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L'Allieva

By Alessia Gazzola

(595)

| Paperback | 9788850227228

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Book Description

Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazion Continue

Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

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    Un libro divertente, un mix tra giallo e commedia, tutto italiano. L'autrice è molto brava nel delineare i personaggi e a creare una storia intrigante e non pesante, non mancano spunti divertenti che fanno sorridere.

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    Robby Vett said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Conferme - 28 set 14

    Alla sua uscita, il libro della trentenne Alessia Gazzola ebbe un buon successo di critica e di pubblico. Io ho aspettato pazientemente l’uscita in economica, poi ho aspettato di volerlo leggere, facendo passare un tempo giusto (secondo me) che avreb ...(continue)

    Alla sua uscita, il libro della trentenne Alessia Gazzola ebbe un buon successo di critica e di pubblico. Io ho aspettato pazientemente l’uscita in economica, poi ho aspettato di volerlo leggere, facendo passare un tempo giusto (secondo me) che avrebbe smussato le voluttà mediatiche per lasciare i sedimenti dello scrivere. Devo dire che sono contento del libro. Non stravolge le categorie di bellezza, né assurge a vette inarrivabili di capolavoro, ma è un libro che si legge, che scorre, che ha un discreto mix di tensione e ironia, nonché un sottofondo di sentimenti e di umanità che non guasta. Certo, Alice Allevi, l’allieva di patologia medica non può essere annoverata (come ci fa credere la quarta) come epigono di Kay Scarpetta. Non ne ha il ruolo, forse non ne ha ancora le capacità. E soprattutto, la medicina forense in Italia non ha quel ruolo di preminenza nelle indagini come quella d’oltre oceano. In compenso, la scrittrice (forse memore delle sue vicende personali) ben descrive l’ambiente post-universitario italiano, con gli arrivismi, i nepotismi e le gelosie (pub-bliche e private) che (purtroppo) caratterizzano il panorama italiano. La dottoressa Allevi, come detto, è al secondo anno di specializzazione in medicina legale, ultimo (o quasi) gradino della pi-ramide dell’Istituto, con a capo il Supremo, anglo-italiano di molte capacità, con a livello professori una serie di chiare tipologie italiote, di cui seguiamo al meglio il dr. Claudio Conforti, tutor della nostra, galletto sempre pronto alla battuta equivoca verso le donne, e nei cui confronti Alice ha un certo trasporto. E poi gli specializzandi, con la battaglia per i pochi posti tra la nostra (capace, ma insicura e svagata), Lara (la migliore, per sua sfortuna bruttina) e Ambra (la vamp, che utilizza tutte le sue armi per la carriera). La storia prende le mosse dalla morte di tal Giulia, fortuitamente incontrata da Alice poche ore prima della morte. Seguiamo le varie fasi delle analisi forensi: au-topsie, esami tossicologici, esami di presunte prove, test di DNA e affini. La vicenda complessa de-riva dalla presenza di una strana famiglia alle spalle della morta. Orfana di genitori, con sorella Bianca tornata dagli USA per darle sostegno, vissuta con gli zii, e con un cuginastro (figlio di primo letto della moglie del fratello della madre di Giulia) in attesa di convolare a giuste nozze con l’abulica Doriana. Giulia viveva sola, con l’amica Sofia. Ed insieme si davano alla tossicologia non spinta (spinelli a gogò, all’inizio, poi eroina solo sniffata, ma poi chissà). Gli esami dei nostri (dove ogni volta Alice riesce a fare un po’ di casino) mostrano che Giulia ha avuto rapporti prima di drogarsi e prima di assumere del paracetamolo (cui è allergica) che le provoca lo choc anafilattico e la morte. Tutti, commissario in testa, propendono per tragica casualità. Solo Bianca non sembra convinta, e convince Alice (che comincia a frequentare la famiglia della morta per la casuale conoscenza di cui sopra) a cercare altre strade. Cosa che Alice fa, andando prima sul bordo, poi decisamente fuori della legge. Tutto questo mentre la sua situazione in istituto è sempre più precaria. I capi vogliono bocciarla, e tutti i casini che combina non l’aiutano certo. Ma in seguito alle sue analisi parallele, scopre che Giulia si è drogata con una persona diversa da quella con cui ha avuto rapporti, che ha litigato ferocemente con una donna prima di morire. Istigata da Bianca, scopre che Giulia aveva rapporti sessuali con il cuginastro, la cui futura moglie era responsabile della lite poco prima della morte. Tuttavia, anche Bianca ha un debole per il cugino, e lei, come tutta la famiglia, sa delle allergie di Giulia. I ragionamenti di Alice porteranno il commissario sulla giusta strada, anche se in Italia spesso i colpevoli non pagano il fio delle loro azioni. Ma il commissario è grato ad Alice, e le propone una consulenza che sarà foriera di altri libri. In tutto ciò, non ci dimentichiamo che Alice si innamora di Arthur, giornalista free lance, casualmente figlio del Supremo. Che Arthur, dopo la breve storia con Alice, parte per il Sudan dove si ammala di malaria. Nel frattempo fa in modo che le doti di patologo della bella risaltino (e Alice sarà promossa), ed anche se senza prospettive, Alice lo raggiunge in Sudan, perché l’amore è l’amore. La storia tra i due non sembra avrà molto respiro, ma ci sono delle pagine discrete tra di loro. Tralascio le beghe dell’Istituto e la scalata di Ambra attraverso il letto del professore, che concedo ai fortunati lettori di questo libro direi tipicamente estivo. Da relax sotto l’ombrellone. Comunque un relax intelligente e ben scritto.
    “Mi sento morire quando sto fermo nello stesso posto per più di due mesi. Quando torno a casa, ho già voglia di ripartire. È una curiosità infinita del mondo ma, forse, anche una forma di instabi-lità. Sono un irrequieto, di fondo.” (120)

