ahora, el mundo de Kafka sabe que existe. Los personajes de Kundera no necesitan amanecer convertidos en insectos porque la historia de la Europa central se encargó de demostrarle que un hombre no necesita ser un insecto para ser tratado como un insecto.» Obra maestra de la actual narrativa europea, La vida está en otra parte ha revelado al público hispánico a uno de los grandes escritores de hoy.

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  • 1 person finds this helpful

    Le roman ivre

    Scrivere dell'età "lirica" (così da lui definita, cioè la giovinezza) adottando uno stile lirico, può rendere un romanzo (all'apparenza, il più classico dei bildungsroman) un continuo omaggio alla poesia, oppure renderlo ridondante e a tratti ...(continue)

    Scrivere dell'età "lirica" (così da lui definita, cioè la giovinezza) adottando uno stile lirico, può rendere un romanzo (all'apparenza, il più classico dei bildungsroman) un continuo omaggio alla poesia, oppure renderlo ridondante e a tratti stancante, oppure tutti e due.
    Se non parlassimo di uno dei più grandi scrittori contemporanei, capaci di mescolare all'interno della stessa opera biografismo, filosofia e poesia e rendere tutto in una forma ineccepibile, sarebbe fin troppo facile propendere per le altre due opzioni.
    Ma non lo stiamo facendo.

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    Ro Di Gi said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Quel maledetto gioco truccato. #carodiario

    Questo libro stazionava sui miei scaffali da tempo immemore - anni e ancora anni, poi ho cominciato a leggere l'Arte del romanzo e non ho resistito: ho agguantato l'adelphone e l'ho letto tutto d'un fiato, o meglio in una settimana, che ...(continue)

    Questo libro stazionava sui miei scaffali da tempo immemore - anni e ancora anni, poi ho cominciato a leggere l'Arte del romanzo e non ho resistito: ho agguantato l'adelphone e l'ho letto tutto d'un fiato, o meglio in una settimana, che, per i miei standard attuali, è veramente poco.

    Insomma, ho cominciato a leggere La vita è altrove con la testa piena delle belle chiacchiere di Kundera, dei suoi parallelismi tra la musica e il ritmo della storia, tra la struttura della narrazione e l'architettura della composizione. Tutto molto bello, ma poi - leggendo, mi sono ricordata perché Kundera mi era piaciuto tanto: Milan (my friend!) è un tipo che arriva all'essenza delle cose, ti prende per mano e ti porta a fare un giro nella sua storia; prende Jaromil, il protagonista, cocco di mamma prima e poeta della rivoluzione poi, e lo sbuccia, gli toglie uno strato dopo l'altro.

    Jaromil, col suo enorme complesso di Edipo, bloccato in un rapporto madre-figlio soffocante; Jaromil che cerca l'approvazione ad ogni costo, che vuole essere parte del branco, uno qualsiasi e il migliore al tempo stesso; Jaromil che idealizza l'amore e lo rende prezioso e irragiungibile, Jaromil che non scende a compromessi.

    Ti odio, Jaromil!

    Odio il tuo carico di insicurezza, la tua spavalda ingenuità, la tua fede cieca nell'assoluto. Perché mi fai questo, Jaromil?
    Non posso che identificarmi col tuo bisogno di prendere l'amore e renderlo irraggiungibile: un ideale astratto, altissimo ed etereo, a cui sacrificare la carne martoriata, non più un sentimento di creature terrene. Sono così anch'io, Jaromil, e non posso fare a meno di disprezzarti per questo: anch'io ho la tendenza a trasformarmi in un'eroina tragica, a leggere in ogni parola l'inizio della fine, a riconoscere in ogni sguardo il seme del tradimento.
    Siamo personaggi suscettibili, io e te, Jaromil, siamo altezzosi e superbi e ci crediamo stocazzo (come dicono a Praga!) perché amiamo o crediamo di amare, qualcuno che, a nostro insindacabile giudizio, non è alla nostra altezza, qualcuno che, pur non essendo bello/intelligente/profondo come noi, non ha il nostro bisogno di attaccarsi a questa cosa che chiamiamo amore, come un naufrago a un pezzo di legno. Siamo patetici, Jaromil!

