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L'Adalgisa

Disegni milanesi

By Carlo Emilio Gadda

(51)

| Paperback | 9788845926808

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Book Description

Fra il 1932 e il 1936 Gadda, allora noto solo a una ristretta cerchia di iniziati, si cimenta in un'ambiziosa impresa: il romanzo di ambiente milanese Un fulmine sul 220, destinato a mettere in scena – attraverso l'amore eslege di Elsa, moglie del ri Continue

Fra il 1932 e il 1936 Gadda, allora noto solo a una ristretta cerchia di iniziati, si cimenta in un'ambiziosa impresa: il romanzo di ambiente milanese Un fulmine sul 220, destinato a mettere in scena – attraverso l'amore eslege di Elsa, moglie del ricco e valetudinario Gian Maria Cavigioli, per Bruno, ex garzone di macellaio di caravaggesca prestanza – la tragica sorte delle «anime sbagliate», segnate dalla più dolorosa estraneità alla tribù. Alla fine, insoddisfatto, butta tutto all'aria e abbandona il progetto. Ma è solo in apparenza un fallimento: nell'eccentrica officina gaddiana può infatti persino accadere che un affresco si muti in un «album di straordinari disegni sciolti» (Isella): che un romanzo, insomma, generi dei racconti, autonomi ma al tempo stesso accomunati da un'inconfondibile aria di famiglia – quelli apparsi nel 1944, insieme ad altri di diversa origine, sotto il titolo L'Adalgisa. Dove campeggia colei che, trasformandosi da comparsa in dilagante protagonista e imprimendo al romanzo d'amore di Elsa e Bruno una irresistibile svolta satirico-grottesca, lo ha dinamitato: l'imperiosa Adalgisa vedova Biandronni, cognata di Elsa. Ex stiratrice, Violetta di quin­t'ordine al Fossati e al Carcano, ma soprattutto sana donna lombarda, Adalgisa ha saputo sì coronare il suo sogno – sposare il «povero Carlo» e diventare una signora «al cento per cento», con ottavino di palco alla Scala e luccicante breloque sul «ragionativo» petto –, ma non impedire alle parenti acquisite, alle «cagne» che l'hanno sempre considerata «una disgrazia», di avvelenarle la vita: «.... E che ero una qui, e che ero una là; e che cantavo nei teatri di strapazzo, per i militari; che avevo già avuto una cinquantina d'aman­ti!... ma sì!... cento.... mille.... un milione!». Perché nella città industre votata al lavoro indefesso e alla famiglia la tribù – con la sua coorte di domestiche, fattorini, lucidatori di parquets, medici di famiglia, ville ai laghi o in Brianza e tombe di famiglia fra Cazzago e Usmate – si muove compatta, polarizzata a un fine, come se una sola anima la sospingesse. E, nessuno meglio di Gadda poteva saperlo, non c'è speranza per chi ne sfida le leggi.

44 Reviews

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    mi piace ancora di più del pasticciaccio che già mi piace assai

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    jonnybegood said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Gadda ha segnato la narrativa italiana attraverso un impasto originalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo". (Wikipedia). D'accordo, appr ...(continue)

    "Gadda ha segnato la narrativa italiana attraverso un impasto originalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo". (Wikipedia). D'accordo, apprezzo l'originale modo di scrivere, non facile e che mostra a monte una cultura non indifferente, ma io concepisco comunque la lettura come piacere non amo tanto sforzarmi a dover seguire le arzigogolate congetture mentali di Gadda.

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    Jethro Tull Maniac said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

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    Lettura a tratti molto divertente, ma anche faticosa pure per una 'milanese doc' che quindi capisce e apprezza senza difficoltà il dialetto. La sperimentazione linguistica e l'espressionismo verbale sono portati quasi all'eccesso mettendo, a volte, a ...(continue)

    Lettura a tratti molto divertente, ma anche faticosa pure per una 'milanese doc' che quindi capisce e apprezza senza difficoltà il dialetto. La sperimentazione linguistica e l'espressionismo verbale sono portati quasi all'eccesso mettendo, a volte, a dura prova la pazienza del lettore. Eppure l'ironia è graffiante e lascia il segno anche nelle note, che è un peccato trascurare pur se alcune sono troppo pesanti. Nell'insieme un misto di grevità e leggerezza che vale la pena di affrontare, ma senza fretta e senza lasciarsi scoraggiare da alcune parti che possono risultare respingenti

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    Lilli48 said on Mar 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un mosaico dei bei bourgeois de Milàn, quando c'era ancora certa società che adesso si è estinta. Con tutte le apparenze, i riti, le vedovanze, i rimorsi, i dispiaceri, le ipocrisie.
    C'est dur la vie, sia che che tu sia un siùr o un puerètt, ah sì.

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    juri_kid_a said on Feb 15, 2014 | 1 feedback

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    Frantumi di romanzo che non hanno mai raggiunto forma compiuta e definitiva. Ma che hanno tanti pregi. Il primo è quello che questi frantumi sono a Milano, una Milano priva di sole e densa di nebbia dei primissimi anni ’30, con le signore della media ...(continue)

    Frantumi di romanzo che non hanno mai raggiunto forma compiuta e definitiva. Ma che hanno tanti pregi. Il primo è quello che questi frantumi sono a Milano, una Milano priva di sole e densa di nebbia dei primissimi anni ’30, con le signore della media borghesia che hanno imparato a scrivere e comunicare prima dell’avvento del telefono ed hanno fatto in tempo a frequentare garibaldini e mazziniani. Una Milano spesso trascurata dalla letteratura (come dal cinema, tralasciando i film minori, Ratataplan è del 79…) è qui inveceil palcoscenico centrale su cui si dipanano le vicende dei bozzetti gaddiani. Che rigurgitano di Caviggioni, Perego, Lattuada, Garbagnati, Corbetta, Cavenaghi, Trabattoni, Frigerio (c’è persino un Berlusconi a pag. 198). E questi protagonisti s’aggirano lungo “il marciapiede frusto” di via Conservatorio, nei “budelli di via Ciovasso”, si ritrovano in Corso Monforte che in certi punti allora era largo sette metri (marciapiedi compresi), si spingono fino a Corso Vercelli là dove compaiono le prime cascine. E l’Adalgisa, la sana donna lombarda del popolo, abita al quarto piano in “via San Girolamo, oggi Carducci, dopo quel moncone di torre ch’era a guardia della pusterla rossa”. E vanno al mare – i borghesi abbienti s’intende, a Spotorno e a Varazze.
    L’altro pregio è la lingua dell’ingegner Gadda, felicità esplosiva della prosa. Nessuno come Gadda ha giocato d’azzardo ed ha sperimentato con il linguaggio, fondendo il parlato del popolo dell’Adalgisa con una prosa sorprendente e mirabile. E sopra ci ha messo una sottile eppure resistentissima pellicola di ironia. Come a conservare meglio gli scritti negli anni. Un esempio perfetto di quello che può fare Gadda è a pagina 279, quando descrive la caccia allo scarabeo nella spiaggia di Viareggio, l’anno che “avevano fatto i corni a Varazze”.
    Per leggere Gadda bisogna armarsi di santa pazienza. La ricompensa però c’è tutta. Breda e Jacovitti per me erano suoi forti lettori.

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    Albe said on Nov 18, 2013 | Add your feedback

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    mostra uno bellissimo spaccato della Milano borghese dell'inizio del secolo scorso. Peccato che ci siano moltissime frasi in dialetto milanese che rendono la lettura meno scorrevole. per fortuna ci sono molte note, anche esilaranti, che aiutano

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    Petek said on Oct 5, 2013 | Add your feedback

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