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    Giogio53 said on Sep 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Alice, la Bridget Jones italiana

    Ero in spiaggia e, ovunque mi girassi, tutti avevano in mano il romanzo di questa Alessia Gazzola. Romanzo dal quale, finora, mi ero volutamente tenuta lontana, un po’ influenzata da parecchie recensioni negative, un po’ perché presagivo un debole ro ...(continue)

    Ero in spiaggia e, ovunque mi girassi, tutti avevano in mano il romanzo di questa Alessia Gazzola. Romanzo dal quale, finora, mi ero volutamente tenuta lontana, un po’ influenzata da parecchie recensioni negative, un po’ perché presagivo un debole romanzetto rosa di cui il giallo sarebbe stato solo il pretesto all’acquisto. Quando una vorace lettrice conosciuta proprio in spiaggia me l’ha consigliato, sono tornata a casa e mi sono decisa ad assaggiarlo. Ero preparata al peggio, a qualcosa che fosse tutto tranne un giallo...
    Ebbene forse queste critiche negative (a mio parere comunque esagerate) hanno fatto sì che le mie aspettative non fossero elevate e ho letto il libro per quello che è: non sarà un lavoro memorabile della letteratura mondiale, ma è comunque una leggera lettura che mescola ironia e pennellate di nero e sinceramente posso dire di aver letto di molto, molto peggio.
    La protagonista di “L’allieva” è Alice, giovane specializzanda in medicina legale, una ragazza carina (le dicono che assomiglia a Sophie Marceau!) e a suo modo piena di passione per il suo lavoro, ma terribilmente e perennemente sbadata e sfortunata. Tant’è che nell’Istituto in cui lavora è quotidianamente vittima di soprusi da parte dei colleghi, che la considerano come l’ultima ruota del carro. Insomma, è la classica figura, tragicomica, della Bridget Jones sfigata. Ebbene, quando Alice è chiamata a fare un sopralluogo sulla scena del crimine e riconosce, nel cadavere, la bella ragazza conosciuta in un negozio il giorno prima, si fa risucchiare nel caso con testardaggine autoconvincendosi (grazie al suo sesto senso) che la ragazza non è morta per un incidente ma che è stata uccisa. Ovviamente nessuno le crede. Nel frattempo le sua sfighe quotidiane, (e con lei questo termine grossolano si addice a perfezione), a livello lavorativo e non, proseguono, fino a quando conosce Arthur, giornalista trentenne affascinante, intelligente e single (d’altronde siamo in un romanzo) e si butta a capofitto anche in questa relazione, con la passione e l’entusiasmo di un’adolescente.
    Luciana Littizzetto in copertina scrive che il romanzo “fa morire dal ridere”: a dire il vero, più che ridere (esclusa la scena del cadavere trafugato in obitorio causa sbadataggine di Alice), il romanzo fa sorridere in un misto di ironia, freschezza e leggero senso di humour. La parte gialla è deboluccia, l’indagine quasi del tutto assente, però, nonostante frequenti accenni e passaggi relativi alla vita privata della protagonista inframmezzati al resto, l’attenzione sul delitto e sul “caso” viene sempre mantenuta, e questo aiuta a non annoiarsi durante la lettura. Non così scontato il colpevole, ma scontato il riscatto finale di Alice, che dimostra ai colleghi (e al suo uomo) quanto vale come medico legale (e come donna).
    Insomma, prima di aprirlo sappiate che non vi troverete fra le mani il thriller dei thriller, ma un romanzo che vi terrà piacevolmente compagnia, senza grosse pretese. E così, magari, potrete anche apprezzarlo.

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    Dolceluna said on Sep 11, 2014 | Add your feedback

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    "Se la vita è un campo da golf i lunedì sono le buche di sabbia. Dopo un fine settimana di totale relax, tornare al lavoro il lunedì ha un effetto che definirei devastante"

    "Tutto cambia e bisogna adattarsi per non morire. E' anche in questo che, pe ...(continue)

    "Se la vita è un campo da golf i lunedì sono le buche di sabbia. Dopo un fine settimana di totale relax, tornare al lavoro il lunedì ha un effetto che definirei devastante"

    "Tutto cambia e bisogna adattarsi per non morire. E' anche in questo che, per definizione, si concretizza l'intelligenza: nello spirito di adattamento, oltre che nella capacità di trovare soluzioni. Forse, la mia soluzione è lasciarmi tutto alle spalle. Bisogna imparare l'arte di dire addio alle cose e alle persone. Imparare l'arte. Domani, magari."