    "...come, lui arrivava sempre agli appuntamenti in anticipo e lei, che era più brutta e più stupida, si permetteva simili ritardi?"

    La fine della tua storia, però, mi ha insegnato che l'orgoglio può rendere stupidi e che forse questi grandi sentimenti, di cui ci piace tanto riempirci la bocca, sono soltanto favole che raccontiamo a noi stessi: storie in cui la nostra ineguagliabile nobiltà d'animo ci costringe a perire miseramente.

    Siamo un po' coglioni, Jaromil, diciamoci la verità.
    Vorremmo essere amati alla stregua di magnifiche divinità e abbiamo addirittura l'ardire di credere che noi siamo in grado di offrire il tipo di amore che esigiamo dall'altro.
    Siamo un po' teste di cazzo, dai.
    Tu più di me.

    "...dal momento che aveva investito tutto nell'amore (non era stata pronta a tradire i genitori e la loro casa tranquilla?), voleva che il suo partner versasse nella cassa comune un'uguale somma di sentimenti."

    Sei uguale a tua madre, Jaromil. Lo vedi?
    Stai lì anche tu a misurare la pila di aspettative soddisfatte e a guardar salire il livello dell'impegno investito nell'impresa titanica del sentimento. Lo so benissimo come funziona, lo faccio anch'io. E invece mi dicono che bisognerebbe vivere alla giornata e godersi il viaggio, ma ne sarò mai capace, Jaromil?

    "...Sapeva che non doveva prestarsi al gioco truccato che fa passare il provvisorio per eterno e il piccolo per grande, che non doveva prestarsi a quel gioco truccato che si chiama amore."

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    MartinaViola said on Jun 9, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' stata una liberazione riuscire a teminare ""La vita è altrove"", l'ho trovato poco scorrevole e in alcune parti quasi criptico. Qui Kundera ci racconta di Jaromil, un ragazzo cecoslovacco che dedica la sua intera vita alla Poesia, l'unico modo che ...(continue)

    E' stata una liberazione riuscire a teminare ""La vita è altrove"", l'ho trovato poco scorrevole e in alcune parti quasi criptico. Qui Kundera ci racconta di Jaromil, un ragazzo cecoslovacco che dedica la sua intera vita alla Poesia, l'unico modo che ha per poter evadere dalla realtà e da una madre estremamente oppressiva e possessiva nei confronti del suo unico figlio. Nel romanzo non mancano le storie d'amore, che, stranamente per Kundera, sono descritte in maniera banale e scontata. Questo Jaromil non ha lasciato il segno nonostante la sua triste fine. Insomma, se non avete ancora letto nulla di Kundera (non me ne voglia), non vi consiglio questo libro."

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    Chemical Harvest said on Apr 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    生活在他方

    對於這本書的初始印象,應該來自有人上網推薦異地旅遊書單,所以挑了這本書做為閱讀米蘭昆德拉的第一本書,不過感覺有點被騙了.除了最後一篇外,可以說,非常喜歡這本書,作者在當世許多嘲諷的文字,在現在仍活生生地重現阿!印象最深刻是去年被情勢所迫參加台大研討會,剛好看到詩人參加詩作發表的研討會,作者對於那時舉辦研討會做業積的嘲諷,簡直跟我同處同一個時空啊!

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    Joy said on Jan 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Purtroppo sono costretto ad ammettere che io e Kundera non siamo fatti l'uno per l'altro. Di due libri che ho letto non me ne è piaciuto nessuno. Sarà un mio limite, ma io lo trovo profondamente noioso.

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    Giancarlo Carta said on Aug 25, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    "Pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto e immutabile? Ah no, il suo abito è fatto di taffetà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi." (p. 129)

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    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Jun 30, 2013 | Add your feedback

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