    "Tutti abbiamo un prezzo. Il tuo peggior nemico è chi può permettersi di pagarlo"

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    Sary 1981 said on Aug 31, 2014 | Add your feedback

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    Il momento delle ferie è sempre difficile per un lettore. Bisogna scegliere con cura cosa portarsi dietro, quali romanzi - che hanno fatto la muffa per anni - devono finalmente uscire dallo scaffale e quali servono per compensare le eventuali delusio ...(continue)

    Il momento delle ferie è sempre difficile per un lettore. Bisogna scegliere con cura cosa portarsi dietro, quali romanzi - che hanno fatto la muffa per anni - devono finalmente uscire dallo scaffale e quali servono per compensare le eventuali delusioni. Bisogna sempre abbondare e diversificare.
    Per me, che spesso leggo su commissione o a scadenza, le vacanze sono sinonimo di libertà: libertà di scegliere cosa leggere, libertà di prendermi il mio tempo e libertà di godermi un romanzo senza il pensiero fisso di doverci fare un commento (a volte pesa, anche se non sembra).
    Quest'anno ero partita con un progetto che si è perso per strada. La mia idea iniziale era di portarmi solamente l'ebook reader e niente - niente - cartacei. Era un'idea idiota, adesso me ne rendo conto, che infatti è durata pochi giorni. Oltre alla svalangata di ebook che mi ero preparata - di cui ne ho letti solo due e solamente uno mi è piaciuto - ho preso ben due romanzi che erano fermi nella mia libreria da un po' e una sola scelta dalla biblioteca comunale. Tutto sommato le mie scelte sono state vincenti.
    In particolare quella della biblioteca, presa a caso e per sentito dire, è stata quella che ha avuto più successo proprio perché non conoscevo l'autrice né la serie.
    Quindi immaginatevi me, spalmata sul lettino sotto l'ombrellone, con tre litri di potrezione 50, occhialoni da sole riflettenti e cornetto in mano. Cosa mai avrò potuto voler leggere, se non un medical thriller chick lit? Detto così sembra un genere tremendo - e forse lo è - ma per passare due giornate senza pensieri, sopportando una nipote che mi lanciava la sabbia e vicini d'ombrellone molesti, la Gazzola è stata perfetta.
    L'allieva, ovvero Alice Allevi, mi ha conquistata alle prime pagine quando, per evitare la serata di gala, snocciola nella sua testa una serie di scuse tra le quali la mia preferita: ho la salmonellosi ed è finita la scorta di Imodium. Alice ha passione, dicono, per la medicina legale ma è pigra. E' l'ultima ruota del carro tra i specializzandi e subisce con filosofia i commenti cattivi dei colleghi e dei superiori. Goffa, insicura, timida, Alice sembra essere troppo passiva per fare la differenza anche se, a dirla tutta, riesce dove i suoi colleghi falliscono miseramente. Alice usa il cervello ma anche il cuore e, in una materia gelida come la medicia legale, riesce a cogliere sfumature che, con gli occhi cinici e calcolatori dei suoi colleghi, vanno perse.
    Ironica e buffa, Alice fa tenerezza e riesce ad essere ridiola e dolce, brillante e insignificante, speciale e totalmente normale. Potrebbe essere una di noi, presa a caso dalla schiera di povere lavoratrici che subiscono l'arroganza dei superiori e la fame di successo dei colleghi, con quel tocco di magia che solo la letteratura riesce a donare a chi, di base, magico non lo è per niente.
    Così Alice vive una love story degna di un film con il fascinoso e irrequieto giornalista Arthur e, in linea con il suo lavoro, segue (un po' morbosamente un po' grazie alla sua forza di volontà) il caso di un apparente suicidio.
    Ho apprezzato che la Gazzola non si sia dilungata nei dettagli anatomici o tecnici, semplificando l'aspetto medico legale attraverso l'approccio non convenzionale di Alice, fatto di intuito e sentimenti più che di virtuosismi dell'anatomopatologia; anche perché - diciamocelo - come argomento da trattare il medical o si avvicina al thriller pesante (un po' CSI un po' Kay Scarpetta) altrimenti è meglio sdrammatizzarlo, mischiandolo selvaggiamente con altri generi in un crossover sregolato.
    L'allieva è un esempio di come più generi si uniscano, più il risultato ha un brio e un'unicità che altrimenti non avrebbe mai avuto. E' un romanzo che ha la giusta dose di tecnicismi per rendere la storia realistica e un'iniezione di leggerezza - fatta in parti uguali di amore e di ironia - che lascia il sorriso sulle labbra.
    Alcune hanno paragonato questa serie a quella di Stephanie Plum della Evanovich e devo dire che non hanno per niente torto: è un'ottima alternativa se seguite quella serie e state invecchiando tra un'uscita e l'altra. Da parte mia ho già messo in richiesta in biblioteca i due seguiti, in modo da scatenarmi durante le prossime vacanze.

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    Miraphora said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

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